daftpunk

22 febbraio 2021 § Lascia un commento

scusate, ma comunque io pensavo che i daft punk si fossero sciolti già da tempo, ovvero da quando non erano riusciti a portare in tour R.A.M. (album che personalmente non ho molto amato, tranne per qualche pezzo), nascondendosi non so dietro quale scusa. quindi questa cosa del video con l’epilogo non la capisco proprio, davvero, ma che senso ha? tra l’altro con lo spezzone di un film musicale che non ha capito nessuno e che non aveva manco un pezzo dei daft punk stessi (qualcuno mi dica se ricordo male). boh. può anche essere che tutto questo significa altro, può anche essere un nuovo inizio. wikipedia dice che il film electroma racconta di due robot che fanno di tutto per diventare umani; ecco, forse la chiave sta proprio in questo: si sono stufati dei caschi, e vogliono fare altro (piuttosto indicativa la luce alla fine del tunnel che si vede nell’immagine conclusiva del video). perché, davvero, ma chi stava pensando ai daft punk, con questi chiari di luna? ‘sta cosa pare più un rigirare il coltello nella piaga, per chi li ama, oppure solo un modo per dire, ehi, siamo ancora qui.

miles

19 febbraio 2021 § Lascia un commento

…Miles! Non ci posso credere che non ci sei più, e la cosa mi rende molto triste. Proprio l’altro giorno avevo ripubblicato la dedica che mi avevi fatto sul tuo cd, “Quando si alza la marea… nuota!”, e appena entro in camera mia ti vedo sempre, la tua scritta sul poster, in verde: “Keep it real!”. Mi ero trasferito da poco, e questa scritta ce l’ho davanti agli occhi da anni, la leggo sempre, è sempre d’ispirazione; e anche quello strumento africano di cui nemmeno sappiamo il nome è sempre lì in bella vista, su una delle casse dello stereo, quando me l’hai regalato dicesti che magari un giorno avremmo potuto suonare insieme. Quando ci siamo conosciuti io avevo i capelli corti quasi come i tuoi, e pure la barba, sembravamo proprio fratelli; è stato bello andarsene in giro insieme e chiacchierare, ascoltare i racconti della tua irrequieta adolescenza da “punkabbestia” (dicesti proprio così, in italiano!), della nuova vita a Los Angeles, dello yoga e dell’arte contemporanea (che bella visita che facemmo al Madre!). Ancora ricordo con un sorriso quando un po’ imbarazzato mi chiedesti se era okay chiedere un altro po’ d’olio sulla pizza per farci la scarpetta. È davvero terribile che non ci sei più. Ricordo che volevi trasferirti qui a Napoli, peccato questo sogno non si sia mai realizzato. Ti ho visto più volte suonare, da solo e insieme agli Akron/Family, uno dei concerti più belli e sconvolgenti che abbia mai visto, se non vi avessero fermato probabilmente sareste andati avanti tutta la notte… quanta bellezza perduta. Resta la musica, sì, ma non è la stessa cosa, mancherai come amico, tanto. Buon viaggio Miles, ti voglio bene.
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“And me
I just want to be satisfied
And me
I just want to be free
And me
I just want to hide my face until it’s over
But it seems I’ve got no choice so here
I am”

piacere.

14 febbraio 2021 § Lascia un commento

«Quando vennero presentati, lui fece una battuta, sperando di piacere. Lei rise a crepapelle, sperando di piacere. Poi se ne tornarono a casa in macchina, ognuno per conto suo, lo sguardo fisso davanti a sé, la stessa identica smorfia sul viso.
A quello che li aveva presentati nessuno dei due piaceva troppo, anche se faceva finta di sì, visto che ci teneva tanto a mantenere sempre buoni rapporti con tutti. Sai, non si sa mai, in fondo, o invece sì, o invece sì».

(David Foster Wallace, Una storia ridotta all’osso della vita postindustriale)

sanremo

30 gennaio 2021 § Lascia un commento

scusate, ma da quand’è che amadeus è diventato il gran maestro della musica italiana? tutti a pendere dalle sue labbra, in spasmodica attesa di una sua decisione manco fosse davvero politica. almeno sanremo fosse l’inizio di un ragionamento serio su come far riprendere i concerti in questo paese… ma vi pare che sia così? si cerca semplicemente una scappatoia per far partire il solito circo mediatico di qualche giorno: figuranti, congiunti, pubblico gratuito o pubblico pagante, pubblico in nave addirittura… ma chi se ne frega se sanremo senza pubblico non si può fare! forse qualcuno dimentica che il settore della musica dal vivo (e non solo) è praticamente fermo da marzo 2020, dal concerto più piccolo al festival più grande. qualcuno ha rispetto di questa cosa? sanremo non si può fare? e perché nella situazione in cui ci troviamo si dovrebbe fare, scusate? perché lo dice amadeus o perché bisogna scatenarsi con il solito commento/meme selvaggio? davvero sanremo porterebbe beneficio al settore? dalle premesse e dalla mancanza di un vero ragionamento sulla situazione, a parte le scappatoie di cui sopra, mi sembra proprio di no. scommettiamo che se mai si farà poi tutto resterà come prima? sarò comunque contento di essere smentito, in caso contrario. si vuole definire sanremo una trasmissione televisiva come d’altronde effettivamente è, né un concerto né uno spettacolo in un teatro, giusto perché sanremo è sanremo e a quel paese che non è certo il bel paese tutti gli altri. ma perché sanremo dovrebbe trarre vantaggio da questa cosa, a differenza di tutti gli altri? non vi sentite presi in giro? tragicomicamente, almeno un po’. davvero dobbiamo essere costretti a elemosinare e accontentarci di sanremo, per un po’ di musica? perché non si pensa e non ci si concentra sulla situazione musica dal vivo in generale? certo, sanremo può anche piacere, nessun problema e niente polemiche, ma non è questo il punto del mio discorso, spero si sia capito. nel mio piccolo, tutta la mia piena solidarietà va sempre e comunque a chi la musica la fa e l’apprezza davvero, senza bisogno di televisione e cazzate varie, ovvero musicisti, tecnici, e organizzatori. speriamo di rivederci presto sotto palco, un palco vero.

afraid of americans

6 gennaio 2021 § Lascia un commento

«A differenza di Bowie, all’epoca i Nine Inch Nails erano all’apice della loro popolarità. Prima del tour, David mi disse: “In questo tour non suoneremo nessuna hit, faremo solo questo disco nuovo e basta. Anche se nessuno vuole sentirlo. Ma io ne ho bisogno”. E allora io pensai: “Be’, sono proprio davanti all’uomo che pensavo che fosse. È proprio qui davanti a me”. Avrei anch’io il coraggio di fare la stessa cosa? È questo, il coraggio? È una cosa che davvero mi ha segnato.
Comunque ancora penso a lui continuamente, e lo ascolto costantemente. E sono grato per il fatto di averlo incontrato e sono anche grato per quanto, che ne fosse a conoscenza o meno, mi abbia aiutato in quel brutto periodo prima che mi decidessi a farla finita con le cazzate. E ancora sento la sua voce. Lui è riuscito a superare tutta quella merda di cui mi ero ricoperto. E gli sono grato per questo». (Trent Reznor, ricordando David Bowie)

umanità

1 gennaio 2021 § Lascia un commento

come da tradizione, il primo album dell’anno: Sung Tongs by Animal Collective.
per gli amici, per gli animali e anche per i robot della boston dynamics.
chi l’avrebbe mai detto che un video di robot che ballano mi avrebbe commosso/emozionato/divertito così tanto?!??
tutto è possibile, forza!

nuovo

31 dicembre 2020 § Lascia un commento

c’è sempre modo di scoprire musica nuova, se c’è voglia e tempo, nonostante l’assenza di concerti. assenza che spero finirà presto, e non solo per il desiderio di tornare lì dove spesso mi sono sentito felice, ma per tutto ciò che significherà e comporterà. nel dormiveglia dell’ultimo giorno di quest’anno scopro quindi un ultimo disco, un disco dolce, caldo, leggero, semplice ma profondo, e soprattutto pieno di speranza. il mio regalo per quest’anno, che nella sua durezza ci ha pure fatto capire un po’ di cose, forse. un tesoro per domani e per l’anno che verrà, se vogliamo. auguri e buona fortuna a tutti noi.

“Bright morning stars are rising
Day is breaking in my soul”

realtà?

20 dicembre 2020 § Lascia un commento

«Interrompo la scrittura di queste righe e guardo fuori dalla finestra. C’è ancora la neve. Qui in Canada la primavera arriva tardi. Nella mia stanza c’è un camino acceso. Devo alzarmi ad aggiungere un po’ di legna. Sto scrivendo sulla natura della realtà. Guardo nel fuoco e mi chiedo di quale realtà sto parlando. Questa neve? Questo fuoco incerto? Oppure la realtà di cui ho letto sui libri? Oppure solo del calore del camino che arriva sulla mia pelle, di guizzi senza nome di rosso aranciato, di quel bianco ceruleo del crepuscolo che si avvicina?
Per un attimo anche queste sensazioni si confondono. Chiudo gli occhi e vedo laghi luminosi di vividi colori che si aprono davanti a me come tende, dentro i quali mi sembra di sprofondare. È anche questa realtà? Ci sono danze di forme viola e arancio, io non ci sono più. Bevo un sorso di tè, ravvivo il fuoco, sorrido. Navighiamo in un mare incerto di colori e abbiamo a nostra disposizione buone mappe per orientarci. Ma fra le nostre mappe mentali e la realtà c’è la stessa distanza che fra le carte dei naviganti e la furia delle onde sulle rocce bianche delle scogliere dove volano i gabbiani.
Il fragile velo che è la nostra organizzazione mentale è poco più di uno strumento maldestro per navigare attraverso i misteri infiniti di questo caleidoscopio magico inondato di luce in cui stupiti ci troviamo a esistere, e che chiamiamo il nostro mondo.
Possiamo attraversarlo senza domande, fiduciosi nelle mappe che abbiamo, che in fondo ci fanno vivere abbastanza bene. Possiamo restare in silenzio, travolti dalla sua luce e dalla sua infinita bellezza che ci commuove. Possiamo con pazienza sederci a un tavolo, accendere una candela o un MacBook Air, andare nei laboratori, discutere con amici e nemici, ritirarci sull’Isola Sacra a calcolare e arrampicarci su una roccia all’alba. O possiamo bere un po’ di tè, ravvivare la fiamma del camino e ricominciare a scrivere, cercando insieme di capire qualche granello in più, riprendere quella carta dei naviganti e contribuire a migliorarne un tratto. Ancora una volta, ripensare la natura».

kim ki-duk

13 dicembre 2020 § Lascia un commento

Rinvenute due ingenue recensioni comprese di spoiler e refusi assortiti dal tempo che fu del mio blog di cinemi (la cui potente e orgogliosa dichiarazione d’intenti trovate nella citazione più giù) su Splinder, quando andavo al cinema per guadagnarmi il patentino da giornalista e registravo videocassette su Fuori Orario per recuperare vecchi film. Un regista che ho amato molto, Kim Ki-duk, nonostante non sempre capissi come la violenza più estrema potesse convivere con l’amore più lieve. L’amour et la violence, come avrebbe poi detto qualcuno. Lo spietato 2020 ha deciso di strapparci via anche il regista coreano e la sua così personale poetica e a noi non resta altro che aspettare il ritorno della primavera, ancora una volta, e il tentativo di capire, come sempre.

«Chiediamo solo questo: le gomme vanno appiccicate sotto le poltrone o inghiottite in fretta, i sacchetti di popcorn lasciati all’ingresso. Il film non ha un finale a meno che non siate voi a scriverlo… Spegnete le luci». (Weldon Kees)

deepdown lockdown

6 dicembre 2020 § Lascia un commento

Okay amici, ne ho fatta un’altra, forse l’ultima dell’anno o forse no, tanto che teniamo da fare? Al momento la musica ce la possiamo godere solo così, e quindi. Playlist piuttosto femminile e anche un po’ oscura, da lockdown profondo, da qui il nome, ma nemmeno tanto, ché mica ci vogliamo deprimere, anzi. La luce in fondo al tunnel c’è sempre, sì, magari è un treno, meglio ancora, che problema c’è, lo prendiamo al volo e fuggiamo via lontano! Comunque si comincia con una Nico rediviva che esordisce con «Nobody said it was easy//But it was so easy//To stand alone», e vabbè, non l’ho fatto apposta, è capitato. Poi in copertina c’è un bellissimo gattino nero che ti guarda empatico e comprensivo e i pezzi sono 17, e vabbè pure qui, anche questo è capitato, ma poi chi è superstizioso? Io no, e nemmeno ci credo… magari! Oggigiorno credere a qualcosa è già tanto. La playlist dura un’ora e mezza, anzi 1 ora e 32 minuti per la precisione, quindi mettetevi comodi, anche se sarebbe stato più bello fosse durata 1 ora e 23 minuti, ma you can’t always get what you want, come abbiamo imparato un po’ tutti in questo magico 2020. E questo è quanto. Da ascoltare senza prudenza, scatenati proprio! In cuffia magari, o come vi pare a voi, ma se possibile evitate l’ordine casuale, ché in effetti ci metto sempre un sacco a trovare (quella che sembra essere) la sequenza “giusta”. E comunque dice Spotify che sono un trendsetter influencer, quindi vediamo di monetizzare qualcosa, se vi piace fatemi sapere e seguitemi per altre playlist, ma soprattutto ditelo anche agli amici, e pure ai nemici perché no, non deludetemi. Spoiler per gli amanti del carattere cirillico: contiene un pezzo cantato in ucraino. E poi c’è anche quel gran genio di Duke Ellington, cosa volete di più, dico io. Enjoy!

«Tell me something I don’t know//I can keep a secret»