le carte vengono trattate con ogni riguardo.

29 dicembre 2009 § Lascia un commento

[…]
 
La stanza duecentosessantaquattro era chiusa. Dopo aver bussato a quella porta, provarono con gli uffici adiacenti. Aspettarono qualche minuto, riprovarono, poi tornarono lentamente verso il corridoio, dall’uomo col cappello piumato.
Questa volta, chissà come, entrarono dalla parte opposta, arrivandogli alle spalle. Sgusciarono oltre la scrivania, chiudendo un cassetto per passare. L’uomo non sussultò e non parve riconoscerli. Aveva un grosso pezzo di provolone in una mano, e nell’altra un paio di forbici. Tagliò il formaggio a metà, poi prese un righello e una fetta di pane.
«La stanza duecentosessantaquattro è chiusa», disse Lillian. «Non c’è nessuno. Siamo rimasti fuori».
«Naturale», replicò l’uomo. «È il mio ufficio, e io sono qui».
«Ma lei ci ha appena…», disse Lillian.
«Vi ho appena cosa?», chiese l’uomo, spalmando il burro sul pane con aria impassibile.
«Mandati», disse Lillian. «Ci ha appena mandati a cercare il suo ufficio mentre lei era qui seduto».
«Io lavoro sodo!», gridò l’uomo. «Ho ricevuto encomi per la mia fermezza e temerarietà!».
Sistemò la seconda fetta di pane sopra il formaggio. Kaddish si aspettava quasi che chiudesse il panino con la pinzatrice.
«È in pausa pranzo?», chiese Lillian.
«Sto facendo uno spuntino», rispose lui. «Lei pranzerebbe in un corridoio? Spero proprio di poter fare di meglio».
 
[…]
 
«Siamo qui per un figlio scomparso», disse Lillian.
«Questo è di nostra competenza», disse l’uomo. «Siete nel posto giusto».
«E lei intende occuparsene in corridoio, davanti a un panino?».
«Meglio a stomaco pieno che a stomaco vuoto».
«Allora, signore», disse Kaddish, con la massima gentilezza possibile, «ci serve il suo aiuto».
«Il figlio», disse l’uomo. «Quanti anni ha?».
«È un ragazzo», disse Kaddish. «Pato. Ha diciannove anni». Poi, ricordando perché erano lì, aggiunse: «Pablo Poznan».
«È scomparso da più di settantadue ore?».
«Sì», disse Kaddish.
«Se un cittadino viene incarcerato per questioni legate alla sicurezza nazionale, viene redatto un dossier, di cui ricevo una copia, e quel dossier viene conservato per quarantotto ore per consentire il ricorso legale tramite il Ministero dei Casi Speciali, che è separato dal Ministero della Giustizia e dai tribunali (quella che riceviamo è una copia del loro dossier). Poi, tenendo conto che il trasferimento potrebbe richiedere fino a ventiquattr’ore, dopo tre giorni lavorativi il dossier viene chiuso e mandato agli archivi. Questo ve lo dico anche se non dovrei: vedete il vantaggio di parlarmi mentre sono in pausa? Mi sento più rilassato, più cordiale. Gli archivi si trovano proprio sotto questo edificio, e arrivano molto in profondità». Si interruppe per dare un morso al panino. «Quando si vuole recuperare un dossier, si fa come alla Biblioteca Nazionale. Come in qualunque altro posto dotato di scaffalature sotterranee».
«Non ci sono mai stato», disse Kaddish.
«Non è mai stato alla biblioteca?». Kaddish scosse la testa, e l’impiegato proseguì: «Bisogna compilare una scheda. Poi si infila la scheda in un tubo, il tubo va giù e viene preso in consegna da alcuni impiegati molto pallidi che sono relegati nell’archivio». Scoppiò a ridere. «Voi vi siete lamentati per un ufficio chiuso, ma credetemi, questa, al confronto, è la terra promessa. Noi siamo i burocrati della bontà e della luce; laggiù c’è la burocrazia degli inferi. Laggiù, chissà quanto ci mettono a ritrovare un dossier. Poi, se salta fuori, c’è un piccolo ascensore, come quello per le persone ma minuscolo, solo per i dossier: le carte vengono trattate con ogni riguardo. Le persone possiamo anche maltrattarle, al Ministero, ma i dossier li trattiamo bene. Non viaggiano con il ciarpame. Non prendono le scale. Hanno un ascensore privato, tutto per loro».
 
[…]
 
«Finirete tutti all’inferno, dal primo all’ultimo», disse Lillian. Non aveva parlato in modo aggressivo. Era una semplice constatazione dei fatti, e l’uomo sembrò accettarla come tale.
«Questo è un paese in guerra», replicò. «Per conseguire la vittoria vengono fatte certe cose. Cose giuste». Appoggiò il tappo della bottiglia contro il bordo della scrivania e lo colpì con un pugno. Il tappo rotolò via, e dalla bottiglia uscì un sibilo. «Quando il paese sarà al sicuro, i vincitori sceglieranno il proprio destino. E non credo che, come ricompensa, sceglieremo l’inferno. Sceglieremo qualcosa di meglio. Qualcosa di bello».
«Qualunque cosa abbiate intrapreso, alla fine non sarete più al potere. Niente dura, in questo paese», disse Lillian. «E non durerà neppure questo. La pagherete, tutti quanti».
Un altro morso, un altro sorso, e poi l’uomo, meditando sul commento di Lillian, si sistemò meglio il cappello in cima alla testa.
«Ha ragione, niente dura in questo paese. Ma saprà anche che in Argentina non si arriva mai alla resa dei conti. Qui non paga mai nessuno».
 
 
(Il Ministero dei Casi Speciali, Nathan Englander)
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