bob.

25 maggio 2017 § Lascia un commento

Al di là di gusti musicali che sono sempre personali e di più o meno finti moralismi che non mi interessano, ma vi sembra normale che in una sola sera intervistino Rovazzi prima su RaiUno e poi su RaiTre? Uno che in un anno ha fatto tre pezzi idioti e immagino nessun concerto? Il nostro umilissimo paraculo ha poi concluso affermando che lui non è affatto un cantante ma sicuramente è pronto a fare cinema, come si può evincere dal suo ultimo video pieno di importantissimi ospiti, è questa la sua strada naturale. Ma sì. Davanti a una notizia del genere che cosa si può obiettare: è il mercato, bellezza! D’altronde lo stesso Lynch ha annunciato di aver smesso con il cinema, tutto è cambiato e nessuno vuole più i suoi film, e perciò l’immenso INLAND EMPIRE rimarrà il suo ultimo. Meno male che ci ha lasciato altre 18 ore da scoprire e godere, grazie maestro, e il paradosso è che siamo tutti qui ad aspettare spasmodicamente. Ma in che cazzo di mondo viviamo. Buongiorno notte, e che Bob venga a prendervi tutti.

ironia.

7 febbraio 2017 § Lascia un commento

«Chiunque abbia l’eretica sfacciataggine di chiedere a un ironista che cosa sostiene veramente finisce per sembrare una persona isterica o pedante. E in questo sta l’oppressione dell’ironia istituzionalizzata, di una rivolta troppo riuscita; la capacità di interdire la domanda senza occuparsi del suo oggetto, nel momento in cui viene esercitata, non è altro che dittatura». (David Foster Wallace, E unibus pluram)

Se ho un vero nemico, un patriarca contro cui effettuare il mio parricidio, sono probabilmente Barth e Coover e Burroughs, e perfino Nabokov e Pynchon. Perché, anche se la loro consapevole letterarietà, la loro ironia e la loro anarchia erano al servizio di scopi validissimi ed erano indispensabili per quell’epoca, il loro assorbimento estetico da parte della cultura consumistica americana ha avuto conseguenze terrificanti per gli scrittori e per chiunque. Il mio saggio “E unibus pluram” parla proprio di quanto sia diventata velenosa l’ironia postmoderna.
L’ironia e il cinismo erano esattamente la reazione che ci voleva all’ipocrisia americana degli anni Cinquanta e Sessanta. È questo che rende i primi scrittori postmoderni dei grandissimi artisti. Il grosso merito dell’ironia è che spacca le cose a metà e va a guardarle dall’alto in basso, così da rivelarne i difetti, le ipocrisie e i doppioni. Il sarcasmo e l’ironia sono ottimi modi per strappare le maschere e mostrare la realtà sgradevole che c’è sotto. Il problema è che, una volta che le regole dell’arte sono state smantellate, e una volta che le sgradevoli realtà diagnosticate dall’ironia sono state rivelate in pieno, “a quel punto” che facciamo? […] A quanto pare, vogliamo solo continuare a mettere in ridicolo la realtà. L’ironia e il cinismo postmoderni diventano un fine a se stessi, una misura della sofisticatezza e della spregiudicatezza letteraria degli scrittori. Pochi artisti osano parlare dei modi in cui si possa tentare di aggiustare quello che non va, perché sembreranno sentimentali e ingenui agli smaliziati ironisti. L’ironia si è trasformata da un mezzo di liberazione in un mezzo di schiavitù.

internazionale.

3 febbraio 2017 § Lascia un commento

ma quanto cavolo di importanza intellettuale e politica state dando a questo bello figo la cui massima aspirazione era probabilmente cantare quattro cazzate con gli amici e magari guadagnarci qualche soldo su? il declino culturale italiano si vede proprio da questo, dal fatto che adesso per dichiararsi antifascista e antirazzista bisogna sostenere un ventunenne che probabilmente non ha alcuna coscienza politica di quello che sta succedendo, che appunto voleva solo cazzeggiare con gli amici e il massimo che può risponderti è “guarda il cazzo che me ne frega”. ma veramente state facendo? io sinceramente mi rifiuto di dare una dignità intellettuale e politica a questa cosa, devono esistere altri modi per riflettere sul fascismo e il razzismo… se poi oltre a riconoscere una certa coscienza politica a bello figo, dobbiamo farcelo piacere anche “musicalmente” (?), allora stiamo proprio a pezzi. no grazie, a questo punto meglio i ragazzini che se lo godono così, senza alcuna sovrastruttura “intellettualoide”, perché questa è solo roba da ragazzini, nata principalmente per il cazzeggio… grave che in italia succeda tutto questo putiferio (razzista da un lato, intellettuale dall’altro) per una cosa del genere, così “piccola”… ma che dobbiamo fare, l’italia è un paese fondamentalmente infantile.

solitario.

12 agosto 2016 § Lascia un commento

ieri per la prima volta ho sentito l’epilettica canzoncina dell’estate, quella che cantano/parlano tutti, ma la cosa non mi ha fatto nemmeno venire voglia di postare un meme, quindi presumo sia proprio completamente fuori dal mondo (o troppo vecchio, poco divertente, snob… a piacere vostro); d’altronde già questo ritardo la dice lunga. una volta gli occhiali da sole donavano almeno carisma e sintomatico mistero, adesso al massimo nascondono droga e vacuità, e per quanto riguarda il carisma, che dire, siamo proprio caduti in basso, ci accontentiamo di poco. che pesantezza, lo so, me lo dico da solo, pensate che nemmeno i gelati mi danno più soddisfazione… ma com’è difficile restare calmi e indifferenti davanti all’idiozia musicale… vado a farmi un paio di birre, dai.
 
“Passammo l’estate su una spiaggia solitaria, e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto, e sulla sabbia un caldo tropicale, dal mare. E nel pomeriggio, quando il sole ci nutriva, di tanto in tanto un grido copriva le distanze, e l’aria delle cose diventava irreale. Mare mare mare voglio annegare, portami lontano a naufragare, via via via da queste sponde, portami lontano sulle onde”.

rufus.

29 luglio 2016 § Lascia un commento

rufus wainwrightNapoli, 28 luglio 2016. Concerto dello “scandaloso” (la colpa è nell’aver scritto una canzone chiamata “Gay Messiah”, vergogna!) Rufus Wainwright, special guest Emma (che?), opening act EPO (bravi!). Svariate sciarpette (di Emma, superfluo dirlo) in vendita all’ingresso, ma pubblico non pervenuto, desolazione totale (Rufus nel mondo ovviamente suona alla Carnegie Hall di New York e pubblica con la Deutsche Grammophon, ma nemmeno ai tromboni cittadini “appassionati” di jazz e classica gli è venuto in mente di venirlo a vedere, magari avrebbero dovuto piazzarglielo in abbonamento teatrale). Considerata la massa di gente (trasversale, stranissima: crede di aver portato la prole a pascolare al villaggio vacanze, più che altro) che si alza e se ne va dopo due canzoni (2) che un’emozionatissima (!?) Emma cerca di cantare con Rufus, mi viene il sospetto di essere l’unico ad avere comprato il biglietto stasera (attenzione, sconto Massive Attack: in totale 10euri). A parte i maltrattati e beffati fan che con il dovuto anticipo hanno pagato il biglietto intero (poco meno di 50euri), chiaro, poveri fan a cui va tutta la mia solidarietà di categoria di appassionato di musica. Il concerto comunque è stato bello, e peccato per chi non c’era: scorre intimo e rilassato tra jazzate riproposizioni di Judy Garland, operistici brani propri e una chicca di pop immortale come “Hallelujah” del maestro Cohen (un modo per ringraziare Lorca, figlia di Leonard, che a Rufus ha “regalato” una figlia, Viva?), con il nostro – istrionico e divertente, dice che la prossima volta che verrà a Napoli si metterà nei guai – che si alterna tra piano e chitarra raccogliendo i meritati applausi. Buono anche il buffet rustico offerto da sollecite e gentili signorine che a quanto pare però avrebbero preferito Gigi D’Alessio. Nota sintomatica: è l’unico concerto di cui non abbia trovato la scaletta su setlist.fm il giorno dopo.

“nothing’s gonna change my world”

patatine.

11 luglio 2016 § Lascia un commento

Voi siete lì che guardate i mondiali e/o postate indignazione a gò-gò come se questo davvero potesse cambiare lo stato delle cose, e intanto ieri sera alzo lo sguardo ed ecco una nuova patatineria inaugurata a Napule, proprio in mezzo a Lombardi e Gay-Odin (curiosità: ma prima delle patatinerie, che cacchio c’era in questi buchi angusti?). Una marea di gente che mangia patatine fritte come se fosse l’ultima novità creata da buongustai alieni, follia totale. Se fai 100 metri più avanti, lungo San Sebastiano, ce ne sono altre due di patatinerie, una di fronte all’altra (ma se ti scocci di camminare troppo basta allungarti giusto dal greco più sopra o dal kebabbaro più sotto, sempre patatine fanno). Un’altra patatineria sta più o meno di fronte al Modernissimo, e un’altra aprirà a piazza Dante. Se scendi lungo via Roma non te lo dico proprio quante ne trovi, e un’altra nuova ne ho vista pure a via San Biagio dei Librai. Ora io mi chiedo: siamo forse la cavia di un enorme esperimento OGM della CIA, o che? Come ha detto un mio amico ieri sera, “‘O fritt’ ‘nguoll”. Napoletani, arripigliatevi!!

 

(Napoli, 2 anni fa)

radioscarti.

9 maggio 2016 § Lascia un commento

peggio dei radiohead che tornano dopo anni pubblicando una disomogenea raccolta di vecchie b-sides (c’è perfino un pezzo quasi bossanova, “present tense”… e poi che bisogno c’era di rivisitare la bellissima e disperata “true love waits”?) ci sono solo quelli che vacui e superbi sentenziano: “capolavoro, e chi pensa il contrario non capisce un cazzo”. personalmente, parlando di un gruppo come i radiohead, io mi domando: lasciando perdere le insipide “genialate” di marketing, davvero dobbiamo accontentarci di una bella linea di piano e di una special edition da quasi 80euri? boh, contenti voi. nota per quelli bloccati nella stupida e semplicistica contrapposizione “o sei fan, o sei hater”: posseggo la discografia completa dei radiohead, li ho visti tre volte pure all’epoca di quei dischi che manco sapete come si chiamano, e li rivedrò al primavera di quest’anno. ma se proprio deve essere sublime lamento, che sia quello di sufjan stevens. ciao.

“dreamers, they never learn”

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