campi.

26 agosto 2018 § Lascia un commento

a ogni nuova uscita dell’ennesimo trapper tatuato in faccia si grida al capolavoro iniziatore di una nuova futuristica età dell’oro che però molto spesso sarà presto dimenticata nel giro di qualche mese. è giusto esaltarsi, così come spesso è molto più giusto dimenticare. meglio, a volte, volgere lo sguardo a un passato più o meno prossimo, un passato veramente prezioso, ricco di gemme oscure, eppure così luminose. lontano da social network e radio/tv, può casualmente capitare di scoprire questi musicisti tailandesi, poeti contadini che con i propri poveri mezzi popolari guardavano all’occidente lontano nel tentativo di produrre una musica nuova, mai sentita ma sempre sentimentale. un incredibile corto circuito di grande bellezza in ciò che i più potrebbero ritenere sbagliato. diversità è ricchezza. contaminazione è pace. aprite le vostre orecchie, ascoltate i bambini dei campi.

 

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muri.

15 agosto 2018 § Lascia un commento

ponte morandi [genova - ferragosto 2018]decine di morti e il primo post del vomitevole ministro è per i vigili del fuoco che stanno lavorando sul posto (a cui va tutta la mia stima, superfluo specificarlo). eroi, li definisce, come se fare il proprio lavoro in italia debba essere considerato eroico e non semplicemente normale. ecco, forse è il senso di normale umanità che qui è andato perduto. erano normali anche le povere vittime che stamattina per fato o per destino si sono ritrovate sopra o sotto quel ponte e stasera non torneranno più a casa, o secondo la terminologia che tanto piace al decerebrato che vorrebbe rappresentarci dovremmo forse considerarle martiri? forse sì, per colpa di qualcuno che non ha fatto bene il proprio dovere, ma non è questo il punto. brecht ci ha insegnato che beato è solo il paese che non ha bisogno di eroi… e di martiri, aggiungerei io. un paese normale in cui non sia necessario sedersi dalla parte del torto perché chi crede di avere ragione non ragiona più. ma d’altronde cosa aspettarsi da un idiota che fino a qualche giorno fa ci informava della sua stupida estate minuto per minuto come se a noi cittadini dovesse importarcene davvero qualcosa? un essere immondo che crede che i problemi dell’italia siano dovuti a dei poveri cristi che vendono cianfrusaglie in spiaggia, e non a grandi tragedie annunciate come queste (a proposito, si faccia un giro nei pronto soccorso per rendersi conto dello stato in cui versa la sanità). passerà giusto qualche giorno di cordoglio pubblico e poi questo uomo piccolo piccolo tornerà alla sua inetta politica basata su una disgustosa propaganda in cerca di mipiace e faccine, non c’è da dubitarne. spero solo che almeno ci si renda sempre più conto della sua profonda disumanità, più prima che poi. se un po’ di umanità è rimasta, dentro di noi.

“questa lega è una vergogna”

 

p.s.: nemmeno il tempo di buttare giù questi pensieri che lo sciacallo in questione ci ha ricordato ancora una volta quanto fa schifo.
salvini merda [genova]

condizionatori.

22 luglio 2018 § Lascia un commento

nuove estetiche urbane. tutti hanno bi/sogno di aria condizionata. effimero sollievo. produrre freddo aumentando il riscaldamento globale. il serpente che si morde la coda: veleno che guarisce, espande, ricrea e avvelena. eterno ritorno. uroboro.

ciliegie.

16 giugno 2018 § Lascia un commento

«Trent’anni fa, il 17 giugno del 1988, ricevetti la telefonata di Betta che in lacrime mi comunicava che Andrea era morto. Da allora quel momento si è congelato per me, lo ricordo nei dettagli. Dov’ero, che ora era, con chi ero. Scrissi a matita su un foglio “Pazienza è morto” per spiegare, all’amico che era con me, nel soggiorno della mia casa di Bologna, lo sgomento che lui leggeva sul mio volto.
Andrea era un amico, un autore con cui nel tempo avevo riso, disegnato, chiacchierato per ore e ore, litigato e fatto pace, con cui avevo fondato una scuola di fumetto, ispirata a Lyonel Feininger. In una parola era una persona vicina, con cui avevo condiviso quegli anni fertili di Bologna, in cui credevamo che il mondo fosse nelle nostre mani, come si pensa quando si ha vent’anni o poco più.
La sua scomparsa fu un lutto grave che segnò, in un certo senso, la fine dell’innocenza per tutti noi. Da allora, da quel giorno triste di trent’anni fa, mi sono domandato tante volte “Chissà come si sarebbe divertito Andrea con l’avvento delle nuove tecnologie, il computer, internet, i social network e lo strano pavoneggiarsi senza pudore che tutto questo ha portato?”
Il suo talento si sarebbe sbizzarrito e avrebbe sorpreso tutti noi, credo, con quell’ingenuo sorriso che gli illuminava il volto quando si accingeva a dirne una delle sue, a leggerti cosa aveva scritto sul foglio. Le storie nascevano in modo naturale, con il respiro della creatività felice, che sgorgava senza tema di fallire. Andrea amava piacere, ed era amato proprio per questo. Non a caso il suo motto era “se ti diverti quando crei, il lettore lo sente e si diverte con te”». (Igort, “Linus – Giugno 2018”)

«In gioventù avevo ali forti e instancabili, ma non conoscevo le montagne. Invecchiando conobbi le montagne, ma le mie ali esauste non supportarono la mia visione. Il genio è gioventù e saggezza». (Edgar Lee Masters, “Antologia di Spoon River”)

pazienza ciliegie

byrne.

24 maggio 2018 § Lascia un commento

una cosa che ti fa venire voglia di avere tutti i capelli bianchi, e non solo perché un completo grigio mi starebbe benissimo. non sarebbe fantastico? a piedi nudi, mai soli. una saggia decisione, è questo. ascolta.

“sto indicando e descrivendo
e posso essere la tua guida
la pelle è solo una cartina
la vista è molto bella
immagina di guardare una foto
immagina di guidare un auto
immagina di tirare giù il finestrino
immagina di aprire la portiera

siamo solo turisti in questa vita
solo turisti ma la vista è bella”

roth.

23 maggio 2018 § Lascia un commento

«Sì, questione di pochi mesi e lascerò la senilità per entrare nella senilità profonda — addentrandomi ogni giorno di più nella terribile Valle dell’ombra. Ora come ora mi sorprende ritrovarmi qui alla fine di ogni giornata, andare a letto la sera e pensare sorridendo: “Ho vissuto un altro giorno”. E mi sorprende di nuovo svegliarmi otto ore più tardi e vedere che è la mattina dopo e che sono ancora qui. “Sono sopravvissuto a un’altra notte”, mi dico, e al pensiero sorrido ancora. Mi corico col sorriso e mi sveglio col sorriso. Sono felicissimo di essere ancora vivo. Inoltre il ripetersi di tutto questo, settimana dopo settimana e mese dopo mese, da quando sono andato in pensione, ti dà l’illusione che non finisca mai, anche se so ovviamente che può finire in un attimo. È un po’ come giocare d’azzardo, ogni giorno, puntando molto, un gioco a cui per ora, anche contro ogni probabilità, continuo a vincere. Vedremo fino a quando reggerà la mia fortuna». (Philip Roth, 2018)

trappole.

20 maggio 2018 § Lascia un commento

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#panorama urbano con #mare, camicie a quadretti e schermaglie da #selfie. lo #scoop più incredibile di questa foto scattata giusto ieri non è tanto l'estetica ferma a certi anni '90 (da notare anche la pettinatura), ma piuttosto la totale assenza di #trap nonostante siano ritratte due #adolescenti (attenzione però, potrebbero esserci tracce di #itpop). #assurdo che esista ancora gente così fuori dal tempo (eppure posseggono uno smartphone!) da non accorgersi di una #bolla così gonfiata da essere sul punto di scoppiare. se non è già scoppiata, certo (già probabile qualche vittima più anziana sul campo). meditiamo gente, meditiamo. (ma queste adolescenti deviate non ascolteranno mica i #nirvana?)

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