byrne.

24 maggio 2018 § Lascia un commento

una cosa che ti fa venire voglia di avere tutti i capelli bianchi, e non solo perché un completo grigio mi starebbe benissimo. non sarebbe fantastico? a piedi nudi, mai soli. una saggia decisione, è questo. ascolta.

“sto indicando e descrivendo
e posso essere la tua guida
la pelle è solo una cartina
la vista è molto bella
immagina di guardare una foto
immagina di guidare un auto
immagina di tirare giù il finestrino
immagina di aprire la portiera

siamo solo turisti in questa vita
solo turisti ma la vista è bella”

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trappole.

20 maggio 2018 § Lascia un commento

comicon.

2 maggio 2018 § Lascia un commento

miguelangelmartin - brianthebrain @ comicon 2018Videogiochi e fumetti, di questo perlopiù si è nutrita la mia solitaria infanzia/adolescenza, fino al punto in cui poi sono arrivati la musica e i libri e tutto il resto a cambiare un po’ di cose e a relegare supereroi e giochini in un angolo minimo e nascosto della mia vita. E allora mi chiedo perché ogni anno, felice come un bambino, continuo comunque a tornare al Comicon, cercando di esserci il più possibile, di non perdermi niente, e di godermi tutta questa vasta immensità ludica. Deve essere proprio questo il punto, penso, ricordarsi di quando si era ragazzini e tornare in quello spazio/tempo almeno per qualche giorno, sperare e sognare di poter essere ancora come una volta, al di là della vita più o meno complicata che ognuno di noi si ritrova a vivere, perdendosi nel felice caos infinito di fumetti e avventure di ogni tipo. Forse non sarà proprio come prima, ma è pur sempre bello ed emozionante. Tra mostre e incontri di vario tipo, quest’anno sono addirittura riuscito a tornarmene a casa con un disegnetto (anzi ben due!), e coincidenza vuole che l’autore sia proprio quel Miguel Angel Martin dal tratto così delicato e così crudele che vent’anni fa era uno degli ospiti d’onore di un Comicon che non a caso esordiva in un suggestivo e magico castello. A casa dei miei, tra cianfrusaglie e memorabilia varie, dovrei ancora avere un suo bel disegno dell’epoca, quando ancora non si doveva stare in fila per ore per uno sketch autografo su un fumetto appena comprato. C’era una volta… Curiosamente quindi il mio Comicon quest’anno si chiude così, con un Brian The Brain adolescente che mi indica un se stesso in giacca e cravatta. Come a dire che inevitabilmente il tempo passa, sì, ma poi ritorna sempre, come un cerchio che ti riporta e ti lega al te stesso più vero.

messaggini.

17 marzo 2018 § Lascia un commento

«Con l’esattezza di un’equazione, si può dunque calcolare matematicamente pure il progressivo abbassamento di ogni conoscenza cui si va incontro e anzi si è già arrivati, perché, qualsiasi sia la vera (?) natura del tempo su cui discutono fisici e matematici, nella vita quotidiana un’ora impiegata in un’attività significa un’ora non impiegata in un’altra. Sedici ore al telefonino o al computer per le email significano sedici ore sottratte a tutto il resto, pure all’acquisizione di nuove conoscenze. Per combattere un azzeramento totale delle conoscenze di vario genere si formerà o si sta già formando un’altra ferrea classe sociale agiata (e più che agiata) e intellettuale, che riserverà a sé il tempo. Come in passato il signore non lavorava la terra dei cui prodotti si nutriva e deferiva il tempo oltre che la fatica del lavoro al servitore, dedicando il tempo liberamente a sua disposizione ai propri interessi, così il signore affiderà al servitore, per poter vivere la centuplicata fatica e il centuplicato tempo della comunicazione. I nuovi servi della gleba non zapperanno più la terra, bensì risponderanno a trilli, squilli, tintinnii, vibrazioni, pulsazioni, fremiti, tremolii». (Claudio Magris, articolo completo qui)

proper time [lee wan]

proper time [lee wan]

schiavismo.

28 febbraio 2018 § Lascia un commento

“Consideriamo alcuni vantaggi prendendo, ad esempio, come matrice di partenza l’impero romano. Uno schiavo aveva diritto a un alloggio, cure mediche, vitto. Molti schiavi ricevevano formazione. Anche oggi i costi della formazione coperti dal padrone sono sicuramente un asset per il dipendente-schiavo.
Ovviamente lo schiavo dovrà concedere la sua totale disponibilità. Tuttavia non si suggerisce la presenza di catene o collari di proprietà come nell’impero romano.
In vero, a ben guardare, le catene sono già oggi disponibili e largamente diffuse. Il cellulare che le aziende generosamente donano ai propri dipendenti sono di fatto catene virtuali. Autorizzano (formalmente o informalmente) l’azienda ad avere accesso al dipendente in qualunque momento, sia con mail messaggi o telefonate. Le catene quindi esistono, e sono sempre presenti nella vita quotidiana.
Se assumiamo che gli aspetti negativi dello schiavismo (sfruttamento, incertezza per quanto riguarda il proprio futuro, mancanza di libertà) sono già di fatto presenti in una larga parte della classe lavoratrice, mi domando se non sarebbe un vantaggio per la comunità e lo stato se le grandi aziende non si facessero carico di un contratto di schiavismo.
Dopo tutto la libertà non è per tutti. O no?”. (Enrico Verga, articolo completo qui)

jóhannsson.

21 febbraio 2018 § Lascia un commento

e mentre la piccola italietta si beava e godeva di inutili e becere canzonette, per non parlare delle schifezze fasciste di ritorno, se ne andava un musicista che è stato capace di dare voce agli alieni e di aprire finestre su nuovi mondi. incomprensibile.

greco.

14 febbraio 2018 § Lascia un commento

christian greco [museo egizio di torino]«Tornavo a casa alle 7 del mattino, facevo la doccia, e andavo di corsa in aula. Ho imparato la dignità del lavoro, qualunque esso sia. Ho imparato che è importante chi sei, non cosa fai. Io sarò sempre un egittologo, anche se dovessi tornare a servire birra in un bar, e non certo perché oggi ho un ruolo».
(Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino)

(nonostante i meloni marci di questo paese)

 
«Non ti preoccupare di non occupare cariche pubbliche; preoccupati piuttosto di esserne capace. Non preoccuparti di non essere apprezzato. Ricerca le cose che possono essere apprezzate». [Confucio, Dialoghi-Libro IV]

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