scott.

4 dicembre 2015 § Lascia un commento

praticamente ogni volta che muore qualcuno si va a controllare la propria collezione di dischi (di film, di libri, etc) per valutare se sia più o meno giusto e/o “conveniente” commemorarlo o meno. per quel che vale o vi interessa (probabilmente niente), io all’epoca gli stone temple pilots li ho ascoltati abbastanza: all’inizio non mi sembravano nient’altro che spudorati cloni dei pearl jam (quando sentii plush alla radio pensai che a cantare fosse proprio eddie vedder), poi se ne uscirono con questo album stranissimo che mi incuriosiva già dalla copertina (molto diversa da quelle in voga al tempo) e dal titolo (“canzoncine dal negozietto di ricordini del vaticano”, più o meno) e che a me (ovviamente) piacque molto. in definitiva gli stone temple pilots partirono con il carrozzone grunge, ma poi riuscirono comunque a trovare una propria identità pop. ciao scott, chissà se troverai della buona droga anche lassù.

“Does anybody know how the story really goes
Or do we all just hum along
Sell your soul and sign an autograph
Big bang baby, it’s a crash, crash, crash
I wanna die, but I gotta laugh
We used to see in color
Now it’s only black and white
It’s only black and white
Because the world is color blind
Nothing’s for free, nothing’s for free”

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