aenima.

23 marzo 2015 § 1 Commento

tanto tempo fa, quando si faceva fatica a trovare i testi, e ricopiarli a mano su un quadernone significava provare un po’ a capirli. i primi siti curati dai fan, e i relativi forum. video che quando avevi la fortuna di riuscire a vederli ti lasciavano a bocca aperta. la doppia copia dello stesso cd: una perché ricevuta in regalo con tanto di dedica, l’altra perché non potevi non avere quella versione con la copertina che si muoveva e la california che spariva. i riff di chitarra quasi tutti uguali, ma vogliamo parlare di basso e batteria? e la voce soprattutto, la voce. mai visti dal vivo, eppure i testi a memoria. quell’allucinante pezzo in italiano, sorprendente, ma ti chiedevi perché. un genere che ancora oggi è complicato da definire, e infatti all’epoca furono in pochi a capire questo album. troppo metal, troppo hardcore, troppo psichedelico, troppo progressivo, troppo niente. troppo trasversale, troppo incomprensibile. il terzo occhio, sì.

«Boredom’s not a burden, anyone should bear. Constant over-stimulation numbs me, and I wouldn’t have it any other way. It’s not enough. I need more. Nothing seems to satisfy. I don’t want it. I just need it. To breathe, to feel, to know I’m alive».

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