cannoni. (ma anche: coincidenze; o meglio: esseri umani)

31 agosto 2005 § 3 commenti

da vivo.

uomo cannone (vivo)

 

 

ma anche da morto.

uomo cannone (morto)

comunicazzione di sevizzio.

29 agosto 2005 § Lascia un commento

grazie a un mio amico che preferisce rimanere anonimo (causa echelon che tutto vede e tutto sente) aggiunte foto qui e qua.

ma non dimentichiamoci il discriminato quo che non ha mai avuto l’onore (?!) di venire avverbizzato.

cultura alle masse! (o anche: più cultura per tutti!)

25 agosto 2005 § 15 commenti

e comunque in edicola coi settimanali mondadori (panorama, tv sorrisi e canzoni, donna moderna, tu, chi, grazia) il primo meridiano (quei libroni con le pagine leggerissime) coi romanzi di hemingway (fiesta, addio alle armi, morte nel pomeriggio, verdi colline d’africa) a 1euro (invece che 49euro)! e ci sono anche belle foto di corrida, anche se io aborro la corrida (l’unica volta che l’ho vista non so se mi veniva più da piangere o più da vomitare, con tutti quei crudeli olè) in verità. incredibbole! come potete ben constatare hemingway pare piuttosto accigliato, infatti.

non sarà mica difettato e pieno di refusi? no, è solo una vecchia rimanenza!

 

mentre esce pure un nuovo magazine (XL), con repubblica, sempre 1euro, che a occhio mi pare il solito magazine del cazzo ripieno di pubblicità (nascoste e non) e strizzatine d’occhio giovanilistiche (tipo i consigli di download per ogni disco), forse pensato per far concorrenza a quell’altro *cough* grande *cough* magazine che è rolling stones.

però scorrendo l’indice noto fumetti di daniel clowes, joe sacco, e poi un assaggio di akira e altri fumettini interessanti, una rubrica di bruce sterling, un raccontino di chuck palahniuk. e naturalmente si parla pure di sesso e wrestling. e come per enid, la disillusione torna a essere grande. 1euro!!!!

cultura alle masse! (o anche: più cultura per tutti!)

25 agosto 2005 § 15 commenti

e comunque in edicola coi settimanali mondadori (panorama, tv sorrisi e canzoni, donna moderna, tu, chi, grazia) il primo meridiano (quei libroni con le pagine leggerissime) coi romanzi di hemingway (fiesta, addio alle armi, morte nel pomeriggio, verdi colline d’africa) a 1euro (invece che 49euro)! e ci sono anche belle foto di corrida, anche se io aborro la corrida (l’unica volta che l’ho vista non so se mi veniva più da piangere o più da vomitare, con tutti quei crudeli olè) in verità. incredibbole! come potete ben constatare hemingway pare piuttosto accigliato, infatti.

non sarà mica difettato e pieno di refusi? no, è solo una vecchia rimanenza!

 

mentre esce pure un nuovo magazine (XL), con repubblica, sempre 1euro, che a occhio mi pare il solito magazine del cazzo ripieno di pubblicità (nascoste e non) e strizzatine d’occhio giovanilistiche (tipo i consigli di download per ogni disco), forse pensato per far concorrenza a quell’altro *cough* grande *cough* magazine che è rolling stones.

però scorrendo l’indice noto fumetti di daniel clowes, joe sacco, e poi un assaggio di akira e altri fumettini interessanti, una rubrica di bruce sterling, un raccontino di chuck palahniuk. e naturalmente si parla pure di sesso e wrestling. e come per enid, la disillusione torna a essere grande. 1euro!!!!

Six Days Sonic Report: I’m Hunting Down Demons Tonight!

24 agosto 2005 § 8 commenti

Si è purtroppo (perché non dura 6 giorni come promesso dal nome, eh?) concluso domenica 31 luglio il Six Days Sonic Madness, probabilmente il miglior indie-festival di tutta la Campania: il posto è magnifico, i prezzi bassi, il cibo buono, la musica ottima, la gente apposto e le ragazze belle e gentili. Cosa volere di più? Questo è quello che dovrebbe offrire ogni festival come si deve, mentre invece la maggior parte dei festival di questa disgraziata terra italica si preoccupa di puttanate come l’ultimo gruppo in heavy rotation su mtv, e bastardate come la birra a minimo 5euro. Qua di straniero ce n’era solo uno, ma sembrava un pezzente (anche se proprio un bel pezzente eh!) raccattato da mezzo alla strada (e questo è tutto dire), e la birra costava un euro (ok, non era tanto buona, ma per 1 cazzo di euro cosa pretendevate? Sbornia in quattroequattrotto?).
Quest’anno me lo sono fatto tutto, il festival, 4 giorni su 4, ché l’offerta di musica fica era parecchio allettante. E quindi, anche se il viaggetto è abbastanza pesante, che importa, quando uno si diverte quasi 200km al giorno X 4 che sono? Nulla! Appunto.
Ma andiamo a cominciare la cronaca.
 
 
Primo giorno. (giovedì_28/7)
 
El Ghor: arrivo un po’ in ritardo, e non capisco se hanno già suonato o se me li sono persi. Vabbè, sopravvivrò. Scusatemi El Ghor, magari eravate il gruppo più figo del festival ma non ce l’ho fatta. Alla prossima.
The Death of Anna Karina: sento un pezzo nuovo in libero download dal loro sito, e il loro rock acido mi incuriosisce fin da subito. Confesso di essere venuto questa prima serata anche per loro. Le attese infatti non vanno disattese, e loro sono davvero dei pazzi sul palco. Rock acido e tiratissimo che ricorda The Chinese Stars, sprazzi new-wave e stroboscopica a go-go, il cantante è stridulo e invasato. Sono stati davvero grandi, anche se al banchetto dei dischi il chitarrista mi confesserà un po’ deluso che è stata una serata un po’ strana per loro: il palco era troppo grande, e si sentivano un po’ spersi. Sono indeciso se comprarmi o no il disco, che è abbastanza vecchio e la cosa mi puzza, alla fine opto per una spilletta da 1euro fatta a mano dalla ragazza del batterista: una stella rossa (ceralacca?) un po’ bianchiccia, very communistyle yeah. A casa scarico il disco vecchio e scopro che è abbastanza metal, e in effetti tutti quei tatuaggi non facevano presagire nulla di buono. Ma aspetto con ansia il nuovo disco in uscita a settembre!
The Zen Circus: iniziano il loro set mentre io sono da basso a magnare il panino col vitello in mezzo. Un po’ mi dispiace perché loro non mi dispiacciono, così ingollo il panino in un morso e corro di sopra. Il circo zen è bravo e simpatico, già visti l’anno scorso la differenza sta nel fatto che adesso fanno più pezzi rock e meno folk’n’roll (peccato) e il batterista non ha più la cresta (sarà cambiato?). Ma pazzi rimangono uguale e il concerto non delude, così come il cantante Appino: con tutte quelle sue mossette very rock’n’roll mica si credeva che potesse scrivere un libro sull’auto-produzione/diffusione di un disco?! E invece l’ha scritto, e questa sera (ce) lo regala pure. Grande.
Paolo Benvegnù: sono a Guardia anche per lui, sì, gli Scisma con il loro delirio onirico anni ’80, sessualmente diviso alla pari, mi piacevano, e non poco. Anzi vi dirò, se il loro disco non fosse costato 15 (o 13?) euro ci avrei fatto un pensierino. Un disco di dieci anni fa non può costare più di dieci euro, eccheccazz’. Comunque Benvegnù ai tempi degli Scisma aveva i capelli corti e brizzolati, si vestiva come un vero dandy e faceva musica bella e decadente; adesso Paolo ha i capelli biondi e lunghi e la panza, sull’abbigliamento è meglio stendere un velo pietoso e la musica (almeno dal vivo, chissà il disco) è senza arte né parte. A un certo punto salta la corrente e tutti i fan (LE fan) a cantare a cappella appresso a lui, ma in sostanza il mio pensiero è: Benvegnù 10 anni fa mi piacevi di più.
 
 
Secondo giorno. (venerdì_29/7)
 
Stella Diana: sì lo so, sul libretto di presentazione c’è scritto che suonano i CT Lab, ma loro dal palco si presentano come “Stella Diana” col disco in uscita a settembre, quindi. Sono tanto carini e bellini, ma la musica è rock, niente di che, anche se certe venature shoegaze sono proprio non male, non male. Confesso che mi fanno un po’ pena quando quel cattivone dell’organizzatore (quello con gli occhiali che ha fatto cessare anche i giochi col fuoco dei miei amici) gli intima di smettere. Ma loro continuano con un crescendo, shoegaze appunto, per altri dieci minuti. Bravi! Mica uno si deve far inculare solo perché è un po’ più piccolo degli altri.
Disco Drive: gruppo punk storico da Torino, dice. Boh, io è la prima volta che li sento nominare. Ma di punk, qui, nemmeno l’ombra… o meglio punk nell’attitudine, ché musicalmente qui si sente punk-funk più che altro. Eh sì, il punk-funk spacca in America, e quindi tutto il mondo a seguire a ruota. Ma con questo nulla voglio togliere ai Disco Drive (disco prodotto da Max Casacci dei Subsonica mi sembra di aver letto, ehm…), ché alla fine loro fanno pariare, come si dice qui a Napoli: basso zompettante, doppio rullante tunz-tunz e voci sputate nel microfono. Bravi, però gli LCD Soundsystem (e pure The Rapture) sono arrivati prima, e il loro groove è un’altra cosa. Sono un indie-snob del cazzo lo so già, grazie. Passiamo avanti.
 
offlagadiscopax_lenin/talpa
 
OfflagaDiscoPax: questa sera a Guardia sono venuto soprattutto per loro, lo ammetto. Il loro disco socialista non rimane certo in tasca, infatti è in heavy rotation sul mio stereo da parecchi mesi ormai. La loro new-wave in salsa bologn… ops, romagnola, bisogna dire che è una delle cose più originali (in che senso? non nel senso che intendete voi, ovviamente) sentite ultimamente in terra italica. Ma dal vivo sono una mezza delusione. Il cantante Max ce la mette tutta, nella sua nostalgica opera di memoria simil-comunista, ma lo spettacolo risulta debole e smorto. Loro sono distanti, forse stanchi e bolliti dall’interminabile turnè, e i wafer Tatranky e le gomme Cinnamon lanciate con sdegno sul pubblico certo non aiutano. Se vuoi entrare nella società dello spettacolo devi saperci entrare, ed entrare per bene. Vabbè, sarà per un’altra volta. Comunque mi rimane sempre il disco, e il ciclostile (?!) fico con tutti i testi fichi.
 
offlagadiscopax_lenin/talpa/max
 
Goodmorningboy: il suo set inizia con “Jesus” del più mitico eroinomane di tutti i tempi, ovvero Mr. Lurido quando ancora si accompagnava coi Velluti Sotterranei, e l’indie-poser di turno afferma che potrebbe anche morire all’istante per l’emozione. Muori pure, ché non meriti di vivere. Avrei capito se ci fosse stato lì presente il vero Lou Reed con tanto di pera di ordinanza penzolante dal braccio. Ma così. Il tizio buongiorno invece è alto e pelato, robusto. Con sé ha solo voce e chitarra. Devo dire che comunque non è male, ma cosa mi è rimasto del suo set? Lo ascolto da lontano, quasi distratto. Lui è pure bravo, bella voce, bravo sì, ma non (mi) acchiappa. Goodmorningboy, mandami il disco che magari mi piace e ti faccio una bella recensione, ma così non c’è trippa per gatti!
 
 
Terzo giorno. (sabato_30/7)
 
Phidge: è passato troppo tempo per ricordarmi qualcosa di loro. O forse non li ho visti proprio, non ricordo. Forse facevano un rock abbastanza normalizzato, forse. O forse stavo a mangiare il panino salame/formaggio e/o bere il thè e/o guardare una tipa che comunque non me l’avrebbe mai data forse. Forse, forse, forse.
 
artemoltobuffa
 
ArteMoltoBuffa: è un anagramma, sì. Del nome Alberto Muffato. Che poi sarebbe proprio il signore in questione. ArteMoltoBuffa=Alberto Muffato. Ricevuto? Cioè, già ad avere un nome che dà luogo a tale anagramma devi essere un gran figo. Poi fai un disco così, cioè, allora dillo che le ragazze cadono ai tuoi piedi. C’ho scritto pure la recensione del disco “stanotte/stamattina”, storielle pop e oniriche su quanta è bella giovinezza e blablabla. Però il signor Alberto Muffato dal vivo non è tanto bravo, pare che qualche volta addirittura stoni. Troppo rock, voglio il pop verdognolo del disco dell’aiuola. Dammi quello. Comunque anche il musicista in questione conferma: “Il disco è più bello del concerto”, e mica solo perché vuole vendere il disco. È sincero. Non posso far altro che confermare anch’io quindi.
 
mariposa_elfo
 
Mariposa: i musicisti-farfalla (Ma-riposa? Boh, that’s it!) son qui per  ricordarci che i magnifici e progressivi anni ’70 sono vivi e lottano insieme a voi… ehm, noi. Sul palco quanti ne sono? 4-5-6 cheneso, so solo che a un certo punto parte la diabolica “Radio Maria”: ti passo mia sorella? “No, grazie sorella, l’inferno è più divertente”, risponde il padre comboniano che –chissà perché- si altéra sempre durante i concerti. Come si dice in questi casi? I Mariposa ci danno dentro, sono simpatici e spaccano, e scusate la banalità, ma tanto che spaccano si permettono di fare anche una versione hardprogressive/freejazz/cartoneanimato (si dirà così? Mariposa, battete un colpo!) di qualche non tanto oscura canzoncina napoletana, però fortunatamente niente neo-melodie hic et nunc. E infatti poi compro il disco in questione (una cosa tipo “nuotando in a fish bowl”) con tanto di disco di remix pure (“metamorphosis of nepaulitan songs/zoomorfosi sonora e poi booooh…”), che poi ci sono più tracce napulitane nel disco di remix… vabbè. Il disco giallo fosforescente dei proffiti già l’avevo, e il batterista soddisfatto mi stringe pure la mano per questo. Il cantante crestato invece mi regala il posterino verdefosforescente/ridolinato, e ci tiene ad autografarlo e ad avvisarmi che se unisco tutte le stelle su in cielo compare il dio-ragno. Commosso ringrazio assicurandogli che mi tatuerò la perla di saggezza sul braccio destro, e lo saluto. E pensare che nessuno dei due era ubriaco.
 
mariposa_caos
 
 
patrick_piano
 
Patrick Wolf: ciao, sono Patrizio Lupo e se vieni più vicino e guardi, noterai che il jeans stracciato che indosso non è nero, no, ma blu, solo che è sporco, lo tengo su con la cintura dell’accappatoio perché sono ecologista/eremita oppure sono allergico alla pelle, non ricordo. Poi ho un giletto bianco tutto pieno di buchi che se ci fai più attenzione vedi che non sono buchi ma tutti due-di-picche. Questo per dirvi, care amiche che mi sbavate dietro, che voi potete pure continuare a sbavarmi dietro (e davanti sul mio pancino bello asciutto), sì, ma io ho occhi (languidi) solo per il mio batterista che, certo, se non c’era non si notava mica la differenza nella resa musicale finale, però lui è una wonderful person e un great drummer, cosa volete di più? Io fino a 4 anni fa stavo a suonare e chiedere l’elemosina (questo lavoro dicesi busker) nella metro di Londra, o l’underground di Parigi, boh, o almeno così piace credere a questo cretino che sta scrivendo queste cretinate. Adesso sono un musicista affermato, a solo 21 (o 22?) anni, e suono con l’ausilio di sole chitarrine giuocattolo molto belline e un violino che ho iniziato a suonare a 6 anni e una tastiera con tanti suoni anni ’80. La mia voce, che ve lo dico a fare. E poi sono alto quasi due metri. Il fesso che sta scrivendo vuole farmi sembrare ridicolo, ma ha comprato il mio primo disco (ristampato dalla Tomlab: il fighettame non è certo acqua, ebbè) e se l’è fatto firmare proprio dalle mie mani, e so per certo che adesso non ascolta altro. Lo fa sentire gggiovane. Il secondo disco invece dice che è troppo fighetto, ma è tutta invidia per il mio essere troppo genio come voi potete ben immaginare. Fa così solo perché non gli ho detto niente dopo il concerto. Ma che pretendeva? Era tutto sudato.
 
patrick_face
 
 
Quarto giorno. (domenica_31/7)
 
Nino Bruno e le 8 Tracce: “Venite vagazzi, venite, c’è odove di movte pev voi!”, così urla un signore dal palco semibuio, ché non hanno ancora acceso le luci ché è ancora troppo presto, eppure è sera. Poca gente, peccato. Ma loro sono bravi. Organo farfisa, chitarra/voce, batteria/voce (cantante/chitarrista dei Gentlemen’s Agreement mi pare). Musica psichedelica, anni ’70 pure questi, ma più beat che progressive, anche se le loro belle cavalcate acide se le fanno. Dice un mio amico che questo Nino è un tizio di Napoli che prima si faceva chiamare “Ninette” e andava a suonare sul palco vestito da femminiello. Questo accadeva tempo fa, e la mia età, o forse più probabilmente la mia ignoranza (musicale), non mi permette di ricordare (e parlare di) queste cose. Adesso comunque il tizio non si veste più da femmina e ha perso pure un po’ di capelli, ma la musica è rimasta figa però. Quindi io non mi lamento e (s)ballo.
Los Dragos: rock’n’roll, Tarantino, bruumm bruumm, motociclette. Ecco le prime parole che mi vengono in mente ripensandoci. Associazioni libere, e penso che loro ne sarebbero anche abbastanza contenti. Sanguigni rocker, la loro musica è normalissima, ma tirata e spaccatimpani. Se fosse esistito ancora il compianto Slovenly *sigh sob* in questa merda di città che è Napoli, sarebbe stato proprio un gruppo perfetto per suonarci, e pazienza se lì i concerti non iniziavano prima dell’una di notte. Il batterista fa impressione, è invasato, rotea gli occhi all’indietro manco fosse uno zombie: ma come fa? Uno dei due chitarristi ha una divisa tipo carabiniere, ma molto rock però, l’altro non ricordo molto tranne che era molto roll. Rock’n’Roll, appunto. Anche se fanno una canzone apposta per i metallazzi. Comunque le chitarre con il teschietto manga sopra (custom?!) erano proprio fichissime.
 
settlefish_scream
 
Settlefish: vengono da Bologna, ma si spacciano per americani. Pecché? L’artista della copertina è lo stesso di Beck (o sto dicendo una cazzata?) e il cantante è americano (?), vabbè. Mica c’è bisogno di essere americani per spaccare?! E infatti. Oggi si dice che la loro musica si chiami emo/indie, una volta si chiamava semplicemente (post?)punk. Molto Fugazi (?) comunque. La parola chiave è: Passione. Ma comunque non fidatevi di me che non ci capisco niente di musica, posso solo dire che mi sono piaciuti tanto che alla fine mi so’ pure comprato il disco: chitarre da brividi sulla schiena! E il premio “Esagitato d’Oro del Festival” va sicuramente al cantante che come ha fatto a mantenere un po’ di fiato per cantare visto che si sbatteva di qua e di là, per  me è un mistero. Grande! Ma anche il bassista non scherzava. Appropo’, il cantante è lo stesso da cui mi ero comprato, poco prima, il dischetto di Miss Violetta Beauregarde, ma giusto per la perla (già solo per il titolo) “Sesso illustrato per Silvestrin” e perché era a 4 euro (e volevo vedere se costava di più: dura 20minuti!). Comunque peccato che il disco dei Settlepesce non sia così tirato come il concerto; bello sì, ma non così tirato però, ammettetelo.
 
settlefish_blurred
 
Perturbazione: ma come fai a prendere in giro un forrestgump timido e dolcissimo come il cantante del gruppo in questione, ovvero Tommaso aka Tommi eh? Devi essere proprio un bastardodentro. E purtroppo un bastardodentro rompicoglioni era presente al concerto. Tutto il concerto a urlare “Sei pessimo! Sei pessimo!” al povero Tommi. E basta, echeppalle! Vai a quel paese! Ma il gruppo fa subito gruppo (appunto, non a caso) e Tommi, che per l’occasione  sfoggia dei baffi da attore porno anni ’70 o da motorhediano d.o.c. (dipende dai vostri riferimenti culturali), se ne frega andando avanti con i suoi discorsi teneri e strampalati che non so se ti fanno più sorridere o riflettere o commuovere. Fatto sta che il vile criaturo disturbatore chiamato a rapporto sul palco non si palesa e non disturba più, e così noi possiamo goderci le canzoncine perturbate e pop che ci fanno stare tanto tanto bene (ma anche no) e ci ricordano quando eravamo gggiovani e incasinati (incasinato lo sono ancora adesso come potete ben vedere, a dir la verità). Prendo la scaletta e chiedo a Tommi di firmarla: “Obrigado”, scrive lui; ma obrigado sono io, caro Tommi, obrigado sono io a te! Comunque veramente sembravi Bruce Springsteen (pure!) come qualcuna ti ha gridato, anche se tu ti sbatti di più, sì, su questo devo dartene atto. Ciao.
 
 
 
Vabbè, che dire più?
 
Il Six Days Sonic Madness è finito come avrete capito, e io son qui a ricordare e scrivere queste quattro stupidaggini cercando di tenermi le cose viste e sentite strette strette strette vicino al cuore e all’occhio e all’orecchio. Certo che mica è una recensione normale questa, qualcuno potrebbe pure darmi dell’incompetente, e io a questo qualcuno dico: fai bene! Se non ti è piaciuta, che devo dire, mi dispiace? Naaaah. Ritenta sarai più fortunato, piuttosto! E a chi è piaciuta? Ma grazie! E grazie anche per i ciddì (compilation sdsm 98zero3 e losing today#5) a gratis! Ciao! All’anno prossimo!
 
Ah un attimo, un attimo… un’ultima cosa… quasi dimenticavo… un saluto particolare alla ragazza frangettanera-magliettarosa-minigonnajeans per la quale ho compilato il questionario… l’ho fatto solo per te! Ma non è che ci possiamo vedere prima dell’anno prossimo eh?
 
 
Essì, a Guardia può capitare anche di perdere la testa… o si dice il cuore?

Ebbè ebbè, son dubbi pure questi.

 
 
altre foto:
signorina_perturbazionepatrick_violinomariposa_sax
mariposa_cantantesettlefish_basspatrick_chitarrina
settlefish@guardia_31/7/2005perturbazione@guardia_31/7/2005artemoltobuffa@guardia_30/7/2005

Six Days Sonic Report: I’m Hunting Down Demons Tonight!

24 agosto 2005 § 8 commenti

Si è purtroppo (perché non dura 6 giorni come promesso dal nome, eh?) concluso domenica 31 luglio il Six Days Sonic Madness, probabilmente il miglior indie-festival di tutta la Campania: il posto è magnifico, i prezzi bassi, il cibo buono, la musica ottima, la gente apposto e le ragazze belle e gentili. Cosa volere di più? Questo è quello che dovrebbe offrire ogni festival come si deve, mentre invece la maggior parte dei festival di questa disgraziata terra italica si preoccupa di puttanate come l’ultimo gruppo in heavy rotation su mtv, e bastardate come la birra a minimo 5euro. Qua di straniero ce n’era solo uno, ma sembrava un pezzente (anche se proprio un bel pezzente eh!) raccattato da mezzo alla strada (e questo è tutto dire), e la birra costava un euro (ok, non era tanto buona, ma per 1 cazzo di euro cosa pretendevate? Sbornia in quattroequattrotto?).
Quest’anno me lo sono fatto tutto, il festival, 4 giorni su 4, ché l’offerta di musica fica era parecchio allettante. E quindi, anche se il viaggetto è abbastanza pesante, che importa, quando uno si diverte quasi 200km al giorno X 4 che sono? Nulla! Appunto.
Ma andiamo a cominciare la cronaca.
 
 
Primo giorno. (giovedì_28/7)
 
El Ghor: arrivo un po’ in ritardo, e non capisco se hanno già suonato o se me li sono persi. Vabbè, sopravvivrò. Scusatemi El Ghor, magari eravate il gruppo più figo del festival ma non ce l’ho fatta. Alla prossima.
The Death of Anna Karina: sento un pezzo nuovo in libero download dal loro sito, e il loro rock acido mi incuriosisce fin da subito. Confesso di essere venuto questa prima serata anche per loro. Le attese infatti non vanno disattese, e loro sono davvero dei pazzi sul palco. Rock acido e tiratissimo che ricorda The Chinese Stars, sprazzi new-wave e stroboscopica a go-go, il cantante è stridulo e invasato. Sono stati davvero grandi, anche se al banchetto dei dischi il chitarrista mi confesserà un po’ deluso che è stata una serata un po’ strana per loro: il palco era troppo grande, e si sentivano un po’ spersi. Sono indeciso se comprarmi o no il disco, che è abbastanza vecchio e la cosa mi puzza, alla fine opto per una spilletta da 1euro fatta a mano dalla ragazza del batterista: una stella rossa (ceralacca?) un po’ bianchiccia, very communistyle yeah. A casa scarico il disco vecchio e scopro che è abbastanza metal, e in effetti tutti quei tatuaggi non facevano presagire nulla di buono. Ma aspetto con ansia il nuovo disco in uscita a settembre!
The Zen Circus: iniziano il loro set mentre io sono da basso a magnare il panino col vitello in mezzo. Un po’ mi dispiace perché loro non mi dispiacciono, così ingollo il panino in un morso e corro di sopra. Il circo zen è bravo e simpatico, già visti l’anno scorso la differenza sta nel fatto che adesso fanno più pezzi rock e meno folk’n’roll (peccato) e il batterista non ha più la cresta (sarà cambiato?). Ma pazzi rimangono uguale e il concerto non delude, così come il cantante Appino: con tutte quelle sue mossette very rock’n’roll mica si credeva che potesse scrivere un libro sull’auto-produzione/diffusione di un disco?! E invece l’ha scritto, e questa sera (ce) lo regala pure. Grande.
Paolo Benvegnù: sono a Guardia anche per lui, sì, gli Scisma con il loro delirio onirico anni ’80, sessualmente diviso alla pari, mi piacevano, e non poco. Anzi vi dirò, se il loro disco non fosse costato 15 (o 13?) euro ci avrei fatto un pensierino. Un disco di dieci anni fa non può costare più di dieci euro, eccheccazz’. Comunque Benvegnù ai tempi degli Scisma aveva i capelli corti e brizzolati, si vestiva come un vero dandy e faceva musica bella e decadente; adesso Paolo ha i capelli biondi e lunghi e la panza, sull’abbigliamento è meglio stendere un velo pietoso e la musica (almeno dal vivo, chissà il disco) è senza arte né parte. A un certo punto salta la corrente e tutti i fan (LE fan) a cantare a cappella appresso a lui, ma in sostanza il mio pensiero è: Benvegnù 10 anni fa mi piacevi di più.
 
 
Secondo giorno. (venerdì_29/7)
 
Stella Diana: sì lo so, sul libretto di presentazione c’è scritto che suonano i CT Lab, ma loro dal palco si presentano come “Stella Diana” col disco in uscita a settembre, quindi. Sono tanto carini e bellini, ma la musica è rock, niente di che, anche se certe venature shoegaze sono proprio non male, non male. Confesso che mi fanno un po’ pena quando quel cattivone dell’organizzatore (quello con gli occhiali che ha fatto cessare anche i giochi col fuoco dei miei amici) gli intima di smettere. Ma loro continuano con un crescendo, shoegaze appunto, per altri dieci minuti. Bravi! Mica uno si deve far inculare solo perché è un po’ più piccolo degli altri.
Disco Drive: gruppo punk storico da Torino, dice. Boh, io è la prima volta che li sento nominare. Ma di punk, qui, nemmeno l’ombra… o meglio punk nell’attitudine, ché musicalmente qui si sente punk-funk più che altro. Eh sì, il punk-funk spacca in America, e quindi tutto il mondo a seguire a ruota. Ma con questo nulla voglio togliere ai Disco Drive (disco prodotto da Max Casacci dei Subsonica mi sembra di aver letto, ehm…), ché alla fine loro fanno pariare, come si dice qui a Napoli: basso zompettante, doppio rullante tunz-tunz e voci sputate nel microfono. Bravi, però gli LCD Soundsystem (e pure The Rapture) sono arrivati prima, e il loro groove è un’altra cosa. Sono un indie-snob del cazzo lo so già, grazie. Passiamo avanti.
 
offlagadiscopax_lenin/talpa
 
OfflagaDiscoPax: questa sera a Guardia sono venuto soprattutto per loro, lo ammetto. Il loro disco socialista non rimane certo in tasca, infatti è in heavy rotation sul mio stereo da parecchi mesi ormai. La loro new-wave in salsa bologn… ops, romagnola, bisogna dire che è una delle cose più originali (in che senso? non nel senso che intendete voi, ovviamente) sentite ultimamente in terra italica. Ma dal vivo sono una mezza delusione. Il cantante Max ce la mette tutta, nella sua nostalgica opera di memoria simil-comunista, ma lo spettacolo risulta debole e smorto. Loro sono distanti, forse stanchi e bolliti dall’interminabile turnè, e i wafer Tatranky e le gomme Cinnamon lanciate con sdegno sul pubblico certo non aiutano. Se vuoi entrare nella società dello spettacolo devi saperci entrare, ed entrare per bene. Vabbè, sarà per un’altra volta. Comunque mi rimane sempre il disco, e il ciclostile (?!) fico con tutti i testi fichi.
 
offlagadiscopax_lenin/talpa/max
 
Goodmorningboy: il suo set inizia con “Jesus” del più mitico eroinomane di tutti i tempi, ovvero Mr. Lurido quando ancora si accompagnava coi Velluti Sotterranei, e l’indie-poser di turno afferma che potrebbe anche morire all’istante per l’emozione. Muori pure, ché non meriti di vivere. Avrei capito se ci fosse stato lì presente il vero Lou Reed con tanto di pera di ordinanza penzolante dal braccio. Ma così. Il tizio buongiorno invece è alto e pelato, robusto. Con sé ha solo voce e chitarra. Devo dire che comunque non è male, ma cosa mi è rimasto del suo set? Lo ascolto da lontano, quasi distratto. Lui è pure bravo, bella voce, bravo sì, ma non (mi) acchiappa. Goodmorningboy, mandami il disco che magari mi piace e ti faccio una bella recensione, ma così non c’è trippa per gatti!
 
 
Terzo giorno. (sabato_30/7)
 
Phidge: è passato troppo tempo per ricordarmi qualcosa di loro. O forse non li ho visti proprio, non ricordo. Forse facevano un rock abbastanza normalizzato, forse. O forse stavo a mangiare il panino salame/formaggio e/o bere il thè e/o guardare una tipa che comunque non me l’avrebbe mai data forse. Forse, forse, forse.
 
artemoltobuffa
 
ArteMoltoBuffa: è un anagramma, sì. Del nome Alberto Muffato. Che poi sarebbe proprio il signore in questione. ArteMoltoBuffa=Alberto Muffato. Ricevuto? Cioè, già ad avere un nome che dà luogo a tale anagramma devi essere un gran figo. Poi fai un disco così, cioè, allora dillo che le ragazze cadono ai tuoi piedi. C’ho scritto pure la recensione del disco “stanotte/stamattina”, storielle pop e oniriche su quanta è bella giovinezza e blablabla. Però il signor Alberto Muffato dal vivo non è tanto bravo, pare che qualche volta addirittura stoni. Troppo rock, voglio il pop verdognolo del disco dell’aiuola. Dammi quello. Comunque anche il musicista in questione conferma: “Il disco è più bello del concerto”, e mica solo perché vuole vendere il disco. È sincero. Non posso far altro che confermare anch’io quindi.
 
mariposa_elfo
 
Mariposa: i musicisti-farfalla (Ma-riposa? Boh, that’s it!) son qui per  ricordarci che i magnifici e progressivi anni ’70 sono vivi e lottano insieme a voi… ehm, noi. Sul palco quanti ne sono? 4-5-6 cheneso, so solo che a un certo punto parte la diabolica “Radio Maria”: ti passo mia sorella? “No, grazie sorella, l’inferno è più divertente”, risponde il padre comboniano che –chissà perché- si altéra sempre durante i concerti. Come si dice in questi casi? I Mariposa ci danno dentro, sono simpatici e spaccano, e scusate la banalità, ma tanto che spaccano si permettono di fare anche una versione hardprogressive/freejazz/cartoneanimato (si dirà così? Mariposa, battete un colpo!) di qualche non tanto oscura canzoncina napoletana, però fortunatamente niente neo-melodie hic et nunc. E infatti poi compro il disco in questione (una cosa tipo “nuotando in a fish bowl”) con tanto di disco di remix pure (“metamorphosis of nepaulitan songs/zoomorfosi sonora e poi booooh…”), che poi ci sono più tracce napulitane nel disco di remix… vabbè. Il disco giallo fosforescente dei proffiti già l’avevo, e il batterista soddisfatto mi stringe pure la mano per questo. Il cantante crestato invece mi regala il posterino verdefosforescente/ridolinato, e ci tiene ad autografarlo e ad avvisarmi che se unisco tutte le stelle su in cielo compare il dio-ragno. Commosso ringrazio assicurandogli che mi tatuerò la perla di saggezza sul braccio destro, e lo saluto. E pensare che nessuno dei due era ubriaco.
 
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Patrick Wolf: ciao, sono Patrizio Lupo e se vieni più vicino e guardi, noterai che il jeans stracciato che indosso non è nero, no, ma blu, solo che è sporco, lo tengo su con la cintura dell’accappatoio perché sono ecologista/eremita oppure sono allergico alla pelle, non ricordo. Poi ho un giletto bianco tutto pieno di buchi che se ci fai più attenzione vedi che non sono buchi ma tutti due-di-picche. Questo per dirvi, care amiche che mi sbavate dietro, che voi potete pure continuare a sbavarmi dietro (e davanti sul mio pancino bello asciutto), sì, ma io ho occhi (languidi) solo per il mio batterista che, certo, se non c’era non si notava mica la differenza nella resa musicale finale, però lui è una wonderful person e un great drummer, cosa volete di più? Io fino a 4 anni fa stavo a suonare e chiedere l’elemosina (questo lavoro dicesi busker) nella metro di Londra, o l’underground di Parigi, boh, o almeno così piace credere a questo cretino che sta scrivendo queste cretinate. Adesso sono un musicista affermato, a solo 21 (o 22?) anni, e suono con l’ausilio di sole chitarrine giuocattolo molto belline e un violino che ho iniziato a suonare a 6 anni e una tastiera con tanti suoni anni ’80. La mia voce, che ve lo dico a fare. E poi sono alto quasi due metri. Il fesso che sta scrivendo vuole farmi sembrare ridicolo, ma ha comprato il mio primo disco (ristampato dalla Tomlab: il fighettame non è certo acqua, ebbè) e se l’è fatto firmare proprio dalle mie mani, e so per certo che adesso non ascolta altro. Lo fa sentire gggiovane. Il secondo disco invece dice che è troppo fighetto, ma è tutta invidia per il mio essere troppo genio come voi potete ben immaginare. Fa così solo perché non gli ho detto niente dopo il concerto. Ma che pretendeva? Era tutto sudato.
 
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Quarto giorno. (domenica_31/7)
 
Nino Bruno e le 8 Tracce: “Venite vagazzi, venite, c’è odove di movte pev voi!”, così urla un signore dal palco semibuio, ché non hanno ancora acceso le luci ché è ancora troppo presto, eppure è sera. Poca gente, peccato. Ma loro sono bravi. Organo farfisa, chitarra/voce, batteria/voce (cantante/chitarrista dei Gentlemen’s Agreement mi pare). Musica psichedelica, anni ’70 pure questi, ma più beat che progressive, anche se le loro belle cavalcate acide se le fanno. Dice un mio amico che questo Nino è un tizio di Napoli che prima si faceva chiamare “Ninette” e andava a suonare sul palco vestito da femminiello. Questo accadeva tempo fa, e la mia età, o forse più probabilmente la mia ignoranza (musicale), non mi permette di ricordare (e parlare di) queste cose. Adesso comunque il tizio non si veste più da femmina e ha perso pure un po’ di capelli, ma la musica è rimasta figa però. Quindi io non mi lamento e (s)ballo.
Los Dragos: rock’n’roll, Tarantino, bruumm bruumm, motociclette. Ecco le prime parole che mi vengono in mente ripensandoci. Associazioni libere, e penso che loro ne sarebbero anche abbastanza contenti. Sanguigni rocker, la loro musica è normalissima, ma tirata e spaccatimpani. Se fosse esistito ancora il compianto Slovenly *sigh sob* in questa merda di città che è Napoli, sarebbe stato proprio un gruppo perfetto per suonarci, e pazienza se lì i concerti non iniziavano prima dell’una di notte. Il batterista fa impressione, è invasato, rotea gli occhi all’indietro manco fosse uno zombie: ma come fa? Uno dei due chitarristi ha una divisa tipo carabiniere, ma molto rock però, l’altro non ricordo molto tranne che era molto roll. Rock’n’Roll, appunto. Anche se fanno una canzone apposta per i metallazzi. Comunque le chitarre con il teschietto manga sopra (custom?!) erano proprio fichissime.
 
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Settlefish: vengono da Bologna, ma si spacciano per americani. Pecché? L’artista della copertina è lo stesso di Beck (o sto dicendo una cazzata?) e il cantante è americano (?), vabbè. Mica c’è bisogno di essere americani per spaccare?! E infatti. Oggi si dice che la loro musica si chiami emo/indie, una volta si chiamava semplicemente (post?)punk. Molto Fugazi (?) comunque. La parola chiave è: Passione. Ma comunque non fidatevi di me che non ci capisco niente di musica, posso solo dire che mi sono piaciuti tanto che alla fine mi so’ pure comprato il disco: chitarre da brividi sulla schiena! E il premio “Esagitato d’Oro del Festival” va sicuramente al cantante che come ha fatto a mantenere un po’ di fiato per cantare visto che si sbatteva di qua e di là, per  me è un mistero. Grande! Ma anche il bassista non scherzava. Appropo’, il cantante è lo stesso da cui mi ero comprato, poco prima, il dischetto di Miss Violetta Beauregarde, ma giusto per la perla (già solo per il titolo) “Sesso illustrato per Silvestrin” e perché era a 4 euro (e volevo vedere se costava di più: dura 20minuti!). Comunque peccato che il disco dei Settlepesce non sia così tirato come il concerto; bello sì, ma non così tirato però, ammettetelo.
 
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Perturbazione: ma come fai a prendere in giro un forrestgump timido e dolcissimo come il cantante del gruppo in questione, ovvero Tommaso aka Tommi eh? Devi essere proprio un bastardodentro. E purtroppo un bastardodentro rompicoglioni era presente al concerto. Tutto il concerto a urlare “Sei pessimo! Sei pessimo!” al povero Tommi. E basta, echeppalle! Vai a quel paese! Ma il gruppo fa subito gruppo (appunto, non a caso) e Tommi, che per l’occasione  sfoggia dei baffi da attore porno anni ’70 o da motorhediano d.o.c. (dipende dai vostri riferimenti culturali), se ne frega andando avanti con i suoi discorsi teneri e strampalati che non so se ti fanno più sorridere o riflettere o commuovere. Fatto sta che il vile criaturo disturbatore chiamato a rapporto sul palco non si palesa e non disturba più, e così noi possiamo goderci le canzoncine perturbate e pop che ci fanno stare tanto tanto bene (ma anche no) e ci ricordano quando eravamo gggiovani e incasinati (incasinato lo sono ancora adesso come potete ben vedere, a dir la verità). Prendo la scaletta e chiedo a Tommi di firmarla: “Obrigado”, scrive lui; ma obrigado sono io, caro Tommi, obrigado sono io a te! Comunque veramente sembravi Bruce Springsteen (pure!) come qualcuna ti ha gridato, anche se tu ti sbatti di più, sì, su questo devo dartene atto. Ciao.
 
 
 
Vabbè, che dire più?
 
Il Six Days Sonic Madness è finito come avrete capito, e io son qui a ricordare e scrivere queste quattro stupidaggini cercando di tenermi le cose viste e sentite strette strette strette vicino al cuore e all’occhio e all’orecchio. Certo che mica è una recensione normale questa, qualcuno potrebbe pure darmi dell’incompetente, e io a questo qualcuno dico: fai bene! Se non ti è piaciuta, che devo dire, mi dispiace? Naaaah. Ritenta sarai più fortunato, piuttosto! E a chi è piaciuta? Ma grazie! E grazie anche per i ciddì (compilation sdsm 98zero3 e losing today#5) a gratis! Ciao! All’anno prossimo!
 
Ah un attimo, un attimo… un’ultima cosa… quasi dimenticavo… un saluto particolare alla ragazza frangettanera-magliettarosa-minigonnajeans per la quale ho compilato il questionario… l’ho fatto solo per te! Ma non è che ci possiamo vedere prima dell’anno prossimo eh?
 
 
Essì, a Guardia può capitare anche di perdere la testa… o si dice il cuore?

Ebbè ebbè, son dubbi pure questi.

 
 
altre foto:
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a sad day for electronica.

23 agosto 2005 § 9 commenti

è morto robert moog.

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