I dati essenziali.

24 novembre 2016 § Lascia un commento

Etelberto si iscrisse alla Facoltà di Comunicazione. Là apprese che ogni soggetto giornalistico ben redatto deve rispondere alle seguenti domande: Chi? Che cosa? Dove? Come? Quando? Perché?
Si lasciò prendere a tal punto dall’oggettività e dalla portata della formula che da allora in poi, a qualsiasi proposito e persino senza nessun proposito, si sorprendeva a chiedere a se stesso chi, che cosa, dove, come, quando, perché.
Meditando per ore e ore, concluse che non solo la notizia, ma tutta la vita terrestre deve essere considerata alla luce dei sei dati, e questi dati sono quelli dell’avventura umana. La filosofia non pretende altro se non di trovare il “perché” del che cosa, e questa chiave continua ad essere sconosciuta. Il “come” tarda a essere chiarito totalmente, appaiono dubbi sul “quando”, e molte volte diventa impossibile appurare “chi” è chi. Stiamo sempre a interrogare Dio, i laboratori, il vento.
Etelberto si mise a guardare il mondo come una notizia mal redatta, che il copydesk non ha avuto il tempo di riformulare, o non ha voluto, o non ha saputo. Desistette dal diplomarsi in Comunicazione. Oggi ha un allevamento di trote, che gli rende buon denaro. È fornitore esclusivo di ristoranti a cinque stelle.

(Carlos Drummond De Andrade, Racconti plausibili)

lungomare.

24 giugno 2016 § Lascia un commento

Primo giorno in bici, e ho già qualcosa da scrivere nei miei ‪#‎diaridellabicicletta: un trans modello Divine/moiraorfei in bikini e tutta truccata che prende il sole beatamente distesa su una panchina, la testa poggiata in grembo al suo giovane e innamoratissimo fidanzato che le sussurra parole d’amore. Per oggi è andata, potrei anche ritenermi soddisfatto, grazie Napoli per il “lungomare più bello del mondo” (dove c’è anche gente che si fa il bagno tra barche e lamiere, un po’ umiliante, direi). Intanto c’è Action Bronson che mi canta nelle orecchie di amori non corrisposti, Action che in questi giorni se ne è andato in giro per Napoli per il suo programma di cucina e chissà quante pizze fritte si sarà strafogato.

“I’m not exactly flawless, but I’m gorgeous”

camorra.

17 giugno 2016 § Lascia un commento

Questo è il camorristico biglietto trovato ieri notte sullo specchietto della mia macchina, e se non mi sento di schifare completamente a morte il merdoso parcheggiatore abusivo di turno è solo perché almeno è stato capace di scrivere in un italiano più o meno corretto (al di là del messaggio surreale e della mancanza di punteggiatura), di questo devo dargliene atto (e poi, di chi è la colpa?). Intanto, poco lontano c’è l’ottimo sindaco uscente in maniche di camicia che cerca di farsi rieleggere da un pubblico di ubriachi fuorisede ballando il reggae di Maradona (questo il livello, vota e fai votare il masaniello meno peggio); grottescamente comico il saluto finale inneggiante a Zulù&99posse, dato che di questi sul palco non c’è nemmeno l’ombra. Il limite orario fissato per la musica in piazza è passato da un pezzo, ma che fa, l’importante è divertirsi; a terra, lo testimoniano un tappeto di bottiglie rotte e la tradizione in completa involuzione (altrove non è così, ma siamo in pochi ad apprezzare). Va tutto bene turisti, prendeteci d’assalto, Napoli non cambierà.
camorra parcheggiatori   

rondini.

5 giugno 2015 § Lascia un commento

simone marie tweetuna giornata più o meno normale. stamattina una rondine un po’ confusa e spericolata riesce a entrare attraverso il balcone praticamente chiuso, si fa un paio di giri in camera e una volta riuscita a uscire si butta giù, e oggi scopro che la fascinosa bassista dei primal scream ha aggiunto ai preferiti un mio tweet, capendoci poco o niente, immagino. interpretazioni?

tempo.

10 marzo 2015 § Lascia un commento

leisure-work

so benissimo che nessuno di voi avrà il tempo di fermarsi un attimo (facciamo cinque) a leggere questo articolo (in inglese, per di più!!) così lungo, quindi ecco qui la conclusione tradotta ricopiata bellamente dall’Internazionale (ma il nome del traduttore?) di questa settimana:

Nel primo secolo dopo Cristo, Seneca si meravigliava di quanto poco le persone dessero valore alla vita mentre la vivevano: tutti sembravano sempre terribilmente occupati, con le loro paure mortali, con i loro desideri immortali, generosi solo del loro tempo. Anche i ricchi, scriveva Seneca, andavano sempre di fretta, maledicendo la loro sorte, e aspettando con trepidazione il momento in cui finalmente avrebbero riposato: “Sono avari delle loro ricchezze; ma quando si tratta di perdere tempo, sprecano l’unica cosa di cui dovrebbero essere avari”, osserva in ‘De Brevitate vitae’, forse il primo libro di autoaiuto sulla gestione del tempo. Il tempo sulla terra è incerto e fuggevole, ma ognuno di noi ne ha a sufficienza per fare un respiro profondo, immergersi in pensieri profondi e annusare profondamente delle rose. “La vita è lunga, se sai farne uso”, ammoniva Seneca.
Quasi duemila anni dopo, de Grazia scriveva le stesse cose. La vita moderna, con le sue perdite di tempo, la sua fame di denaro, il suo egoismo e la sua superficialità, lo esasperava. Tutti correvano, correvano e correvano, ma per andare dove? Perché? La gente rinunciava al tempo per qualsiasi cosa, ma ne valeva la pena?
Il suo saggio ‘Of time, work and leisure’, uscito nel 1962, si conclude con una raccomandazione: “Stendetevi sotto un albero, mettete le braccia sotto la testa, meravigliatevi del punto in cui siete arrivati, sorridete e ricordate che sull’inizio e la fine di ogni grande impresa dell’uomo regna il disordine”.

sbagli.

25 febbraio 2015 § 1 Commento

a volte mi chiedo se non abbia sbagliato tutto, credo sia naturale. ma poi mi chiedo anche, davvero era più semplice prima? non dovrebbe essere vero il contrario, cioè che più vai avanti più sai… forse il problema è che uno pensa sempre a quello che va perdendo, piuttosto che a quello che può guadagnarci.

“And if you listen very hard
The tune will come to you at last
When all are one and one is all
To be a rock and not to roll”

lo hanno voluto tutti e due.

15 gennaio 2013 § Lascia un commento

È stato molto facile. Si amavano a dispetto di tutti i musei. Mano destra con mano sinistra. Mano sinistra con mano destra. Piede destro con piede destro. Piede sinistro con la nuvola. Capello e pianta del piede. Pianta del piede e guancia sinistra. Oh, guancia sinistra! Oh, nord-ovest di bastimenti e formiche di mercurio! Dammi il fazzoletto, Genoveffa, sto per piangere. Piangerò fino a che dai miei occhi non usciranno corone e corone di semprevivi. Si coricavano. Non c’era spettacolo più tenero. Ha sentito? Si coricavano. Coscia sinistra con avambraccio sinistro. Occhi chiusi con unghie aperte. Cintura con nuca e con spiaggia. E le quattro orecchiette erano quattro angeli nella capanna della neve. Si desideravano. Si amavano. Malgrado la legge di gravità. La differenza che corre tra una spina di rosa e una Star è semplicissima. Quando lo scoprirono fuggirono in campagna. Si amavano. Dio mio! Si amavano davanti agli occhi dei chimici. Schiena con terra, terra con anice. Luna con spalla addormentata e le cinture si intrecciavano l’una con l’altra con un brusio di vetri. Io le vidi tremare le sue guance quando i professori dell’Università le portavano aceto e miele su di una spugnetta minuta. Spesso erano costretti ad allontanare i cani che guaivano a causa delle bianchissime edere del letto. Ma loro si amavano.
Erano un uomo e una donna, ossia un uomo e un pezzetto di terra, un elefante e un bimbo, un bimbo e un giunco. Erano due giovani svenuti e una gamba di nichel. Erano i barcaioli! Sì. Erano i barcaioli del Guadiana che assiepavano con i loro remi tutte le rose del mondo.

Federico García Lorca, da Amanti assassinati da una pernice.

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