byrne.

24 maggio 2018 § Lascia un commento

una cosa che ti fa venire voglia di avere tutti i capelli bianchi, e non solo perché un completo grigio mi starebbe benissimo. non sarebbe fantastico? a piedi nudi, mai soli. una saggia decisione, è questo. ascolta.

“sto indicando e descrivendo
e posso essere la tua guida
la pelle è solo una cartina
la vista è molto bella
immagina di guardare una foto
immagina di guidare un auto
immagina di tirare giù il finestrino
immagina di aprire la portiera

siamo solo turisti in questa vita
solo turisti ma la vista è bella”

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branca.

15 maggio 2018 § Lascia un commento

glenn branca«La luce creativa e l’estetica spirituale che Glenn Branca ha continuamente manifestato nel suo lavoro è stata un’ispirazione distintiva per molti di noi. Ricorderò sempre con affetto la nostra amicizia in tutti questi anni. Per quasi tutti gli anni ‘80 abbiamo discusso e frequentato i bassifondi della musica e della letteratura, litigando, dibattendo, ridendo, urlando. La sua ispida irascibilità è stata una cosa buona, per me. Branca era un esploratore puro che viveva come un vero artista, in tutta la sua gloriosa povertà, con un’autentica devozione per la condivisione del suono come una forza senziente e intellettiva. Un geniale iconoclasta a cui sarò sempre grato per il tempo passato insieme. Glenn credeva che la freccia sonica puntata verso il cielo avrebbe aperto le porte del paradiso, e alla fine ci è riuscito», scrive Thurston Moore a proposito della morte di Glenn Branca, grande visionario sonico. Ricordandomi ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, che la musica che mi piace davvero non sempre è calata nello spirito dei tempi, anzi, perché da molti punti di vista questi che viviamo sono tempi cupi e vuoti, che si esprimono quindi attraverso una cultura vuota e superficiale, una cultura che nel momento stesso in cui non ha niente da dire viene capita da molti proprio per questo. Perciò è sempre importante scavare nei bassifondi, non distrarsi, frequentare le minoranze. Si rischia di perdere qualcosa, altrimenti.

«Non c’è dubbio che nella musica, come nella politica, più grande si fa il pubblico, più il “messaggio” deve essere annacquato. È da tanto tempo ormai che si produce muzak, ma forse la gente non è più capace di fare distinzioni. Forse neanche i compositori e i musicisti ci riescono più. Soprattutto quando questo ti permette di comprarti una casa al mare a Malibù e un appartamento a New York. Naturalmente potremmo semplicemente limitarci ad ascoltare tutti i nostri vecchi album, CD e mp3. In effetti, oggigiorno è da qui che l’industria discografica guadagna la maggior parte dei suoi soldi. Potremmo anche solo limitarci a guardare vecchi film e vecchi programmi televisivi. Ce ne sono un sacco, adesso. Perché preoccuparsi di crearne di nuovi? Perché preoccuparsi proprio di fare qualcosa di nuovo? Perché preoccuparsi di cambiare o progredire, quando c’è comunque una “crescita”? Mi sto solo chiedendo se questo sia in effetti il nuovo paradigma. Mi sto solo chiedendo se in effetti questa nuova musica sia solo musica vecchia. E, se tutto questo in effetti sia solo la fine della musica», scrive lo stesso Glenn Branca quasi dieci anni fa, nel 2009, mostrando una veggente lucidità sempre più rara. La sua è una musica difficile, complicata, ostica, dissonante, di non facile fruibilità, certo, una musica rumorosa, ma allo stesso tempo estatica, e chi ha orecchie per ascoltare ascolti, perché personalmente credo che la musica al suo meglio debba riconfigurarti cuore e pensiero, e cambiare il mondo, o meglio, lasciartene immaginare uno nuovo. Un mondo migliore, volendo.

«L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo», scrive il poeta Vladimir Majakovskij, un altro grande irregolare.

Ricordo quando vidi e ascoltai Glenn Branca tanti anni fa, già da lontano arrivava alle orecchie la sua potenza sonica, un vortice sonoro che ti alzava da terra scaraventandoti altrove. Non so se una musica così difficile possa ancora trovare posto nel mondo di oggi, lì dove si è più più preoccupati della “musica del momento” piuttosto che della musica in sé, solo perché molto spesso “giovane” e “nuovo” equivalgono a “bello” e “buono” senza alcun tentativo di critica o ragionamento. Non ho risposte certe, ma sono sicuro che poche volte la musica del momento è durata più di un momento. Composizioni come quelle di Glenn Branca saranno qui a illuminarci per sempre, invece, al di là della morte. Alzate il volume.

sussurri e grida.

15 marzo 2018 § Lascia un commento

vieni a vedere bergman e poi stai tutto il tempo a controllare lo smartphone disturbando con quella maledetta luce e alla fine addirittura ti lamenti che il film non era doppiato in italiano e perciò hai fatto fatica a emozionarti, ma allora che ci vieni a fare, mi chiedo io, tanto vale che ti vedi un film su youtube e pace. qui mancano proprio le basi di una cultura cinematografica. e infatti non ho trovato nemmeno lo spezzone in originale, che triste sconfitta.

vomito//bellezza

10 marzo 2018 § Lascia un commento

dalla nostra abbiamo la bellezza, solo questo conta.
grazie sufjan, per emozionarmi così.
piango.

“white noise, what an awful sound
blessed be the mystery of love”

voto.

3 marzo 2018 § Lascia un commento

pezzo dedicato ai salvini berluschini, agli opportunisti del voto utile turandosi il naso, e ai cinici disillusi in attesa del disastro perché tanto non cambia mai niente. bravi tutti, chissà lunedì in quale italia ci sveglieremo. personalmente spero almeno che sufjan stevens vinca l’oscar per la miglior canzone originale. in tutta questa putrida melma politica, sarebbe l’ennesima dimostrazione che solo l’arte continua a farci sognare. visioni d’amore.

“I don’t care if the fascists have to win
I don’t care democracy’s being fucked
I don’t care socialism’s full of sin
The immutable system is so corrupt
What is exciting, the challenge as the new nation
But the tensions have to be creative with some time
We got to keep the lift, hope, and struggle
Where is the lift, the hope, and the struggle
Give me the strength, the lift, hope, and struggle”

schiavismo.

28 febbraio 2018 § Lascia un commento

“Consideriamo alcuni vantaggi prendendo, ad esempio, come matrice di partenza l’impero romano. Uno schiavo aveva diritto a un alloggio, cure mediche, vitto. Molti schiavi ricevevano formazione. Anche oggi i costi della formazione coperti dal padrone sono sicuramente un asset per il dipendente-schiavo.
Ovviamente lo schiavo dovrà concedere la sua totale disponibilità. Tuttavia non si suggerisce la presenza di catene o collari di proprietà come nell’impero romano.
In vero, a ben guardare, le catene sono già oggi disponibili e largamente diffuse. Il cellulare che le aziende generosamente donano ai propri dipendenti sono di fatto catene virtuali. Autorizzano (formalmente o informalmente) l’azienda ad avere accesso al dipendente in qualunque momento, sia con mail messaggi o telefonate. Le catene quindi esistono, e sono sempre presenti nella vita quotidiana.
Se assumiamo che gli aspetti negativi dello schiavismo (sfruttamento, incertezza per quanto riguarda il proprio futuro, mancanza di libertà) sono già di fatto presenti in una larga parte della classe lavoratrice, mi domando se non sarebbe un vantaggio per la comunità e lo stato se le grandi aziende non si facessero carico di un contratto di schiavismo.
Dopo tutto la libertà non è per tutti. O no?”. (Enrico Verga, articolo completo qui)

jóhannsson.

21 febbraio 2018 § Lascia un commento

e mentre la piccola italietta si beava e godeva di inutili e becere canzonette, per non parlare delle schifezze fasciste di ritorno, se ne andava un musicista che è stato capace di dare voce agli alieni e di aprire finestre su nuovi mondi. incomprensibile.

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