diluvio.

27 maggio 2019 § Lascia un commento

buon diluvio ai fascisti anti-europei tutti e a tutti gli altri simpatici votanti e non! tempi beceri e bui come questi avrebbero richiesto di far fronte comune almeno una volta, come fanno sempre quegli altri idioti là (ammetto che in questi casi turarsi il naso e darsi un pizzico sulla pancia aiuta), e votare contro qualcuno piuttosto che per qualcuno, purtroppo, ma per uno scopo più nobile però, eppure nemmeno questo abbiamo imparato dalle ultime (e)lezioni. fini calcoli politici ispirati ai nostri grandi ideali nonché ai meme acchiappalike più arguti e divertenti ci consegnano ancora una volta un ottimo risultato, da azzeccare nel nostro album di figurelle personali: per non votare chi ci fa schifo – non sia mai che la nostra immacolata coscienza si ribelli! – adesso ci ritroviamo con chi ci fa orrore, evviva! vai con l’olio di ricino e la lobotomizzazione in salsa social, per una vita più tranquilla e senza problemi in questo nostro grande belpaese. ben accetti, anzi graditi, odio verso l’altro e vacuità interiore. questa è una tragedia, ma anche una farsa. rida pure chi se la sente.

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buckley.

19 maggio 2019 § Lascia un commento

oggi un cantante per farsi notare, e nascondere forse un certo vuoto di base, ha a disposizione parecchi mezzi: può farsi un piercing al capezzolo, tatuarsi in faccia, farsi seguire da uno stilista, comprarsi le visualizzazioni su youtube e gli ascolti su spotify, pubblicare qualsiasi stronzata che fa su instagram. ovviamente non sempre è così, qualcuno di bravo c’è, ma generalizzando si può dire che per chi finisce in classifica il copione si ripete quasi sempre uguale. eppure, non sempre è stato così. c’è stato un tempo in cui, e io me lo ricordo perché sono vecchio ma soprattutto perché me lo voglio ricordare, si finiva in classifica anche solo con un banale orecchino, senza avere nemmeno un parrucchiere che ti curasse, e – se bellezza c’era – la bellezza era vera, sincera, pulita. ecco, non so voi che ne pensate, ma, rivedendo questo jeff buckley così giovane, personalmente a me viene da pensare che non ci sia mai stato nessuno più bello di lui. e mai ci sarà più, se più che alla musica si continuerà a guardare ad altro. perché sì, superfluo dire che la bellezza di buckley finiva per diffondersi anche nelle sue canzoni e, di rimando, queste irradiavano lui stesso, rendendolo appunto bellissimo, e immortale.

abisso.

8 maggio 2019 § Lascia un commento

oh, nientedimeno che uno prova un attimo a dire che una casa editrice apertamente e orgogliosamente fascista che quest’anno ha pubblicato perfino il libro del nostro ignobile ministro dell’inferno non deve stare al salone del libro e va a finire che non solo si trova i veri fascisti politici/legali/acculturati/sofisti contro, ma si trova a dover dibattere anche con i moderati che “non è questo il vero problema e poi hanno pagato uno stand perciò ci possono stare” nonché con i nichilisti che “non avete capito niente fa tutto schifo”.
mi chiedo allora se davvero l’unica cosa da fare è stare zitti per non regalare pubblicità a quelli là, come se le rivoluzioni (sogniamo un po’, dai) non si facessero anche con la consapevolezza e con le parole. se non ci arriva la politica e la cultura, voglio arrivarci almeno io con la mia testa.

e, come se non bastasse, il primavera sound del cambiamento reggaeton/trap ha annunciato varie cover band e ufficializzato pure il mega-schermo con partita.

embè amici, che vi devo dire, continuiamo così, va tutto benissimo. io però scendo alla prossima.

😌😅

lavoro.

1 maggio 2019 § Lascia un commento

buon 1 maggio a tutti, soprattutto a chi il lavoro non ce l’ha e lo cerca ancora e/o a chi per un motivo o per un altro deve lavorare anche oggi. ma come per tutte le “giornate/feste dedicate a”, del lavoro non dovremmo certo ricordarcene/parlarne/sensibilizzarci solo oggi, anzi, considerato che il lavoro è quella cosa che sotto svariate forme ci aiuta a vivere dovremmo “festeggiarlo” ogni giorno. è possibile vivere senza lavorare? è possibile abolire il lavoro? non lo so, forse bisognerebbe prima cambiare un certo modo di pensare, e l’essere umano in sé. forse in un futuro lontano ce la faremo. per adesso mi/vi auguro che il lavoro non leda mai la nostra dignità, e più che fatica possa sempre essere in qualche modo piacere. restiamo lenti.

“adoro il lavoro, ma detesto la fatica”

gentilezza.

30 aprile 2019 § Lascia un commento

“tutti hanno una piccola melodia nel cuore, e se ascolti attentamente, trova sempre il modo di uscire”.


cianfrusaglie.

15 aprile 2019 § Lascia un commento

oh, con tante belle cosette da comprare per pochi euro alla fiera del baratto e dell’usato (costo complessivo della foto: 17euro), la cosa più incredibile è che ancora c’è gente che gli viene un orgasmo intellettuale (?!) alla visione di un ignobile busto di lvi da vicino. ma è mai possibile? sicuramente meglio l’estrema bruttezza degli swatch abbondantemente presenti (sul serio: ma davvero c’è stato un tempo in cui li abbiamo indossati felicemente alla moda?), c’era almeno una certa purezza plastica che viaggiava di pari passo con l’ingenuità d’acquisto, e non c’è niente di male nel continuare a indossare qualcosa di kitsch evocando un’epoca (40anni fa!) a suo modo caratteristica e particolare. ma nessuna pietà né scuse per chi ancora crede alla favoletta delle “cose buone” che lvi avrebbe comunque fatto. e basta, dai. all’irrecuperabile idiozia preferiamo la bruttura con simpatia, perché comunque – banalità – non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.

istruzione giapponese a caso per essere felici, gentilmente riportata da Robert Louis Stevenson: “Meglio dell’arrivare, è il viaggiare pieni di speranza”.

caffè nero.

13 aprile 2019 § Lascia un commento

L’altro giorno sono andato a fare una pizza con i miei genitori, buona, ma non è questo il punto. Finito di mangiare, ci hanno portato il caffè direttamente con la caffettiera accompagnata da queste piccole tazzine bombate di rame, mi sono piaciute molto (nonostante il caffè le abbia rese giustamente bollenti), e ho anche espresso il mio apprezzamento a voce. Ho pure fatto un paio di foto, che ho poi spedito via Whatsapp a mio padre. Nel frattempo, cosa che apparentemente non c’entra proprio nulla, un mio amico ha trovato per pochi euro su una bancarella il famoso libro russo Mosca sulla vodka di Venedikt Vasil’evič Erofeev, alcolico poema ferroviario adesso ritradotto come Mosca-Petuškì che mi risuonava in memoria anche perché citato da Vinicio Capossela nella frenetica Moskavalza sovietica. Cerco il libro su Amazon, sbagliando il titolo lo ammetto (“nella” invece di “sulla”), e il malefico supermercato virtuale – fregandosene altamente della categoria “libri” – mi propone delle tazzine (tazze, in verità) molto simili a quelle in cui abbiamo bevuto il caffè, presentandomele appunto come “tazze da moscow mule” (vi risparmio la ridicola traduzione italiana). Impressionante, nonché meraviglioso. Ma cosa c’è da pensare di questa piccola storiella, effettivamente? Probabilmente niente, però è bello scriverci su. Lasciando da parte fantascientifiche fantasie paranoiche alla Orwell (o anche Kafka), che pure hanno la loro perfetta ragione di esistere sia chiaro, a volte la vita è davvero una coincidenza assolutamente bizzarra et inquietante, come d’altronde caoticamente ci insegna il buco nero finalmente fotografato. Non abbiamo alcun controllo sull’universo intero, ma il fascino magico sta anche in questo. Va bene così. E comunque la mosca nella vodka è proprio il chicco di caffè, lo sapevate?