una questione di livelli.

9 dicembre 2009 § Lascia un commento

[…]

 

– È come se avessi un alveare in testa, – dice. – Una forma geometrica i cui lati vanno sia in su che in giù. Appena mi sembra di essere in piano, scopro che invece sto di sghimbescio, e dove prima vedevo delle discese, vedo un piano orizzontale dritto come un pavimento.

 

[…]

 

– Ma io non sono malato, – disse Marty a Leah. – Ti sembro malato, forse? È questione di livelli. Ho i livelli un po’ scombinati, tutto qui. Non ho mica il tifo. Non ho mica la peste. Sono solo due numeri che non corrispondono su un diagramma. Una discrepanza. Solo una piccola discrepanza nel sangue.

 

[…]

 

– Non hai niente in corpo, in quel momento. Nessuna sostanza inibitrice, nessuna medicina. E succede tutto all’improvviso. È una reazione che cresce nascosta in qualche punto del carattere, e si sviluppa nel corso di tutta una vita, ha una sua biologia, ha dei suoi bisogni, e aspetta il momento giusto per nascere. Per me, cominciò con la sinestesia. Stavo passeggiando, era una luminosa giornata d’estate. E tutto a un tratto noto l’erba. E l’erba è verde. E sento l’odore dell’erba, ma non è odore d’erba, è un odore verde. E in bocca ho un sapore verde e nelle orecchie un rumore verde e tutto il mio essere è verde d’erba verde. Durò un minuto o un secondo o un’ora. Ma capii di cosa ero capace. Cosa potevo fare succedere. Un po’ come quando ti svegli dentro un sogno e lo sai che è un sogno e finché non ne esci, puoi volare, andare a letto con persone sconosciute, essere un astronauta o un lupo. Mi sentivo calmo, però, e provavo un certo benessere, e pensai a mia madre, che era morta. L’avevo amata moltissimo. Mi mancava terribilmente. Per cui pensai di usare la cosa per questo. E di colpo fui investito dalla sua presenza, che coinvolgeva tutti e cinque i miei sensi, e potevo parlare con lei e toccarla e camminare accanto a lei e insieme ricordarla. E guardandola la vedevo contemporaneamente giovane e vecchia. Un miracolo. Un vero miracolo. E vissi in quel miracolo per tutto il giorno e la notte e ancora il giorno dopo. Rincasai portando con me mia madre, esperienza intera di lei. Ero così felice, ero al settimo cielo, colmo di questa emozione e con un senso di pace. Volevo dirlo a Robin. E fare in modo che anche lei vedesse quello che vedevo io, che dividesse con me questo vero miracolo che coinvolgeva tutti i miei sensi e ogni fibra del mio essere.

 

[…]

 

 

(da Il ricongiungimento, Per alleviare insopportabili impulsi, Nathan Englander)        

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