lumière.

18 ottobre 2016 § Lascia un commento

una cosa strana è successa ieri al cinema, durante la proiezione di una serie di corti dei fratelli lumière. improvvisamente, a film già iniziato, è entrato un ragazzino di sedici, diciassette anni al massimo, e si è andato a sedere molto avanti, giusto a qualche fila dallo schermo. e a un certo punto si è andato a sedere ancora più vicino. be’, questo ragazzino (che probabilmente sarà sgattaiolato dentro gratis) guardava il cinema come se non l’avesse mai visto, piuttosto irrequieto rideva, si sbracciava, ha perfino applaudito, e poi si voltava per vedere se anche agli altri quello che stava vedendo faceva lo stesso effetto che a lui (e magari dovrebbe essere proprio così?). un comportamento piuttosto atipico e “disturbante” per noi spettatori abituati al silenzio delle sale moderne (una coppia ha perfino cambiato posto, e ammetto che anch’io ero piuttosto incuriosito da questo strano comportamento), eppure una cosa a suo modo bella, penso io, perché immagino che per i primi spettatori il cinema deve essere stato proprio questo: una sala buia dove entrare e vedere cose (mai) viste sotto una diversa luce, una specie di sogno quasi più reale del vero, sgrani gli occhi e quasi non ci credi… eppure all’arrivo del treno in stazione gli spettatori scapparono tutti per la paura. forse noi spettatori moderni logorati e tartassati dal caos cittadino abbiamo più bisogno dell’asetticità e della solitudine delle sale moderne, una specie di utero buio in cui ritornare bambini illuminati dallo schermo, per emozionarci di nuovo come la prima volta, e non penso che questo sia per forza un male: l’importante è meravigliarsi, sempre e comunque. a ciascuno la sua ingenua meraviglia… perché perduta l’ingenuità, si perde l’emozionante possibilità di scoprire la bellezza, perdendo quindi tutto.

vacanza.

26 agosto 2016 § Lascia un commento

e dopo aver vissuto una delle cose più belle ed emozionanti della mia vita, l’alba tra i calanchi (praticamente dopo tre giorni senza dormire), la vacanza finisce con l’assalto del biondissimo bambino italo-russo di nome gregorio, frenetico maniaco di selfie e vorace divoratore di colazioni altrui. la vita è l’arte dell’incontro, scriveva vinicius de moraes, e l’incontro è sempre un viaggio, aggiungo io. qui e ora. ciao e grazie amici vecchi e amici nuovi, è stato bello. arrivederci a presto.

playtime.

16 giugno 2016 § Lascia un commento

il vero cinema non ha bisogno di parole, ma solo di visione che ammali, mostrando il mondo da un punto di vista diverso; è lo sguardo ingenuo a creare il genio più profondo, ma paradossalmente anche di questo la solitudine da computer ci ha derubato.

forever maglioni.

9 dicembre 2015 § 1 Commento

ancora non mi era capitato di andare al concerto di un gruppo [Forever Pavot] sulla cui copertina dell’album campeggia il ritratto del cantante/tastierista che indossa un maglione quasi uguale a uno che ho anch’io (uno dei miei preferiti, inoltre); quando i tipi se ne sono accorti, quasi mi portavano in trionfo. peccato avessero finito i vinili, probabilmente ne avrei presa una copia anche solo per questo.

forever pavot rhapsode sweater

le bataclan.

14 novembre 2015 § 1 Commento

Quello che è successo a Parigi ieri notte è completamente folle. Vari attacchi terroristici in vari punti della città, forse sette, il più grande dei quali è avvenuto al Bataclan, leggendaria sede di concerti dove hanno suonato Nico e Lou Reed, e anche Jeff Buckley, tra gli altri. Ieri sera c’era un concerto degli Eagles Of Death Metal, la sala era quasi piena, credo. Anch’io ero a un concerto, come quasi ogni sera della mia vita, e Tizio ha suonato anche I See a Darkness di Bonnie “Prince” Billy. Il mio pensiero va a tutti quei ragazzi che, proprio come me, ieri sera sono usciti per godersi un bel concerto ma che purtroppo non faranno più ritorno a casa. Mi chiedo se una canzone può dare conforto, lenire un profondo dolore e lasciar intravedere un po’ di luce, al di là dell’oscurità. Dopo quello che è successo è difficile, forse impossibile, rispondere. Davanti a una morte del genere, non esistono parole, se non una: follia. Tornato a casa ho cercato di capire se tutti i miei amici stessero bene, fortunatamente Facebook in questo caso ha aiutato, grazie al safetycheck. Ieri era la giornata mondiale della gentilezza, guarda in cosa si è trasformata. Se solo ci ascoltassimo di più, senza urlare, e invece per radio, in tivù, su fb, tutti a dare la loro versione dei fatti, già nel cuore della notte, e a recitare la propria parte, per il proprio tornaconto personale. Uccidiamoli tutti, chiudiamo le frontiere, è un complotto, non vi permettete di essere solidali, è colpa nostra; senza che nessuno faccia un minimo sforzo per fermarsi davvero a pensare l’enormità di ciò che è accaduto a tutti quei ragazzi, e quindi a noi. Io so solo che non riesco a dormire, la tranquillità andata ormai perduta, ancora una volta, mi viene da piangere.

La Top 100 di Sempre – Settimana #08

21 novembre 2012 § Lascia un commento

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#49 Grizzly Bear – “A Good Place”
per la paris di quest’anno, e per la barcelona di qualche anno fa, per quei (bei) posti che più che altro sono stati mentali, insomma… rarefazione uguale bellezza.

#50 Colapesce – “Bogotà”
perché non esistono né indie né hipster, ma solo belle canzoni… “io la notte ancora sto sveglio/a pensare al tempo che ho perso/e ne accumulo altro”

#51 Neutral Milk Hotel – “Oh Comely”
questa canzone è solo lui e la chitarra, ma sembra un’orchestra, non mi stancherò mai di ripeterlo… e tante altre cose ci sarebbero da dire su questo disco, tipo che suona come se syd barrett l’avesse fatta finita con gli acidi e avesse cominciato a suonare insieme ai beatles di sgt. pepper, senza mega-produzioni e virati folk però… ma alla fine a che serve paragonare una musica così bella a qualcosa di già sentito, fermatevi un attimo e ascoltate, provate poi a non emozionarvi… io da parte mia non posso far altro che augurarvi di poter assistere almeno una volta nella vita a un concerto di jeff mangum, pura magia

#52 Nick Drake – “Things Behind The Sun”
don’t be shy/you learn to fly

#53 Tortoise – “TNT”
una volta sono partito alle dieci e mezza di sera e sono arrivato lì dove dovevo arrivare alle sei della mattina dopo… be’, posso dire con abbastanza sicurezza di aver ascoltato lungo tutto il tragitto quasi solo questo disco, esasperando non poco i miei compagni di viaggio… ormai quando parte la prima canzone è come un ritorno in uno spazio/tempo che esisterà per sempre, queste musiche sono indimenticabili e questo disco è seminale: all’epoca non sapevi dire se fosse jazz, rock, o addirittura electro, ambient, minimalismo… alcuni dicevano post-rock, altri parlavano di new prog, ma non per forza bisogna etichettare le cose… perché “tnt” è tutte queste cose insieme, forse uno dei pochi dischi, se non proprio l’unico, a suonare così, questo è un suono che si apre su nuove dimensioni… un gran disco per un grande gruppo che purtroppo ho visto solo due volte, una a quel fantastico festival gratuito chiamato “enzimi” (chi se lo ricorda?), l’altra nella dimensione più intima del circolo degli artisti, esperienze mistiche… e poi vogliamo parlare della copertina/grafica di questo disco (chissà perché tutti i miei amici mi chiedevano se il disegno l’avessi fatto io, io avevo solo aggiunto i numerini alle canzoni), come a dire: conta solo la musica… meditate gente, meditate…

#54 June Of ’44 – “Doomsday”
un altro di quei dischi che aiutarono ad aprire la mente di un piccolo appassionato di musica, quando ancora i dischi si compravano dopo aver letto una recensione su un giornale e sentito un paio di canzoni in un negozio…

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