il 29 febbraio.

29 febbraio 2012 § 1 Commento

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l’amore arriva con la persona giusta, non prima.

25 febbraio 2012 § Lascia un commento

«Manischevitz entrò in una sinagoga per rivolgersi a Dio, ma Dio s’era assentato un momento. Il sarto frugò nel proprio cuore e non vi trovò speranza. Quando lei fosse morta, lui avrebbe continuato a vivere da morto. Pensò di togliersi la vita, pur sapendo che non l’avrebbe fatto. Ma era una cosa da prendere in considerazione. Però, a pensarci bene, uno esiste. Insultò Dio: si può amare una roccia, una scopa, un vuoto? Scoprendosi il petto, si batté le ossa nude, maledicendosi per aver creduto».

(Bernard Malamud, L’angelo Levine)

Il presagio.

14 febbraio 2012 § Lascia un commento

La notte sarebbe stata quella. Si erano accordati qualche settimana prima, e avevano scelto quel giorno senza una ragione precisa, semplicemente credevano che sul posto non ci sarebbe stato nessuno. Katarina conosceva Klaus da qualche mese ormai e, seppur loro non potessero dire di provare qualcosa l’uno per l’altra, non foss’altro per il fatto di basare il loro rapporto su quelle cosiddette zone intime, avevano comunque sviluppato una certa intimità. Qualcuno avrebbe anche potuto credere che, a frequentare continuamente le zone interne di un’altra persona, si finiva poi per conoscere qualcosa di più, qualcosa d’immateriale, dell’altro, ma né a Katarina né a Klaus interessavano cose del genere. A loro interessava la materia, anche se paradosso vuole si fossero conosciuti nel virtuale. Klaus e Katarina si erano conosciuti su internet, e c’è poco altro da dire.

Katarina andò sul luogo dell’appuntamento con la sua auto, ascoltando durante il tragitto delle esecuzioni di un certo pianista di cui aveva sentito molto parlare,  un pianista pazzo, a quanto pare. Quando arrivò al distributore di benzina Klaus era già lì che l’aspettava, camminando avanti e indietro. Se non fosse stata certa della sua totale assenza di sentimenti, Katarina avrebbe potuto credere che Klaus fosse nervoso, ma di sicuro non era così. Camminava semplicemente per ingannare l’attesa.

Nel buio della notte, la chiazza di luce artificiale del distributore di benzina era un lago fantasmatico dove, in quel momento, le uniche due persone presenti sarebbero potute essere gli ultimi esseri umani della terra, considerato che nessuno sapeva della loro presenza lì, e da un certo punto di vista era proprio così. Né Klaus né Katarina erano stati molto bravi a vivere la loro umanità, infatti, con una certa tristezza nel cuore si può dire che non conoscessero nessuno, al di là di se stessi, forse. L’uno e l’altra avevano davanti a sé l’unica persona con cui erano entrati più in contatto in tutta la loro intera vita, donandosi per qualche mese il proprio corpo. Qualche illuso ottimista avrebbe potuto chiamare questa cosa amore, ma non loro. Calore, affetto, freddezza, odio, i due ritenevano queste parole senza significato.

Katarina fermò l’auto, e scese. Camminare con i tacchi sul ghiaino era difficile, ma ormai non si poteva più tornare indietro, e nemmeno aveva importanza. Arrivata lì dove l’aspettava Klaus, lo guardò a lungo negli occhi. Quel taglio d’occhi di tipo asiatico l’aveva attratta da subito, quella sarebbe stata l’ultima volta che li avrebbe visti. Klaus ricambiò lo sguardo senza espressione, come sempre, e quando le diede la piccola busta fece ben attenzione affinché il suo viso non lasciasse trapelare alcuna emozione, né un sorriso, né una smorfia di disprezzo, né infelicità. Katarina aprì la busta con un taglierino e lesse. Klaus le voltò le spalle e se ne andò, ancor prima che lei avesse alzato gli occhi dal foglio.

«Il presagio è quell’ombra che si allunga sul prato», questa l’unica frase presente sul foglio contenuto nella busta. Cos’avrebbe potuto pensare, chi giorni dopo avrebbe casualmente trovato questo foglio? Alcuni ci avrebbero intravisto un mondo, altri niente, altri sventura, altri si sarebbero messi a ridere. Ma probabilmente mai nessuno avrebbe letto quella frase, prima che fosse totalmente consumata dalla pioggia, o altro. In ogni caso, tutti avrebbero dovuto accettare il mistero. Katarina aveva lasciato cadere il foglio appena finito di leggere, ed era tornata in macchina. Aveva sentito come un fremito dentro di sé, ma non se lo era saputo spiegare; lei sapeva già tutto, e da tempo. Sapeva che sarebbe finita, e sapeva che il giorno era quello.

Tornata a casa, Katarina si tagliò la gola, da un lato all’altro, con lo stesso taglierino con cui aveva aperto la busta. Morì dissanguata, inzuppando di sangue le lenzuola cambiate quella mattina.

Il caso volle che quando una settimana dopo i poliziotti ritrovarono il corpo di Klaus, morto di freddo in un prato accanto al distributore di benzina fuori città, sotto le sue livide labbra ci fosse proprio quel foglio, le parole ormai scolorite e rese illeggibili dai fluidi corporei derivanti dalla putrefazione. L’unica parola ancora perfettamente leggibile era “l’ombra”, fu proprio lì che il medico legale trovò tracce di sangue miste a liquido lacrimale di Klaus.

Nessuno sarebbe mai andato a reclamare i corpi di Klaus e di Katarina distesi l’uno accanto all’altra nella camera mortuaria, né ci sarebbe stato alcun funerale. Qualcosa a cui non avevano saputo dare un nome li aveva uniti in vita, e la morte, o chi per lei, aveva creduto bene di riunirli, di nuovo, per l’eternità. Così lontani, così vicini.

questo è l’importante.

5 febbraio 2012 § Lascia un commento

viaggio al termine del lavoro.

3 febbraio 2012 § 1 Commento

la lezione di montesano (che ricorda come un periodo molto felice, quello della setl) su céline è così interessante, che non riesco ad andare via prima della fine, meno male che sono in macchina, parcheggio semplice, in divieto di sosta, così poi posso subito correre al riot, per frasca/perna (puntata un po’ più debole tuttavia, questa sull’amore); la cosa bella è che dopo aver invogliato alla lettura di “viaggio al termine della notte”, montesano dice che dopo aver letto tutta la sciocca ignoranza del céline antisemita, è impossibile leggerlo con la stessa “ingenuità” degli inizi, e rimanerne colpiti allo stesso modo, che poi il “viaggio” ha fatto scalpore/successo per il contenuto, non per la forma, è questo è grave, non dovrebbe mai accadere, in letteratura, una cosa del genere, meglio quindi “morte a credito”, e gli ultimi libri, ma per noi la storiella è importante, allo stesso modo del come viene raccontata, pazienza, ognuno si sceglie i sogni che più gli riscaldano il cuore, come appunto direbbe céline; punto ancora più interessante, è quello sulle ideologie, nell’apocalittico oggi (non va tutto bene) ne sono rimaste solo due, il neoliberismo sfrenato, e l’islamismo fanatico, e quando una cosa si fa ideologia, ovvero “tutto quello che non mi piace è sbagliato”, è sempre stupida, punto; a proposito di neoliberismo, è sempre divertente notare la stupidità del popolo di facebook, ribellatosi per una frase detta dal banchiere monti, “dimenticatevi del posto fisso, è monotono”, tutti ad andarci contro, quindi a quanto pare si stava meglio col milione di posti di lavoro promesso, vabbè, quando non c’è cervello è questo che bisogna aspettarsi, una rabbia incoerente, che non va da nessuna parte.

ciao, mike.

2 febbraio 2012 § Lascia un commento

"diRty" - sonic youth; pupazzo di mike kelley.

ho sempre voluto una maglietta "diRty", non l'ho mai trovata.

siamo (stati) tutti goonies.

1 febbraio 2012 § Lascia un commento

garth jennings, "son of rambow".

Dove sono?

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