ray.

27 settembre 2014 § Lascia un commento

alzarsi a mezzogiorno, finalmente otto ore di sonno. prepararsi un tè, mangiare due biscotti. aprire le finestre, lasciar entrare il sole e le voci del vicolo. perfino la chiesa quaggiù è aperta, chiusa da sempre. mettere su un vinile di cinquant’anni fa, perché non c’è niente di più caldo del suono della polvere. pensare solo al prossimo giro in bicicletta, e a cosa fare stasera. i tempi duri un giorno finiranno, sì. suonala ancora, ray.

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