ciao diego

25 novembre 2020 § Lascia un commento

…e che ci siamo persi.
l’infanzia e la magia.

scacchi.

22 novembre 2020 § Lascia un commento

«Gli scacchi sono complicati quasi quanto può esserlo la vita. A differenza della vita, però, sono un gioco con regole certe. Le minacce non piovono dal cielo né da un’auto sbucata all’improvviso da un incrocio. Non esiste sorte avversa negli scacchi, ma soltanto avversari la cui unica arma è la propria capacità di ragionare. Nessuno ti può fare del male se impari a usare il cervello come si deve. È facile quindi vedere negli scacchi un rifugio sicuro, se non addirittura l’illusione di poter dominare il caos con la forza del pensiero. Se poi ci si sente ingiustamente messi a dura prova dalla vita come Beth, il re dei giochi può rappresentare la vendetta perfetta sul mondo servita su un piatto d’argento». (Tommaso Pincio)

[Walter Tevis – Scott Frank & Allan Scott, “The Queen’s Gambit” (2020)]

musei.

31 ottobre 2020 § Lascia un commento

E così mentre fuori tutto chiude o se ne cade, i musei restano ancora aperti. Mi rendo conto che al momento ci sono mille problemi, non vivo in una torre d’avorio, ma approfittiamone, se possibile. Riempiamoci di meraviglia, bellezza e magia: emozioniamoci, continuiamo a pensare. Conserviamoci un’anima forte e splendente, per quando tutto è così incerto.

(scusate la patetica melassa, capita, soprattutto quando le difese si abbassano, ma anche questo può aiutare)

🎃🦇

mò me lo segno.

16 ottobre 2020 § Lascia un commento

blixa

15 ottobre 2020 § Lascia un commento

il buon blixa bargeld non è impegnato in tour per i motivi che purtroppo tutti noi conosciamo e quindi si è aperto questo profilo instagram dove è ben contento di sfoggiare le sue doti culinarie. al momento si sta perlopiù dedicando alla cucina portoghese, ma quando gli faccio notare che insieme alle vongole ci starebbe bene anche un bello spaghetto giustamente lui non può che convenirne con me. per oggi direi che sto a posto così. che tempi!

big jeff

12 ottobre 2020 § Lascia un commento

Se pensate che io vada (andavo, sigh) a tutti i concerti della città, allora sicuramente non conoscete Big Jeff. Lui davvero andava a tutti i concerti della città, anche più di uno a sera! Nello specifico stiamo parlando di Bristol (UK), città dove il buon Jeff vive: leggenda vuole che spesso un gruppo aspettasse lui prima di cominciare a suonare, sicuro che allora il loro fosse davvero il concerto da vedere quella sera. Su Big Jeff hanno girato pure un documentario, lo hanno intervistato svariate volte, e se vi capita di andare per festival all’estero sicuramente ve lo ritroverete in prima fila a fare headbanging selvaggio e ad agitare il braccio pieno zeppo di braccialetti dei festival a cui è stato (figuratevi che la mamma gli ha anche cucito un gilet con alcuni di questi, se non ricordo male). Io l’ho incontrato più di una volta al Primavera Sound di Barcellona, è sempre disponibile ed è bello scambiarci qualche chiacchiera su cosa vedere e cosa sentire, e poi farsi una foto insieme ormai è tradizione: Big Jeff è la passione musicale fatta persona, un vero e proprio mito! Cosa starà facendo adesso Big Jeff, dove sarà, senza nemmeno un concerto a cui andare? Be’, noi appassionati di musica ce lo stiamo chiedendo un po’ tutti, per empatia e forse anche per capire come superare questo brutto momento. Questo meritevole fotografo – Simon Holliday – ha provato a darci una risposta, mostrandoci un Big Jeff piuttosto solo e sperduto nel vuoto; un po’ come tutti noi, chi più chi meno, diciamoci la verità. È dura, e chiaramente non solo per mancanza di concerti. Un abbraccio Big Jeff, forza, siamo tutti con te. Un giorno ci rivedremo sotto palco, prima o poi.

utopia

25 settembre 2020 § Lascia un commento

Ieri sera si faceva il giochino (si fa per dire) quale concerto/artista avresti rimpianto di più di non aver visto, se davvero questo tempo senza concerti si prolungherà fino a quando non si sa, e allora io ovviamente non ho saputo rispondere, perché come fai, impossibile, troppa roba da vedere e da sentire. E quindi giustamente l’inconscio notturno che tanto bene mi conosce subito mi è venuto in soccorso, suggerendomi un artista che inspiegabilmente ho perso e continuo a perdere, ovvero il mitologico David Byrne che appunto persi a Napoli tanti anni fa (per lavoro) e ho perso ancora un paio di anni fa (per scemità) nel tour che in molti hanno definito il più bel tour del mondo, ovvero quello di “American Utopia”, un grandissimo disco tra l’altro. E così mi è tornato in sogno proprio David Byrne, che se non ricordo male avevo infatti già sognato, ma questa volta più giovane e più colorato e più scapigliato, come ai tempi dei Talking Heads, e non elegantemente vestito grigio Kenzo e a piedi nudi come nel tour di cui sopra, ma andava bene lo stesso e io riuscivo anche ad andare oltre la transenna, come ipnotizzato e magnetizzato, arrivando proprio sotto al palco, tranquillamente, senza che nessuno mi fermasse, e mi godevo il concerto da lì. E a fine concerto David, proprio lui, mi chiedeva di farsi una foto con me, me lo chiedeva in italiano, una foto con me e il mio cappello dei Sonic Youth, ché suo nipote di 3 anni (!!!) era fan dei sonici e gli avrebbe fatto piacere, e perciò ci scambiavamo il cappello e ci facevamo la foto, e poi David faceva finta di dimenticarsene, o se ne dimenticava davvero, e se ne voleva andare con il mio cappello, e a me mi dispiaceva questa cosa, perdere quel bel cappello che mi aveva fatto una mia amica, anche se poi ridendo sotto i baffi pensavo che tenersi il cappello multicolore di David Byrne non era affatto così male, alla fin fine.


«feet on the ground, head in the sky»

social

17 settembre 2020 § Lascia un commento

the social dilemma [jeff orlowski, 2020]E così anch’io un po’ come tutti seguo l’ultimo consiglio Netflix e mi guardo “The Social Dilemma”, e un po’ come tutti do la mia opinione assolutamente non richiesta. Docu/film piuttosto interessante che parla dei danni che stanno facendo i social media alla nostra vita e di come l’algoritmo supremo ci stia manipolando (le fake news hanno ripercussioni reali sulla nostra vita, come dimostra un dossier tenuto disperatamente segreto da fakebook), forse un po’ confusionario però, perché non si capisce bene se questi danni li stanno facendo perché ci rubano tempo e attenzione rendendoci dipendenti (ma d’altronde non fa la stessa cosa Netflix, il cui unico nemico dichiarato è il nostro bisogno di dormire? un po’ come Gucci che prima ci abitua a modelle fuori dal mondo e poi ti cazzea perché magari non ti piace la sua ultima scoperta fuori dal comune, che birichini questi giganti della Comunicazione), o perché polarizzano/cambiano il nostro modo di pensare e comportarci distruggendo così il nostro mondo (a pensarci bene però le due cose sono collegate). Certo, gli argomenti su cui riflettere sono tanti, e questo è sempre buono. Esempio: perché alle nostre domande Google non risponde con la vera verità, ma più con quello che ci piace sentirci dire? Ognuno di noi riceve suggerimenti perfettamente misurati su di noi, o almeno su quello che Google crede che noi siamo. Una cosa preoccupante, ma di certo non sorprendente. Interessanti anche i consigli su come contrastare il cattivo (ab)uso dei social e usarli al meglio (limita l’uso, disattiva le notifiche, varia le fonti, non accettare le raccomandazioni, non portarti il cellulare a letto), ma perché metterli sui titoli di coda che non tutti sempre guardano e su cui la soglia d’attenzione è comunque già scemata? Un po’ meno riuscita la parte “filmica”, anche se azzeccata la scelta di far interpretare il cattivo a uno dei famosi “mad men” televisivi: un po’ un’americanata, ma si sa come sono fatti gli americani. Assai curioso comunque che qualche giorno dopo la messa in onda di questo documentario (che non è contro i social, attenzione, ma contro il cattivo uso che se ne fa) Netflix venga a perdere in un solo giorno di borsa 9 miliardi di dollari (con tanto di hashtag dedicato #cancelnetflix) perché accusata di sessualizzare il corpo di alcune bambine in una locandina di un film da poco uscito e proposto e che in verità pare voglia comunicare proprio il messaggio opposto (ancora una volta c’è molto da riflettere sull’analfabetismo funzionale di certo politicamente corretto). Coincidenza? Alle visualizzazioni l’ardua sentenza.

astra

13 settembre 2020 § Lascia un commento

ritratto da un tempo passato, nemmeno troppo lontano, anzi piuttosto recente: quando ancora andavo fotografando per posti sperduti. basta qualche capello in meno o un po’ di barba bianca a cambiarci in ciò che saremo, o basta il nostro pensiero a mantenerci uguali a ciò che eravamo? cosa è più forte, e che cosa resta di uno sguardo? dove ci porta, questa metamorfosi temporale? è così forte, la debolezza? nel vecchio passato, restiamo per sempre giovani. per aspera ad astra.

ending things

11 settembre 2020 § Lascia un commento

Im Thinking Of Ending Things. Jessie Buckley as Young Woman, Charlie Kaufman as Director in Im Thinking Of Ending Things. Cr. Mary Cybulski/NETFLIX © 2020

curiosamente, proprio come in “tenet” di nolan (o no?), anche in “i’m thinking of ending things” di charlie kaufman si fa menzione della fisica/meccanica quantistica, questa teoria scientifica secondo la quale non sempre il reale è reale e tutto accade in contemporanea e nello stesso luogo, in un modo che mai finisce, e quindi concetti quali spazio e tempo come li intendiamo noi non hanno ragione di esistere, ma appunto sono semplici concetti inventati da noi per meglio capire cosa ci circonda, esempio: passato presente e futuro sono tutti dentro di noi, ciò che noi vogliamo chiamare tempo e ci piace portare in tasca, tutti sincronizzati grazie al nostro magico cellulare, non fa altro che attraversare lo spazio del nostro corpo, sempre e per sempre… oppure ho capito male? sto semplificando troppo? è che sto leggendo questo libricino chiamato “quanti”, di tale terry rudolph nipote del ben più famoso erwin schrödinger che tante ne ha fatte passare a quel povero gatto (e già questo dovrebbe mettervi sul chi va là e accendervi il cervello), libricino scritto in modo piuttosto semplice e leggero, umoristico perfino, eppure ogni paragrafo mi tocca leggerlo per ben due volte, non ne capisco il punto, nonostante la logica di ferro mi sembra tutto così arbitrario e gratuito: ma questo veramente fa? una pallina che entra bianca in una scatola per poi uscirne nera? boh. i colori non esistono perché tutto dipende dalla luce e dal nostro vedere e quindi la pallina è sia bianca che nera in un continuo gioco di sovrapposizione? doppio boh. ma allora fa che è vero che passato presente e futuro coesistono continuamente dentro di noi? senza soluzione di continuità. be’, a dire la verità capita spesso di sentirsi così, in un presente più che allargato, anche se naturalmente il passato non può essere cambiato e sul futuro non si può avere lo stesso seppur minimo controllo che si ha sul presente, ma chissà che alla fine del libro non cambi qualcosa. comunque, che dire, il film mi è piaciuto molto, e non solo per i riferimenti culturali in cui mi ritrovo, quindi consigliatissimo. complesso, amoroso, profondo, verboso, bello, triste, feroce, poetico, denso, pieno, infinito. (non) la solita storia, e proprio per questo interessante. non dico altro per non rovinarvi la sorpresa di tuffarvi da soli nell’abisso, ma guardatevelo questo film, ché anche se amanti delle lettere forse un po’ di scienza nella nostra vita ci vuole, non che ci sia tanta matematica in questo film, ma lo sguardo è comunque diverso, perché è questo che siamo: atomi e sentimento. e poi, siamo così sicuri che una formula matematica sia più difficile di un testo letterario? la “matematica” può anche spiegarci qualcosa della “letteratura”, o sbaglio? più si va avanti, più ci si trova complessi, di una complessità che può anche portare alla leggerezza, però. complicato? forse, boh, anzi triplo boh carpiato con avvitamento mortale. ma porsi domande è sempre buono, anche se si fa fatica con le risposte, buono e bello, si va comunque avanti. e adesso basta, con questo strampalato buco nero di parole (attenzione a quello del film, piuttosto raccapricciante, depressivo, distruttivo). mica posso scrivere all’infinito. o sì?

«Io cerco di scrivere qualcosa che sia complicato. Qualcosa che abbia differenti livelli di lettura… E penso che poi la gente sia libera di fare quello che vuole una volta guardato il film. Io voglio che sia quello che è. Io scrivo per me stesso. Quello che comprendo». (Charlie Kaufman)