abbandoni.

20 gennaio 2018 § Lascia un commento

christopher thomson, “the new wild – life in the abandoned lands”.

un film molto interessante. complicato, difficile da seguire, ma anche molto intenso e poetico. il regista, londinese, ha passato cinque anni in friuli, affascinato da queste terre abbandonate. paesini dove fino a poco fa viveva l’uomo, ma che poi sono stati abbandonati, soprattutto per ragioni economiche. la natura si sta riprendendo tutto, entra in queste case fagocitandole, e facendole proprie. vengono mostrati anche alcuni tentativi da parte dell’uomo di far rivivere questi luoghi. ma di certo questo non è un documentario di stampo classico, niente interviste, nessuna scena. più che altro una serie di fotografie in movimento, e una riflessione profonda. qui è la natura a parlare, per chi sa ascoltare.

Annunci

propositi.

4 gennaio 2018 § Lascia un commento

Woody Guthrie, “Buoni propositi per l’anno nuovo” (1943).
woody-guthrie-resolutions-1943

  1. Lavora di più e meglio.
  2. Lavora secondo un programma.
  3. Lavati i denti, se ne hai.
  4. Sbarbati.
  5. Fatti un bagno.
  6. Mangia bene: frutta, ortaggi, latte.
  7. Non esagerare col bere, se proprio devi.
  8. Scrivi una canzone al giorno.
  9. Indossa vestiti puliti, e curati.
  10. Lustrati le scarpe.
  11. Cambiati i calzini.
  12. Cambia spesso le lenzuola.
  13. Leggi un sacco di buoni libri.
  14. Ascolta molta radio.
  15. Impara a conoscere meglio le persone.
  16. Tieni casa pulita.
  17. Non fare il solitario.
  18. Stai allegro.
  19. Continua a sperare.
  20. Sogna bene.
  21. Metti in banca tutti i soldi che ti avanzano.
  22. Risparmia.
  23. Stai in compagnia, ma non perdere tempo.
  24. Manda soldi a Mary e ai bambini.
  25. Suona e canta bene.
  26. Balla meglio.
  27. Aiuta a vincere la guerra e a battere il fascismo.
  28. Ama mamma.
  29. Ama papà.
  30. Ama Pete.
  31.  Ama tutti.
  32. Prendi una decisione.
  33. Svegliati e combatti.

animali.

1 gennaio 2018 § Lascia un commento

come da mia personalissima tradizione, il primo album dell’anno: le canzoni cantate dal collettivo animale.
canzoni sul tornare in una vecchia casa, a fare niente con gli amici, o a tirar fuori qualche suono dalle ossa.

“non so dove andremo ma facciamoci un giro e facciamo finta di essere tutto ciò che vediamo”

humboldt.

7 novembre 2017 § Lascia un commento

alexander von humboldt [heinrich friedrich füger]«Di notte potevo sentire il verso dei delfini di fiume, che sembrano russare, davanti a isole, abitate da migliaia di fenicotteri, aironi bianchi e trampolieri rosa, con i loro grandi becchi a spatola. Una volta rischiai di morire toccando inavvertitamente del curaro, un veleno in grado di provocare una paralisi mortale. Le tribù lo usavano per avvelenare le punte per le loro cerbottane e rimasi affascinato dalla sua potenza. Vedemmo le anguille elettriche combattere contro una trentina di cavalli, colpevoli soltanto di attraversare il loro habitat. Guardando l’orribile lotta tra anguille e cavalli, pensavo alle forze che, nei campi più svariati, provocano fulmini, o legano tra loro metalli o fanno muovere gli aghi delle bussole. Imparai così a partire da un dettaglio o un’osservazione e poi passare al contesto più ampio. Imparai che sono tante voci a rivelarci che tutta la natura respira». (Alexander von Humboldt, dipinto di Friedrich Georg Weitsch)

[grazie a Pascal di Radio2 per la storia]

caproni.

21 giugno 2017 § 1 Commento

giorgio caproni

“Versicoli quasi ecologici”
di Giorgio Caproni
(da ‘Res Amissa’, 1972)

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: «Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra».

Questa una delle tracce da commentare della prova di maturità di oggi: bella! A cominciare dal titolo, con quella strana parola, “versicoli”, e quell’aggettivo così moderno, “ecologici”, ma soprattutto quel “quasi”, così traballante e insicuro. Vera poesia, nei versi e nell’argomento, una cosa che forse oggi è andata un po’ perduta, “res amissa”, appunto, così come la natura protagonista del componimento. Mi sarebbe piaciuto svolgere questa traccia.

Comunque, stimolato da un post dell’amico Daniele, ecco il mio ricordo da maturando scientifico: «Portai i programmi più lunghi e complessi: italiano e storia (ma solo perché purtroppo non uscì filosofia). Mi arrivò il compito di matematica, ma ero troppo fesso per copiare e così lo ripassai subito. Dopo l’orale (che andò bene), la commissione discusse per quasi un’ora perché la mia prof di italiano voleva darmi il massimo dei voti… Ma non ci fu niente da fare appunto perché non avevo completato il compito di matematica. Il giro in bici che feci con gli amici quel pomeriggio ancora lo ricordo: il più bello e libero di tutta la mia vita, probabilmente».

A voi, se vi pare.

p.s.: segnalo questo interessante progetto di Giovanni Succi (Bachi Da Pietra, etc): https://caproni.wordpress.com

interstizi.

25 gennaio 2017 § Lascia un commento

«Viviamo la nostra vita di tutti i giorni in uno scambio incessante con l’insieme di apparenze quotidiane che ci circondano: del tutto familiari, talora inaspettate, esse ci danno comunque conferma della nostra esistenza. Lo fanno perfino quando sono minacciose: la visione di una casa in fiamme, per esempio, o di un uomo che si avvicina a noi con un coltello tra i denti, continua a ricordarci (con urgenza) la nostra vita e la sua importanza. Quel che vediamo abitualmente ci conferma a noi stessi.
Tuttavia può accadere che, di colpo, inaspettatamente, e quasi sempre nella semioscurità fugace di uno sguardo, intravediamo un altro ordine visibile, che interseca il nostro pur non avendo a che fare con esso.
La velocità di una pellicola cinematografica è di venticinque fotogrammi al secondo. Dio solo sa quanti fotogrammi al secondo si alternino nel baluginio della nostra percezione quotidiana. Ma è come se, nei brevi istanti cui mi riferisco, d’un tratto e con qualche sconcerto, vedessimo tra due fotogrammi. Ci imbattiamo in una zona del visibile che non era destinata a noi. Forse era destinata agli uccelli notturni, alle renne, ai furetti, alle anguille, alle balene…
L’ordine visibile cui siamo abituati non è unico: coesiste con altri ordini. I racconti di fate, folletti, orchi sono un tentativo umano di venire a patti con questa coesistenza. I cacciatori ne sono costantemente coscienti e riescono dunque a leggere segni che noi non vediamo. I bambini lo avvertono intuitivamente, perché hanno l’abitudine di nascondersi dietro alle cose. Lì scoprono gli interstizi tra i diversi ordini del sensibile.
I cani, con le loro zampe scattanti, i nasi acuti e una memoria portentosa per i suoni, sono le naturali autorità di frontiera di questi interstizi. I loro occhi, il cui messaggio spesso ci confonde con la sua urgenza muta, percepiscono sia l’ordine umano sia gli altri ordini visibili. È per questo forse che, in tante occasioni e per ragioni diverse, addestriamo i cani a farci da guida.
Probabilmente è stato un cane a guidare il grande fotografo finlandese verso il momento e il luogo in cui scattare queste fotografie. In ognuna di queste immagini l’ordine umano, ancora visibile, ha tuttavia perso la sua centralità e sta scivolando via. Gli interstizi sono aperti.
Il risultato è inquietante: c’è più solitudine, più dolore, più desolazione. Nello stesso tempo, c’è un’attesa che non sperimentavo dall’infanzia, da quando parlavo con i cani, ascoltavo i loro segreti e li tenevo per me».
(John Berger, “Aprire un cancello” da Perché guardiamo gli animali?)

(foto di Pentti Sammallahti)
dogs-children-penttisammallahtijohnberger

estiva.

21 ottobre 2016 § Lascia un commento

l’estate volge ormai al termine (?), mi sembra quindi un buon modo di celebrarla (ri-)postando una mia vecchia playlist (incredibilmente – credeteci! – l’unica che abbia mai fatto, ché ai miei tempi si facevano le cassette) compilata qualche estate fa, quando era tutto abbastanza diverso… buon ascolto, a chi ascoltare vorrà. 🙂
“Now you’re lost//Lost in the heat of it all”
 

Dove sono?

Stai esplorando gli archivi per la categoria natura su granelli.