scheletri.

18 settembre 2016 § Lascia un commento

skeleton-tree-nick-caveSu questo album ci sarebbe molto da dire, per lo stesso motivo per cui non ci sarebbe molto da dire. Se conosci Nick Cave lo ascolterai e dentro ci troverai esattamente Nick Cave, non quello feroce, certo, ma se la conosci davvero sai bene che la poetica del Re Inchiostro non di sola guerra e ferocia si nutre, ma anche di pace, amore, tristezza. A un primo ascolto questo album potrebbe risultare troppo cupo e depressivo, a un ascolto superficiale addirittura piatto e noioso… Ma forse che la vita è fatta solo di canzoni felici? Sembrava aver trovato pace, Nick Cave, una famiglia borghesemente perfetta e un lavoro diventato talentuosa routine, poi, ecco: la drammatica perdita di un figlio. Ora quando noi poveri mortali subiamo una morte cosa possiamo fare? Divorati da vuoto e mancanza, pianto e dolore sono la nostra unica possibile risposta, e annaspiamo nella perdita, cercando faticosamente di riprenderci, non perderci, perché comunque la morte non è la fine, no? Poi c’è l’artista capace di guardare nell’abisso fino a immergercisi dentro, per poi tornare indietro e risalire dalle oscure profondità senza essersi fatto abisso anch’egli, o meglio, per poi riuscire a emergere con qualcosa di più: una ricchezza, un regalo. Questo non è un album deprimente, questo album è un luminoso regalo, perché queste sono canzoni che ti dicono come andare avanti e superare la notte, perché per quanto fioca può essere dal buio può emergere sempre una luce. Questo è un album di scheletri e fantasmi, un album che cerca e insegna un modo per conviverci, se proprio non riesci a scacciarli via. Ancora una volta, con sentimento; sì.

«Sei caduto dal cielo, precipitando in un campo. In un buco sotto un ponte sei guarito, modellandoti maschere di argilla e ramoscelli. Sei un giovane uomo che si risveglia ricoperto di sangue non suo. Credi in Dio, ma questo non ti procura alcun privilegio adesso. Sei solo un lontano ricordo nella mente del tuo creatore, non vedi? Con la mia voce, ti sto chiamando. Sediamoci insieme al buio, fino a quando non è giunto il momento. E questo è il momento in cui lei mi guarda, e io respiro profondamente e sono lì e nello stesso momento non ci sono. E schizzo inchiostro sulle lenzuola ma lei resta lì, completamente inspiegata, o forse sono così a corto di parole che io stesso non riesco a bere e a ingoiare il veleno. Pensavo che avessero abolito la schiavitù, com’è che si è ripresentata così orribile? Alcuni se ne vanno e altri restano indietro, altri ancora non si muovono per niente. La ragazza nell’ambra resta bloccata per sempre. Se vuoi sanguinare allora sanguina, non dire una parola, fatti da parte e lascia che il mondo continui a girare. Inginocchiati, allaccia le scarpe del tuo bambino dagli occhi blu, prendilo per mano. Sapevo che il mondo si sarebbe fermato adesso che te ne sei andato, pensavo che una volta morto avresti vagato assonnato per il mondo, fino a quando le tue briciole non sarebbero state assorbite dalla terra. Ma adesso non lo penso più, il telefono ha smesso di squillare. E se te ne vuoi andare, non respirare, e lascia che il mondo continui a girare. Non toccarmi. Non ho mai saputo come uscirne, una volta entrato. L’ombelico ha cominciato a zampillare sangue come una fontana, e io ho continuato a girare sulla mia ruota come una cavia da laboratorio. Ero una tempesta elettrica sul pavimento del bagno, il mio piccolo mostruoso ricordo che mi aveva ingoiato. Ti ho visto a metà e ho visto le stelle spiaccicarsi sul soffitto. Oh, la brama di uccidere qualcuno si era fatta schiacciante. E poi ho sentito il desiderio improvviso di diventare qualcuno, qualcuno come te che ha cominciato con meno di chiunque altro conoscessi. Oh, so che brillante ti avvicini piano al buco per bere, arriva quanto più vicino al mio sangue allora, e nuota. E allo specchio mi sono visto vomitare nel lavandino, mentre per tutta la casa risuonavano gli inni della iena. Le dolci brezze se ne sono andate, e questo bel mondo è così vecchio adesso. Gli animali si avvolgono la notte sulle spalle, e i fiori cadono sulle ginocchia nude. Ti ho sentito là fuori che cercavi qualcosa da amare. Tutte le cose che amiamo vanno perdute, sono proprio i nostri corpi a cadere quando cerchiamo di rialzarci. E ti ho sentito che cercavi qualcosa da amare, siediti accanto a me e ti parlerò io. Ci sono poteri in gioco che sono molto più forti di noi, siediti qui e recita una preghiera per l’aria che respiriamo. Trattieni il respiro fino a quando sei al sicuro, la strada del ritorno è lunga e ti imploro di tornare a casa adesso. Chiudi gli occhi, e tieniti forte. Quando senti di amare, niente ha più importanza. E niente ha più importanza, quando chi ami se n’è andato. Sei ancora dentro di me, ho bisogno di te, nel mio cuore. Amiamo quelli che possiamo amare. Seguiamo le linee della nostra mano, una lunga macchina nera che ci aspetta fuori. Mi mancherai quando te ne sarai andato per sempre, pensavo di essere pronto. La notte che deragliammo come un treno, niente fu giusto e niente più lo sarebbe mai stato. Perché niente ha più importanza, neanche oggi, non importa quanto mi sforzi. Andiamocene adesso amore mio, stacca tutto. Siamo diretti verso cieli lontani, guarda il sole sorgere nei tuoi occhi. Ci hanno detto che i nostri sogni avrebbero vissuto più a lungo di noi, ma ci hanno mentito. Presto i bambini sorgeranno, anche se noi non dovremmo vederlo. Domenica mattina, un albero ormai spoglio. Tutto ha un prezzo. Una candela alla finestra, forse riesci a vedere delle foglie cadute. Un tremolante televisore che brilla bianco come un fuoco. Ho gridato proprio in direzione del mare ma l’eco mi è tornata indietro, cara. Tutto ha un prezzo. E va tutto bene, adesso…»

domande.

15 settembre 2016 § Lascia un commento

«Che cosa è successo al rock’n’roll? Che cosa è successo all’hip-hop? Che cosa è successo al cinema? Una volta i film erano… grandiosi. Adesso è facile farli, facile venderli, facile annoiarsi… Tutto è quattro stelle o più, tutto è il miglior film dell’anno… Film fast food, musica fast food, politica fast food, ideologia fast food… A che serve lavorare per vivere a prezzo della tua anima? Tanto che non vuoi vivere più?»

frusciante.

13 settembre 2016 § Lascia un commento

Stupirebbe sapere in che stato era John quando si apprestò e incredibilmente riuscì a registrare solo acqua per dieci giorni, come se fosse tornato dal regno dei morti, moribondo e assetato. Cosa cercava, l’avrà trovato?

«Ecco, questo è ciò che ho trovato, ha detto Qoèlet, nel cercare la ragione di tutto, cosa per cosa: quello che cerco, non l’ho trovato. Ma questo ho trovato: Dio ha fatto l’uomo semplice; è lui che va in cerca di tanti e tanti perché».

stimmate.

5 settembre 2016 § 1 Commento

«Neppure se durasse per milioni di anni, il futuro potrebbe restituirti quello che hai perduto».le tre stimmate di palmer eldritch [p.k. dick]

sonno.

28 agosto 2016 § Lascia un commento

Ho sognato di dormire e mi chiedevo, è questo sonno un sogno? Ho guardato l’orologio perché sapevo che era tardi, mentre il tempo fuori scorreva esattamente in sincrono. Chi mi sarebbe venuto in soccorso, Borges o Pessoa? Perso nel labirinto o travolto dall’inquietudine, queste le due opzioni. Il poeta dice, ma raramente salva. È possibile poi, svegliarsi più stanchi di prima? Un sogno non è solo un sogno, così come una poesia non è solo una poesia. Per chi sa ascoltare, le parole sono sempre più forti di ciò che accade davvero.

vacanza.

26 agosto 2016 § Lascia un commento

e dopo aver vissuto una delle cose più belle ed emozionanti della mia vita, l’alba tra i calanchi (praticamente dopo tre giorni senza dormire), la vacanza finisce con l’assalto del biondissimo bambino italo-russo di nome gregorio, frenetico maniaco di selfie e vorace divoratore di colazioni altrui. la vita è l’arte dell’incontro, scriveva vinicius de moraes, e l’incontro è sempre un viaggio, aggiungo io. qui e ora. ciao e grazie amici vecchi e amici nuovi, è stato bello. arrivederci a presto.

solitario.

12 agosto 2016 § Lascia un commento

ieri per la prima volta ho sentito l’epilettica canzoncina dell’estate, quella che cantano/parlano tutti, ma la cosa non mi ha fatto nemmeno venire voglia di postare un meme, quindi presumo sia proprio completamente fuori dal mondo (o troppo vecchio, poco divertente, snob… a piacere vostro); d’altronde già questo ritardo la dice lunga. una volta gli occhiali da sole donavano almeno carisma e sintomatico mistero, adesso al massimo nascondono droga e vacuità, e per quanto riguarda il carisma, che dire, siamo proprio caduti in basso, ci accontentiamo di poco. che pesantezza, lo so, me lo dico da solo, pensate che nemmeno i gelati mi danno più soddisfazione… ma com’è difficile restare calmi e indifferenti davanti all’idiozia musicale… vado a farmi un paio di birre, dai.
 
“Passammo l’estate su una spiaggia solitaria, e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto, e sulla sabbia un caldo tropicale, dal mare. E nel pomeriggio, quando il sole ci nutriva, di tanto in tanto un grido copriva le distanze, e l’aria delle cose diventava irreale. Mare mare mare voglio annegare, portami lontano a naufragare, via via via da queste sponde, portami lontano sulle onde”.