trip.

23 dicembre 2015 § Lascia un commento

…e quindi pare che oggigiorno in italia per la maggiore vada un tizio che urla stonato e sguaiato parole a caso su basi che manco il karaoke midi peggiore, tutto questo per un risultato che dire irritante è dire poco, giuro che questa cosa proprio non la capisco: davvero vi accontentate di così poco, cantare a squarciagola canzoncine senza forma né senso, davvero la vostra vita è questo? per me musica non è per forza qualcosa che parli di me, per me musica è qualcosa che mi riconfiguri il pensiero, qualcosa che mi porti in un altro mondo: un viaggio. solo di gusti personali probabilmente si tratta, eppure…

“Non so nemmeno da dove cominciare, o come iniziare, in questi giorni. Le verdi montagne del Sud, o quelle argillose dell’Ovest. La nebbiosa grazia dei prati del Maryland a mezzanotte, facciamoci un viaggio sul blu bayou, sentiremo Roy Orbison piangere… Un continente plasmato dal vetro, o magari un paesino che possa gustare. I vestitini luminescenti delle ragazze di Barcellona… Voglio trovare la chiave, e aprire quel posto che è ovunque. Un po’ del cielo del Montana, bagnato nella FloriDada. Mandami una lettera da un mondo che non è così lontano ed è sempre qui, dove sono scomparsi tutti i confini e le notti sono incollate l’una all’altra, e si incollano a me così come io mi incollerò a te. Io ti prenderò le mani e tu prenderai il mio viso, e qualunque posto sarà casa nostra”.

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lo hanno voluto tutti e due.

15 gennaio 2013 § Lascia un commento

È stato molto facile. Si amavano a dispetto di tutti i musei. Mano destra con mano sinistra. Mano sinistra con mano destra. Piede destro con piede destro. Piede sinistro con la nuvola. Capello e pianta del piede. Pianta del piede e guancia sinistra. Oh, guancia sinistra! Oh, nord-ovest di bastimenti e formiche di mercurio! Dammi il fazzoletto, Genoveffa, sto per piangere. Piangerò fino a che dai miei occhi non usciranno corone e corone di semprevivi. Si coricavano. Non c’era spettacolo più tenero. Ha sentito? Si coricavano. Coscia sinistra con avambraccio sinistro. Occhi chiusi con unghie aperte. Cintura con nuca e con spiaggia. E le quattro orecchiette erano quattro angeli nella capanna della neve. Si desideravano. Si amavano. Malgrado la legge di gravità. La differenza che corre tra una spina di rosa e una Star è semplicissima. Quando lo scoprirono fuggirono in campagna. Si amavano. Dio mio! Si amavano davanti agli occhi dei chimici. Schiena con terra, terra con anice. Luna con spalla addormentata e le cinture si intrecciavano l’una con l’altra con un brusio di vetri. Io le vidi tremare le sue guance quando i professori dell’Università le portavano aceto e miele su di una spugnetta minuta. Spesso erano costretti ad allontanare i cani che guaivano a causa delle bianchissime edere del letto. Ma loro si amavano.
Erano un uomo e una donna, ossia un uomo e un pezzetto di terra, un elefante e un bimbo, un bimbo e un giunco. Erano due giovani svenuti e una gamba di nichel. Erano i barcaioli! Sì. Erano i barcaioli del Guadiana che assiepavano con i loro remi tutte le rose del mondo.

Federico García Lorca, da Amanti assassinati da una pernice.

La Top 100 di Sempre – Settimana #08

21 novembre 2012 § Lascia un commento

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#49 Grizzly Bear – “A Good Place”
per la paris di quest’anno, e per la barcelona di qualche anno fa, per quei (bei) posti che più che altro sono stati mentali, insomma… rarefazione uguale bellezza.

#50 Colapesce – “Bogotà”
perché non esistono né indie né hipster, ma solo belle canzoni… “io la notte ancora sto sveglio/a pensare al tempo che ho perso/e ne accumulo altro”

#51 Neutral Milk Hotel – “Oh Comely”
questa canzone è solo lui e la chitarra, ma sembra un’orchestra, non mi stancherò mai di ripeterlo… e tante altre cose ci sarebbero da dire su questo disco, tipo che suona come se syd barrett l’avesse fatta finita con gli acidi e avesse cominciato a suonare insieme ai beatles di sgt. pepper, senza mega-produzioni e virati folk però… ma alla fine a che serve paragonare una musica così bella a qualcosa di già sentito, fermatevi un attimo e ascoltate, provate poi a non emozionarvi… io da parte mia non posso far altro che augurarvi di poter assistere almeno una volta nella vita a un concerto di jeff mangum, pura magia

#52 Nick Drake – “Things Behind The Sun”
don’t be shy/you learn to fly

#53 Tortoise – “TNT”
una volta sono partito alle dieci e mezza di sera e sono arrivato lì dove dovevo arrivare alle sei della mattina dopo… be’, posso dire con abbastanza sicurezza di aver ascoltato lungo tutto il tragitto quasi solo questo disco, esasperando non poco i miei compagni di viaggio… ormai quando parte la prima canzone è come un ritorno in uno spazio/tempo che esisterà per sempre, queste musiche sono indimenticabili e questo disco è seminale: all’epoca non sapevi dire se fosse jazz, rock, o addirittura electro, ambient, minimalismo… alcuni dicevano post-rock, altri parlavano di new prog, ma non per forza bisogna etichettare le cose… perché “tnt” è tutte queste cose insieme, forse uno dei pochi dischi, se non proprio l’unico, a suonare così, questo è un suono che si apre su nuove dimensioni… un gran disco per un grande gruppo che purtroppo ho visto solo due volte, una a quel fantastico festival gratuito chiamato “enzimi” (chi se lo ricorda?), l’altra nella dimensione più intima del circolo degli artisti, esperienze mistiche… e poi vogliamo parlare della copertina/grafica di questo disco (chissà perché tutti i miei amici mi chiedevano se il disegno l’avessi fatto io, io avevo solo aggiunto i numerini alle canzoni), come a dire: conta solo la musica… meditate gente, meditate…

#54 June Of ’44 – “Doomsday”
un altro di quei dischi che aiutarono ad aprire la mente di un piccolo appassionato di musica, quando ancora i dischi si compravano dopo aver letto una recensione su un giornale e sentito un paio di canzoni in un negozio…

La Top 100 di Sempre – Settimana #07

28 ottobre 2012 § Lascia un commento

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#38 Elliott Smith – “Say Yes”
una canzone in memoria di elliott smith, lui che si innamora del mondo attraverso gli occhi di una ragazza e spera ci sia ancora il giorno dopo, “dici sì”, mai canzone più dolce… elliott sarebbe stato poi trovato morto circa un mese dopo questa esibizione…

#39 Morphine – “You Look Like Rain”
i morphine sono uno di quei gruppi che quando li senti la prima volta ti chiedi che roba è, jazz, rock’n’roll, punk, boh, ma chi se ne frega… un basso a due corde, una batteria minimale, un sax, e una delle voci più sexy mai incise su disco, quanto basta insomma per scrivere delle grandi canzoni… il frontman si chiamava mark sandman, e ancora oggi non so se era il suo vero nome o meno, so solo che quando un poliziotto gli chiese se aveva a che fare con le droghe lui rispose che semmai aveva a che fare con morfeo, il dio del sonno… sandman, come il mio fumetto preferito (di neil gaiman) da cui ho preso anche il nickname… da quello che so i morphine sono l’unica band ad aver imposto il colore alla confezione dei propri cd, una sorta di verde acqua, e so anche che non smetterò mai di pentirmi di non essere andato a quel maledetto concerto di tanti anni fa a palestrina, in provincia di roma, dove un infarto si è portato via il povero mark, sul palco mentre suonava, così come ogni musicista sogna di morire…

#40 Nirvana – “All Apologies”
mai stato un grande fan dei nirvana, anzi ricordo benissimo che al momento di scegliere tra “dirty” dei sonic youth e “nevermind” scelsi i sonici, non so perché, forse era tutta la gente che ci girava intorno, che da un momento all’altro si era cominciata a vestire grunge, in effetti sì, c’è stato un periodo che tutto il mondo ascoltava, e purtroppo suonava anche, i nirvana, s’è visto poi com’è andata a finire… ma i nirvana restano tuttavia un gruppo fondamentale, ne riconosco l’importanza, anzi ritengo proprio che nella musica esista un pre- e un post- nirvana: il primo gruppo “underground” sfruttato massicciamente dall’industria discografica, che a un certo punto ha capito che poteva fare tanti bei soldi con la “teenage angst” dei tanti emo/indie là fuori e quindi… kurt cobain era un puro, perciò disse no a tutto questo, ricordo ancora quando seppi della sua morte, era un sabato mattina, decisi di non andare a scuola… “ma di questa vita menzognera cancella l’untuoso rossetto / e anche non vedendo l’avvenire, di’ no ai giorni del presente”, scriveva il poeta…

#41 Alice In Chains – “Rooster”
ancora più sfortunato layne staley, quasi bistrattato in vita (era un tossico, dio ce ne scansi eh), nessuna celebrazione per lui dopo morto, anzi mi sa che i suoi cari compagni l’hanno pure rimpiazzato… eppure la sua voce era bella e particolare come poche, era la voce della disperazione…

#42 Pearl Jam – “Even Flow”
i pearl jam, uno dei pochi gruppi sopravvissuti – alle droghe e a tutto il resto – dell’epoca, oggi si fanno il loro bel rock e ancora riempiono le venue, ormai in pace con se stessi… eppure guardatelo eddie vedder che si butta sul pubblico com’era incazzato, sicuramente meno punk di kurt cobain, ma probabilmente il malessere era lo stesso, forse solo meno ostentato… scommetto che se a un sedicenne di oggi chiedi di scegliere tra nirvana o pearl jam, la risposta è senza dubbio nirvana, troppo normalizzati ormai i pearl jam e  kurt cobain è stato forse una delle ultime – se non proprio l’unica – rockstar suicide dei nostri anni, che dire, il mito aiuta le vendite… eppure all’epoca nei dischi dei pj io trovavo tanta rabbia, e pace allo stesso tempo, e si può dire che i primi 3 l’abbia consumati… gli amici mi dicevano che assomigliavo a stone gossard, e l’unico video che mi interessava nel jukebox del bar vicino alla scuola era “oceans”, lo vedevo ogni mattina prima di entrare in classe… avevo anche la maglietta di “alive”… emozionante è stato vederli dal vivo (a proposito, ricordate la loro battaglia contro la maledetta ticketone?), tanti anni fa, essere lì ha significato essere parte di e concludere qualcosa, chissà come sarebbe vederli oggi… nonostante non li ascolti quasi più, “all that’s sacred comes from youth”…

#43 Soundgarden – “Rusty Cage”
non so che pensare della loro reunion, e meglio non commentare quello che ha combinato chris cornell negli anni dello scioglimento… però quest’album spaccava di brutto, e in particolare questa canzone l’ha rifatta anche il grande johnny cash, non so se mi spiego…

#44 Temple Of The Dog – “Hunger Strike”
ed eccoli qui, eddie vedder e chris cornell che cantano insieme, accompagnati proprio da membri di pearl jam e soundgarden… in un disco dedicato alla memoria del cantante dei mother love bone, andrew wood, una delle tante vittime dell’eroina dell’epoca…

#45 Mad Season – “Long Gone Day”
un altro super-gruppo dell’epoca, “ciao, siamo un tossico e un alcolizzato”, come si presentavano sul palco layne staley (alice in chains) e mike mcready (pearl jam), poi c’era barrett martin, il batterista degli screaming trees, e un bassista sciolto, john baker saunders… su questo pezzo, oltre a uno spiritato sassofono, compare anche un ispiratissimo mark lanegan, sempre screaming trees… nient’altro da aggiungere, momento nostalgia finito… “See you all from time to time/Isn’t it so strange/How far away we all are now/Am I the only one who remembers that summer?”

#46 Nick Cave & The Bad Seeds – “O’ Malley’s Bar”
è stato questo il primo disco di nicola caverna che ho comprato, ispirato da recensioni entusiaste e attirato dalla confezione (copertina+libretto), e devo dire che a un primo ascolto la voce di nick mi sconvolse, e non certo in modo positivo… così profonda, cavernosa appunto, così diversa da tutte le voci ascoltate fino a poco prima, eppure superata la difficoltà iniziale mi si aprì un mondo: quello degli omicidi raccontati in questo disco… deve essere stato con questo disco infatti che ho cominciato a pensare quanto la musica potesse essere proprio letteratura: appunto qui il disco è accompagnato proprio da un libro, e questi “testi” non hanno niente da invidiare a un più classico scrittore… leggete la storia di questa carneficina, non vi sembra di vedervelo proprio davanti agli occhi questo folle omicida, “bello, sotto una certa luce”, che lucidissimo conta tutte le sue vittime… attenzione, potreste ritrovarvi a rabbrividire… la chiusa della canzone poi, che colpo da maestro… il buon nick, se non ricordo male, l’ho visto tre volte: la prima tanti anni fa a jesolo, con i bad seeds al completo, saltò l’impianto e lui fece un macello, continuò a cantare senza amplificazione, accompagnato solo da una batteria western, sbattendo il microfono a destra e a manca, io ero in prima fila; la seconda volta a napoli, era da solo con il pianoforte, e fu emozionante in modo diverso, le ballate del signor cave possono sembrare dolci, ma sul fondo nascondono sempre l’inquietudine, a un certo punto sul palco si arrampicò un tizio che uno sbalordito nick (“questo deve essere più pazzo di me”, avrà probabilmente pensato) fece accomodare accanto a lui; la terza volta a barcelona, insieme ai grinderman, colpevolmente e stupidamente vidi poco della sua esibizione, per poco coinvolgimento causa lontananza dal palco e per andare a vedere chissà quale altro gruppo, eppure feci in tempo a vedere il re inchiosto buttare all’aria una chitarra facendo subito dopo letteralmente capitombolare davanti a migliaia di persone un esterrefatto warren ellis con tutto il violino… questo sarebbe stato uno degli ultimi concerti dei grinderman, ahimè… bisognerebbe sempre godere dell’irruenza del grande nick cave, ogni volta che se ne ha l’occasione…

#47 The Smiths – “There Is A Light That Never Goes Out”
anche morrissey non mi fece subito una buona impressione: voglio dire, la sua voce mi sembrava così impostata, così teatrale… ma è bastato poco perché sbocciasse l’amore, è bastato leggere le parole… e poi la musica, penso che le canzoni di “the queen is dead” siano davvero tra le più belle mai scritte… è sempre così, le cose che non ci piacciono subito sono quelle che finiamo per amare di più… morrissey l’ho visto questa estate, uno dei concerti più emozionanti dell’anno… chissà se gli smith si riuniranno mai…

#48 Jeff Buckley – “Mojo Pin”
una voce magica, troppo presto perduta.

La Top 100 di Sempre – Settimana #05

17 ottobre 2012 § Lascia un commento

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#25 Erik Satie – “Trois Gymnopédies”
niente parole, solo carezze.

#26 Metallica – “Creeping Death”
a sedici anni, sull’autobus che mi avrebbe portato a scuola, sentivo i metallica e leggevo cose come “il castello di otranto” di horace walpole: ecco perché sono un disadattato. (che poi quando li ho visti live, prima fila, ho anche pensato seriamente di morire, con tutto quel finto ambaradan del palco che crollava e di gente che bruciava)

#27 Guns’n’Roses – “Paradise City”
va bene, pensate pure quello che volete adesso, ma quando ero piccolo ho visto anche loro, e per molti anni ho considerato quel giorno come il più felice della mia vita… allora ai concerti c’erano gli accendini, al posto dei telefonini… a ripensarci ancora mi vengono i brividi.

#28 The Beatles – “Help”
non sono un grande esperto dei beatles, mea culpa, un giorno recupererò, ma pur non conoscendo tutte le loro canzoni ne conosco abbastanza da avere l’imbarazzo della scelta, come si  fa a sceglierne una sola… potrei metterne una da “sgt. pepper”, il primo loro album che ho comprato, perché ascoltarlo è stato spettacolare…  o potrei scegliere tra john e paul… oppure potrei metterne una d’amore… ma a scrivere canzoncine d’amore tutti bravi, provate voi a scrivere una richiesta d’aiuto così sentita et sincera… e poi c’era una volta un programma chiamato così che al di là di tutto portava bella musica in tivù, e quindi…

#29 The Beach Boys – “Barbara Ann”
ci sono i beach boys malinconici e i beach boys gioiosi, le loro canzoni malinconiche sono sicuramente le più belle, le preferisco… eppure è questa la canzone che scelgo, perché è una canzone che mi parla di pomeriggi passati sullo skateboard con il walkman nelle orecchie, di una vecchia compilation copiata da un amico che ho ancora, di videocassette registrate alla tivù ormai ammuffite… del tempo che va via, lasciando comunque un sogno…

#30 Cat Power – “Maybe Not”
perché questa è una canzone bellissima, così come l’album a cui appartiene, uno di quegli album a cui ti aggrappi, e finisci per ascoltare e riascoltare più volte al giorno… e anche perché questo video mostra il momento storico esatto in cui avrei voluto vedere la cara chan, quando fragile e insicura saliva sul palco per poi probabilmente scendere in lacrime… e invece niente, chan marshall l’ho vista tanto tempo prima in un centro sociale, quando ancora non era cat power, suonava la batteria in un gruppo e nemmeno ricordo se cantava, e poi tanto tempo dopo, al primavera, ma non era già più la chan che ricordavo…

 

La Top 100 di Sempre – Settimana #02

23 settembre 2012 § Lascia un commento

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#07 Fugazi – “Public Witness Program”
non sono uno di quelli che a 15anni ascoltava solo fugazi, né uno di quei duri e puri che avrebbe ascoltato solo loro per tutti e 15 gli anni successivi e continuerà così fino alla morte, anzi sono uno di quelli che a 15anni ascoltava molte cose che avrebbero fatto schifo ai cosiddetti “straight edge”… ma quando ti capita di sentire per radio una canzone così c’è poco da fare, anche se non conosci il nome del gruppo fai di tutto per trovarlo, e poi ti fai la cassetta con l’album intero, l’ascolti a ripetizione nel walkman, il nastro si consuma, ma poco male, tu ti fai un’altra cassetta… perché quelle urla che senti provenire dalle cuffie sono proprio le tue, così come l’assolo che ti piega la colonna vertebrale in due… anche se ho avuto la fortuna di vedere due di loro (ian mackaye e joe lally, due tizi per cui la purezza dell’adolescenza non è mai finita), spero ancora di poterli apprezzare al completo, un giorno: in mezzo a tante reunion inutili, il loro non sarebbe mica un ritorno… perché semplicemente non se ne sono mai andati.

#08 Jimi Hendrix – “Voodoo Chile (Slight Return)”
42 anni fa moriva jimi hendrix e, al di là dei gusti personali, la perdita è stata grande… chissà come sarebbe continuata la sua carriera, chissà cosa avrebbe potuto fare oggi, mi sono chiesto spesso… metto questa canzone come omaggio, quindi… una canzone che ho ascoltato innumerevoli volte in quei pomeriggi in cui gli album posseduti si potevano contare sulle dita di due mani, forse tre, fino a sentirsela risuonare in testa ancor prima che iniziasse… quelle di jimi sono canzoni che mi hanno fatto venire voglia di prendere in mano una chitarra, e tanto per dire, probabilmente fu a causa di questa gran tempesta elettrica qua sotto che comprai un pedale wah-wah… una musica proveniente dallo spazio che era oltre i fraseggi, gli assoli, gli accordi… senti anche una canzone come little wing… vedere suonare jimi, seppur – ahimè – in videocassetta, risultava e ancora risulta dolce e incomprensibile… ancora ciao jimi, e grazie…

#09 Talking Heads – “Heaven”
questa canzone semplicemente perché ci svela, finalmente, che il paradiso dove tutti vogliono andare è un posto dove non accade mai nulla, terribilmente noioso… sempre la stessa canzone, sempre lo stesso bacio… l’inferno deve essere un posto molto più interessante… o chissà quale deve essere il posto dove possiamo essere felici, forse proprio una canzone e basta… o un concerto… versione live, per non dimenticare quella volta che mi sono colpevolmente perso il gran byrne a causa di una prova di traduzione del cazzo… troppo tempo perso al pc, la prossima volta prima le cose importanti, che mi sia di lezione.

#10 Spiritualized – “Ladies And Gentlemen We Are Floatin In Space”
per questa canzone bastano titolo, testo, musica… c’è tutto… ma ricordate, nello spazio nessuno può sentirvi urlare…

#11 Fatboy Slim – “The Rockafeller Skank”
probabilmente non è stato questo il primo disco “elettronico” che ho comprato, ma è stato sicuramente questo disco a farmi capire che in discoteca potevo andarci anch’io… perché come fai a non s/ballare con un pezzo così, i bravi dj rock ancora ci campano sopra… ricordo che quando lo comprai però ci rimasi abbastanza male, non per la musica naturalmente, ma per la copertina… quel ragazzotto obeso mi piaceva un sacco, ma a me che da bravo pioniere votato al risparmio compravo i cd su internet arrivò la copertina censurata… apprezzabilissima la collezione vinilica di norman cook, certo, ma io volevo il cicciobello… maledetti puritani mericani…

#12 Black Lips – “Bad Kids”
guardatevi il video, perché sono questi i concerti che vincono tutto…

#13 Duke Ellington & John Coltrane – “In a Sentimental Mood”
non è stato con questo disco che ho conosciuto john coltrane, ma con “giant steps”… perché, quando ancora i dischi si compravano nei negozi dei dischi, poteva capitare che la ragazza in fila davanti a te, una ragazza dai capelli rossi e le calze arcobaleno, stesse ascoltando un disco un po’ strano per le tue orecchie, strano, sì, ma affascinante, e non poco… e allora dicevi “mi dai il disco che ha comprato lei”, quindi, illudendoti anche di conoscere un po’ meglio quella
ragazza, forse… da lì sarebbero poi venuti “a love supreme”, “my favorite things”, “ascension”, e gli altri infiniti viaggi afro-stellari del grande ‘trane… questo qua sotto è uno dei miei pezzi preferiti in assoluto, dolcissimo, uno di quei pezzi che ti conforta quando fuori è notte… e se non ti commuove che posso dirti, o hai il cuore di pietra o l’hai perso tanto tempo fa, perché quando il sax di john entra sul magico tappeto pianistico creato da quell’altro grande maestro che è duke ellington è proprio un tuffo al cuore, cioè, il tuo cuore si ferma proprio un attimo e dice: grazie.

La Top 100 di Sempre – Settimana #01

16 settembre 2012 § Lascia un commento

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#01 Sonic Youth – “Theresa’s Sound World”
semplicemente la prima che m’è venuta in mente… quando l’ho finalmente capita, confesso: ci ho messo un po’, la gioventù sonica mi ha aperto davvero un mondo, e che mondo… grazie soprattutto a te, thurston moorequalcuno sa perché…

#02 Sufjan Stevens – “Chicago”
sufjan ho cominciato a sentirlo seriamente solo l’anno scorso, evidentemente prima non ero ancora pronto, dopo un commuovente live (grazie Primavera Sound Festival!!), visto quasi per caso… tornato a casa ne comprai l’intera discografia in blocco, una vera e propria epifania, il suo ascolto giornaliero… come tutti i veri geni, sufjan è uno che ti prende per mano e ti porta in un altro mondo, il suo, è questa la felicità, sì.

#03 Animal Collective – “We Tigers”
e poi ci sono loro, gli animal collective, probabilmente il mio gruppo preferito, per l’attitudine e non solo… impossibile non vi piaccia nemmeno una loro canzone, o album, visto l’ampio spettro musicale su cui si muovono… per quanto mi riguarda la loro destrutturazione/modernizzazione di certe sonorità alla beach boys è imprescindibile per un appassionato di musica, oggi ma anche domani, anche se col tempo il collettivo animale ha dimostrato di essere capace di andare ben oltre… avanguardisti et originali, allo stesso tempo “pop”, non è mica facile… semplicemente un gruppo che ha fatto scuola, nel folk e nell’electro… sono già nella storia.

#04 The Flaming Lips – “Race For The Prize”
se penso a un gruppo che ce l’ha fatta, subito mi vengono in mente loro: partiti sbandati e ultra-drogati, sono arrivati(/sopravvissuti) fino a una major e oggi fanno quelli che gli pare, compresi duetti fumati e improbabili film natalizi di vagine marziane… i flaming lips sono uno di quei gruppi da vedere assolutamente dal vivo, e infatti solo quest’anno li ho visti 2 volte di fila (♥), se sono mai stato felice è stato a un loro concerto… dovessi esprimere un desiderio mi piacerebbe passare almeno un giorno della mia vita nella testa del magico wayne coyne, o anche solo qualche ora insieme… the soft bulletin è il primo album delle labbra di fuoco che ho sentito, e come tutte le cose che amo e che ho amato ci ho messo un po’ a entrarci dentro, questa canzone è una delle mie suonerie sul cellulare, l’attacco mi entra dentro e mi scioglie, commovente, felicità e malinconia infinita allo stesso tempo, leggetevi anche il testo, per avere un esempio di follia dolce et geniale… di lì a poco sarebbe venuta la spasmodica ricerca del folle zaireeka (4cd da suonare contemporaneamente!!), e poi l’epocale embryonic, in attesa di nuove avventure…

#05 Radiohead – “High And Dry”
questa perché ancora mi ricordo quel concertone del primo maggio di tanti anni fa, quando ancora si poteva chiamare “concertone” e quando ancora la trasferta ne valeva la pena… quasi in prima fila, rimasi ipnotizzato da quel biondino con la voce malinconica ma forte… fece solo tre canzoni, ma tanto belle che il giorno dopo filai a comprare il disco… poi sarebbe venuto OK computer, album che mi ha fatto sognare di essere rapito dagli alieni… ma questa è un’altra storia.

#06 The Velvet Underground – “Heroin”
questa perché quando senti i velvet underground da adolescente è come scoprire la vita, o la morte, è lo stesso… un suono così pulito che viene da lontano nel tempo, ma che sembra essere stato registrato ieri, immortale… l’attacco, con quel verso che dice “i don’t know where i’m going”, sembra parlare di te, ancora oggi… e poi ancora, “i wish that i was born a thousand years ago”… al di là dell’eroina, questo testo parla di fregarsene di tutto e di tutti, è questo che probabilmente mi piace/va… ma ci sarebbe da parlare anche di venus in furs, che non riuscivo a sentire perché quel suono che non capivo (la violectra?!??) mi metteva paura… ah, beata innocenza… un disco fantastico, nonostante ancora oggi la copertina mi risulti – cough cough – incomprensibile… (andy warhol è sopravvalutato, that’s it!)

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