leonard.

11 novembre 2016 § Lascia un commento

Sono stato a mille concerti e ad altri mille andrò, ma sono pochi quelli che ti entrano davvero nel cuore. Superfluo dire che il suo è uno di questi, mister Cohen. Grazie di tutto, e arrisentirci.

Roma, 07/11/2013.
A passo di danza esce Leonard dal palco, ha quasi ottant’anni e si inginocchia a rendere grazie, a dare tutto: che possiate avere una vita felice circondati dai vostri amici e familiari, dice, e se non è così che possa la vostra solitudine essere una benedizione… L’amore un mistero ormai dimenticato.
leonard-cohen-11_11_2016

Come un uccello su un filo, come un ubriaco in un coro, ho cercato a mio modo di essere libero, scrive il Maestro, di trovare un posto nel mondo (un mendicante mi ha detto di non chiedere troppo, ma una donna mi ha urlato perché non chiedi di più?).

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estasi.

10 novembre 2016 § Lascia un commento

«Al di là di quello che abbiate potuto sentire o presumere, io voglio semplicemente diffondere luce e gioia nel mondo. I miei amici negli Swans sono delle persone eccezionali. Senza di loro sarei solo un gattino, un neonato. Il nostro obiettivo è il medesimo: l’estasi!».

rufus.

29 luglio 2016 § Lascia un commento

rufus wainwrightNapoli, 28 luglio 2016. Concerto dello “scandaloso” (la colpa è nell’aver scritto una canzone chiamata “Gay Messiah”, vergogna!) Rufus Wainwright, special guest Emma (che?), opening act EPO (bravi!). Svariate sciarpette (di Emma, superfluo dirlo) in vendita all’ingresso, ma pubblico non pervenuto, desolazione totale (Rufus nel mondo ovviamente suona alla Carnegie Hall di New York e pubblica con la Deutsche Grammophon, ma nemmeno ai tromboni cittadini “appassionati” di jazz e classica gli è venuto in mente di venirlo a vedere, magari avrebbero dovuto piazzarglielo in abbonamento teatrale). Considerata la massa di gente (trasversale, stranissima: crede di aver portato la prole a pascolare al villaggio vacanze, più che altro) che si alza e se ne va dopo due canzoni (2) che un’emozionatissima (!?) Emma cerca di cantare con Rufus, mi viene il sospetto di essere l’unico ad avere comprato il biglietto stasera (attenzione, sconto Massive Attack: in totale 10euri). A parte i maltrattati e beffati fan che con il dovuto anticipo hanno pagato il biglietto intero (poco meno di 50euri), chiaro, poveri fan a cui va tutta la mia solidarietà di categoria di appassionato di musica. Il concerto comunque è stato bello, e peccato per chi non c’era: scorre intimo e rilassato tra jazzate riproposizioni di Judy Garland, operistici brani propri e una chicca di pop immortale come “Hallelujah” del maestro Cohen (un modo per ringraziare Lorca, figlia di Leonard, che a Rufus ha “regalato” una figlia, Viva?), con il nostro – istrionico e divertente, dice che la prossima volta che verrà a Napoli si metterà nei guai – che si alterna tra piano e chitarra raccogliendo i meritati applausi. Buono anche il buffet rustico offerto da sollecite e gentili signorine che a quanto pare però avrebbero preferito Gigi D’Alessio. Nota sintomatica: è l’unico concerto di cui non abbia trovato la scaletta su setlist.fm il giorno dopo.

“nothing’s gonna change my world”

suicide.

17 luglio 2016 § 1 Commento

alan vega

dopo aver visto neil young, la cui voce sembra ringiovanire col tempo, forse perché giovane è chi lo è veramente, ieri fortunosamente sono riuscito a vedere anche bruce springsteen. okay, spazio enorme e lontananza, ma se sei il boss questo non è un problema, le emozioni arrivano lo stesso, 4 ore di emozioni, springsteen suona e ti regala un sogno (la tua canzone preferita, un desiderio che si realizza), è questo il segreto. a un certo punto ho avuto la sensazione che stesse facendo quella sua famosa cover dei suicide, il mood era quello. una canzone se è bella non importa chi la suona, resta comunque bella, con o senza batterie elettroniche, anche nuda. poi stamattina mi sveglio e la brutta notizia è che è morto alan vega, cantante del seminale gruppo nuiorchese, l’ennesimo musicista che questo maledetto 2016 si porta via. i suicide suonavano i sintetizzatori quando intorno a loro c’erano quasi solo chitarre elettriche: facevano entrare il pubblico in sala e poi chiudevano le porte con le catene, nel caso a qualcuno fosse venuta la malaugurata idea di scappare via. la musica dei suicide era punk elettronico anni prima che una cosa del genere venisse concepita, un rock’n’roll portato all’estremo che aveva preso la lezione di elvis e l’aveva resa più anfetaminica e schizzata. immagino gli spettatori di quei primi concerti, che esperienza dev’essere stata. i suicide io li avrei visti un paio di volte solo molti anni più tardi, loro palesemente vecchi e io con le orecchie già abbondantemente svezzate e stuprate da suoni del genere… eppure. mi chiedo quale dei musicisti di oggi conserverà la sua forza nel tempo, chi di loro riuscirà ancora ad emozionare in un lontano futuro? domande inutili, pensieri vaghi… metto su un altro disco, in attesa del prossimo concerto.

“rock and roll can never die//rock and roll is here to stay”

bowie.

11 gennaio 2016 § Lascia un commento

02 mad smilenon eri il mio preferito, ma hai scritto delle canzoni bellissime. fino all’ultimo momento ti sei guardato intorno, hai ascoltato, e hai cercato di emozionarci. questo pezzo è incredibile, così malinconico, eppure quasi senza tristezza, come un uomo che ha la fortuna di guardare felice alla vita che ha vissuto, senza rimpianti, né rimorsi; pensavo fosse il tuo modo per salutarci, eppure hai lottato, hai resistito, e anche quest’anno, proprio qualche giorno fa, hai voluto farci un altro regalo, un album diverso da tutti gli altri, sempre proiettato in avanti: una stella oscura, eppure bianca, abbagliante, per provare a mostraci cosa c’è dall’altro lato, magari. una volta ti ho pure visto, ricordo lo spaesamento davanti a un artista così grande che cantava cose che non capivo, ero piccolo; fino a ieri ho sperato, sognato, di vederti ancora una volta: sarebbe stato bello cantare le tue canzoni con gli amici, assistere non solo a un concerto, ma prendere parte a uno spettacolo. sarebbe stato davvero bello, sì… non pensavo finisse così. caro bowie, io ho sempre creduto fossi un vampiro, e invece adesso ti sei rivelato semplicemente immortale. ciao david, buon viaggio, sei di nuovo tra le stelle.

“Where are we now?
Where are we now?
The moment you know
You know, you know”

un buon anno.

31 dicembre 2015 § Lascia un commento

caro sufjan, molti dicono che il disco migliore dell’anno l’hai fatto tu, e forse è proprio vero. quello che è sicuro, è che il concerto più intenso dell’anno sei stato davvero tu, sì. poca roba quest’anno, e nemmeno sono andato al primavera, certo, però non penso sarebbe cambiato qualcosa. ero lì che ti guardavo e non riuscivo a capacitarmi, sei un angelo o cosa? in un mondo migliore, saresti tu a cantare al concerto di natale che entra nelle case di tutti (oltre a essere santa sufjan, chiaro). c’è voluto parecchio dolore per tutto questo, lo so, ma credo ne sia valsa la pena, no?

sufjan&carrie&lowell“Search for things to extol
Friend, the fables delight me
My blue bucket of gold
Lord, touch me with lightning”

forever maglioni.

9 dicembre 2015 § 1 Commento

ancora non mi era capitato di andare al concerto di un gruppo [Forever Pavot] sulla cui copertina dell’album campeggia il ritratto del cantante/tastierista che indossa un maglione quasi uguale a uno che ho anch’io (uno dei miei preferiti, inoltre); quando i tipi se ne sono accorti, quasi mi portavano in trionfo. peccato avessero finito i vinili, probabilmente ne avrei presa una copia anche solo per questo.

forever pavot rhapsode sweater

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