bob.

25 maggio 2017 § Lascia un commento

Al di là di gusti musicali che sono sempre personali e di più o meno finti moralismi che non mi interessano, ma vi sembra normale che in una sola sera intervistino Rovazzi prima su RaiUno e poi su RaiTre? Uno che in un anno ha fatto tre pezzi idioti e immagino nessun concerto? Il nostro umilissimo paraculo ha poi concluso affermando che lui non è affatto un cantante ma sicuramente è pronto a fare cinema, come si può evincere dal suo ultimo video pieno di importantissimi ospiti, è questa la sua strada naturale. Ma sì. Davanti a una notizia del genere che cosa si può obiettare: è il mercato, bellezza! D’altronde lo stesso Lynch ha annunciato di aver smesso con il cinema, tutto è cambiato e nessuno vuole più i suoi film, e perciò l’immenso INLAND EMPIRE rimarrà il suo ultimo. Meno male che ci ha lasciato altre 18 ore da scoprire e godere, grazie maestro, e il paradosso è che siamo tutti qui ad aspettare spasmodicamente. Ma in che cazzo di mondo viviamo. Buongiorno notte, e che Bob venga a prendervi tutti.

internazionale.

3 febbraio 2017 § Lascia un commento

ma quanto cavolo di importanza intellettuale e politica state dando a questo bello figo la cui massima aspirazione era probabilmente cantare quattro cazzate con gli amici e magari guadagnarci qualche soldo su? il declino culturale italiano si vede proprio da questo, dal fatto che adesso per dichiararsi antifascista e antirazzista bisogna sostenere un ventunenne che probabilmente non ha alcuna coscienza politica di quello che sta succedendo, che appunto voleva solo cazzeggiare con gli amici e il massimo che può risponderti è “guarda il cazzo che me ne frega”. ma veramente state facendo? io sinceramente mi rifiuto di dare una dignità intellettuale e politica a questa cosa, devono esistere altri modi per riflettere sul fascismo e il razzismo… se poi oltre a riconoscere una certa coscienza politica a bello figo, dobbiamo farcelo piacere anche “musicalmente” (?), allora stiamo proprio a pezzi. no grazie, a questo punto meglio i ragazzini che se lo godono così, senza alcuna sovrastruttura “intellettualoide”, perché questa è solo roba da ragazzini, nata principalmente per il cazzeggio… grave che in italia succeda tutto questo putiferio (razzista da un lato, intellettuale dall’altro) per una cosa del genere, così “piccola”… ma che dobbiamo fare, l’italia è un paese fondamentalmente infantile.

fuzzy.

30 ottobre 2014 § Lascia un commento

vecchie canzoni che spuntano improvvise dai più remoti recessi della memoria, come videocassette sbiadite e ammuffite registrate quando la televisione ancora trasmetteva musica, dove le parole hanno sempre un perché senza nemmeno un perché.

12 novembre 2011.

12 novembre 2011 § 2 commenti

è finita, speriamo.

VB66, ovvero una moltitudine di ragazze morte dipinte di nero. (Vanessa Beecroft, Mercato Ittico di Napoli, 15/2/2010)

20 febbraio 2010 § Lascia un commento

vanessa beecroft VB66 (foto di federica rispoli)Sono solo gli occhi a mantenere ancora vive queste ragazze, gli occhi e i capelli, capelli che potrebbero anche essere finti, però. Il bianco della pupilla risalta sul nero del corpo, nero che nasconde anche il respiro, ed è l’occhio appunto a rimanere l’unica cosa mobile, viva, di un corpo nudo eppur mai così nascosto.

Entrare nel Mercato Ittico di Napoli progettato da Luigi Cosenza alle ore 18.30 di lunedì 15 febbraio 2010 significa prendere parte, seppur distaccati, all’ultima performance/scultura di Vanessa Beecroft, ovvero VB66, secondo le iniziali dell’artista e il numero progressivo che indica la performance.

Cinquanta ragazze esposte su banchi di marmo che la mattina presto ospitano ben altre mercanzie, insieme a un numero imprecisato di calchi e frammenti di corpi, neri, tutti neri, e la differenza tra ciò che ha un’anima e ciò che è inanimato quasi non si nota.

Appunto il colore dominante è il nero, colore richiesto anche dalla stessa artista come “codice” d’abbigliamento, e tutto si fa così funereo: si è così vicini a queste modelle, eppure così lontani, le si guarda e non si sa cosa si sta guardando: un corpo, un colore, un’opera, un significante.

Il richiamo all’arte classica è inevitabile, sono le stesse modelle che, probabilmente su richiesta dell’artista stessa, assumono pose che rimandano ai dipinti più  famosi: ecco quindi una venere, una primavera, una grazia. Il colore e la postura ricordano anche certe statue classiche, oppure corpi morti sotto una colata di lava.

Queste ragazze si muovono con lentezza, una fin troppo studiata lentezza forse, senza mai guardare il pubblico, o almeno così dovrebbe essere. Lo sguardo è fisso, vuoto, a volte la sensazione è quella di una preda presa in trappola.

A un certo punto una delle ragazze scende e si allontana dalla sua posizione, e quasi inciampando si avvia sul retro dell’enorme padiglione. Un malore, oppure un semplice bisogno fisiologico.

Il calore, soprattutto accanto a certe bocche spara-caldo, è quasi insopportabile, e allo stesso tempo il freddo dà la pelle d’oca; la luce, proveniente da una sorta di luminosa mongolfiera rovesciata adagiata contro il soffitto, è bianca ai limiti dell’accecante.

Il pubblico, numeroso, gira intorno all’installazione formicolante e vociante e, a dispetto del divieto di riprese foto e video, fotografa incessantemente secondo le più diverse angolature, con telefonini, macchinette compatte o fotocamere professionali. Poi ci sono i fotografi accreditati, e quelli artistici, con tanto di banco ottico addirittura (affinché si possa vedere fino all’ultimo pelo pubico, come nota tristemente divertito uno spettatore).

Contro questa mancanza di rispetto le ragazze non possono dire nulla e sottostanno a questo rito stancante e alienante, guardate e scrutate al limite del ginecologico (cosa si aspettavano?), e se non si può parlare di pornografia in assoluto è solo perché non c’è azione. Eppure la sensazione di “donna oggetto” è inevitabile, il disagio è forte, anche da parte dello spettatore calato in contesto così straniante.

Cosa si dovrebbe guardare in una “performance” come questa, dov’è il significato?

Giovani donne che non sono state nemmeno pagate si espongono al pubblico come carne in vendita per protesta contro il corpo della donna così mercificato al giorno d’oggi?

Il cortocircuito è davvero forte quando ci si rende conto che foto e video di tutto ciò verranno messe in vendita a solo vantaggio dell’artista. Naturalmente tutto questo è Arte, bellezza.

 

La giovane artista dai capelli lunghi e rossi sorride ai flash dei fotografi, mentre alle sue spalle una massa informe di donne finte e donne vere, al confine tra la vita e la morte, giace immobile guardando fissa davanti a sé; negli occhi di queste ragazze pare quasi di leggere rassegnazione, paura, soggetti e allo stesso tempo vittime di uno sguardo alienato che posto davanti a tale nudo vuoto non sa più nemmeno cos’è, il desiderio.

Il buffet è servito, lo spettacolo può continuare.

fantasie.

19 marzo 2009 § Lascia un commento

L’ultima puntata di Report, I Vicerè, dedicata alla situazione in cui versa Catania (e io che pensavo che a Napoli ce la passassimo male!) è, senza scendere nei dettagli, una puntata terrificante, nel senso che mette paura, una paura assoluta, per le varie implicazioni che la lucidissima inchiesta lascia intendere.

In un paese normale dopo la messa in onda di un’inchiesta del genere come minimo il governo in carica dovrebbe porsi delle domande, magari qualcuno dovrebbe addirittura dimettersi, e invece non è accaduto proprio nulla, qui in Italia; forse s’intraprenderà giusto l’ennesima causa contro la sempre ottima Milena Gabanelli, chissà.

In questi giorni poi, manco a farlo apposta, m’è capitato di vedere Frost/Nixon-Il duello, film che narra di vicende forse, anzi sicuramente, più importanti di quelle italiane (non foss’altro perché la politica americana si ripercuote su tutto il mondo), vicende che sappiamo tutti come sono andate a finire: le dimissioni di Richard Milhouse Nixon.

Il film però, piuttosto che sul Watergate vero e proprio, è incentrato più su una serie di interviste televisive che Nixon rilasciò a David Frost dopo essersi dimesso, interviste che partirono blandamente e finirono poi con un Nixon che, in un sussulto di dignitosa umanità, ammette di aver tradito i cittadini americani e, con gli occhi lucidi che lasciano intravedere il baratro esistenziale in cui è sprofondato il fu presidente, chiede scusa al popolo americano tutto.

E in Italia invece, cosa accade?

In Italia siamo oltre l’umano, tutto resta sempre uguale, niente si muove.

Evidentemente i cittadini italiani non si meritano nessuna risposta.

 

Kirby sa cosa vuoi. (o: Delle vette più alte.)

28 dicembre 2007 § 20 commenti

La tipa mi telefona la sera stessa, sul cellulare, anche se nel modulo prestampato io avevo lasciato scritto il mio numero di casa. Ciao, ti chiamo per il colloquio che hai sostenuto questa mattina, dice, …secondo te com’è andata?

Cioè, non solo questa azienda ti chiama a casa per offrirti un fantastico lavoro, ma fa decidere anche a te l’esito del colloquio. Be’, non saprei, non ho capito bene di che tipo di lavoro si tratta… però penso che sia andata bene, dico, pensando in verità che guarda che io in quel modulo non ci ho scritto tutto quello che avresti voluto leggere tu.

Il modulo è un modulo molto povero, basti dire che non c’è da riempire nemmeno il campo “titolo di studio”… un’azienda che non ti chiede il curriculum, incredibile!

Peccato che non si sappia ancora come si chiami l’azienda e di che tipo di lavoro si tratti: centralinista, formazione del personale, risorse umane… ha sparato tale Emilia nella prima telefonata esplorativa: C’è qualcuno che cerca lavoro, in questa casa?

Ma chi ha bisogno di dettagli come questi, quando si cerca un lavoro.

Bravo, dice la tipa di cui sopra, è andata proprio così, sei stato accettato, puoi venire stesso domani per il secondo colloquio.

No, guarda vengo lunedì, dico alla pimpante tizia, illusa che tecniche di persuasione del genere possano avere un qualche effetto su di me, povera.

 

Il primo colloquio, la mattina stessa, si è svolto dopo aver appunto compilato lo stupido modulo, la cui parte retrostante riportava svariate righe di 4 aggettivi (scegli quale tra questi quattro aggettivi ti rappresenta di più, e quale tra questi quattro ti rappresenta di meno! mi raccomando, solo due aggettivi!), e dopo aver fatto un po’ di anticamera con persone la cui disperazione gliela leggi in faccia (a uno ho anche dovuto spiegare cosa significa “attualmente”). Una cosa come questa è la loro unica possibilità, probabilmente, e ciò è molto triste.

Mi riceve un tizio di tipo ventitre anni che vedendo che ho fatto il traduttore Laureato?, chiede, sorridendo nervoso, ma senza assolutamente approfondire, in seguito al mio sì, la faccenda, non gli interessa. E subito inizia a fare domande “psicologiche”: descriviti con tre aggettivi, e io: calmo, ascoltatore, eclettico! Un po’ imbarazzato, glielo dico pure che “ascoltatore” non è un aggettivo, in realtà, ma così su due piedi non mi viene niente di meglio, comunque a lui non importa, e continua: Ti piacerebbe gestire una filiale così da solo? (no) Ti piace andare in vacanza gratis? () Lavoro part-time o full-time? (dipende) A ogni mia risposta il tizio fa dei disegnini sul mio modulo, atteggiandosi come un berluschino qualsiasi.

Ma non sono passati nemmeno dieci minuti ed ecco che  il colloquio si chiude, nella più totale segretezza, nessuna domanda è possibile: me ne vado e non so nemmeno che tipo di lavoro dovrei fare!

Il tizio mi accenna solo che si tratta di un apparecchio igienico-sanitario (un cesso?) sviluppato dalla N.A.S.A. (!!!) e che mi richiamerà in serata per comunicarmi l’esito del colloquio, positivo o negativo che sia. Che gentile. Se sarò stato selezionato parlerò proprio con il direttore che mi parlerà proprio del lavoro, della retribuzione e via dicendo.

 

Risultando positivo il primo colloquio (che fortunello!) si passa quindi al secondo colloquio.

Nella sala d’attesa ci sono ulteriori disperati (tra cui spicca un quindicenne con giacca nera dotata di cerniera lampo al posto dei bottoni), la musica tunzeggia allegramente e, oltre alla centralinista bionda pronta per Maria De Filippi, c’è un nuovo tizio in occhiali da sole e capello gelatinato, pronto per Uomini e Donne anche lui: sembra proprio un tronista (non è mica un’offesa, eh?).

I tipi mi fanno aspettare un po’ ed ecco che, proprio mentre mi sto spazientendo (e dire che mi avevano raccomandato puntualità!), mi riceve proprio il direttore: proprio il pallido ragazzetto che mi ha fatto il primo colloquio!

Il “direttore” mi sorride come se non mi avesse mai visto prima e comincia a decantarmi un fisso mensile di 900 euro, una segretaria personale che attingerà giornalmente al loro database (ma come lo avranno mai ottenuto?) per fissarmi 3 appuntamenti giornalieri da gestirmi autonomamente, e una vacanza ogni 4 mesi! Ehi, questo è un lavoro da sogno!

L’unica cosa che chiedono è un impegno del 110%: perché Lucio, come tu ben sai se le cose si fanno così tanto per fare è inutile… Sì, certo che lo so, giusto, giusto.

Peccato che ancora non sappia di cosa si tratti, in tutto questo blaterare infatti il prodotto da vendere è un fantasma, perché, sì, almeno questo mi sembra di averlo capito: si tratta di fare il venditore.

A questo punto il direttore, senza lasciarmi nemmeno la fatica di dire “sì”, mi convoca per il corso (gratuito!) di quattro giorni da cominciare due giorni dopo, ma io gli dico che ci voglio pensare, ché fare il venditore porta-a-porta non è proprio la mia massima aspirazione, sai com’è.

Ma il direttore è genuinamente interdetto, evidentemente tale offerta di lavoro non contempla rifiuto, e mi convoca lo stesso per il corso, anche se gli faccio capire che probabilmente non ci andrò.

Tornando a casa già mi cominciano a venire i sensi di colpa: mah, però 900 euro al mese… mò ci provo, mi compro almeno l’obiettivo per la macchina fotografica… lavoro un po’, smetto quando voglio…

 

Poi, dopo aver letto sulla lettera di convocazione il nome della ditta in questione (K.S.&G. Italia – Concessionaria Kirby), decido di fare una piccola ricerca su internet e… si spalanca l’abisso.

 

 

«Chi sale sulle vette dei monti più alti, ride di tutte le tragedie, finte e vere».

 

(Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

 

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