che cosa vedi?

20 maggio 2008 § 2 commenti

il ragazzo e la vecchia.

23 giugno 2007 § 19 commenti

La vecchia è palesemente senza dentiera, ma è vestita da ragazzina.

Ha una maglietta azzurra con un disegno fatto di strass, strass bianchi e rosa, un qualcosa che parla di mare e spiaggia, vacanze, e poi dei jeans. È seduta a un tavolino del bar sotterraneo di questa libreria, ma non sta leggendo niente, non sfoglia nemmeno un giornale. Guarda fisso davanti a sé, ogni tanto rumina qualche parola, è da questo che si nota l’assenza di denti, e di dentiera, la bocca rientra perché non c’è niente che la trattiene.

La vecchia è vecchia, ma ha rossetto sulle labbra, rossetto appena messo con l’aiuto di un piccolo specchietto portatile, i suoi occhi, rugosi, sono truccati, e non ha nemmeno un capello bianco; i capelli sono tutti castani, o rossicci, di quel colore che più si addice a signore che hanno ormai superato l’età della gioventù, ma non sono ancora così vecchie, tuttavia.

L’attenzione della vecchia è tutta rivolta al tavolo accanto, ma la sua è un attenzione dissimulata, di quelle attenzioni che si fa finta di non avere, ma proprio per questo più intense, e preoccupate.

Al tavolo accanto c’è un ragazzo, forse non ha nemmeno vent’anni, o forse li ha da poco compiuti.

Questo ragazzo ha capelli scuri e anche la sua maglietta è azzurra, anche lui ha dei jeans, ed è tutto concentrato su una cartina, una di quelle cartine che i turisti, ignorando la bellezza di una passeggiata senza direzione, si precipitano a comprare non appena arrivati in città.

Il ragazzo studia la mappa, osserva, e dice, ma non ha interlocutori, è come se parlasse tra sé e sé, come se studiasse il modo migliore per arrivare a una meta inesistente; ha altri libri con sé, legge, studia, completamente assorto, rapito. Sembra che parli alla vecchia, lei lo sente ma non l’ascolta, abituata ormai a quelle cose; c’è un rapporto tra loro; dal suo modo di comportarsi lei sembra essere la madre, ma l’età dell’uno e dell’altra dicono più: questi sono nonna e nipote.

La vecchia vuole andarsene, è irrequieta, ravvivare il trucco non la distrae per più di due minuti, e tutti questi libri non le dicono nulla, continua a rimuginare e a richiamare il ragazzo ma, anche lui, non pensa che a sé, e a quelle strade pronte a portarle chissà dove, chissà quando.

Il ragazzo poi si alza, va a rimettere a posto ciò che ha preso e la vecchia si alza con lui, lo segue; lei ha scarpe da tennis immacolate e appoggia il giubbetto di jeans sulle spalle, ricurve, proprio come una ragazzina, il braccio piegato all’indietro a mostrare la flaccidità della pelle.

Il ragazzo torna indietro, come se volesse, ancora, cercare e trovare, lontano dalla vecchia senza denti che lo segue, così intenta nel controllo di un incontrollabile giovane uomo. Incomprensibili, l’uno all’altra.

Il ragazzo sale le scale e i suoi occhi sono quelli di un pazzo, scuri e penetranti mostrano e allo stesso tempo nascondono profondità sempre più prossime alla superficie, pronte all’esplosione, perché in casi come questi l’implosione non è mai una possibilità.

 

Il giorno dopo, non lontano da quegli stessi tavolini, c’è un signore che scrive, ha giacca e cravatta, pantaloni e occhiali eleganti; ha un libro con sé, legge e sottolinea. Il suo scrivere è fitto, lui è solo.

La sua penna e il suo quaderno dai colori antiquati parlano di un’età senza computer, quando l’inchiostro ancora macchiava le mani, a differenza di un oggi in cui una qualunque tastiera di plastica oppone troppa poca resistenza alle aspirazioni letterarie di chiunque.

Il signore non si toglie nemmeno la giacca, e la musica stupida, il chiacchiericcio inutile, non lo disturbano, forse perché è preferibile, necessaria, l’immersione, per scrivere di un qualcosa.

 

 

Oggi il giornale dice che un ragazzo, nemmeno vent’anni, ha fatto una strage, una strage, così dice il giornale; un così bravo ragazzo che ha ucciso tutta la sua famiglia, una famiglia fatta di sole due donne, colei che lo mise al mondo, e colei che mise al mondo lei.

Le parole che descrivono il fatto sono fredde, dettate dalla fretta e dall’indifferenza.

Ma d’altronde a cosa sarebbe servita, un po’ di compassione, o di comprensione, non avrebbe di certo cambiato le cose.

     

Anna Zacco e le signorine moderne.

28 maggio 2007 § 17 commenti

Interrogato al riguardo il venditore ambulante risponde che Anna Zacco è quella signora là, quella che prima viveva alla fine della strada, proprio laggiù, ma che adesso ha traslocato, se n’è andata.

Se n’è andata svuotando e rovesciando tutti i suoi cassetti su questa bancarella, certo non proprio lei, ma disponendo a chi di dovere che tutte le cose di quella casa fossero date via, libri, lettere, carte, foto, tutta una vita lasciata indietro insomma.

Perché alla fine una vita si riduce a questo: una serie di cose, e di oggetti, che raccontano ciò che è stato e che adesso non è più, un qualcosa che è lontano nel tempo e, in questo caso, anche nello spazio.

Una cosa che continua a esistere, ed è, solo grazie al ricordo.

Memorie, che ci rassicurano della nostra esistenza.

E allora quello che mi chiedo io, che non butto via nemmeno i biglietti del cinema, è come fa una signora a disfarsi di tutto questo (o come fa qualcuno a disfarsi per poche euro di un’intera biblioteca francese, sfogliata e annusata su un’altra bancarella).

Tra queste carte c’era un quaderno che riguardava la pensione del marito, militare, e poi una lettera di ringraziamento da parte di una tale Superiora, nel convento della quale probabilmente studiavano le figlie della signora Zacco, un libretto di massime cristiane, delle cartoline, dei ritratti del Papa di allora, ma soprattutto foto.

Insomma, rispetto alla fatica fatta, niente che avesse così tanto valore, come ha fatto notare il sorridente venditore che in quella casa (ma la signora Zacco è stata sfrattata, o ha deciso di andarsene di sua sponte?) addirittura pensava di trovare dei soldi.

Ma questo venditore, tuttavia, si è messo a vendere queste cianfrusaglie a 1euro lo stesso, cianfrusaglie senza valore se non per un nostalgico del tempo che fu, o per la signora Zacco e parenti, certo.

Io ho comprato due foto, due foto per un euro, foto di gioventù della signora in questione.

Tutte e due in bianco nero, stampate su carta che sembra tela, appena un po’ ingiallite, hanno resistito bene al passare del tempo, immortalando per sempre persone che, almeno con questo aspetto, non esistono più.

E invece che fine faranno tutte le nostre foto, quelle digitali, mai stampate e salvate su dischetti che da qui a dieci anni non saranno, forse, più leggibili causa mancanza e/o mutamento dei lettori?

Che fine faranno, le nostre memorie?

 

La foto che ho scelto per prima ritrae una donna che io presumo, appunto, sia la signorina Zacco, nel fiore della sua gioventù o, come si sarebbe detto allora, in età da marito.

Questa donna non sta sorridendo, le labbra piene sono chiuse, lo sguardo è penetrante e malinconico, ha dei fiori tra i capelli. Questi le arrivano alle spalle, e lei è molto bella. In un impeto artistico il fotografo (il cui marchio in rilievo è impresso sulla foto, a mo’ di pubblicità) ha donato a questa donna una specie di aura ultraterrena, adagiandola su sfondo bianco e cancellando quasi tutto il suo corpo, forse è lui stesso che le ha detto di non sorridere per rendere il ritratto più importante.

Di questa foto c’era anche un’altra copia, un po’ più macchiata, in effetti la signorina Zacco è venuta molto bene e forse ha voluto mandare questa foto a qualche amica, o addirittura a uno spasimante, imprimendo segretamente l’evanescente segno delle sue labbra amanti sul retro della foto.

Sì, perché all’epoca quasi tutte le foto venivano stampate a uso di cartolina postale, sul retro c’erano righe per l’indirizzo, e spazio per il francobollo.

Nella seconda foto la signorina Zacco invece è in compagnia della sorella e del figlio di questa.

Le due sorelle hanno ambedue un vestito nero a motivo floreale che differisce solo nel collo, più elegante per la sorella maggiore e più sbarazzino per la signorina Zacco; quest’ultima ha anche un cappellino bianco, posto di sbieco sui capelli un po’ più corti rispetto all’altra foto.

In questa foto la signorina Zacco si vede subito che è più giovane, è una ragazza, sorride, e i suoi occhi brillano, forse il suo cuore non è stato ancora spezzato, e non ha ancora avuto modo di soffrire per le traversie della vita; ma anche l’altra sorella, più grande e più bruttina, sorride, seppur in modo meno naturale. Lei è seduta su una sedia senza schienale, una sedia che di sicuro ha un nome preciso, e accavalla le gambe da vera signora, mostrando scarpe di vernice e calze a rete; davanti a lei c’è suo figlio, tutto vestito di bianco, pettinato e serio. Immobile, fisso, così come gli ha ordinato il fotografo (un altro marchio anche qui, differente). Questa sedia poggia curiosa su una piccola pelle di leopardo, regalo del padre militare lontano, chissà.

 

 

bouquet

Intanto le ragazze di oggi, in metro, sfogliano tutte colorati cataloghi di paesi esotici e mai troppo lontani: Tunisia, Caraibi, Maldive, Sharm El Sheik; le vacanze si appressano e loro non vogliono certo farsi trovare impreparate.

Sfogliano, da sole o in compagnia di un’amica, questi compendi di sapori e afrori lontani che, attraverso precisi listini prezzi e foto vuote e irreali di villaggi non-luoghi in cui il cameriere di colore parla più italiano di te, promettono tiepidi bagni al cloro e bollenti serate house, baci salati con retrogusto di tabacco e sesso facile e veloce, da dimenticare il giorno dopo o magari anche qualche anno più in là, se si è più fortunate.

Quanto costa al giorno d’oggi una settimana lontana dalla solitudine e dalla munnezza opprimente?

Ci sono le offerte.

Alla fin fine lo sguardo di queste ragazze è uguale a quello della signorina inizio-secolo Anna Zacco: brillante e pieno di speranza, non ancora toccato – sporcato – dalla vita che verrà… per la maggior parte di loro.

 

scatole

Io, ovviamente, per mancanza di compagnia e/o risoluzione, non so ancora dove trascorrerò le mie vacanze, ma per intanto me ne vado al Primavera Sound, dove, tra i tanti altri, vedrò la Gioventù Sonica suonare per intero il sonico monolite Daydream Nation, il malinconico giramondo Beirut (ascoltate quel gioiellino pop che è Scenic World), i malinconirici Grizzly Bear, gli avanguardisti Battles, gli inventori del post-rock Slint, la sputazzante poetessa rock che non si depila, gli eroi della mia adolescenza indie-rock Girls Against Boys (cercate la grandiosa Let Me Come Back!), le zucche riunite addirittura.

     

 

                                                                                     «Ci vuole molto tempo per diventare giovani».

 

                                                                                            (pablo picasso)

 

holgarama. (excerpts from the first roll)

28 aprile 2007 § 15 commenti

red jesuspericolo strettoiain bloomatom heart mothers

Un’offerta che non potevo rifiutare.* [o anche: “Sono figo, so un sacco di cose e scrivo bene.” (ma non ho un lavoro)]

9 maggio 2006 § 13 commenti

Oggi sono stato in un centro commerciale (ogni tanto vado pure a fare la spesa, certo) dove si vendeva cultura a peso, nello specifico libri. Di lato al reparto edicola/libreria c’era questo ammasso di libri ammucchiati uno sull’altro ch’era pure difficile da vederli bene, e in mezzo c’era proprio una bilancia per pesarli, una bilancia da cibo, pure un po’ sporca a dire la verità. Perplesso dalla cosa mi sono incuriosito, e l’hostess di turno (bionda e bona naturalmente, stava leggendo un libro sull’amour) se ne deve essere accorta (di questa mia perplessità) anche se avevo gli occhiali da sole messi per avere più carisma e sintomatico mistero, così mi si è avvicinata e sorridendo mi ha detto questi libri si vendono a peso, 5.50 euri al kilo (mica come l’Adelphi che per 5e50 ti vende un misero librettino striminzito). Tu pesi il libro sulla bilancia e ti esce un adesivo con peso (e relativo prezzo) del libro in questione, proprio come se stessi comprando frutta e/o verdura. Mi sono dato allo scavo.
Già avevo individuato un libro strano, quadrato, senza copertina, cioè piuttosto che titolo e foto/disegno/illustrazione c’erano delle cose scritte con una grafia molto bella e particolare sopra; libro che poi si è rivelato essere un libro fotografico di Björk, la stellina islandese, e non so perché all’inizio ho pensato che fosse un libro a edizione limitata (o fuori catalogo da anni) e io stessi per fare il colpaccio manco avessi trovato l’edizione originale di quella meraviglia che è il Codex Seraphinianus (altro che codicedavinci di quel fesso di Dan Brown!). Tanto che ero eccitato ho pensato addirittura di comprare tutte e due le copie presenti giusto per regalarne una magari (sì, ma a chi? alla prima che passa?) o di rivendere la copia in più su ebay (dice che oggi si fa così e allora volevo provare anch’io il brivido dell’immondo mercimonio speculativo). Il libro tanto per dirvi l’ho pagato 3 euro e mezzo, poi ho controllato su ibs e in originale costa poco più di 20 euro ma è scontato del 50% e non so se è esaurito però no, non ho comprato la copia in più ma ci sto ancora pensando. Ovviamente il momento che mi deciderò a tornare per comprarlo si verificheranno contemporaneamente queste tre cose: 1) sarà già stato venduto, 2) non verrà mai più ristampato e 3) raggiungerà quotazioni stellari su ebay (su cui ho già fatto anche un giro preventivo per vedere se c’è, ma non c’è). La vita va così.
E dire che a me Björk manco piace più di tanto (al test presente nel libro in questione: “Sei ossessionato da Björk?”, io probabilmente raggiungerei punti zero) e qui già sento il coro dei commentatori silenziosi urlare buuuu, non capisci un cazzo di musica, però ammetto che mi piacciono le sue collaborazioni (tra gli altri, sull’album “Vespertine” ) con i Matmos (duo elettronico/gay di cui è appena uscito il nuovo disco con il dolce Antony come ospite d’onore a quanto pare, disco del mese su Blow Up peraltro) e un suo vecchio disco (gling-gló) in cui ancora giovinetta la nostra si dilettava a cantare canzoni jazz nel suo originario idioma islandese… sono il solito snob musicale, è chiaro. Comunque non ritengo Björk totalmente da buttare (come dimenticare quel piccolo adorabile capolavoro di video-musical che è “It’s Oh So Quiet”?) non vi preoccupate (e chi si preoccupa?, penserà la maggioranza silenziosa di cui sopra), è solo che non capisco tutto questo strapparsi i capelli. Comunque.
Il libro (sfogliato mentre ascoltavo il quarto disco del magnifico cofanetto a edizione limitata “Lullabies To Violaine” dei Cocteau Twins, cofanetto che sì che sta raggiungendo quotazioni stratosferiche sul mercato dei collezionisti; però non ho ancora smesso di aspirare al monstruoso cofanetto doppio cd/dvd + libro dei Kraftwerk di cui posseggo solo il doppio dvd per adesso, ma che suoni/toni devono usare per avere tali effetti sulle mie sinapsi?) comunque è bello, pieno di foto (Araki, Mondino, Corbijn, CunninghamGondry eccetera eccetera), ha una sovraccoperta in simil-tessuto (mi sembra) con davanti un raccontino (appunto) e dietro una foto; l’ho parcheggiato con la parte fotografica rivolta verso il mio letto sul nuovo mobiletto quadricromo comprato(mi) da mia madre che (mi) compra le cose senza dir(mi) nulla (e io che avevo bisogno ancora di un nuovo mobile porta-cd/libri/dvd, piuttosto). Alla mia veneranda età dovrei andarmene a vivere da solo lo so, e voi pure c’avete ragione. Ma volete mettere la comodità di vivere ancora a casa dei genitori?
Così Björk mi guarda mentre dormo, ed è bellissima, come una monnalisa pop. In questa foto le sgorgano grosse lacrime verdi dagli occhi e dal naso e ha la bocca viola, magari ve la scannerizzo sì; poi c’è un’altra foto che mi piace molto: Björk è più giovane, frangetta e codini, vestita di rosa è di schiena a piedi nudi in ginocchio sul letto ma si è girata e ci guarda mentre suona quella che sembra essere una diamonica rossa in una camera tutta verdeblu nel cui unico specchio si riflette un cuore, questa non la scannerizzo perché rischierei di rovinare il libro mi spiace. Fatevi bastare la mia descrizione a perdifiato, quindi.
Poi ci sono anche un paio di foto del Kurt generazionale e di Michael Jackson, non capisco perché, e di un tizio che non so chi è, e poi le foto di una bambina che sembra proprio la figlia (???) di Björk; infine raccontini, poesiole, disegnini, saggetti, tutti con la loro brava traduzione in italiano a parte in fine di libro, su fogli gialli e sottili come quelli della bibbia. Evviva.
Ho comprato anche altri tre libri, libricini illustrati (scritti da Angela Carter, Max Jacob, Laura Esquivel) per l’infanzia in su, rispettivamente illustrati da Simona Mulazzani, Fabian Negrin, Francisco Meléndez. Favolette insomma, pagate poco più di 3 euro in tutto.
I disegni di Meléndez sono proprio belli, non so chi mi ricordano, forse Mark Ryden (di cui c’è una Björk disegnata nel libro di cui si parla in precedenza), ma adesso che ci penso assomigliano ai disegni dei wallpaper originali di “Big Fish” di Tim Burton, o forse più al tratto grottesco di un cartone animato ispirato alla metamorfosi di Franz Kafka che mi è capitato di vedere una volta.
I disegni che illustrano la storia del surrealista Jacob (la storia da cui mi aspetto di più) pure sono belli, sembrano i disegni di quel fumettista svizzero (mi pare) che graffia sul foglio nero per far uscire fuori il (di)segno bianco, magari è proprio lui, chissà.
I disegni dell’italiana sono quelli più normali al solito (però non è che mò tutte le ragazze italiane non sanno disegnare, date un’occhiata ai simpatici mamuozzi di questa mia amica, per esempio), carini ma niente di che, il libro l’ho comprato giusto perché era della stessa collana dei precedenti, anche se c’è da dire che è stato il primo che ho pensato di compare visto che parlava di un gatto che incredibilmente vive in fondo al mare: come andrà a finire?
Detto per inciso, sono tutti libri quadrati e Mondadori con il prezzo ancora in lire: che la Mondadori stia fallendo? Sarebbe la giusta punizione per non aver ancora (ri)pubblicato, a completamento dell’opera penta-galattica,  “Praticamente Innocuo” di Douglas Adams nella piccola biblioteca. Bastardi forte sì, ma non è il caso di lasciarsi prendere dal panico, lo pubblicheranno un giorno, almeno spero.
Comunque no, non credo, la spiegazione più semplice è che si stampano più libri di quanti effettivamente se ne leggano. Fondi di magazzino, quindi.
 
Parlando di libri e Mondadori, aggiungo che stamattina sono andato in una scuola (dopo essere passato in un’altra scuola per reclamare certi soldi che mi spettavano, ma per la realizzazione di alcuni spot progresso però) per uno di quei progetti precari (per me) dove io e un’altra leggiamo dei libri invitando – come si dice – i ragazzini prima alla lettura e poi al dialogo. In precedenza ero già stato in altre scuole, scuole medie dove ragazzi e ragazze assuefatti (d)alla playstation (attenzione, non è il mezzo ma l’uso che se ne fa a essere deleterio) e allevati dal mariadecostanzo nazionale (in modo che siano pronti i più “fortunati” a diventare nuovi berluschini e i più sfortunati a rimanere irrimediabilmente delusi dall’aspirazione costantinesca/velinesca) mi guardavano inebetiti non sapendo cosa dire e/o sognare. Fa sempre tristezza accorgersi di queste giovani generazioni d’oggi definitivamente perdute.
Invece la scuola di stamattina (un direttore giovanissimo!) era una scuola elementare, una vera scuola d’élite peraltro, piena di libri e giornali (gratuiti), con mobili antichi, privata e giustamente pure cattolica, incredibile a dirsi provvista anche di ristorante e giardino. I bambini, ispirati dalla storiella zoologica letta, hanno fatto la fila (ma davvero, eh) per venire a dire la loro e parlarci del loro piccolo animaletto domestico morto chissà quando e chissà come. Però sorridevano tutti mentre ce lo raccontavano, forse per loro è ancora possibile la salvezza. Il potere dei soldi, evidentemente. Chi ce l’ha va avanti, I suppose.
Un effetto strano.
 
Tornato a casa, prima di mangiare patate bollite e tonno al naturale (sì, sono a dieta e vado pure in palestra con tanto d’iPod d’ordinanza, perché la prova-costume si presenta per tutti, ma per ovvie ragioni affettive non riesco a rinunciare alla cioccolata: come devo fare?), ho ricevuto via msn (ah, questi tempi moderni talvolta mi commuovono) una proposta di matrimonio (per vedere com’è, ha detto) da una mia amica australiana, così da vero casanova le ho detto di sposarci in estate in modo che lei avrebbe potuto mettersi in bikini, ma essendo lei ossessionata dalla lingerie (sei cassetti pieni ha affermato di averne) preferirebbe l’abito classico per mettere la giarrettiera e così via. Okay da gran gentiluomo quale sono farò questo sacrificio e mi adeguerò, ma il dubbio è: dove sposarsi? Australia, o Italia? E se poi m’imbarco per l’Australia, l’aereo cade e faccio la stessa fine di quei fessi di Lost?
 
Poi ho visto “Mio padre ha 100 anni”, il corto (registrato oggi dietro “Freaks” di Tod Browning, purtroppo cancellando per sbaglio “La Jetée” corto apocalittico di Chris Marker a cui si è ispirato Terry Gilliam per “L’esercito delle 12 scimmie”) scritto da Isabella Rossellini (a cui un po’ assomiglia la mia amica disegnatrice di cui sopra) e diretto da Guy Maddin, corto dedicato appunto a Roberto Rossellini rappresentato come un pancione parlante e per questo motivo tanto odiato (il corto, non il padre) dalla sorella della Rossellini (Bergman chi?); boh, a me il corto è piaciuto, in una fumosa e rarefatta atmosfera blanc et noir Isabella (principale se non unica interprete di tutti i personaggi, registi perlopiù) si aggira triste e spaesata parlando di Cinema e biasimando l’oblio in cui è caduto il padre. Pollice in su quindi.
 
Se a questo punto c’è qualcuno che ancora non si è scocciato di farsi i fatti miei ed è ancora interessato, allora questo qualcuno si merita un premio… be’, più o meno.
Domani vado a vedere (per la seconda volta) gli Xiu Xiu (suoneranno dopo, ma anche insieme, a-gli italiani Larsen, con cui daranno vita al progetto XXL che ultimamente ha pubblicato “ Ciautistico!”; forse sarà presente anche una suicide girl amica di amico!), e se non avete ancora ascoltato il loro debutto “Knife Play” il consiglio da parte mia ci sta tutto: è un disco epocale, ascoltatelo prima dei soliti cofanetti di ristampe che fioccheranno quando il cantante si sarà suicidato definitivamente! Non vi dico che genere è ché senno pensate che non vi piace e non ve lo scaricate/comprate. Sappiatemi dire cosa ne pensate.
Visto che mi trovo, consiglio pure un altro disco di uno che è già morto però (necrofili che non siete altro!), “Cure For Pain” dei Morphine, un grande gruppo fatto solo di una voce, un sassofono, un basso a due corde, una cassa e un rullante, un charleston occasionale. Il morto in questione sarebbe Mark Sandman (nomen omen!), ovvero il cantante/bassista dei Morphine (poliziotto: «perché vi chiamate morphine?», mark: «perché ci piace il dio del sonno»), signorine lettrici ascoltate la sua voce e abbiate il coraggio di dire che non è eccitante. Anni fa il povero Mark schiattò proprio in Italia, d’estate, infarto sul palco (esiste un modo migliore di morire per un musicista?) in quel di Palestrina (Lazio). E pensare che io ci stavo pure andando a quel concerto. Non li vedrò mai più, proprio come i Nirvana.
 
 
 
 
 
*Per quelli che non hanno colto la [cit.] del titolo: è una parafrasi della battuta più famosa de “Il padrino” di Coppola. Il padrino fa sempre offerte che non si possono rifiutare, è una cosa lapalissiana. Venerdì scorso ho visto la prima parte (3 ore e mezza filate!) di “The Godfather 1902-1959: The Complete Epic”, ovvero i 3 film della saga completa del padrino montati in ordine cronologico. Grandioso. Venerdì vedrò la seconda (e ultima?) parte. Stasera invece mi guardo “Il resto di niente” della De Lillo ispirato al romanzo omonimo di Enzo Striano da cui i 24grana hanno tratto una canzone, e poi forse “Escoriandoli” (che comunque registrerò) di Rezza (di cui con tanta passione s’è discusso su queste pagine).
Be’, direi che dopo quest’altri inutili fatti miei inutilmente riportati qui, posso alfine salutare quell’unico dei quattro gatti che avrà resistito a leggermi fino in fondo.
 
 
Ciao.
 
 
p.s.: Chissà se dopo tutto questo scrivere a tempo perso riuscirò anche a stroncare come si deve l’ultimo (scialbo e dispersivo nella sua totale inconcludenza) Bellocchio. Speriamo. Già non mi è riuscito di stroncare quella ciofeca annegata nella melassa hollywoodiana tratta dal bellissimo, lirico e disperato “Chiedi alla polvere” di John Fante (Alighieri?).         
 
 
n.b.: I link messi sono casuali, non è che quelli a cui non ho dedicato un link non mi piacciono. Semplicemente non mi andava di metterli adesso, ma magari poi li aggiungo.
 

Un’offerta che non potevo rifiutare.* [o anche: “Sono figo, so un sacco di cose e scrivo bene.” (ma non ho un lavoro)]

9 maggio 2006 § 13 commenti

Oggi sono stato in un centro commerciale (ogni tanto vado pure a fare la spesa, certo) dove si vendeva cultura a peso, nello specifico libri. Di lato al reparto edicola/libreria c’era questo ammasso di libri ammucchiati uno sull’altro ch’era pure difficile da vederli bene, e in mezzo c’era proprio una bilancia per pesarli, una bilancia da cibo, pure un po’ sporca a dire la verità. Perplesso dalla cosa mi sono incuriosito, e l’hostess di turno (bionda e bona naturalmente, stava leggendo un libro sull’amour) se ne deve essere accorta (di questa mia perplessità) anche se avevo gli occhiali da sole messi per avere più carisma e sintomatico mistero, così mi si è avvicinata e sorridendo mi ha detto questi libri si vendono a peso, 5.50 euri al kilo (mica come l’Adelphi che per 5e50 ti vende un misero librettino striminzito). Tu pesi il libro sulla bilancia e ti esce un adesivo con peso (e relativo prezzo) del libro in questione, proprio come se stessi comprando frutta e/o verdura. Mi sono dato allo scavo.
Già avevo individuato un libro strano, quadrato, senza copertina, cioè piuttosto che titolo e foto/disegno/illustrazione c’erano delle cose scritte con una grafia molto bella e particolare sopra; libro che poi si è rivelato essere un libro fotografico di Björk, la stellina islandese, e non so perché all’inizio ho pensato che fosse un libro a edizione limitata (o fuori catalogo da anni) e io stessi per fare il colpaccio manco avessi trovato l’edizione originale di quella meraviglia che è il Codex Seraphinianus (altro che codicedavinci di quel fesso di Dan Brown!). Tanto che ero eccitato ho pensato addirittura di comprare tutte e due le copie presenti giusto per regalarne una magari (sì, ma a chi? alla prima che passa?) o di rivendere la copia in più su ebay (dice che oggi si fa così e allora volevo provare anch’io il brivido dell’immondo mercimonio speculativo). Il libro tanto per dirvi l’ho pagato 3 euro e mezzo, poi ho controllato su ibs e in originale costa poco più di 20 euro ma è scontato del 50% e non so se è esaurito però no, non ho comprato la copia in più ma ci sto ancora pensando. Ovviamente il momento che mi deciderò a tornare per comprarlo si verificheranno contemporaneamente queste tre cose: 1) sarà già stato venduto, 2) non verrà mai più ristampato e 3) raggiungerà quotazioni stellari su ebay (su cui ho già fatto anche un giro preventivo per vedere se c’è, ma non c’è). La vita va così.
E dire che a me Björk manco piace più di tanto (al test presente nel libro in questione: “Sei ossessionato da Björk?”, io probabilmente raggiungerei punti zero) e qui già sento il coro dei commentatori silenziosi urlare buuuu, non capisci un cazzo di musica, però ammetto che mi piacciono le sue collaborazioni (tra gli altri, sull’album “Vespertine” ) con i Matmos (duo elettronico/gay di cui è appena uscito il nuovo disco con il dolce Antony come ospite d’onore a quanto pare, disco del mese su Blow Up peraltro) e un suo vecchio disco (gling-gló) in cui ancora giovinetta la nostra si dilettava a cantare canzoni jazz nel suo originario idioma islandese… sono il solito snob musicale, è chiaro. Comunque non ritengo Björk totalmente da buttare (come dimenticare quel piccolo adorabile capolavoro di video-musical che è “It’s Oh So Quiet”?) non vi preoccupate (e chi si preoccupa?, penserà la maggioranza silenziosa di cui sopra), è solo che non capisco tutto questo strapparsi i capelli. Comunque.
Il libro (sfogliato mentre ascoltavo il quarto disco del magnifico cofanetto a edizione limitata “Lullabies To Violaine” dei Cocteau Twins, cofanetto che sì che sta raggiungendo quotazioni stratosferiche sul mercato dei collezionisti; però non ho ancora smesso di aspirare al monstruoso cofanetto doppio cd/dvd + libro dei Kraftwerk di cui posseggo solo il doppio dvd per adesso, ma che suoni/toni devono usare per avere tali effetti sulle mie sinapsi?) comunque è bello, pieno di foto (Araki, Mondino, Corbijn, CunninghamGondry eccetera eccetera), ha una sovraccoperta in simil-tessuto (mi sembra) con davanti un raccontino (appunto) e dietro una foto; l’ho parcheggiato con la parte fotografica rivolta verso il mio letto sul nuovo mobiletto quadricromo comprato(mi) da mia madre che (mi) compra le cose senza dir(mi) nulla (e io che avevo bisogno ancora di un nuovo mobile porta-cd/libri/dvd, piuttosto). Alla mia veneranda età dovrei andarmene a vivere da solo lo so, e voi pure c’avete ragione. Ma volete mettere la comodità di vivere ancora a casa dei genitori?
Così Björk mi guarda mentre dormo, ed è bellissima, come una monnalisa pop. In questa foto le sgorgano grosse lacrime verdi dagli occhi e dal naso e ha la bocca viola, magari ve la scannerizzo sì; poi c’è un’altra foto che mi piace molto: Björk è più giovane, frangetta e codini, vestita di rosa è di schiena a piedi nudi in ginocchio sul letto ma si è girata e ci guarda mentre suona quella che sembra essere una diamonica rossa in una camera tutta verdeblu nel cui unico specchio si riflette un cuore, questa non la scannerizzo perché rischierei di rovinare il libro mi spiace. Fatevi bastare la mia descrizione a perdifiato, quindi.
Poi ci sono anche un paio di foto del Kurt generazionale e di Michael Jackson, non capisco perché, e di un tizio che non so chi è, e poi le foto di una bambina che sembra proprio la figlia (???) di Björk; infine raccontini, poesiole, disegnini, saggetti, tutti con la loro brava traduzione in italiano a parte in fine di libro, su fogli gialli e sottili come quelli della bibbia. Evviva.
Ho comprato anche altri tre libri, libricini illustrati (scritti da Angela Carter, Max Jacob, Laura Esquivel) per l’infanzia in su, rispettivamente illustrati da Simona Mulazzani, Fabian Negrin, Francisco Meléndez. Favolette insomma, pagate poco più di 3 euro in tutto.
I disegni di Meléndez sono proprio belli, non so chi mi ricordano, forse Mark Ryden (di cui c’è una Björk disegnata nel libro di cui si parla in precedenza), ma adesso che ci penso assomigliano ai disegni dei wallpaper originali di “Big Fish” di Tim Burton, o forse più al tratto grottesco di un cartone animato ispirato alla metamorfosi di Franz Kafka che mi è capitato di vedere una volta.
I disegni che illustrano la storia del surrealista Jacob (la storia da cui mi aspetto di più) pure sono belli, sembrano i disegni di quel fumettista svizzero (mi pare) che graffia sul foglio nero per far uscire fuori il (di)segno bianco, magari è proprio lui, chissà.
I disegni dell’italiana sono quelli più normali al solito (però non è che mò tutte le ragazze italiane non sanno disegnare, date un’occhiata ai simpatici mamuozzi di questa mia amica, per esempio), carini ma niente di che, il libro l’ho comprato giusto perché era della stessa collana dei precedenti, anche se c’è da dire che è stato il primo che ho pensato di compare visto che parlava di un gatto che incredibilmente vive in fondo al mare: come andrà a finire?
Detto per inciso, sono tutti libri quadrati e Mondadori con il prezzo ancora in lire: che la Mondadori stia fallendo? Sarebbe la giusta punizione per non aver ancora (ri)pubblicato, a completamento dell’opera penta-galattica,  “Praticamente Innocuo” di Douglas Adams nella piccola biblioteca. Bastardi forte sì, ma non è il caso di lasciarsi prendere dal panico, lo pubblicheranno un giorno, almeno spero.
Comunque no, non credo, la spiegazione più semplice è che si stampano più libri di quanti effettivamente se ne leggano. Fondi di magazzino, quindi.
 
Parlando di libri e Mondadori, aggiungo che stamattina sono andato in una scuola (dopo essere passato in un’altra scuola per reclamare certi soldi che mi spettavano, ma per la realizzazione di alcuni spot progresso però) per uno di quei progetti precari (per me) dove io e un’altra leggiamo dei libri invitando – come si dice – i ragazzini prima alla lettura e poi al dialogo. In precedenza ero già stato in altre scuole, scuole medie dove ragazzi e ragazze assuefatti (d)alla playstation (attenzione, non è il mezzo ma l’uso che se ne fa a essere deleterio) e allevati dal mariadecostanzo nazionale (in modo che siano pronti i più “fortunati” a diventare nuovi berluschini e i più sfortunati a rimanere irrimediabilmente delusi dall’aspirazione costantinesca/velinesca) mi guardavano inebetiti non sapendo cosa dire e/o sognare. Fa sempre tristezza accorgersi di queste giovani generazioni d’oggi definitivamente perdute.
Invece la scuola di stamattina (un direttore giovanissimo!) era una scuola elementare, una vera scuola d’élite peraltro, piena di libri e giornali (gratuiti), con mobili antichi, privata e giustamente pure cattolica, incredibile a dirsi provvista anche di ristorante e giardino. I bambini, ispirati dalla storiella zoologica letta, hanno fatto la fila (ma davvero, eh) per venire a dire la loro e parlarci del loro piccolo animaletto domestico morto chissà quando e chissà come. Però sorridevano tutti mentre ce lo raccontavano, forse per loro è ancora possibile la salvezza. Il potere dei soldi, evidentemente. Chi ce l’ha va avanti, I suppose.
Un effetto strano.
 
Tornato a casa, prima di mangiare patate bollite e tonno al naturale (sì, sono a dieta e vado pure in palestra con tanto d’iPod d’ordinanza, perché la prova-costume si presenta per tutti, ma per ovvie ragioni affettive non riesco a rinunciare alla cioccolata: come devo fare?), ho ricevuto via msn (ah, questi tempi moderni talvolta mi commuovono) una proposta di matrimonio (per vedere com’è, ha detto) da una mia amica australiana, così da vero casanova le ho detto di sposarci in estate in modo che lei avrebbe potuto mettersi in bikini, ma essendo lei ossessionata dalla lingerie (sei cassetti pieni ha affermato di averne) preferirebbe l’abito classico per mettere la giarrettiera e così via. Okay da gran gentiluomo quale sono farò questo sacrificio e mi adeguerò, ma il dubbio è: dove sposarsi? Australia, o Italia? E se poi m’imbarco per l’Australia, l’aereo cade e faccio la stessa fine di quei fessi di Lost?
 
Poi ho visto “Mio padre ha 100 anni”, il corto (registrato oggi dietro “Freaks” di Tod Browning, purtroppo cancellando per sbaglio “La Jetée” corto apocalittico di Chris Marker a cui si è ispirato Terry Gilliam per “L’esercito delle 12 scimmie”) scritto da Isabella Rossellini (a cui un po’ assomiglia la mia amica disegnatrice di cui sopra) e diretto da Guy Maddin, corto dedicato appunto a Roberto Rossellini rappresentato come un pancione parlante e per questo motivo tanto odiato (il corto, non il padre) dalla sorella della Rossellini (Bergman chi?); boh, a me il corto è piaciuto, in una fumosa e rarefatta atmosfera blanc et noir Isabella (principale se non unica interprete di tutti i personaggi, registi perlopiù) si aggira triste e spaesata parlando di Cinema e biasimando l’oblio in cui è caduto il padre. Pollice in su quindi.
 
Se a questo punto c’è qualcuno che ancora non si è scocciato di farsi i fatti miei ed è ancora interessato, allora questo qualcuno si merita un premio… be’, più o meno.
Domani vado a vedere (per la seconda volta) gli Xiu Xiu (suoneranno dopo, ma anche insieme, a-gli italiani Larsen, con cui daranno vita al progetto XXL che ultimamente ha pubblicato “ Ciautistico!”; forse sarà presente anche una suicide girl amica di amico!), e se non avete ancora ascoltato il loro debutto “Knife Play” il consiglio da parte mia ci sta tutto: è un disco epocale, ascoltatelo prima dei soliti cofanetti di ristampe che fioccheranno quando il cantante si sarà suicidato definitivamente! Non vi dico che genere è ché senno pensate che non vi piace e non ve lo scaricate/comprate. Sappiatemi dire cosa ne pensate.
Visto che mi trovo, consiglio pure un altro disco di uno che è già morto però (necrofili che non siete altro!), “Cure For Pain” dei Morphine, un grande gruppo fatto solo di una voce, un sassofono, un basso a due corde, una cassa e un rullante, un charleston occasionale. Il morto in questione sarebbe Mark Sandman (nomen omen!), ovvero il cantante/bassista dei Morphine (poliziotto: «perché vi chiamate morphine?», mark: «perché ci piace il dio del sonno»), signorine lettrici ascoltate la sua voce e abbiate il coraggio di dire che non è eccitante. Anni fa il povero Mark schiattò proprio in Italia, d’estate, infarto sul palco (esiste un modo migliore di morire per un musicista?) in quel di Palestrina (Lazio). E pensare che io ci stavo pure andando a quel concerto. Non li vedrò mai più, proprio come i Nirvana.
 
 
 
 
 
*Per quelli che non hanno colto la [cit.] del titolo: è una parafrasi della battuta più famosa de “Il padrino” di Coppola. Il padrino fa sempre offerte che non si possono rifiutare, è una cosa lapalissiana. Venerdì scorso ho visto la prima parte (3 ore e mezza filate!) di “The Godfather 1902-1959: The Complete Epic”, ovvero i 3 film della saga completa del padrino montati in ordine cronologico. Grandioso. Venerdì vedrò la seconda (e ultima?) parte. Stasera invece mi guardo “Il resto di niente” della De Lillo ispirato al romanzo omonimo di Enzo Striano da cui i 24grana hanno tratto una canzone, e poi forse “Escoriandoli” (che comunque registrerò) di Rezza (di cui con tanta passione s’è discusso su queste pagine).
Be’, direi che dopo quest’altri inutili fatti miei inutilmente riportati qui, posso alfine salutare quell’unico dei quattro gatti che avrà resistito a leggermi fino in fondo.
 
 
Ciao.
 
 
p.s.: Chissà se dopo tutto questo scrivere a tempo perso riuscirò anche a stroncare come si deve l’ultimo (scialbo e dispersivo nella sua totale inconcludenza) Bellocchio. Speriamo. Già non mi è riuscito di stroncare quella ciofeca annegata nella melassa hollywoodiana tratta dal bellissimo, lirico e disperato “Chiedi alla polvere” di John Fante (Alighieri?).         
 
 
n.b.: I link messi sono casuali, non è che quelli a cui non ho dedicato un link non mi piacciono. Semplicemente non mi andava di metterli adesso, ma magari poi li aggiungo.
 

marie antoinette.

5 maggio 2006 § 3 commenti

il nuovo film di sofia coppola, in uscita questo autunno, qui il trailer.
ancora adolescenza, ancora post-punk anni ’80, ancora kirsten dunst.
 
ma quanto è bella kirsten nuda che si abbandona maliziosa dietro un ventaglio?
se il popolo non ha il pane dategli delle brioche*, sì.
 
 
 
 
 
 
 
*nota per quelli che non sono tuttologi onniscienti (scherzo) come me o che semplicemente non ricordano quello che hanno studiato a scuola: a chi le chiedeva cosa fare per quanto riguardava il popolo francese esasperato dalla fame la giovane e ingenua regina maria antonietta rispose: “non hanno il pane? allora dategli delle brioches!”. in realtà è ritenuto inverosimile che maria antonietta abbia mai potuto pronunciare una frase del genere. io l’ho messa semplicemente come gioco di parole a doppio senso: magari se uno non ha una ragazza (il pane) può anche accontentarsi di vedere un’attrice bellissima (la brioche) sullo schermo. sì lo so, dovrei proprio fare il professore. la simpatia è quella.

 

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