domande.

15 settembre 2016 § Lascia un commento

«Che cosa è successo al rock’n’roll? Che cosa è successo all’hip-hop? Che cosa è successo al cinema? Una volta i film erano… grandiosi. Adesso è facile farli, facile venderli, facile annoiarsi… Tutto è quattro stelle o più, tutto è il miglior film dell’anno… Film fast food, musica fast food, politica fast food, ideologia fast food… A che serve lavorare per vivere a prezzo della tua anima? Tanto che non vuoi vivere più?»

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bowie.

11 gennaio 2016 § Lascia un commento

02 mad smilenon eri il mio preferito, ma hai scritto delle canzoni bellissime. fino all’ultimo momento ti sei guardato intorno, hai ascoltato, e hai cercato di emozionarci. questo pezzo è incredibile, così malinconico, eppure quasi senza tristezza, come un uomo che ha la fortuna di guardare felice alla vita che ha vissuto, senza rimpianti, né rimorsi; pensavo fosse il tuo modo per salutarci, eppure hai lottato, hai resistito, e anche quest’anno, proprio qualche giorno fa, hai voluto farci un altro regalo, un album diverso da tutti gli altri, sempre proiettato in avanti: una stella oscura, eppure bianca, abbagliante, per provare a mostraci cosa c’è dall’altro lato, magari. una volta ti ho pure visto, ricordo lo spaesamento davanti a un artista così grande che cantava cose che non capivo, ero piccolo; fino a ieri ho sperato, sognato, di vederti ancora una volta: sarebbe stato bello cantare le tue canzoni con gli amici, assistere non solo a un concerto, ma prendere parte a uno spettacolo. sarebbe stato davvero bello, sì… non pensavo finisse così. caro bowie, io ho sempre creduto fossi un vampiro, e invece adesso ti sei rivelato semplicemente immortale. ciao david, buon viaggio, sei di nuovo tra le stelle.

“Where are we now?
Where are we now?
The moment you know
You know, you know”

La Top 100 di Sempre – Settimana #06

25 ottobre 2012 § Lascia un commento

https://www.facebook.com/LaTop100DiSempre

#31 Tom Zé – “Elaeu”
il piccolo tom zé è un musicista brasiliano per me grande, sempre a metà fra tradizione (samba, pagode, etc) e futurismo (numerose collaborazioni lo hanno addirittura portato a comporre con un telefonino), basta questa canzone per rendersi conto del suo genio, un coro ondulato come solo le onde del mare possono essere… emarginato in passato dagli altri tropicalisti per essere troppo radicale e avanguardistico nel suo rileggere la musica tradizionale brasiliana, se non fosse stato “riscoperto” da david byrne a quest’ora starebbe a fare il benzinaio in chissà quale favela sperduta.

#32 Placebo – “Pure Morning”
inevitabile che nella mia personalissima classifica entrino pure i placebo, sono parte della mia vita, in passato ho speso/perso tanto di quel tempo sul loro forum, uno degli ultimi forum da me frequentati, leggendo e discutendo di tutto, traducendo i testi, addirittura cercando gli accordi per suonarne le canzoni… grazie a loro ho anche trovato amicizie e (non-)amori, ma pure tante rotture, ce ne sarebbe di roba da raccontare… senza considerare i festival, i placebo sono stati l’unico gruppo per cui sono volato all’estero (londra!), e nonostante oggi li ascolti pochissimo, i primi due album sono da avere, canzoni bellissime, perfetto connubio di musica e testi, li conosco a memoria… ma poi naturalmente si cresce e tutto cambia, placebo don’t work…

#33 Aphex Twin – “Windowlicker”
di pezzi di aphex twin ne metterei almeno una decina, a partire da “come to daddy” per finire con quelli più tranquilli da “drukqs”, ma scelgo questa semplicemente perché la prima volta che l’ho sentita ho sentito qualcosa di mai sentito prima, ah, il buon vecchio richard d. james, che genio… scrissi perfino a radio2 per chiedere che canzone fosse, l’avevo sentita di sfuggita, e dopo aver scoperto nome e artista corsi a comprare il singolo, forse uno dei primi cd singoli che ho comprato… inquietante aphex twin (avete visto “rubber johnny”? in effetti molto importante è anche il suo alter ego visuale, chris cunningham), ancora ricordo quella notte al link di bologna finita al mattino tra gli zombie, io continuavo a chiudere gli occhi, ma solo perché avevo sonno, una ragazza cercò anche di abbordarmi e portarmi a casa sua decantando le lodi di tutte le droghe che aveva in corpo, io ovviamente troppo fesso per capire… comunque ancora oggi non sono sicuro di aver visto e sentito il vero aphex twin, o il suo gemello buono, ché durante il suo set mica ho visto frullatori volare giù dal palco… l’ho rivisto poi anni dopo, proprio l’anno scorso, cattivissimo (ve lo ricordate quando madonna voleva collaborarci insieme e lui: “okay, fai il verso della scrofa”, naturalmente non se ne fece più nulla) come da copione… torna richard, queste cuffie aspettano a te…

#34 The Blues Brothers – “Jailhouse Rock”
questa perché alla mia prima lezione di chitarra quando il maestro mi chiese che musica volessi fare, risposi: “non so che musica è, ma voglio fare la musica dei blues brothers“… e poi perché questo è uno dei film più belli e divertenti che abbia mai visto (salutami le cavallette, john!) e, appunto, la cassetta della colonna sonora l’ho consumata…

#35 The Jon Spencer Blues Explosion – “Wail”
“ma suonano tutti scordati!”, questo il commento divertito del mio maestro di chitarra quando gli portai a sentire quel gran capolavoro che è “now i got worry”, fu lì che capii che quello che piaceva a me poteva anche suonare strano ad altre orecchie, a me questo elvis presley sotto anfetamina mi faceva proprio impazzire… me lo ricordo ancora quel concerto a roma di svariati anni fa, un invasato jon spencer che mi passa davanti urlando “this is blues power!!” e io che gli rispondo “ROCK’N’ROLL”… forse fu allora che scrissi la mia prima recensione di un concerto, per non dimenticare le emozioni provate…

#36 Marlene Kuntz – “Nuotando nell’aria”
okay, un po’ me ne vergogno a dirlo, ma il mio gruppo si chiamava “catartica”, e facevamo anche questa canzone, una delle poche cover che siamo riusciti a mettere su… nonostante non li ascolti quasi mai, penso che i primi due album dei marlene siano piuttosto apprezzabili, al di là delle varie scopiazzature da sonic youth e nick cave… e questa canzone resta comunque bella ed emozionante, per me…

#37 Afterhours – “Ossigeno”
suonavamo anche “germi”, anche se io avrei voluto fare questo pezzo qui, e da qualche parte ancora devo avere una videocassetta di una nostra esibizione in un ex-manicomio, dove io facevo l’assolo “noise”… a me gli after sono sempre piaciuti più dei marlene, il loro album “germi” mi folgorò e anche tutti gli altri con xabier iriondo (un grande, interessante in ogni sua forma musicale, ma soprattutto umile e gentile, sempre disponibile a una chiacchiera post-concerto) sono molto belli, senza dimenticare però “quello che non c’è”… devo dire che ancor oggi me li rivedrei con piacere, nonostante li abbia visti moltissime volte, addirittura vestiti da bambine cattive… a un loro concerto fui addirittura scambiato per manuel agnelli

la caduta dell’uomo.

25 settembre 2007 § 8 commenti

san valentino. (risate a denti stretti)

14 febbraio 2007 § 11 commenti

        Cara, non hai l’impressione che non comunichiamo?

        Ma certo che comunichiamo! Possiamo non parlarne?

 

(dialogo da Melinda e Melinda di Woody Allen, immagine di Banksy)

festa.

1 gennaio 2007 § 11 commenti

E quindi c’è stata questa festa ai Quartieri (Spagnoli) a casa di un fumettista d’autore (ci tiene a precisare) dove a un certo punto si sono cominciati a registrare fenomeni di bradisismo al pavimento con crepatura di mattonelle eccetera, tanta la gente presente e danzante. È per questo che abbiamo deciso di andarcene, mentre una decina di sfigati ancora premeva alla porta (chiusa, sbarrata) per entrare, meglio sarebbe stato leggere della tragedia sul giornale del giorno dopo, piuttosto che essere al centro dell’azione (in questo caso).

Che comunque già si era preso il dovuto, dalla festa, si era lì dalle ventuno e trenta più o meno, le libagioni erano state abbondanti, e così i vini e le risate (diciamo). Ma tuttavia anche quest’anno non si sono mangiate lenticchie (con relativo zampone di porco), dopo il picco (negativo) londinese raggiunto l’anno scorso: salame e formaggio per cena, ma il cibo non era proprio la cosa più importante di quella serata eh.

Che poi ieri si credeva (/sperava?) che tutto si sarebbe trasformato in una scena eyes wide shut, «Assomigli a un attore, non ricordo chi» mi dice una ragazza, ma così non è stato, strano, eppure il materiale era ottimo (si fa per dire) e abbondante, con tanto di longilinee dottorande sexy (con grandi stelle rosse per pendenti) e ventenni dal caschetto nero esistenzialista e gli occhi azzurri birichini (cintura nera di taekwondo addirittura, ma senza tette).

E così l’unica verità eterna et imperitura è che tutti ci si prepara e ci si mette in tiro, ma per cosa?

Tutte queste femmine le cui forme si accomodano in vestitini optical e stretch e il cui trucco è iridescente, tutti questi sorridenti maschi finti trascurati e leggermente palestrati: alla fine si parla poco (è impossibile parlare normalmente, figuriamoci con le orecchie riempite di decibel) e al contatto si preferisce il ballo, solitario e scomposto naturalmente.

Il dj è tecnologicamente avanzato e ha a sua disposizione nientedimeno che un lettore dvd e lì lancia i suoi video che vanno a proiettarsi sulla parete bianca, e tutti guardano e sentono, muovono le mani, si dimenano. Il repertorio è arr’n’bi del più stomachevole con rari momenti di stile hip-hop, ma soprattutto improvvise virate alla dance più o meno becera della metà degli anni novanta, il suono tamarro la fa da padrone insomma e il divo (o la diva) di turno provoca delirio e facili entusiasmi, ed è giusto che sia così, è la notte di capodanno, vanno dimenticati affanni e dispiaceri, come mi scrive un amico in un tristissimo sms preconfezionato, di quelli che si scaricano da internet.

Nel frattempo su Napoli è calata una nebbia fitta e intensa, bianca e lattiginosa, densa, l’atmosfera è irreale, il fumo dei botti si è mescolato alla bassa pressione, il freddo è umido e questo è il risultato: si viaggia ma non si vede nulla. E dire che l’inizio serata era stato illuminato da un incendio di un esercizio commerciale, ma purtroppo nemmeno il tempo di fare una foto che già i pompieri si scapicollavano a spegnere tutto, peccato. Anche sulla strada del ritorno un cassonetto della munnezza andava allegramente in fiamme (per dimenticare gli affanni) ma i carabinieri di passaggio (neapolitan lifestyle) non hanno ritenuto opportuno intervenire, pazienza.

L’ultima tappa del viaggio al termine della notte avviene in un localino del centro storico dove irriducibili ventenni ballano e bevono ancora, e dov’è presente anche un trittico (ma una è munita di fidanzato) di ultratrentenni femminili dalle scollature vertiginose (è un luogo comune) ma eleganti, ballano e bevono anche loro, e quello che mi chiedo io è quanto si debba essere sole, nonostante la bellezza, per essere in un localino così giovanilista alle cinque di mattina del primo gennaio duemilaesette (a proposito: siamo nel 2007 e delle astronavi nemmeno l’ombra!) a questa età, ma forse si tratta solo di paranoie mie personali: dove sono io, d’altronde?

Si torna a casa allora, e sono ormai le sette della prima mattina di un nuovo splendido anno.

Il tragitto di ritorno avviene con il finestrino del passeggero tutto abbassato, mio fratello al solito deve vomitare e imbratta il bianco della fiancata dell’utilitaria giapponese di imprecisati grumi di cibo e vino mescolato a tequila o quello che è, il colore dominante di questa massa indefinita è il viola, nel caso vi interessasse.

Fa davvero freddo e lui ha la testa poggiata sulla portiera, dorme, o riposa semplicemente il mal di testa, con gli occhiali che stanno lì lì per cadere e sfracassarsi al suolo, sotto le ruote di una macchina a caso, lo avverto anche, dell’imminente pericolo, ma purtroppo non sortisco effetto alcuno, niente, devo continuare a sorbirmi tutto questo freddo a causa sua. Sono sempre il lucido della situazione, io.

 

Buon anno a tutti mi pare che sia arrivato il momento di dire, adesso.

 

goodbye mad piper.

12 luglio 2006 § 12 commenti

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