egomostri.

1 marzo 2015 § Lascia un commento

tra le altre cose, stanotte ho sognato anche una versione deluxe del nuovo album di colapesce. con imbarazzata sorpresa, scoprivo che tra le varie b-sides del dischetto in più c’era anche una canzone che parlava di me, cioè, nel testo veniva proprio fatto il mio nome! ambiguamente titolata “scopo”, non so perché mi faceva pensare all’oroscopo (brezsny già c’è nel primo disco, qua allora è paolo fox?). ufficiale: egomostro anch’io?!

“Specialista in autoscatti
Non c’è scampo per il cibo
È già condiviso
Ancor prima di mangiare”

sbagli.

25 febbraio 2015 § 1 commento

a volte mi chiedo se non abbia sbagliato tutto, credo sia naturale. ma poi mi chiedo anche, davvero era più semplice prima? non dovrebbe essere vero il contrario, cioè che più vai avanti più sai… forse il problema è che uno pensa sempre a quello che va perdendo, piuttosto che a quello che può guadagnarci.

“And if you listen very hard
The tune will come to you at last
When all are one and one is all
To be a rock and not to roll”

“it’s all the same shit // but they call it cLOUDDEAD”

28 gennaio 2015 § Lascia un commento

ogni tanto torno ad ascoltarmi quest’album – una serie di singoli composti tra il 1998 e il 2000, ricordiamocelo – e mi sento un po’ nel futuro, sapete?
è come aprire una finestra e sentire tutte le musiche del mondo.
paradossale, straniante, inebriante.

 

EDIT: vabè, doseone dei cLOUDDEAD ha appena aggiunto il mio tweet ai preferiti… come direbbero i giovani: EPIC WIN!! ahahah
doseone tweet

eels.

16 gennaio 2015 § Lascia un commento

benvenuto, alzheimer: ho il primo cd degli eels autografato, e nemmeno me lo ricordavo. però non penso di essermelo fatto autografare io, cioè, me lo ricorderei se li avessi incontrati di persona… eppure uno di loro tre addirittura dice “rock on, lucio!”, mentre cosa avrà voluto dire E con “just knuckles”? boh. comunque, così come per la doppia scaletta (una finta) che ancora conservo nella mia collezione, molto probabilmente devo ringraziare gli amici organizzatori del neapolis dell’epoca…

beautiful freak autografato

charlie hebdo.

9 gennaio 2015 § Lascia un commento

Davanti a un orrore come quello accaduto nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo c’è da chiedersi a cosa siano servite e a cosa servano queste vignette e battute, e se non servirebbe più che altro tenere i mondi separati: da una parte noi, dall’altra i pazzi. Chiaramente per pazzi non intendo chi segue e professa la propria religione in modo “sano”. C’è da chiedersi perché se tu sai che il pazzo ti farà saltare in aria disegni/scrivi una cosa che provocherà questa reazione. Non sto assolutamente dicendo che se la sono cercata, attenzione. La libertà d’espressione prima di tutto, certo, ma queste morti, a cosa serviranno? Il folle resta tale, perfino rafforzato nei suoi “principi”, fino a quando non gli parlerà qualcuno del suo “mondo”, e nemmeno è detto che questo gli farà cambiare idea. E allora a che serve, c’è da chiedersi ancora, una vignetta che faccia ridere/pensare, se poi la risposta è di una tale drammatica insensatezza. Restano le morti, e poi? Una cosa su cui riflettere attentamente, e su cui personalmente io non ho risposte, perché il mondo non è bianco o nero. È nel grigio che vanno ricercate le risposte, nel caso ci siano. Per adesso, c’è solo la morte… Per quanto riguarda la libertà, non ne sono tanto sicuro. E di certo non solo per colpa di determinati fanatici verso cui è fin troppo facile puntare il dito. Il mondo è più complesso di così.

Bernardo Erlich, " "Il mondo è diventato un posto così serio che l'umorismo è una professione a rischio".

Bernardo Erlich, ” “Il mondo è diventato un posto così serio che l’umorismo è una professione a rischio”.

 

canzoni.

7 gennaio 2015 § 1 commento

parole e musica su ciò che va e ciò che resta. era da tempo che una canzone non mi emozionava parlandomi così nel profondo. thank you, mister kozelek.

«And now when I watch “The Song Remains the Same”, the same things speak to me that spoke to me then. Except now, the scenes with Peter Grant and John Bonham are different from when I think about the dust that fell upon them. I got a friend who lives in the desert outside Santa Fe and I’m going to visit him this Saturday. Between my travelling and his divorces, and our time not being what it was, it’s been fifteen years since I last saw him. He’s the man who signed me back in ’92, and I’m going to go there and tell him face to face, “Thank you”. For discovering my talent so early, for helping me along in this beautiful musical world I was meant to be in».

pino.

5 gennaio 2015 § 1 commento

l’appocundria cos’è, non so bene cosa rispondere. un po’ come la saudade portoghese, uno stato d’animo che c’è ma non sai dire. alcuni ci riescono però, e alla fine è questo che resta, immortale: riuscire a dire, e a fare, cose che ti toccano dentro. ciao pino, e grazie per ciò che lasci: la tua chitarra, la tua voce. continua a suonare.

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