amore.

14 febbraio 2017 § Lascia un commento

«Il senso dell’amore sta tutto nel tentativo di infilare le dita nei buchi della maschera della persona che ami. Di far presa in qualche maniera su quella maschera, e chi se ne importa di come ci riesci». (David Foster Wallace, Piccoli animali senza espressione)

[Stanley Kubrick, Eyes Wide Shut]

fil rouge.

21 gennaio 2017 § Lascia un commento

Fil Rouge significa letteralmente “filo rosso” e viene solitamente inteso col significato di “filo conduttore”. Il termine è utilizzato in diversi ambiti. Viene usato da Goethe nel suo famoso romanzo “Le affinità elettive”, riprendendo il concetto che Freud utilizzò per definire l’inconscio. La sua origine è marinaresca: per districare le gomene di una nave si seguiva un filo rosso che rendeva possibile separare l’una dall’altra le corde aggrovigliate.
Una leggenda di origine cinese racconta che tutti noi nasciamo con un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Questo filo viene chiamato il filo rosso del destino. Esso ci lega alla persona a cui si è destinati, alla nostra metà, alla nostra anima gemella. Le anime prima o poi sono, quindi, destinate ad incontrarsi e ad unirsi. Non importa il tempo che dovrà passare, gli eventi della vita o lo spazio che separa le due anime, perché il filo che le unisce non si romperà mai e nessuna circostanza potrà impedire alle due metà di incontrarsi e alla fine unirsi. (http://filrouge-blog.blogspot.it/2010/12/il-fil-rouge.html?m=1)
fil-rouge-adriana-caccioppoli

racconti.

27 novembre 2016 § Lascia un commento

«Mi perdo a osservare pile di libricini sottili, che sembrano quaderni di scuola, migliaia, uno sopra l’altro. Sono racconti, milioni di racconti che si intrecciano. A volte penso a questo fiume di storie, come le vedrebbe qualcuno di una civiltà aliena? Qualcuno che trovasse queste tracce del passato e pensasse: “Ecco, questo era l’uomo, in Giappone, nel XX secolo”. Speranze, lotte, desideri, delusioni, incertezze, viaggi, vittorie, sconfitte, catarsi. La fabbrica del sogno non cessa di rinnovarsi». (Igort, Quaderni giapponesi)
racconti

splendore.

31 ottobre 2016 § Lascia un commento

buio, buio profondo, e splendore, tutto intorno, era nelle radici, e sotto, e un albero venne fuori, e poi una casa, con delle stelle sopra, dentro la casa un uomo, con occhi per vedere, e lunghe braccia protese, vide lo splendore, tutto intorno, e allungandosi, nel buio profondo, vide se stesso.

deep-darkness

david lynch, “the art life”.

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playtime.

16 giugno 2016 § Lascia un commento

il vero cinema non ha bisogno di parole, ma solo di visione che ammali, mostrando il mondo da un punto di vista diverso; è lo sguardo ingenuo a creare il genio più profondo, ma paradossalmente anche di questo la solitudine da computer ci ha derubato.

vele.

12 giugno 2016 § Lascia un commento

C’è vento tra le mie vele. Ho vissuto per giorni senz’acqua né cibo, mi è andata bene.  Non me ne importava niente. Nessun luogo dove andare, niente da vedere… tranne me. Solo la paura può farti sentire solo qua fuori. Impari ad accettare qualunque cosa ti arrivi. Lì dove non esiste legge, non puoi sbagliare. Non puoi metterci troppo, per scrivere una canzone. Solo la paura può farti sentire solo qua fuori. Impari ad accettare qualunque cosa ti arrivi. Qualunque cosa ti arrivi.

estasi.

23 maggio 2016 § Lascia un commento

“Dolce notte d’estate, tiro via le lenzuola. La fronte sudata, la sveglia cigola che non mi stancherò. Il letto è una pozza e le pareti di fuoco, butto la testa sotto il lavandino. I brividi sul collo mi fanno il solletico, ma devo sgranchirmi le ossa e prendere un po’ d’aria. Mi rispondi al telefono, che sollievo. Scendi giù nella strada infuocata, è il sole che ci fa scivolare. Voglio solo andarmene un po’ in giro con te. E stare qui con te, andiamo, non importa dove, ti seguirò dove vuoi. Alla ricerca di un po’ di brezza, uno spuntino di mezzanotte. Io indico la finestra, tu il parco. Strappati via le maniche, e io butterò via i calzini. Balleremo le canzoni delle auto che passano. Zigzagheremo tra gli scatoloni, annuseremo la spazzatura. In giro nei nostri vestiti d’estate, senza una meta coi nostri corpi che brillano. Saluteremo l’alba del triste mattino blu. Uno sbadiglio violaceo, presto dormirai. Voglio solo andarmene un po’ in giro con te. E appena il sole va giù di nuovo, usciremo ancora. Non raffreddarti, mi piace il tuo tepore. Scambiamo il suono del calore con il suono della pioggia. È più facile dormire, quando ho il cervello bagnato. Avvolge il mio sonno in una lucentezza di zucchero. Bacio il vento dalla finestra. È la smania a chiamarci, non posso nasconderlo. Ho così tanto in testa che trabocca di fuori. Vuoi farti un giro nel quartiere finanziario? Potremmo bagnarci i vestiti, ma i palazzi dormono tutti. E non c’è nessuno che ci strattona via, mentre ce ne andiamo camminando tranquilli. Voglio solo andarmene un po’ in giro con te. Solo con te, con te, con te, con te…”

“Per noi è più un’esperienza d’ascolto sonico-psichedelica, che una semplice esperienza d’ascolto pop”.

Behind the Song: Animal Collective – ‘Summertime Clothes’

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