marianne.

30 luglio 2016 § 2 commenti

leonard & marianne

“L’amore non muore mai”. Marianne Ihlen, la donna immortalata in ‘So Long, Marianne’ che è stata insieme a Leonard Cohen per tutti gli anni ’60, è morta il 28 luglio 2016. In un’intervista del 1992, Leonard rievoca quello che ancora prova per Marianne, nonostante si siano ormai separati da tempo, come prova del fatto che “l’amore non muore mai”.

 

“Le persone cambiano, così come i loro corpi… Ma c’è qualcosa che non cambia, per quanto riguarda l’amore… Marianne, la donna di ‘So Long, Marianne’, quando ho sentito la sua voce al telefono, ho capito che era rimasto ancora qualcosa di completamente intatto, nonostante ci fossimo ormai allontanati da tempo… Sento che l’amore non muore mai, e quando c’è un’emozione così forte da far nascere una canzone, allora c’è qualcosa in questa emozione che non può essere distrutto”.

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rufus.

29 luglio 2016 § Lascia un commento

rufus wainwrightNapoli, 28 luglio 2016. Concerto dello “scandaloso” (la colpa è nell’aver scritto una canzone chiamata “Gay Messiah”, vergogna!) Rufus Wainwright, special guest Emma (che?), opening act EPO (bravi!). Svariate sciarpette (di Emma, superfluo dirlo) in vendita all’ingresso, ma pubblico non pervenuto, desolazione totale (Rufus nel mondo ovviamente suona alla Carnegie Hall di New York e pubblica con la Deutsche Grammophon, ma nemmeno ai tromboni cittadini “appassionati” di jazz e classica gli è venuto in mente di venirlo a vedere, magari avrebbero dovuto piazzarglielo in abbonamento teatrale). Considerata la massa di gente (trasversale, stranissima: crede di aver portato la prole a pascolare al villaggio vacanze, più che altro) che si alza e se ne va dopo due canzoni (2) che un’emozionatissima (!?) Emma cerca di cantare con Rufus, mi viene il sospetto di essere l’unico ad avere comprato il biglietto stasera (attenzione, sconto Massive Attack: in totale 10euri). A parte i maltrattati e beffati fan che con il dovuto anticipo hanno pagato il biglietto intero (poco meno di 50euri), chiaro, poveri fan a cui va tutta la mia solidarietà di categoria di appassionato di musica. Il concerto comunque è stato bello, e peccato per chi non c’era: scorre intimo e rilassato tra jazzate riproposizioni di Judy Garland, operistici brani propri e una chicca di pop immortale come “Hallelujah” del maestro Cohen (un modo per ringraziare Lorca, figlia di Leonard, che a Rufus ha “regalato” una figlia, Viva?), con il nostro – istrionico e divertente, dice che la prossima volta che verrà a Napoli si metterà nei guai – che si alterna tra piano e chitarra raccogliendo i meritati applausi. Buono anche il buffet rustico offerto da sollecite e gentili signorine che a quanto pare però avrebbero preferito Gigi D’Alessio. Nota sintomatica: è l’unico concerto di cui non abbia trovato la scaletta su setlist.fm il giorno dopo.

“nothing’s gonna change my world”

thompson.

28 luglio 2016 § Lascia un commento

ciao richard, è davvero triste che te ne sia andato così presto. hai regalato gran bei momenti di leggerezza e divertimento. mancherai.

cul de sac [richard thompson]

 

 

suicide.

17 luglio 2016 § 1 Commento

alan vega

dopo aver visto neil young, la cui voce sembra ringiovanire col tempo, forse perché giovane è chi lo è veramente, ieri fortunosamente sono riuscito a vedere anche bruce springsteen. okay, spazio enorme e lontananza, ma se sei il boss questo non è un problema, le emozioni arrivano lo stesso, 4 ore di emozioni, springsteen suona e ti regala un sogno (la tua canzone preferita, un desiderio che si realizza), è questo il segreto. a un certo punto ho avuto la sensazione che stesse facendo quella sua famosa cover dei suicide, il mood era quello. una canzone se è bella non importa chi la suona, resta comunque bella, con o senza batterie elettroniche, anche nuda. poi stamattina mi sveglio e la brutta notizia è che è morto alan vega, cantante del seminale gruppo nuiorchese, l’ennesimo musicista che questo maledetto 2016 si porta via. i suicide suonavano i sintetizzatori quando intorno a loro c’erano quasi solo chitarre elettriche: facevano entrare il pubblico in sala e poi chiudevano le porte con le catene, nel caso a qualcuno fosse venuta la malaugurata idea di scappare via. la musica dei suicide era punk elettronico anni prima che una cosa del genere venisse concepita, un rock’n’roll portato all’estremo che aveva preso la lezione di elvis e l’aveva resa più anfetaminica e schizzata. immagino gli spettatori di quei primi concerti, che esperienza dev’essere stata. i suicide io li avrei visti un paio di volte solo molti anni più tardi, loro palesemente vecchi e io con le orecchie già abbondantemente svezzate e stuprate da suoni del genere… eppure. mi chiedo quale dei musicisti di oggi conserverà la sua forza nel tempo, chi di loro riuscirà ancora ad emozionare in un lontano futuro? domande inutili, pensieri vaghi… metto su un altro disco, in attesa del prossimo concerto.

“rock and roll can never die//rock and roll is here to stay”

patatine.

11 luglio 2016 § Lascia un commento

Voi siete lì che guardate i mondiali e/o postate indignazione a gò-gò come se questo davvero potesse cambiare lo stato delle cose, e intanto ieri sera alzo lo sguardo ed ecco una nuova patatineria inaugurata a Napule, proprio in mezzo a Lombardi e Gay-Odin (curiosità: ma prima delle patatinerie, che cacchio c’era in questi buchi angusti?). Una marea di gente che mangia patatine fritte come se fosse l’ultima novità creata da buongustai alieni, follia totale. Se fai 100 metri più avanti, lungo San Sebastiano, ce ne sono altre due di patatinerie, una di fronte all’altra (ma se ti scocci di camminare troppo basta allungarti giusto dal greco più sopra o dal kebabbaro più sotto, sempre patatine fanno). Un’altra patatineria sta più o meno di fronte al Modernissimo, e un’altra aprirà a piazza Dante. Se scendi lungo via Roma non te lo dico proprio quante ne trovi, e un’altra nuova ne ho vista pure a via San Biagio dei Librai. Ora io mi chiedo: siamo forse la cavia di un enorme esperimento OGM della CIA, o che? Come ha detto un mio amico ieri sera, “‘O fritt’ ‘nguoll”. Napoletani, arripigliatevi!!

 

(Napoli, 2 anni fa)

cancelli.

3 luglio 2016 § Lascia un commento

Di tutte le arti probabilmente è il cinema quella che più si avvicina al sogno… Che si tratti poi di sogno realizzabile o sogno completamente irreale non importa, l’importante è guardare e vedere. Grazie a tutti gli uomini e a tutte le donne che ci permettono di ricordare i nostri sogni, sempre. Buonanotte, signor Cimino.

Dove sono?

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