aenima.

23 marzo 2015 § 1 commento

tanto tempo fa, quando si faceva fatica a trovare i testi, e ricopiarli a mano su un quadernone significava provare un po’ a capirli. i primi siti curati dai fan, e i relativi forum. video che quando avevi la fortuna di riuscire a vederli ti lasciavano a bocca aperta. la doppia copia dello stesso cd: una perché ricevuta in regalo con tanto di dedica, l’altra perché non potevi non avere quella versione con la copertina che si muoveva e la california che spariva. i riff di chitarra quasi tutti uguali, ma vogliamo parlare di basso e batteria? e la voce soprattutto, la voce. mai visti dal vivo, eppure i testi a memoria. quell’allucinante pezzo in italiano, sorprendente, ma ti chiedevi perché. un genere che ancora oggi è complicato da definire, e infatti all’epoca furono in pochi a capire questo album. troppo metal, troppo hardcore, troppo psichedelico, troppo progressivo, troppo niente. troppo trasversale, troppo incomprensibile. il terzo occhio, sì.

«Boredom’s not a burden, anyone should bear. Constant over-stimulation numbs me, and I wouldn’t have it any other way. It’s not enough. I need more. Nothing seems to satisfy. I don’t want it. I just need it. To breathe, to feel, to know I’m alive».

il tempo modifica perfino l’anima dei volti.

22 marzo 2015 § Lascia un commento

«In un tempo ormai ridotto a materia indistinta, le avevo chiesto la mano attraverso lo spioncino di una segreta medioevale in cui l’avevo rinchiusa. Se sapesse a che punto Roquebrune abbia perso ogni significato per me. A che punto quel passato si sia dissolto e volatilizzato. Due persone vivono fianco a fianco e ogni giorno  la loro immaginazione le allontana in modo sempre più definitivo. Le donne, nel loro intimo, si costruiscono palazzi incantati. Tu sei lì dentro da qualche parte mummificato ma non lo sai. Nessuna sregolatezza, nessuna mancanza di scrupoli, nessuna crudeltà sono considerate reali. Sulla soglia dell’eternità, ci toccherà raccontare una storia di giovincelli. Tutto è fraintendimento, e torpore. (…) Gli oggetti si accumulano e diventano inutili. E noi uguale. Ascolto la pioggia che è un po’ meno forte. Anche il vento. Inclino lo schermo del portatile. Tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi è già passato. Non sono triste. Le cose sono fatte per svanire». (Yasmina Reza, Felici i felici)

silenzio.

21 marzo 2015 § 1 commento

un silenzio irreale, stamattina. tutti a sentire il papa, presumo. ma mi chiedo cos’altro abbia da dire, che uomini e donne di buona volontà già non sappiano. mi rendo conto che tappare tutte le buche stradali (così pare) e ridurre al silenzio una città come napoli sia un gran bel miracolo, quindi tante grazie caro francesco, ma scusami se mi emoziona e mi dice di più una canzone. sempre parole al vento, sì, ma tanto. e comunque, tanto per chiarire, nel frattempo che scrivevo qua sotto già hanno ricominciato ad alluccare.

“Frightened by my feelings
I only want to be a relief”

purezza.

20 marzo 2015 § 1 commento

«Sono la persona alla quale Lei ha scritto presso l’Accademia belga… Non legga i giornali, si cerchi alcuni amici che condividano il Suo modo di pensare, studi i meravigliosi scrittori del passato: Kant, Goethe, Lessing, i classici degli altri paesi. Si goda le bellezze naturali dei dintorni di Monaco. Faccia finta di vivere, per modo di dire, su Marte, in mezzo a creature estranee, ed eviti di approfondire qualsiasi interesse nelle attività di quelle stesse creature. Diventi amico di qualche animale. In questo modo Lei tornerà a essere un uomo allegro e nulla potrà più turbarla.
Si ricordi sempre che gli animi più alti e più nobili sono sempre e necessariamente soli, e che perciò possono respirare la purezza della propria atmosfera.
Le stringo la mano in cordiale amicizia». (Albert Einstein)

domenica.

15 marzo 2015 § Lascia un commento

la domenica: paste, musica e poesia.
sempre ottimi affari, dagli amici di Oblomova.

“No… tu non mangi broccoli,
fagioli o baccalà.
Tu mangiarraie cardenie,
giacinti e resedà:
Pecchè quanno rispire,
e io te stò vicino,
sento n’addore ‘e fresie,
n’addore ‘e giesummine”

aphex antwoord.

12 marzo 2015 § 1 commento

considerato che questo pezzo si trova nell’album di debutto del buon aphex twin, quel “selected ambient works 85-92″ che tanto scalpore farà, si presuppone che il buon richard l’abbia appunto composto tra il 1985 e il 1992, ovvero quando lui poteva avere minimo 14 anni e massimo 21 e nemmeno esistevano così tante diavolerie elettroniche (vedi pure l’elenco dettagliato presente sulla copertina dell’ultimo “syro”) per comporre musica. trent’anni dopo circa, gli ottimi die antwoord si appropriano di questo pezzo (video nei commenti) e lo fanno proprio, rappandoci sopra. questo cosa ti dice?

“When I was 11, I won 50 pounds in a competition for writing this program that made sound on a ZX81. You couldn’t make sound on a ZX81, but I played around with machine code and found some codes that retuned the TV signal so that it made this really weird noise when you turned the volume up”.

giovani padri.

11 marzo 2015 § 1 commento

ascolto gli young fathers, album ed ep, e non riesco mai a decidere quale pezzo mettere. mi piacciono tutti. adesso scelgo quindi due pezzi reggae/dub, perché se una canzone è bella superi anche un eventuale pregiudizio, penso io. gli young fathers si chiamano così perché quello che partoriscono è così nuovo che non ha ancora nome: l’antica tradizione africana che incontra il futurismo elettronico contemporaneo. “come ci sono arrivati?” è la domanda sbagliata, quella giusta è “dove stiamo andando?”. ascoltate pure voi, e vedrete.

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