armi.

4 ottobre 2017 § Lascia un commento

«Era un tipo normalissimo, non ho mai intravisto in lui qualche segnale inquietante. Era il classico vicino di casa che inviti volentieri la domenica a messa e poi al barbecue nel tuo giardino», ha dichiarato Chris Michel, proprietario dell’armeria Dixie Gun Work dove Stephen Paddock (responsabile della strage di Las Vegas, 59 morti e 527 feriti) si riforniva. Ecco, forse il problema più grande – quello di cui bisogna avere paura – sta proprio in questo, nel non vederci niente di anormale e inquietante in un tizio che colleziona quarantadue (42) armi da fuoco. Se è vero che una pistola poggiata su un tavolo prima o poi verrà presa e usata, è tanto difficile immaginare cosa potrà potenzialmente fare un uomo che ha la passione delle armi da guerra? Mi chiedo fino a quando gli U.S.A. sani tollereranno ancora il secondo emendamento che garantisce il diritto di possedere armi.
stephen paddock @ las vegas

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idiozia.

26 settembre 2017 § Lascia un commento

confermata la schizofrenica idiozia di fabio fazio anche su rai1: mezz’ora a sdilinquirsi con ennio morricone e poi, senza nemmeno aspettare che il maestro abbia lasciato lo studio, eccolo subito a esaltarsi per un’infima canzonetta estiva e una banale fiction rai. avanti così, continuate a scavare.

mougins.

23 settembre 2017 § Lascia un commento

Tenuta provenzale di Mougins, Notre-Dame-De-Vie, in Francia, ultima dimora di Picasso: 1.800 metri quadrati di ala padronale, 32 stanze, di cui una di 100 metri quadrati con una parete finestrata alta 4, 12 bagni, una dépendance per gli ospiti di 600 metri quadrati, un campo da tennis di dimensioni regolamentari, 2 piscine, una palestra, un centro benessere con hammam, docce, spogliatoi e sala massaggi, lavanderia, ascensore, garage, una cantina per 5 mila bottiglie, 3 ettari di paradiso terrestre, roseti, glicini, fontane e terrazze, una vista a perdita d’occhio sulla Costa Azzurra, con la baia di Cannes da un lato e il Massiccio dell’Esterel dall’altro. Considerati anche i migliaia di quadri dipinti tra queste pareti, e le persone importanti che hanno camminato per queste stanze, direi proprio che una base d’asta di 20 milioni di euro non è poi così alta.
water @ mouginslight @ mougins

caproni.

21 giugno 2017 § 1 Commento

giorgio caproni

“Versicoli quasi ecologici”
di Giorgio Caproni
(da ‘Res Amissa’, 1972)

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: «Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra».

Questa una delle tracce da commentare della prova di maturità di oggi: bella! A cominciare dal titolo, con quella strana parola, “versicoli”, e quell’aggettivo così moderno, “ecologici”, ma soprattutto quel “quasi”, così traballante e insicuro. Vera poesia, nei versi e nell’argomento, una cosa che forse oggi è andata un po’ perduta, “res amissa”, appunto, così come la natura protagonista del componimento. Mi sarebbe piaciuto svolgere questa traccia.

Comunque, stimolato da un post dell’amico Daniele, ecco il mio ricordo da maturando scientifico: «Portai i programmi più lunghi e complessi: italiano e storia (ma solo perché purtroppo non uscì filosofia). Mi arrivò il compito di matematica, ma ero troppo fesso per copiare e così lo ripassai subito. Dopo l’orale (che andò bene), la commissione discusse per quasi un’ora perché la mia prof di italiano voleva darmi il massimo dei voti… Ma non ci fu niente da fare appunto perché non avevo completato il compito di matematica. Il giro in bici che feci con gli amici quel pomeriggio ancora lo ricordo: il più bello e libero di tutta la mia vita, probabilmente».

A voi, se vi pare.

p.s.: segnalo questo interessante progetto di Giovanni Succi (Bachi Da Pietra, etc): https://caproni.wordpress.com

bob.

25 maggio 2017 § Lascia un commento

Al di là di gusti musicali che sono sempre personali e di più o meno finti moralismi che non mi interessano, ma vi sembra normale che in una sola sera intervistino Rovazzi prima su RaiUno e poi su RaiTre? Uno che in un anno ha fatto tre pezzi idioti e immagino nessun concerto? Il nostro umilissimo paraculo ha poi concluso affermando che lui non è affatto un cantante ma sicuramente è pronto a fare cinema, come si può evincere dal suo ultimo video pieno di importantissimi ospiti, è questa la sua strada naturale. Ma sì. Davanti a una notizia del genere che cosa si può obiettare: è il mercato, bellezza! D’altronde lo stesso Lynch ha annunciato di aver smesso con il cinema, tutto è cambiato e nessuno vuole più i suoi film, e perciò l’immenso INLAND EMPIRE rimarrà il suo ultimo. Meno male che ci ha lasciato altre 18 ore da scoprire e godere, grazie maestro, e il paradosso è che siamo tutti qui ad aspettare spasmodicamente. Ma in che cazzo di mondo viviamo. Buongiorno notte, e che Bob venga a prendervi tutti.

fantasmi.

19 maggio 2017 § Lascia un commento

Allora tu pensi di saper distinguere il paradiso dall’inferno, i cieli blu dal dolore. E ti hanno costretto a barattare i tuoi eroi con dei fantasmi? Siamo solo due anime perse che nuotano in un acquario, anno dopo anno, sempre a correre sulla stessa vecchia strada. Cosa abbiamo trovato? Le stesse paure di sempre. Vorrei tu fossi qui.

Al fato.

1 aprile 2017 § Lascia un commento

Per me tu sei sempre stato più reale di Dio.
Tu monti il palco per la tragedia,
tu conficchi i chiodi
davanti a una platea di pochi amici scelti.

Per pura cortesia hai storpiato una bella ragazzina,
investito un bambino con una motocicletta.
Esempi del genere, me ne vengono a milioni.
Lo stesso dicasi per il modo in cui noi due continuiamo a incontrarci.

La risposta forse ce l’ha
qualche distributore di cicche colorate a Chinatown,
una vecchia porta scricchiolante che si apre in un film dell’orrore,
un mazzo di carte che ho dimenticato in spiaggia.

La notte sento che ti rannicchi contro di me,
con il tuo fiato caldo, le tue mani fredde –
e io già simile a un vecchio pianoforte
che pende da una fune fuori da una finestra.

 Charles Simic

 

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