gy!be

16 novembre 2015 § Lascia un commento

Ieri sera sono andato a Roma, per il concerto dei Godspeed You! Black Emperor.  Un concerto epico e annichilente, ma allo stesso tempo pieno di speranza. Le composizioni dei GY!BE non presentano parole, se non nei titoli talvolta molto significativi, ma a un certo punto in sala sono risuonate delle urla piuttosto concitate, gente che scappava impaurita… L’emozione è stata molto forte. La sala era piuttosto piena e l’istinto è stato quello di guardarsi intorno, cosa stava succedendo, chi c’era, movimenti sospetti? Dopo i tristi fatti del Bataclan, nessun concerto sarà più lo stesso… Forse è questo che ha voluto dirci, o meglio, è su questo che ci ha voluto far riflettere l’anarchico collettivo canadese, con questo frammento audio, ma di certo non voleva creare panico: “I tempi sono quelli che sono”, si è scusato il tipo della security mentre mi perquisiva. Bisogna forse smettere di andare ai concerti, bisogna forse smettere di vivere? È forse possibile questo, a cosa può portare? Io penso che le uniche cose di cui bisogna aver paura sono l’ignoranza, la chiusura, il non voler comprendere l’altro. Là fuori intanto cominciavano a cadere le prime bombe, allontanando sempre di più le risposte… Dove arriveremo, non so. Teniamocela stretta, questa nostra piccola vita, e continuiamo a vivere, nonostante l’orrore. Il pianto stamattina arriva leggendo la toccante testimonianza di una ragazza che era al Bataclan, accompagnata dalla foto del top insanguinato che indossava la sera del massacro. Non so perché, ma ogni volta che accade una cosa del genere si pensa sempre che sia così “irreale”: “Sembrava un film”, è la frase che si sente ripetere spesso. Dopo l’accaduto si comincia a parlare, per cercare di capire. I politici vogliono spiegarci tutto, ma nella maggior parte dei casi non hanno capito niente e finiranno per prendersela con le persone sbagliate (vittime innocenti anche loro). Quello che mi conforta in mezzo a tutta questa follia sono le parole d’amore di chi non perde la testa, anche se avrebbe degli ottimi motivi per lasciarsi andare a un’irrazionale ferocia.

Annunci

le bataclan.

14 novembre 2015 § 1 Commento

Quello che è successo a Parigi ieri notte è completamente folle. Vari attacchi terroristici in vari punti della città, forse sette, il più grande dei quali è avvenuto al Bataclan, leggendaria sede di concerti dove hanno suonato Nico e Lou Reed, e anche Jeff Buckley, tra gli altri. Ieri sera c’era un concerto degli Eagles Of Death Metal, la sala era quasi piena, credo. Anch’io ero a un concerto, come quasi ogni sera della mia vita, e Tizio ha suonato anche I See a Darkness di Bonnie “Prince” Billy. Il mio pensiero va a tutti quei ragazzi che, proprio come me, ieri sera sono usciti per godersi un bel concerto ma che purtroppo non faranno più ritorno a casa. Mi chiedo se una canzone può dare conforto, lenire un profondo dolore e lasciar intravedere un po’ di luce, al di là dell’oscurità. Dopo quello che è successo è difficile, forse impossibile, rispondere. Davanti a una morte del genere, non esistono parole, se non una: follia. Tornato a casa ho cercato di capire se tutti i miei amici stessero bene, fortunatamente Facebook in questo caso ha aiutato, grazie al safetycheck. Ieri era la giornata mondiale della gentilezza, guarda in cosa si è trasformata. Se solo ci ascoltassimo di più, senza urlare, e invece per radio, in tivù, su fb, tutti a dare la loro versione dei fatti, già nel cuore della notte, e a recitare la propria parte, per il proprio tornaconto personale. Uccidiamoli tutti, chiudiamo le frontiere, è un complotto, non vi permettete di essere solidali, è colpa nostra; senza che nessuno faccia un minimo sforzo per fermarsi davvero a pensare l’enormità di ciò che è accaduto a tutti quei ragazzi, e quindi a noi. Io so solo che non riesco a dormire, la tranquillità andata ormai perduta, ancora una volta, mi viene da piangere.

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per novembre, 2015 su granelli.