vacanza.

26 agosto 2016 § Lascia un commento

e dopo aver vissuto una delle cose più belle ed emozionanti della mia vita, l’alba tra i calanchi (praticamente dopo tre giorni senza dormire), la vacanza finisce con l’assalto del biondissimo bambino italo-russo di nome gregorio, frenetico maniaco di selfie e vorace divoratore di colazioni altrui. la vita è l’arte dell’incontro, scriveva vinicius de moraes, e l’incontro è sempre un viaggio, aggiungo io. qui e ora. ciao e grazie amici vecchi e amici nuovi, è stato bello. arrivederci a presto.

solitario.

12 agosto 2016 § Lascia un commento

ieri per la prima volta ho sentito l’epilettica canzoncina dell’estate, quella che cantano/parlano tutti, ma la cosa non mi ha fatto nemmeno venire voglia di postare un meme, quindi presumo sia proprio completamente fuori dal mondo (o troppo vecchio, poco divertente, snob… a piacere vostro); d’altronde già questo ritardo la dice lunga. una volta gli occhiali da sole donavano almeno carisma e sintomatico mistero, adesso al massimo nascondono droga e vacuità, e per quanto riguarda il carisma, che dire, siamo proprio caduti in basso, ci accontentiamo di poco. che pesantezza, lo so, me lo dico da solo, pensate che nemmeno i gelati mi danno più soddisfazione… ma com’è difficile restare calmi e indifferenti davanti all’idiozia musicale… vado a farmi un paio di birre, dai.
 
“Passammo l’estate su una spiaggia solitaria, e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto, e sulla sabbia un caldo tropicale, dal mare. E nel pomeriggio, quando il sole ci nutriva, di tanto in tanto un grido copriva le distanze, e l’aria delle cose diventava irreale. Mare mare mare voglio annegare, portami lontano a naufragare, via via via da queste sponde, portami lontano sulle onde”.

libero.

5 agosto 2016 § Lascia un commento

come un uccello su un filo, come un ubriaco in un coro, ho cercato a mio modo di essere libero, scrive il maestro, di trovare un posto nel mondo (un mendicante mi ha detto di non chiedere troppo, ma una donna mi ha urlato perché non chiedi di più?). ma qua non c’è nessun coro, e soprattutto non sono ubriaco. fa solo caldo.

marianne.

30 luglio 2016 § 2 commenti

leonard & marianne

“L’amore non muore mai”. Marianne Ihlen, la donna immortalata in ‘So Long, Marianne’ che è stata insieme a Leonard Cohen per tutti gli anni ’60, è morta il 28 luglio 2016. In un’intervista del 1992, Leonard rievoca quello che ancora prova per Marianne, nonostante si siano ormai separati da tempo, come prova del fatto che “l’amore non muore mai”.

 

“Le persone cambiano, così come i loro corpi… Ma c’è qualcosa che non cambia, per quanto riguarda l’amore… Marianne, la donna di ‘So Long, Marianne’, quando ho sentito la sua voce al telefono, ho capito che era rimasto ancora qualcosa di completamente intatto, nonostante ci fossimo ormai allontanati da tempo… Sento che l’amore non muore mai, e quando c’è un’emozione così forte da far nascere una canzone, allora c’è qualcosa in questa emozione che non può essere distrutto”.

rufus.

29 luglio 2016 § Lascia un commento

rufus wainwrightNapoli, 28 luglio 2016. Concerto dello “scandaloso” (la colpa è nell’aver scritto una canzone chiamata “Gay Messiah”, vergogna!) Rufus Wainwright, special guest Emma (che?), opening act EPO (bravi!). Svariate sciarpette (di Emma, superfluo dirlo) in vendita all’ingresso, ma pubblico non pervenuto, desolazione totale (Rufus nel mondo ovviamente suona alla Carnegie Hall di New York e pubblica con la Deutsche Grammophon, ma nemmeno ai tromboni cittadini “appassionati” di jazz e classica gli è venuto in mente di venirlo a vedere, magari avrebbero dovuto piazzarglielo in abbonamento teatrale). Considerata la massa di gente (trasversale, stranissima: crede di aver portato la prole a pascolare al villaggio vacanze, più che altro) che si alza e se ne va dopo due canzoni (2) che un’emozionatissima (!?) Emma cerca di cantare con Rufus, mi viene il sospetto di essere l’unico ad avere comprato il biglietto stasera (attenzione, sconto Massive Attack: in totale 10euri). A parte i maltrattati e beffati fan che con il dovuto anticipo hanno pagato il biglietto intero (poco meno di 50euri), chiaro, poveri fan a cui va tutta la mia solidarietà di categoria di appassionato di musica. Il concerto comunque è stato bello, e peccato per chi non c’era: scorre intimo e rilassato tra jazzate riproposizioni di Judy Garland, operistici brani propri e una chicca di pop immortale come “Hallelujah” del maestro Cohen (un modo per ringraziare Lorca, figlia di Leonard, che a Rufus ha “regalato” una figlia, Viva?), con il nostro – istrionico e divertente, dice che la prossima volta che verrà a Napoli si metterà nei guai – che si alterna tra piano e chitarra raccogliendo i meritati applausi. Buono anche il buffet rustico offerto da sollecite e gentili signorine che a quanto pare però avrebbero preferito Gigi D’Alessio. Nota sintomatica: è l’unico concerto di cui non abbia trovato la scaletta su setlist.fm il giorno dopo.

“nothing’s gonna change my world”

thompson.

28 luglio 2016 § Lascia un commento

ciao richard, è davvero triste che te ne sia andato così presto. hai regalato gran bei momenti di leggerezza e divertimento. mancherai.

cul de sac [richard thompson]

 

 

suicide.

17 luglio 2016 § 1 Commento

alan vega

dopo aver visto neil young, la cui voce sembra ringiovanire col tempo, forse perché giovane è chi lo è veramente, ieri fortunosamente sono riuscito a vedere anche bruce springsteen. okay, spazio enorme e lontananza, ma se sei il boss questo non è un problema, le emozioni arrivano lo stesso, 4 ore di emozioni, springsteen suona e ti regala un sogno (la tua canzone preferita, un desiderio che si realizza), è questo il segreto. a un certo punto ho avuto la sensazione che stesse facendo quella sua famosa cover dei suicide, il mood era quello. una canzone se è bella non importa chi la suona, resta comunque bella, con o senza batterie elettroniche, anche nuda. poi stamattina mi sveglio e la brutta notizia è che è morto alan vega, cantante del seminale gruppo nuiorchese, l’ennesimo musicista che questo maledetto 2016 si porta via. i suicide suonavano i sintetizzatori quando intorno a loro c’erano quasi solo chitarre elettriche: facevano entrare il pubblico in sala e poi chiudevano le porte con le catene, nel caso a qualcuno fosse venuta la malaugurata idea di scappare via. la musica dei suicide era punk elettronico anni prima che una cosa del genere venisse concepita, un rock’n’roll portato all’estremo che aveva preso la lezione di elvis e l’aveva resa più anfetaminica e schizzata. immagino gli spettatori di quei primi concerti, che esperienza dev’essere stata. i suicide io li avrei visti un paio di volte solo molti anni più tardi, loro palesemente vecchi e io con le orecchie già abbondantemente svezzate e stuprate da suoni del genere… eppure. mi chiedo quale dei musicisti di oggi conserverà la sua forza nel tempo, chi di loro riuscirà ancora ad emozionare in un lontano futuro? domande inutili, pensieri vaghi… metto su un altro disco, in attesa del prossimo concerto.

“rock and roll can never die//rock and roll is here to stay”

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