paradiso.

30 maggio 2016 § Lascia un commento

«Tutti cercano di entrare in questo bar, un bar chiamato Paradiso. La band del Paradiso suona la mia canzone preferita, la suona di continuo, tutta la notte. Il Paradiso è un posto dove non succede mai niente. C’è una festa, e ci sono tutti. Tutti se ne andranno esattamente nello stesso momento. È difficile credere che questo niente possa essere così eccitante, e così divertente. Il Paradiso è un posto dove non succede mai niente. Quando questo bacio finisce poi ricomincerà di nuovo. Niente di diverso, sarà esattamente la stessa cosa. È difficile credere che questo niente possa essere così eccitante, e così divertente. Il Paradiso è un posto dove non succede mai niente».

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apparenze.

29 maggio 2016 § Lascia un commento

«Una delle lezioni che derivano dalla comunanza con un albero – forse la più grande lezione morale che ci venga comunque dalla terra, dalle rocce e dagli animali – è appunto questa medesima lezione di sostanza, di ciò che la cosa è senza riguardo alcuno per quel che l’osservatore (il critico) possa supporre o dire, o se gli piaccia o meno. Quale malattia peggiore – quale più generalmente diffusa tra noi, tutti e ciascuno, nella nostra letteratura, cultura, atteggiamenti dell’uno verso gli altri (e anche verso noi stessi), di quella morbosa preoccupazione per le apparenze (e in genere apparenze del momento), accompagnata dall’assenza totale o quasi di qualsiasi preoccupazione per i lati sani, di lenta maturazione, duraturi, reali del carattere umano, dei libri, dell’amicizia, del matrimonio – le fondamenta invisibili e il tessuto connettivo dell’umanità? (giacché la base del tutto, il nerbo, il gran simpatico, il solido nucleo interno dell’umanità, quello che dà l’impronta a ogni cosa, è necessariamente invisibile)». (Walt Whitman, Specimen Days)

estasi.

23 maggio 2016 § Lascia un commento

“Dolce notte d’estate, tiro via le lenzuola. La fronte sudata, la sveglia cigola che non mi stancherò. Il letto è una pozza e le pareti di fuoco, butto la testa sotto il lavandino. I brividi sul collo mi fanno il solletico, ma devo sgranchirmi le ossa e prendere un po’ d’aria. Mi rispondi al telefono, che sollievo. Scendi giù nella strada infuocata, è il sole che ci fa scivolare. Voglio solo andarmene un po’ in giro con te. E stare qui con te, andiamo, non importa dove, ti seguirò dove vuoi. Alla ricerca di un po’ di brezza, uno spuntino di mezzanotte. Io indico la finestra, tu il parco. Strappati via le maniche, e io butterò via i calzini. Balleremo le canzoni delle auto che passano. Zigzagheremo tra gli scatoloni, annuseremo la spazzatura. In giro nei nostri vestiti d’estate, senza una meta coi nostri corpi che brillano. Saluteremo l’alba del triste mattino blu. Uno sbadiglio violaceo, presto dormirai. Voglio solo andarmene un po’ in giro con te. E appena il sole va giù di nuovo, usciremo ancora. Non raffreddarti, mi piace il tuo tepore. Scambiamo il suono del calore con il suono della pioggia. È più facile dormire, quando ho il cervello bagnato. Avvolge il mio sonno in una lucentezza di zucchero. Bacio il vento dalla finestra. È la smania a chiamarci, non posso nasconderlo. Ho così tanto in testa che trabocca di fuori. Vuoi farti un giro nel quartiere finanziario? Potremmo bagnarci i vestiti, ma i palazzi dormono tutti. E non c’è nessuno che ci strattona via, mentre ce ne andiamo camminando tranquilli. Voglio solo andarmene un po’ in giro con te. Solo con te, con te, con te, con te…”

“Per noi è più un’esperienza d’ascolto sonico-psichedelica, che una semplice esperienza d’ascolto pop”.

Behind the Song: Animal Collective – ‘Summertime Clothes’

cigni.

22 maggio 2016 § Lascia un commento

domenica mattina
pace della mente
posso, cuore?

fuochi.

20 maggio 2016 § 1 Commento

“Adesso è giorno e sto cercando di scacciare via quel sapore dalla bocca. Sognavo proprio te, ecco i nostri cereali, caldi. Mi attrae più il giorno, che le macerie della notte passata. Non riesco a camminare in questo vuoto, mi sento brutto, sento i miei pori. Combatto contro gli alberi per avere un po’ di luce. Poi comincio a sentirmi patetico, la gente mi saluta, io rispondo cortese. “Come va?”. “Che fai?”. “Come ti senti?”. “Come fa quel pezzo?”. È una cosa che va e viene, ecco, ora è andata. Non riesco a tirarti su, sono stanco. Vorrei tanto essere al mare con la mia famiglia. Una notte pura, come quando guardavamo i fuochi d’artificio. I bambini che se la facevano addosso per la paura. Gli occhi che gli brillavano, paonazzi, ma perché. Mi fanno sentire come se a volte fossi solo quello che vedo, come se a volte tu fossi solo quello che vedo”.

radioscarti.

9 maggio 2016 § Lascia un commento

peggio dei radiohead che tornano dopo anni pubblicando una disomogenea raccolta di vecchie b-sides (c’è perfino un pezzo quasi bossanova, “present tense”… e poi che bisogno c’era di rivisitare la bellissima e disperata “true love waits”?) ci sono solo quelli che vacui e superbi sentenziano: “capolavoro, e chi pensa il contrario non capisce un cazzo”. personalmente, parlando di un gruppo come i radiohead, io mi domando: lasciando perdere le insipide “genialate” di marketing, davvero dobbiamo accontentarci di una bella linea di piano e di una special edition da quasi 80euri? boh, contenti voi. nota per quelli bloccati nella stupida e semplicistica contrapposizione “o sei fan, o sei hater”: posseggo la discografia completa dei radiohead, li ho visti tre volte pure all’epoca di quei dischi che manco sapete come si chiamano, e li rivedrò al primavera di quest’anno. ma se proprio deve essere sublime lamento, che sia quello di sufjan stevens. ciao.

“dreamers, they never learn”

cuckoo!

4 maggio 2016 § Lascia un commento

siete contenti, sono tornati subito, altro che geniale critica al potere!!11!1 ho sentito il pezzo un paio di volte, e mi sembra più jonnygreenwood che thomyorke, e per quanto mi riguarda questo è un bene. però già mentre l’ascoltavo mi annoiava, forse non riesco più a sentire i lamenti di yorke, o almeno riesco a sentirli solo nel caso le canzoni siano belle, quindi aspetterò di ascoltare l’album per intero. una cosa che non capisco però è il continuo uso di questa batteria “elettronica” dal suono piuttosto anonimo, mentre mi piacciono molto gli archi (e qui credo che ci sia lo zampino di jonny con le sue fantastiche colonne sonore, appunto). per quanto riguarda il video, bello e pregnante, ma io sono un fan della stop-motion, e quindi è scontato che mi piaccia. il significato? una chiara e profonda metafora della costruzione dei mostri e relativo rogo mediatico mediante #twitter con tanto di soddisfatto saluto finale al pubblico, la cosa è palese: l’uccellino turchese è chiaramente il satanico burattinaio di tutto, non si vedeva tanta ornitologica malvagità dai tempi del buon hitchcock. in questo caso mi pare che il mostro sia un esattore dell’equitalia, quindi sospendo il giudizio morale, non me la sento. e la strega vera, chi sarà? attendiamo il parere di giacobbo…

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