branca.

15 maggio 2018 § Lascia un commento

glenn branca«La luce creativa e l’estetica spirituale che Glenn Branca ha continuamente manifestato nel suo lavoro è stata un’ispirazione distintiva per molti di noi. Ricorderò sempre con affetto la nostra amicizia in tutti questi anni. Per quasi tutti gli anni ‘80 abbiamo discusso e frequentato i bassifondi della musica e della letteratura, litigando, dibattendo, ridendo, urlando. La sua ispida irascibilità è stata una cosa buona, per me. Branca era un esploratore puro che viveva come un vero artista, in tutta la sua gloriosa povertà, con un’autentica devozione per la condivisione del suono come una forza senziente e intellettiva. Un geniale iconoclasta a cui sarò sempre grato per il tempo passato insieme. Glenn credeva che la freccia sonica puntata verso il cielo avrebbe aperto le porte del paradiso, e alla fine ci è riuscito», scrive Thurston Moore a proposito della morte di Glenn Branca, grande visionario sonico. Ricordandomi ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, che la musica che mi piace davvero non sempre è calata nello spirito dei tempi, anzi, perché da molti punti di vista questi che viviamo sono tempi cupi e vuoti, che si esprimono quindi attraverso una cultura vuota e superficiale, una cultura che nel momento stesso in cui non ha niente da dire viene capita da molti proprio per questo. Perciò è sempre importante scavare nei bassifondi, non distrarsi, frequentare le minoranze. Si rischia di perdere qualcosa, altrimenti.

«Non c’è dubbio che nella musica, come nella politica, più grande si fa il pubblico, più il “messaggio” deve essere annacquato. È da tanto tempo ormai che si produce muzak, ma forse la gente non è più capace di fare distinzioni. Forse neanche i compositori e i musicisti ci riescono più. Soprattutto quando questo ti permette di comprarti una casa al mare a Malibù e un appartamento a New York. Naturalmente potremmo semplicemente limitarci ad ascoltare tutti i nostri vecchi album, CD e mp3. In effetti, oggigiorno è da qui che l’industria discografica guadagna la maggior parte dei suoi soldi. Potremmo anche solo limitarci a guardare vecchi film e vecchi programmi televisivi. Ce ne sono un sacco, adesso. Perché preoccuparsi di crearne di nuovi? Perché preoccuparsi proprio di fare qualcosa di nuovo? Perché preoccuparsi di cambiare o progredire, quando c’è comunque una “crescita”? Mi sto solo chiedendo se questo sia in effetti il nuovo paradigma. Mi sto solo chiedendo se in effetti questa nuova musica sia solo musica vecchia. E, se tutto questo in effetti sia solo la fine della musica», scrive lo stesso Glenn Branca quasi dieci anni fa, nel 2009, mostrando una veggente lucidità sempre più rara. La sua è una musica difficile, complicata, ostica, dissonante, di non facile fruibilità, certo, una musica rumorosa, ma allo stesso tempo estatica, e chi ha orecchie per ascoltare ascolti, perché personalmente credo che la musica al suo meglio debba riconfigurarti cuore e pensiero, e cambiare il mondo, o meglio, lasciartene immaginare uno nuovo. Un mondo migliore, volendo.

«L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo», scrive il poeta Vladimir Majakovskij, un altro grande irregolare.

Ricordo quando vidi e ascoltai Glenn Branca tanti anni fa, già da lontano arrivava alle orecchie la sua potenza sonica, un vortice sonoro che ti alzava da terra scaraventandoti altrove. Non so se una musica così difficile possa ancora trovare posto nel mondo di oggi, lì dove si è più più preoccupati della “musica del momento” piuttosto che della musica in sé, solo perché molto spesso “giovane” e “nuovo” equivalgono a “bello” e “buono” senza alcun tentativo di critica o ragionamento. Non ho risposte certe, ma sono sicuro che poche volte la musica del momento è durata più di un momento. Composizioni come quelle di Glenn Branca saranno qui a illuminarci per sempre, invece, al di là della morte. Alzate il volume.

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edda.

27 gennaio 2018 § Lascia un commento

 

#edda non ha più i capelli di una volta, e ha perso pure qualche dente. ma le scarpe sono quelle di vent'anni fa, e la sua #voce è rimasta incredibile. canta le sue bellissime #canzoni stravolgendole, a volte quasi inventandosi il testo, sparando minchi*** a ripetizione, ma con quanta intensità. a un certo punto canta anche un pezzo del neomelodico gigifinizio, una lettera al padre ("il mio è un po' str****, io voglio bene alla mamma") che ai tempi della comunità lo commosse molto: "mi ci ritrovo", dice. e pure una versione in acido di quel famosissimo pezzo di giannimorandi che cantano tutti, adulti e piccini. poi io gli chiedo battisti, ma lui mi scambia per tommaso dei giornalisti. "fatti toccare, porti fortuna". vabè, giusto perché sei tu. dopo il concerto gli faccio vedere una foto che ci siamo fatti una vita fa dopo un concerto dei #ritmotribale e lui la intitola "fighi alla riscossa". grazie edda, sei un #mito. altro che santa, la tua fidanzata dovrebbe dartela da mattina a sera. qualcuno dal pubblico gli ha chiesto perfino un pomp***: "non ci ho la forza", ha riso stanco lui, "sennò con piacere". non c'è problema, caro edda, devo dire che si è goduto lo stesso. e sappi che sei molto meglio tu, altro che kolors. questo è un pezzettino di "suprema" di #moltheni. fatta a modo suo, ovviamente. 🕉

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edda&lucio

sonici.

18 gennaio 2018 § Lascia un commento

ve la ricordate la storia di quella volta che thurston moore dei sonic youth mi telefonò a casa e io mi comportai da fesso? sono passati così tanti anni. ieri sera questa storia l’ho addirittura raccontata in diretta su radio2, grazie a pascal. una puntata con una grande selezione musicale, tra l’altro: blondie, gli stessi sonic youth con la mitologica “the diamond sea“, kanye west, MGMT, david bowie che canta i beach boys. ascoltate, se vi pare.

vandermark.

8 dicembre 2017 § Lascia un commento

vi invito tutti a un caldissimo ascolto di questo disco, uscito e comprato nell’anno di grazia 1997. venti anni fa, sì. e solo qualche settimana fa sono riuscito a vedere il sassofonista in concerto, il mitico ken vandermark (andatevi a cercare la lista dei dischi/persone in/con cui ha suonato). quando gli ho porto il booklet per l’autografo di rito, lui ha esclamato: “oh wow, this album! thank you for being here, tonight”.

e senti come viaggia, questa bomba sonora.

 

leonard.

11 novembre 2016 § Lascia un commento

Sono stato a mille concerti e ad altri mille andrò, ma sono pochi quelli che ti entrano davvero nel cuore. Superfluo dire che il suo è uno di questi, mister Cohen. Grazie di tutto, e arrisentirci.

Roma, 07/11/2013.
A passo di danza esce Leonard dal palco, ha quasi ottant’anni e si inginocchia a rendere grazie, a dare tutto: che possiate avere una vita felice circondati dai vostri amici e familiari, dice, e se non è così che possa la vostra solitudine essere una benedizione… L’amore un mistero ormai dimenticato.
leonard-cohen-11_11_2016

Come un uccello su un filo, come un ubriaco in un coro, ho cercato a mio modo di essere libero, scrive il Maestro, di trovare un posto nel mondo (un mendicante mi ha detto di non chiedere troppo, ma una donna mi ha urlato perché non chiedi di più?).

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estasi.

10 novembre 2016 § Lascia un commento

«Al di là di quello che abbiate potuto sentire o presumere, io voglio semplicemente diffondere luce e gioia nel mondo. I miei amici negli Swans sono delle persone eccezionali. Senza di loro sarei solo un gattino, un neonato. Il nostro obiettivo è il medesimo: l’estasi!».

rufus.

29 luglio 2016 § Lascia un commento

rufus wainwrightNapoli, 28 luglio 2016. Concerto dello “scandaloso” (la colpa è nell’aver scritto una canzone chiamata “Gay Messiah”, vergogna!) Rufus Wainwright, special guest Emma (che?), opening act EPO (bravi!). Svariate sciarpette (di Emma, superfluo dirlo) in vendita all’ingresso, ma pubblico non pervenuto, desolazione totale (Rufus nel mondo ovviamente suona alla Carnegie Hall di New York e pubblica con la Deutsche Grammophon, ma nemmeno ai tromboni cittadini “appassionati” di jazz e classica gli è venuto in mente di venirlo a vedere, magari avrebbero dovuto piazzarglielo in abbonamento teatrale). Considerata la massa di gente (trasversale, stranissima: crede di aver portato la prole a pascolare al villaggio vacanze, più che altro) che si alza e se ne va dopo due canzoni (2) che un’emozionatissima (!?) Emma cerca di cantare con Rufus, mi viene il sospetto di essere l’unico ad avere comprato il biglietto stasera (attenzione, sconto Massive Attack: in totale 10euri). A parte i maltrattati e beffati fan che con il dovuto anticipo hanno pagato il biglietto intero (poco meno di 50euri), chiaro, poveri fan a cui va tutta la mia solidarietà di categoria di appassionato di musica. Il concerto comunque è stato bello, e peccato per chi non c’era: scorre intimo e rilassato tra jazzate riproposizioni di Judy Garland, operistici brani propri e una chicca di pop immortale come “Hallelujah” del maestro Cohen (un modo per ringraziare Lorca, figlia di Leonard, che a Rufus ha “regalato” una figlia, Viva?), con il nostro – istrionico e divertente, dice che la prossima volta che verrà a Napoli si metterà nei guai – che si alterna tra piano e chitarra raccogliendo i meritati applausi. Buono anche il buffet rustico offerto da sollecite e gentili signorine che a quanto pare però avrebbero preferito Gigi D’Alessio. Nota sintomatica: è l’unico concerto di cui non abbia trovato la scaletta su setlist.fm il giorno dopo.

“nothing’s gonna change my world”

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