correre.

12 agosto 2017 § Lascia un commento

Britain Athletics Worldsperennemente fischiato dal pubblico per essere risultato positivo al doping 10 anni fa (e quindi squalificato per 4 anni), e di 4 anni più vecchio dell’amatissimo campione e rivale di sempre usain bolt per il quale questa sarà la gara d’addio (finirà terzo), justin gatlin fa una rimonta incredibile e si va a prendere l’oro diventando così il vincitore più anziano di sempre (35 anni) nei 100m mondiali. confermata la vittoria, gatlin si inchinerà davanti a uno stupito bolt (che gli dirà che non si merita i fischi, ha lavorato duro per vincere) e intervistato dichiarerà di tifare lui stesso per usain. lui, il vincitore. il pubblico continuerà poi a festeggiare l’addio del terzo arrivato, mentre il vincitore si lascerà andare a un pianto di rabbia e di gioia e a un solitario giro di campo avvolto dalla bandiera americana. da qualunque parte la si guardi, su questa storia c’è molto da riflettere e – soprattutto – c’è molto da imparare. grandissimo gatlin. guardate il suo sguardo prima di partire, concentratissimo e sicuro di sé, sa già che vincerà.

giovani.

8 luglio 2017 § Lascia un commento

amiche e amici, è ufficiale: da qualche anno a questa parte non mi piace quasi più niente. solo a leggere i titoli dei nuovi album italiani mi viene l’orticaria, se poi provo a sentire qualche canzone cominciano a strisciarmi certi vermi nelle orecchie che nemmeno nel film dell’orrore più pauroso. la finta ironia e il sarcasmo patetico, il latte alle ginocchia e la melassa che cola, i giochi di parole e i testi impegnati, quelli che non hanno niente da dire e quelli che se la credono troppo. forse dovrei chiedere aiuto, ma alla fine penso di stare benissimo anche così. largo ai giovani, e sotto maestro con la base. arrisentirci. ma non troppo presto, magari.

bob.

25 maggio 2017 § Lascia un commento

Al di là di gusti musicali che sono sempre personali e di più o meno finti moralismi che non mi interessano, ma vi sembra normale che in una sola sera intervistino Rovazzi prima su RaiUno e poi su RaiTre? Uno che in un anno ha fatto tre pezzi idioti e immagino nessun concerto? Il nostro umilissimo paraculo ha poi concluso affermando che lui non è affatto un cantante ma sicuramente è pronto a fare cinema, come si può evincere dal suo ultimo video pieno di importantissimi ospiti, è questa la sua strada naturale. Ma sì. Davanti a una notizia del genere che cosa si può obiettare: è il mercato, bellezza! D’altronde lo stesso Lynch ha annunciato di aver smesso con il cinema, tutto è cambiato e nessuno vuole più i suoi film, e perciò l’immenso INLAND EMPIRE rimarrà il suo ultimo. Meno male che ci ha lasciato altre 18 ore da scoprire e godere, grazie maestro, e il paradosso è che siamo tutti qui ad aspettare spasmodicamente. Ma in che cazzo di mondo viviamo. Buongiorno notte, e che Bob venga a prendervi tutti.

internazionale.

3 febbraio 2017 § Lascia un commento

ma quanto cavolo di importanza intellettuale e politica state dando a questo bello figo la cui massima aspirazione era probabilmente cantare quattro cazzate con gli amici e magari guadagnarci qualche soldo su? il declino culturale italiano si vede proprio da questo, dal fatto che adesso per dichiararsi antifascista e antirazzista bisogna sostenere un ventunenne che probabilmente non ha alcuna coscienza politica di quello che sta succedendo, che appunto voleva solo cazzeggiare con gli amici e il massimo che può risponderti è “guarda il cazzo che me ne frega”. ma veramente state facendo? io sinceramente mi rifiuto di dare una dignità intellettuale e politica a questa cosa, devono esistere altri modi per riflettere sul fascismo e il razzismo… se poi oltre a riconoscere una certa coscienza politica a bello figo, dobbiamo farcelo piacere anche “musicalmente” (?), allora stiamo proprio a pezzi. no grazie, a questo punto meglio i ragazzini che se lo godono così, senza alcuna sovrastruttura “intellettualoide”, perché questa è solo roba da ragazzini, nata principalmente per il cazzeggio… grave che in italia succeda tutto questo putiferio (razzista da un lato, intellettuale dall’altro) per una cosa del genere, così “piccola”… ma che dobbiamo fare, l’italia è un paese fondamentalmente infantile.

fuzzy.

30 ottobre 2014 § Lascia un commento

vecchie canzoni che spuntano improvvise dai più remoti recessi della memoria, come videocassette sbiadite e ammuffite registrate quando la televisione ancora trasmetteva musica, dove le parole hanno sempre un perché senza nemmeno un perché.

12 novembre 2011.

12 novembre 2011 § 2 commenti

è finita, speriamo.

VB66, ovvero una moltitudine di ragazze morte dipinte di nero. (Vanessa Beecroft, Mercato Ittico di Napoli, 15/2/2010)

20 febbraio 2010 § Lascia un commento

vanessa beecroft VB66 (foto di federica rispoli)Sono solo gli occhi a mantenere ancora vive queste ragazze, gli occhi e i capelli, capelli che potrebbero anche essere finti, però. Il bianco della pupilla risalta sul nero del corpo, nero che nasconde anche il respiro, ed è l’occhio appunto a rimanere l’unica cosa mobile, viva, di un corpo nudo eppur mai così nascosto.

Entrare nel Mercato Ittico di Napoli progettato da Luigi Cosenza alle ore 18.30 di lunedì 15 febbraio 2010 significa prendere parte, seppur distaccati, all’ultima performance/scultura di Vanessa Beecroft, ovvero VB66, secondo le iniziali dell’artista e il numero progressivo che indica la performance.

Cinquanta ragazze esposte su banchi di marmo che la mattina presto ospitano ben altre mercanzie, insieme a un numero imprecisato di calchi e frammenti di corpi, neri, tutti neri, e la differenza tra ciò che ha un’anima e ciò che è inanimato quasi non si nota.

Appunto il colore dominante è il nero, colore richiesto anche dalla stessa artista come “codice” d’abbigliamento, e tutto si fa così funereo: si è così vicini a queste modelle, eppure così lontani, le si guarda e non si sa cosa si sta guardando: un corpo, un colore, un’opera, un significante.

Il richiamo all’arte classica è inevitabile, sono le stesse modelle che, probabilmente su richiesta dell’artista stessa, assumono pose che rimandano ai dipinti più  famosi: ecco quindi una venere, una primavera, una grazia. Il colore e la postura ricordano anche certe statue classiche, oppure corpi morti sotto una colata di lava.

Queste ragazze si muovono con lentezza, una fin troppo studiata lentezza forse, senza mai guardare il pubblico, o almeno così dovrebbe essere. Lo sguardo è fisso, vuoto, a volte la sensazione è quella di una preda presa in trappola.

A un certo punto una delle ragazze scende e si allontana dalla sua posizione, e quasi inciampando si avvia sul retro dell’enorme padiglione. Un malore, oppure un semplice bisogno fisiologico.

Il calore, soprattutto accanto a certe bocche spara-caldo, è quasi insopportabile, e allo stesso tempo il freddo dà la pelle d’oca; la luce, proveniente da una sorta di luminosa mongolfiera rovesciata adagiata contro il soffitto, è bianca ai limiti dell’accecante.

Il pubblico, numeroso, gira intorno all’installazione formicolante e vociante e, a dispetto del divieto di riprese foto e video, fotografa incessantemente secondo le più diverse angolature, con telefonini, macchinette compatte o fotocamere professionali. Poi ci sono i fotografi accreditati, e quelli artistici, con tanto di banco ottico addirittura (affinché si possa vedere fino all’ultimo pelo pubico, come nota tristemente divertito uno spettatore).

Contro questa mancanza di rispetto le ragazze non possono dire nulla e sottostanno a questo rito stancante e alienante, guardate e scrutate al limite del ginecologico (cosa si aspettavano?), e se non si può parlare di pornografia in assoluto è solo perché non c’è azione. Eppure la sensazione di “donna oggetto” è inevitabile, il disagio è forte, anche da parte dello spettatore calato in contesto così straniante.

Cosa si dovrebbe guardare in una “performance” come questa, dov’è il significato?

Giovani donne che non sono state nemmeno pagate si espongono al pubblico come carne in vendita per protesta contro il corpo della donna così mercificato al giorno d’oggi?

Il cortocircuito è davvero forte quando ci si rende conto che foto e video di tutto ciò verranno messe in vendita a solo vantaggio dell’artista. Naturalmente tutto questo è Arte, bellezza.

 

La giovane artista dai capelli lunghi e rossi sorride ai flash dei fotografi, mentre alle sue spalle una massa informe di donne finte e donne vere, al confine tra la vita e la morte, giace immobile guardando fissa davanti a sé; negli occhi di queste ragazze pare quasi di leggere rassegnazione, paura, soggetti e allo stesso tempo vittime di uno sguardo alienato che posto davanti a tale nudo vuoto non sa più nemmeno cos’è, il desiderio.

Il buffet è servito, lo spettacolo può continuare.

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