vandermark.

8 dicembre 2017 § Lascia un commento

vi invito tutti a un caldissimo ascolto di questo disco, uscito e comprato nell’anno di grazia 1997. venti anni fa, sì. e solo qualche settimana fa sono riuscito a vedere il sassofonista in concerto, il mitico ken vandermark (andatevi a cercare la lista dei dischi/persone in/con cui ha suonato). quando gli ho porto il booklet per l’autografo di rito, lui ha esclamato: “oh wow, this album! thank you for being here, tonight”.

e senti come viaggia, questa bomba sonora.

 

Annunci

Al fato.

1 aprile 2017 § Lascia un commento

Per me tu sei sempre stato più reale di Dio.
Tu monti il palco per la tragedia,
tu conficchi i chiodi
davanti a una platea di pochi amici scelti.

Per pura cortesia hai storpiato una bella ragazzina,
investito un bambino con una motocicletta.
Esempi del genere, me ne vengono a milioni.
Lo stesso dicasi per il modo in cui noi due continuiamo a incontrarci.

La risposta forse ce l’ha
qualche distributore di cicche colorate a Chinatown,
una vecchia porta scricchiolante che si apre in un film dell’orrore,
un mazzo di carte che ho dimenticato in spiaggia.

La notte sento che ti rannicchi contro di me,
con il tuo fiato caldo, le tue mani fredde –
e io già simile a un vecchio pianoforte
che pende da una fune fuori da una finestra.

 Charles Simic

 

leonard.

11 novembre 2016 § Lascia un commento

Sono stato a mille concerti e ad altri mille andrò, ma sono pochi quelli che ti entrano davvero nel cuore. Superfluo dire che il suo è uno di questi, mister Cohen. Grazie di tutto, e arrisentirci.

Roma, 07/11/2013.
A passo di danza esce Leonard dal palco, ha quasi ottant’anni e si inginocchia a rendere grazie, a dare tutto: che possiate avere una vita felice circondati dai vostri amici e familiari, dice, e se non è così che possa la vostra solitudine essere una benedizione… L’amore un mistero ormai dimenticato.
leonard-cohen-11_11_2016

Come un uccello su un filo, come un ubriaco in un coro, ho cercato a mio modo di essere libero, scrive il Maestro, di trovare un posto nel mondo (un mendicante mi ha detto di non chiedere troppo, ma una donna mi ha urlato perché non chiedi di più?).

Salva

estiva.

21 ottobre 2016 § Lascia un commento

l’estate volge ormai al termine (?), mi sembra quindi un buon modo di celebrarla (ri-)postando una mia vecchia playlist (incredibilmente – credeteci! – l’unica che abbia mai fatto, ché ai miei tempi si facevano le cassette) compilata qualche estate fa, quando era tutto abbastanza diverso… buon ascolto, a chi ascoltare vorrà. 🙂
“Now you’re lost//Lost in the heat of it all”
 

sangue.

13 gennaio 2016 § 1 Commento

un film non sarà mai come il libro, sarà migliore o peggiore, questo non lo so, ma sarà sicuramente diverso… e a me piacerebbe comunque vederlo, un giorno. il libro lo consiglio a tutti quelli che non hanno paura dell’orrore, ma anche del candore, che si può celare tra le pieghe dell’animo umano…

scalped man [blood meridian]“McCarthy scrisse ‘Meridiano di sangue’ basandosi sulle memorie di Samuel Chamberlain, scrittore e avventuriero americano, nonché uno degli ultimi sopravvissuti della famigerata cavalcata di John Joel Glanton attraverso il Messico alla ricerca di scalpi indiani. Assoldata dal governo messicano per scovare e sterminare una gang apache, la banda di Glanton veniva pagata a scalpo. Ben presto Glanton e soci capirono però di poter guadagnare tutti i soldi che volevano scovando e sterminando qualsiasi altro indiano avesse avuto la sfortuna di attraversare la loro strada. Deluso dal modo di fare di Glanton, lo stato di Chihuahua mise una taglia sugli scalpi di Glanton e la sua banda. La banda si diede alla fuga diretta in Arizona, non senza lasciarsi alle spalle una scia di distruzione e morte…” [articolo, qui]

 

scott.

4 dicembre 2015 § Lascia un commento

praticamente ogni volta che muore qualcuno si va a controllare la propria collezione di dischi (di film, di libri, etc) per valutare se sia più o meno giusto e/o “conveniente” commemorarlo o meno. per quel che vale o vi interessa (probabilmente niente), io all’epoca gli stone temple pilots li ho ascoltati abbastanza: all’inizio non mi sembravano nient’altro che spudorati cloni dei pearl jam (quando sentii plush alla radio pensai che a cantare fosse proprio eddie vedder), poi se ne uscirono con questo album stranissimo che mi incuriosiva già dalla copertina (molto diversa da quelle in voga al tempo) e dal titolo (“canzoncine dal negozietto di ricordini del vaticano”, più o meno) e che a me (ovviamente) piacque molto. in definitiva gli stone temple pilots partirono con il carrozzone grunge, ma poi riuscirono comunque a trovare una propria identità pop. ciao scott, chissà se troverai della buona droga anche lassù.

“Does anybody know how the story really goes
Or do we all just hum along
Sell your soul and sign an autograph
Big bang baby, it’s a crash, crash, crash
I wanna die, but I gotta laugh
We used to see in color
Now it’s only black and white
It’s only black and white
Because the world is color blind
Nothing’s for free, nothing’s for free”

“it’s all the same shit // but they call it cLOUDDEAD”

28 gennaio 2015 § Lascia un commento

ogni tanto torno ad ascoltarmi quest’album – una serie di singoli composti tra il 1998 e il 2000, ricordiamocelo – e mi sento un po’ nel futuro, sapete?
è come aprire una finestra e sentire tutte le musiche del mondo.
paradossale, straniante, inebriante.

 

EDIT: vabè, doseone dei cLOUDDEAD ha appena aggiunto il mio tweet ai preferiti… come direbbero i giovani: EPIC WIN!! ahahah
doseone tweet

Dove sono?

Stai esplorando gli archivi per la categoria archivi su granelli.