vandermark.

8 dicembre 2017 § Lascia un commento

vi invito tutti a un caldissimo ascolto di questo disco, uscito e comprato nell’anno di grazia 1997. venti anni fa, sì. e solo qualche settimana fa sono riuscito a vedere il sassofonista in concerto, il mitico ken vandermark (andatevi a cercare la lista dei dischi/persone in/con cui ha suonato). quando gli ho porto il booklet per l’autografo di rito, lui ha esclamato: “oh wow, this album! thank you for being here, tonight”.

e senti come viaggia, questa bomba sonora.

 

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humboldt.

7 novembre 2017 § Lascia un commento

alexander von humboldt [heinrich friedrich füger]«Di notte potevo sentire il verso dei delfini di fiume, che sembrano russare, davanti a isole, abitate da migliaia di fenicotteri, aironi bianchi e trampolieri rosa, con i loro grandi becchi a spatola. Una volta rischiai di morire toccando inavvertitamente del curaro, un veleno in grado di provocare una paralisi mortale. Le tribù lo usavano per avvelenare le punte per le loro cerbottane e rimasi affascinato dalla sua potenza. Vedemmo le anguille elettriche combattere contro una trentina di cavalli, colpevoli soltanto di attraversare il loro habitat. Guardando l’orribile lotta tra anguille e cavalli, pensavo alle forze che, nei campi più svariati, provocano fulmini, o legano tra loro metalli o fanno muovere gli aghi delle bussole. Imparai così a partire da un dettaglio o un’osservazione e poi passare al contesto più ampio. Imparai che sono tante voci a rivelarci che tutta la natura respira». (Alexander von Humboldt, dipinto di Friedrich Georg Weitsch)

[grazie a Pascal di Radio2 per la storia]

mougins.

23 settembre 2017 § Lascia un commento

Tenuta provenzale di Mougins, Notre-Dame-De-Vie, in Francia, ultima dimora di Picasso: 1.800 metri quadrati di ala padronale, 32 stanze, di cui una di 100 metri quadrati con una parete finestrata alta 4, 12 bagni, una dépendance per gli ospiti di 600 metri quadrati, un campo da tennis di dimensioni regolamentari, 2 piscine, una palestra, un centro benessere con hammam, docce, spogliatoi e sala massaggi, lavanderia, ascensore, garage, una cantina per 5 mila bottiglie, 3 ettari di paradiso terrestre, roseti, glicini, fontane e terrazze, una vista a perdita d’occhio sulla Costa Azzurra, con la baia di Cannes da un lato e il Massiccio dell’Esterel dall’altro. Considerati anche i migliaia di quadri dipinti tra queste pareti, e le persone importanti che hanno camminato per queste stanze, direi proprio che una base d’asta di 20 milioni di euro non è poi così alta.
water @ mouginslight @ mougins

caproni.

21 giugno 2017 § 1 Commento

giorgio caproni

“Versicoli quasi ecologici”
di Giorgio Caproni
(da ‘Res Amissa’, 1972)

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: «Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra».

Questa una delle tracce da commentare della prova di maturità di oggi: bella! A cominciare dal titolo, con quella strana parola, “versicoli”, e quell’aggettivo così moderno, “ecologici”, ma soprattutto quel “quasi”, così traballante e insicuro. Vera poesia, nei versi e nell’argomento, una cosa che forse oggi è andata un po’ perduta, “res amissa”, appunto, così come la natura protagonista del componimento. Mi sarebbe piaciuto svolgere questa traccia.

Comunque, stimolato da un post dell’amico Daniele, ecco il mio ricordo da maturando scientifico: «Portai i programmi più lunghi e complessi: italiano e storia (ma solo perché purtroppo non uscì filosofia). Mi arrivò il compito di matematica, ma ero troppo fesso per copiare e così lo ripassai subito. Dopo l’orale (che andò bene), la commissione discusse per quasi un’ora perché la mia prof di italiano voleva darmi il massimo dei voti… Ma non ci fu niente da fare appunto perché non avevo completato il compito di matematica. Il giro in bici che feci con gli amici quel pomeriggio ancora lo ricordo: il più bello e libero di tutta la mia vita, probabilmente».

A voi, se vi pare.

p.s.: segnalo questo interessante progetto di Giovanni Succi (Bachi Da Pietra, etc): https://caproni.wordpress.com

giganti.

1 febbraio 2017 § Lascia un commento

«Mi è sempre piaciuto Coltrane. Agli inizi, la gente continuava a dirmi di licenziarlo. Mi dicevano che quello non era suonare. Ma io so bene cosa voglio. Un’altra cosa che non afferro è questa cosa che tutti pensano che Coltrane sia difficile da capire. Lui non fa che suonare cinque note di un accordo e poi continua a cambiarlo, provando a vedere in quanti modi può essere suonato. È come spiegare una cosa in cinque modi diversi. E questo suo suono è legato a quello che lui fa con gli accordi, ogni volta». (Miles Davis)

fil rouge.

21 gennaio 2017 § Lascia un commento

Fil Rouge significa letteralmente “filo rosso” e viene solitamente inteso col significato di “filo conduttore”. Il termine è utilizzato in diversi ambiti. Viene usato da Goethe nel suo famoso romanzo “Le affinità elettive”, riprendendo il concetto che Freud utilizzò per definire l’inconscio. La sua origine è marinaresca: per districare le gomene di una nave si seguiva un filo rosso che rendeva possibile separare l’una dall’altra le corde aggrovigliate.
Una leggenda di origine cinese racconta che tutti noi nasciamo con un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Questo filo viene chiamato il filo rosso del destino. Esso ci lega alla persona a cui si è destinati, alla nostra metà, alla nostra anima gemella. Le anime prima o poi sono, quindi, destinate ad incontrarsi e ad unirsi. Non importa il tempo che dovrà passare, gli eventi della vita o lo spazio che separa le due anime, perché il filo che le unisce non si romperà mai e nessuna circostanza potrà impedire alle due metà di incontrarsi e alla fine unirsi. (http://filrouge-blog.blogspot.it/2010/12/il-fil-rouge.html?m=1)
fil-rouge-adriana-caccioppoli

centri.

15 gennaio 2017 § Lascia un commento

tra le tante uscite con più o meno hype di questi giorni recupero questo disco di ian william craig sfuggitomi distrattamente l’estate scorsa, un disco che mi fa pensare a come se twin peaks fosse ambientata nello spazio più profondo, uno spazio tarkovskijano e spirituale dove psiche e galassia si confondono, e a cantare ci fosse james blake. nomi famosi giusto per farvi un’idea, darvi una cornice, invogliarvi all’ascolto, ma come possono essere colin stetson o fennesz – altri nomi, sì – lui è davvero un artista a sé: è la sua musica a parlare. ascoltate se volete, anche i suoi dischi precedenti. di notte preferibilmente, ma anche di mattina presto, all’inizio di un nuovo giorno.

“i will not contain you”

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