la casa del diavolo

25 maggio 2006 § 10 commenti

La casa del Diavolo (The Devil’s Rejects in originale) non è altro che il tanto atteso sequel di quel La casa dei mille corpi (House of 1000 Corpses, cadaveri in originale) che un paio d’anni fa tanto sconvolse chi di cinema horror sia appassionato un minimo: «Capolavoro!», fu l’urlo unanime degli appassionati. E a scanso di equivoci diciamolo subito, non può essere altro che «Capolavoro!» anche il (nostro) giudizio per quanto riguarda questo nuovo capitolo della saga di questi simpatici pazzerelli inventati da Rob Zombie. (continua a leggere)

 

vorrei sentirmi così.

19 maggio 2006 § 17 commenti

e se ci fosse qualcuna a grattarmi la pancia sarebbe proprio il massimo.
 

vorrei sentirmi così.

19 maggio 2006 § 17 commenti

e se ci fosse qualcuna a grattarmi la pancia sarebbe proprio il massimo.
 

where is donnie? (varie cinematografiche, e non)

18 maggio 2006 § 6 commenti

qui qualche foto del nuovo lynch, “inland empire”:
molto twinpeaks/vellutoblu, o sbaglio?
 
 
questo il nuovo progetto di richard “donnie darko” kelly:
della serie “non vi faccio capire una mazza, così verrete tutti a vedere il film”, eh?
 
 
questa cosa invece non c’entra niente col cinema, ma è troppo divertente (e istruttiva?!) per non segnalarla:
non perdetevi il video, la faccia sorpresa del tizio è esilarante!
 

un bel piatto di riso abbondante è quello che ci vuole sulla mia bocca.

17 maggio 2006 § 4 commenti

«Lo sa Dio se la risata non è un modo in cui l’anima cerca un po’ di sollievo».
 
                                                                                                (Kurt Vonnegut)

un bel piatto di riso abbondante è quello che ci vuole sulla mia bocca.

17 maggio 2006 § 4 commenti

«Lo sa Dio se la risata non è un modo in cui l’anima cerca un po’ di sollievo».
 
                                                                                                (Kurt Vonnegut)

sogno gatti giganti, come dei egizi.

15 maggio 2006 § 12 commenti

È già la seconda notte che sogno dei gatti, e non dei gatti normali no, ma dei gatti giganti. Cioè, fuori misura è quello che voglio dire. Sono gatti strani.
La prima notte ne ho sognati due, due gatti grigi a strisce bianche, forse una coppia, credo che mi sarebbero arrivati oltre il ginocchio se mi fossero stati vicini, più o meno grandi come cani quindi.
Erano in un parcheggio, io li scorgevo da lontano e mi sembrava che fossero intenti a mangiare un qualcosa che sembrava una grossa mortadella, ma la cosa strana era che come se questa grossa forma di mortadella se la stessero scavando, e questa forma veniva infine ad assomigliare a una specie di torso umano in decomposizione.
Questi gatti poi si fermavano, e si leccavano le zampe come fanno sempre i gatti, per lavarsi.
Ed era lì che m’accorgevo della loro grandezza fuori del comune, però loro non mi guardavano.
 
L’altro sogno è stato ancora più strano, e più composito, assurdo. Ma se non fosse assurdo, che sogno sarebbe allora?
Io mi trovavo a casa di certi che non conoscevo proprio, o con cui ho avuto a che fare brevemente la settimana scorsa, forse, non ne sono sicuro. Bisognava andare a un concerto, si prendeva l’ascensore e ci si trovava in macchina. La strada era interrotta da un buco in mezzo alla strada, era un buco rosso, mantenuto e curato da certi zingari pareva, perfettamente rotondo e contornato da un piccolo muretto basso di mattoni. Gli zingari non ci facevano passare, così si cambiava strada.
Ci si ritrovava al concerto, e succedeva che io vedevo due concerti, uno di seguito all’altro, non in un giorno, ma in due. Poi succedeva qualcosa e bisognava scappare tutti, io ero il pianista che aveva appena finito di suonare e con me sentivo esserci una ragazza, i ricercati eravamo proprio noi due. Così ci coprivano con un telo di plastica blu come quelli che si usano in campeggio, tutti e due, uno per uno, a uso mantello; e mentre correvo nel (e dal) caos (erano fuochi artificiali, quelli?) onnipresente, tra me e me pensavo, ma siamo così riconoscibili con questi mantelli blu, non dovrebbero vederci eppure spicchiamo in mezzo a tutti, ci prenderanno, è così paradossale questa situazione.
E poi eravamo di nuovo in macchina, ed eravamo di nuovo al punto dove gli zingari mantenevano e curavano il loro buco rosso in mezzo alla strada, come se ci vivesse un mostro dentro o non so che, o magari come se fosse mostro esso stesso, il buco. Il buco era ancora più rosso e furioso, agitato, gli zingari ancora più arrabbiati. Non so poi che è successo.
 
Ecco apparire un grosso spiazzo rosso scuro, doveva essere in cotto fiorentino probabilmente, o almeno così sembrava. Questo spiazzo aveva dei contorni rialzati e si rivelava essere una scodella enorme, dentro era pieno di croccantini per gatti, o cani, è uguale. Questo spiazzo era pieno di gatti. C’era anche il mio cane che si avvicinava timoroso, tentando di mangiare qualcosa, ma gli altri gatti lo scacciavano, cioè più che altro mangiavano e non gli lasciavano (toccare) nulla. Così il mio cane si ritirava con la coda tra le gambe, come fanno tutti i cani.
Anche questi gatti erano grandi come quelli del sogno precedente, non dei giganti certo ma fuori misura sì, e a guardare bene c’erano anche quelli grigi a strisce bianche già sognati. Erano gatti dall’aria diabolica, perdonatemi il luogo comune ma è così. Tra di loro c’era anche la mia gatta, ma a grandezza normale, naturale com’è dal vero. Anch’essa mangiava, come tutti i gatti stava con tutto il corpo interamente dentro la scodella. I gatti mangiavano tutto, io li guardavo come se fossi dietro un vetro e mi inquietavano.
Uno di loro a un certo punto ha smesso di mangiare e m’è venuto vicino, era tutto nero, a pelo lungo. Mi ha guardato e ha miagolato verso di me, aggressivo, come a dire vattene.   
Ho avuto paura.

Dove sono?

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