28 aprile 2003 § 4 commenti

“la tua malattia è la tua esigenza di scrivere”, così urla la bella e semplicissima paz vega allo scrittore smarrito, nel film lucia y el sexo. pensavo che sarei andato a vedere un film erotico, mi sono ritrovato un film scuro ed esistenziale, con echi lynchani, onirico e drammatico. uno scrittore in crisi, marcisce da solo, scrive storie che arrivate alla fine cadono in un buco e tornano indietro, ad un certo punto, e prendono una nuova piega, se tu glielo permetti.


uno scrittore che che crea storie e controlla destini, questa è bellezza: un amore sincero e che divora i corpi. “morirò di troppo amore”, chi non vorrebbe questo?


a volte accadono cose strane nella vita, persone s’ incontrano, situazioni collidono, e noi lì, al centro, a chiederci cosa stia succedendo, raccontandoci favole. va tutto bene, no va tutto male, ho bisogno di te, ti odio.



 


 


scrivere, è quello che la mia testa mi ripete da anni. il cuore stringe, disperante. io sto fermo e sbando, non facendo quello che la mia vita m’ implora di fare.

24 aprile 2003 § Lascia un commento

“a uno a uno stavano tutti diventando ombre. meglio entrare in quell’ altro mondo con audacia, nell’ intensa gloria di una passione, che languire e appassire tristemente con gli anni.”


(da I Morti, James Joyce)



i morti toccano le nostre vite. il ricordo vivo di un amore morto vince sulla morte di una vita presente, i ricordi, la nostalgia per una felicità passata, la neve fredda, cade a ricoprire tutti i vivi e tutti i morti, coprendoci ci abbraccia, e la Morte vince una vita che non ci piace più, perchè quello che amavamo è morto già da tempo.



23 aprile 2003 § 3 commenti

andrew wyeth "barracoon"

 

"sono l’ Addolorata, diceva la sua schiena, sono un’acqua scura, sono dolore, la mia anima è lacera, sanguina, toccherai la mia ferita? un attimo di silenzio. non lo farà, si disse, non mi dissezionerà proprio qui, proprio ora; e infatti non lo feci. la lasciai tornare in silenzio alla poltrona. alla fine parlò lei."

Follia di Patrick McGrath è un libro molto triste, parla di una donna pallida e bellissima, bionda, una Marilyn come tante forse, annoiata dal gelo della vita, guidata dall’ istinto, la forza interiore, il lato animale, ma anche così debole, il sesso della madre terra che la chiama, il sesso come energia primordiale, la femminilità usata per riempire quel buco che si ha dentro senza importarsene se per questo si verrà chiamata puttana, o strega, e non ha importanza il dolore che sarà comunque presente per sempre, qualunque cosa, qualunque persona sarà adatta allo scopo. scappare alle urla interiori, fuggire al dolore che brucia le carni, alla noia, al freddo, alla disperazione di notti buie e scure, notti bianche… che importanza ha? scappare da quello che si è fatto della propria vita, scappare a quello che siamo diventati, scappare allo specchio.

follia è un libro che parla d’ amore, di quell’ amore assoluto, forte, che alla fine (perchè c’è sempre una fine) non sappiamo più cos’è, cosa è diventata la nostra vita perduta dietro un’altra persona, la persona amata. quell’ amore che mangia le teste, il nostro cuore che si stringe e sanguina, quell’ amore che ci fa impazzire. l’ ossessione per l’ essere amato… o per noi stessi? l’ amore è prima cosa egoismo.

sposata ad uno psichiatria che più di tutti dovrebbe capirla, aiutarla, Stella ne è al contrario raggelata, mai un abbraccio, mai un bacio. ma non si può mettere da parte il corpo perchè noi siamo prima corpo, poi mente, prima fame, poi pensiero. animali che pensano, ecco quello che siamo, in cerca d’ amore, sempre, qualcuno che ci stringa, qualcuno che ci abbracci, qualcuno che ci guardi, dentro. stella trova l’ amore in un malato mentale che ha ucciso la moglie, a forza d’ amarla. ma chi è il vero pazzo? uno che disseziona l’ anima umana pretendendo di capire tutto senza capirci nulla o uno che disseziona il corpo umano fino ad ucciderlo? è una sublimazione, in ogni caso.

stella, completamente abbrutita, animalità, decide di perdere tutto e fugge via. l’ amore consuma il sè, l’ amore cancella le cose, e nient’altro ha più importanza, la vita e la morte diventano concetti così relativi ed opposti quando qualcosa ti sta bruciando (mangiando) dal di dentro, gli altri non hanno più importanza, e nemmeno tu vali più niente, solo il tuo cuore, quello che provi, il dolore, le urla, la tua anima. è quello che senti.

l’ ambiguità sta nel fatto che crediamo di conoscere noi stessi, i nostri sentimenti, le nostre emozioni, i nostri pensieri, poter conoscere noi stessi, fosse così facile, conoscere le nostre cattiverie, meschinità, ardori, dolori, egoismi…. ed invece la prima passione che arriva squarcia le nostre carni, lasciandole aperte, all’ aria, lasciando colare via il nostro sangue, iniziamo a dissanguarci e l’ unica domanda è: vogliamo fermarci o no?

 

 

Da dove siamo nati?

Da dove siamo nati?
Dall’amore.
Come saremmo perduti?
Senza amore.
Cosa ci aiuta a superarci?
L’amore.
Si può trovare anche l’amore?
Con amore.
Cosa abbrevia il pianto?
L’amore.
Cosa deve unirci sempre?
L’amore.

Wolfgang Goethe

18 aprile 2003 § Lascia un commento

Lilicka!


in luogo di una lettera


 



Un fumo di tabacco ha divorato l’ aria.


La stanza


E’ un capitolo dell’inferno di Krucennych.


Ricordati –


Proprio a questa finestra


Per la prima volta


Estasiato accarezzavo le tue mani.


Eccoti oggi seduta,


Il cuore chiuso dentro una corazza.


Ancora un giorno e poi


Mi scaccerai


Magari anche imprecando alle mie spalle.


Nella buia anticamera la mano nella manica


Più non stenterà a entrare disfatta dal tremore.


Correrò via


E getterò il mio corpo sulla strada.


Selvatico animale


Impazzirò


Sotto una sferza di disperazione.


Ma così non si deve,


Mia cara,


Mia diletta,


Meglio lasciarci ora.


Non importa –


Il mio amore


E’ un pesante macigno


Che incombe su di te


Ovunque tu possa fuggirmi.


Lascia in un grido estremo che si sfoghi


L’amarezza dei lamenti e del rancore.


Quando anche un bue è disfatto di fatica


Lui pure andrà a gettarsi


In fredde acque in cerca di ristoro.


Ma altro mare non c’è


Per me


Tranne il tuo amore,


Nè tregua c’è in amore anche nel pianto.


Se un elefante stanco vorrà pace


Si stenderà maestoso sull’ infocata sabbia.


Ma altro sole non c’è


Per me


Tranne il tuo amore,


Benchè io non so tu dove o con chi sei.


Se così se ne fosse tormentato


Dell’ amore – un poeta


In soldi e gloria l’avrebbe mutato,


Ma altro suono non c’è


Che mi dia gioia


Tranne che il suono del tuo nome beato.


E non mi getterò giù nella tromba delle scale


E non berrò il veleno


Nè premero il grilletto dell’arma sulla tempia.


E non c’è lama di coltello che


Abbia su me potere


Tranne che sia la lama del tuo sguardo.


Tu scorderai domani


Che io t’incoronavo,


Che d’un ardente amore l’anima ti bruciavo,


E un carnevale effimero di frenetici giorni


Disperderà le pagine dei miei piccoli libri…


Le secche foglie delle mie parole


Potranno mai indurre uno a sostare,


A respirare con avidità?




Almeno lascia che un’estrema tenerezza


Copra l’allontanarsi


Dei tuoi passi.



 


 


Vladimir Majacovskij


16 aprile 2003 § Lascia un commento

‘guardate che voi avete le armi chimiche e ospitate persone che a noi non piacciono, quindi è meglio che distruggete tutto quanto prima e ci consegnate quelle persone sennò veniamo lì con armi più potenti e vi sfracelliamo’


a me ricorda tanto il modo di agire della mafia, ma spero sia solo un’ impressione sbagliata.

16 aprile 2003 § Lascia un commento

‘io sto dalla parte del bene’ dice Devil, risparmiando la vita a KingPin.


combattuto tra la (non-)giustizia alla luce del sole e la sua oscurità da giustiziere, proprio come un qualsiasi americano, ma non è la stesa cosa. ‘perchè sei favorevole alla guerra?’, quando gli chiedi cosa ne pensa di tutti quei morti civili, effetti collaterali’ come li chiamano loro senza nessun pudore.


‘ma perchè noi siamo i Buoni’


un film accettabile tratto da un fumetto bellissimo, imbottito di troppi spot pubblicitari e inquadrature e tempi da soap-opera, ma anche con tanta destabilizzante poesia data da suoni che mostrano a un cieco cos’è la realtà, visioni notturne, oscure, la pioggia. un film finto che ci fa vedere quello che non c’è, al computer, realtà virtuali, il vedere è così diverso da persona a persona d’altronde. un cieco vede, ma non come noi.


e nelle sue scene di lotta c’è molto più CINEMA che in qualsiasi storia d’ amore raccontata da un muccino qualunque.

16 aprile 2003 § Lascia un commento

la libertà è arrivata a bagdad, così pare. la felicità disperata di quella gente che picchia con ciabattte sporche la testa di una statua, quella statua buttata giù, che ruba dalle case cose che non ha mai visto e non sa nemmeno come funzionano probabilmente, addirittura ruba dei fiori!


libertà.


quella gente sembra felice, ma cosa l’ aspetta? tutt’ intorno è anarchia. male, bene, sembrano dei concetti così confusi di questi giorni.


il museo archeologico è saccheggiato e derubato, quasi a volersi liberare di una Storia troppo pesante da ricordare, i marines sparano ai bambini iracheni, paurosi di un attentato si scusano poi tra le lacrime, felici di essere ancora vivi.


welcome to democràzia.


l’ occidente, fantastico mondo civile.  


vedere la luce negli occhi di quella gente che si è sentita ‘liberata’ è stato davvero emozionante, ma sembra che adesso in quelle città ci sia solo disordine e dolore. cosa ha l’ occidente da offrire oltre alle belle parole?


noi siamo liberi di lavorare fino a sera e di avere poco tempo per noi, liberi di continuare a mantere un sistema (economico) che va sempre più male, un sistema (economico) che crede di portare felicità e benessere, ma fino a quando? fra 50-100-200 anni cosa cene faremo di tutto questo ‘benessere’ se non ci sarà più nemmeno una foresta che ci permetterà di respirare e più di mezzo mondo continuerà a morire di fame mentre la restante parte sarà sempre più alienata da televisione e modelli di vita sbagliati? con tutta una nuova serie di disturbi mentali (curabili con infinite pillole, naturalmente) magari cene andremo su marte a sintetizzarci ossigeno sintetico senza conoscere gli effetti a lungo termine sull’ organismo, e spedire il cibo nei paesi più poveri sarà diventato ancora più costoso che distruggerlo.

le dittatture invisibili, voglio chiamarle così, a volte sono anche più dannose e cattive di quelle visibili.

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per aprile, 2003 su granelli.