non solidarietà, ma opere di bene.

26 gennaio 2008 § 4 commenti

Stiamo morendo, piano piano, affogati. In quei sacchi neri potrebbero già esserci, dei morti, tanto nessuno se ne accorgerebbe. Già vedere persone che, come fossero gabbiani, o ratti, scavano tranquille nei cumuli di spazzatura, selezionando, vagliando, prendendo, non sconvolge quasi più.

Alla stazione di Mugnano (incompleta da mesi, non si capisce perché) c’è un acquario abbandonato, da giorni, mezzo pieno d’acqua. Le strade del mio paese, provincia, periferia, sono impraticabili, bloccate. Un auto con un enorme sacco nero sul tettuccio passa, fa una curva, e lo la lascia cadere, come se niente fosse. Oggi anche dagli alberi, ormai scheletriti dall’inverno, pendono sacchetti di plastica, come neri frutti di morte. Mozzarella addio, «la monnezza è oro» [cit.].

Quel fumo che esce da lì, dal fianco di quella neonata collina, in pianura, è verde, e di notte brilla, come una bomba pronta a esplodere, e brucia. Nessuno sa cosa sia, perché nessuno l’analizza, ma quel fumo lì puzza e non è cosa naturale che esca dal terreno.

L’altro giorno, in metro, c’erano due genitori con la loro bambina, denti sporgenti che le facevano il labbro leporino, ptosi della palpebra sinistra. Magari non c’entra niente, o magari dovremo prepararci sempre di più a cose di questo genere. Deve essere terribile per un genitore la nascita di un figlio malformato. Che i responsabili approntino un nuovo monte Taigeto quindi, adesso, subito.

impregilo, fibe, montefibre, acna, pellini, Tamburrino, Perrella, sono nomi che possono non dire nulla ai più, ma non a una persona che abbia la minima voglia di capirci qualcosa, di questo orribile scempio: questi sono nomi di demoni per chi ha la pazienza di leggere e scavare a fondo.

Sapete che a Napoli da un ospedale, il maggiore specializzato in tumori, un giorno è stata trafugata la banca dati con tutti i nomi dei malati con relativi tumori e possibili cause degli stessi?

Chi potrà mai essere stato, si chiederà l’ingenuo.

I bambini in gita scolastica oggi bevono redbull, e le bambine (truccate e slanciate) hanno gli occhi che brillano, mentre osservano la vetrina con gli ultimi modelli di cellulari. Questo è il mondo in cui viviamo. Rifiuti solidi, ma anche ideologici, spirituali, oserei dire, se non fosse così ridicolo dirlo.

L’unica soluzione forse sarebbe davvero vendere tutto ai cinesi (altro che quel cileno di De Gennaro!), munnezza e compagnia bella, ché loro hanno bisogno di tutto, che se ne occupi la camorra (le loro strade: pulitissime!) delle trattative, che i nostri politici manco questo sono capaci di fare. È ovvio che il nostro caro Bassolino nomen omen! Iervolino! tutti questi –ini! – non si dimetta: i criminali che ha fatto prosperare in tutti questi anni lo ammazzerebbero.

 

 

Intanto una coppia di adolescenti, li vedo ogni giorno, si baciano e si dicono parole dolci nella metro di Scampia, ultimamente fermata così alla moda, nascosti dietro un distributore automatico di biglietti.

Sono veramente piccoli e la loro felicità mi commuove, tanto sono distanti da tutto e da tutti, in quell’oretta che noi napoletani chiamiamo controra, che trascorrono lì.

Chissà quanto durerà, chissà quando finirà.

 

——————————–

 

serie b

Annunci

§ 4 risposte a non solidarietà, ma opere di bene.

  • lug ha detto:

    non sai quanto mi senta impotente.
    E anche un po’ codardo, forse

    Mi piace

  • sand ha detto:

    impotente sì, ma codardo no.
    la colpa non è nostra.
    e nemmeno andarsi a cercare una vita migliore da qualche altra parte è una colpa.
    ciao rob.

    Mi piace

  • anonimo ha detto:

    i colpevoli ci sono. E’ che nn si vogliono toccare.

    Mister Monnezza
    di Fabrizio Gatti
    Assessore ai rifiuti e alla sicurezza, scelto dalla Iervolino per risolvere il problema. Il diessino Mola tiene pulito il centro. E tutela i suoi affari privati

    L’assessore Gennaro Mola
    E pensare che la sindaca Rosa Russo Iervolino l’aveva detto: “Adesso è tutta responsabilità mia”. Annuncio urbi et orbi nel presentare la giunta, all’indomani della sua rielezione a Napoli: “Le deleghe sono state assegnate ascoltando i suggerimenti dei forum della mia campagna elettorale”. Da quel giorno, 19 giugno 2006, è passato meno di un anno. Ora gli abitanti di Posillipo, via Duomo e quartieri della borghesia sanno chi ringraziare. Perché da quelle parti non c’è nemmeno un sacchetto per terra. Sarà che a Posillipo abita il governatore Antonio Bassolino. E intorno a via Duomo c’è lei, la lady di ferro che al suo secondo mandato in municipio è riuscita a risolvere il problema rifiuti sotto casa, nonché gli altri guai della città come la criminalità e il traffico davanti alle sue finestre.

    Non è soltanto merito del sindaco, va detto. E nemmeno del presidente della Regione. Il successo è soprattutto di un promettente assessore eletto nei Ds. Si chiama Gennaro Mola, ha 55 anni e da solo raccoglie gli assessorati alla Polizia locale, Viabilità, Parcheggi e Nettezza urbana. Insomma, dalla sicurezza all’immondizia: settori in cui Napoli ha raggiunto una popolarità che nessuna città del mondo avanzato ha saputo pareggiare.

    Quando il prefetto Alessandro Pansa e il commissario Guido Bertolaso hanno invitato un rappresentante del Comune nell’unità di crisi, la Iervolino ha mandato il suo assessore alla monnezza. Ma le sue qualità di politico non si fermano qui. Gennaro Mola è benvoluto per essere il leader della corrente fassiniana in Campania. E per i suoi ottimi rapporti con il sindacato: tanto che in una società di cui è stato amministratore unico e socio di maggioranza, i sindacalisti sono diventati di colpo manager. Mola è apprezzato per le sue larghe intese con la destra di Alleanza nazionale. È stato in affari con Antonio Pezzella, deputato di An, ex presidente di Poste Vita e centurione in Parlamento dell’ex ministro della Salute, Francesco Storace. Ed è famoso in città per i suoi legami societari, ereditati dall’onorevole Pezzella, con due famiglie di imprenditori assolti con formula piena ma che hanno avuto contatti con la camorra.

    Sindacato e opposizione sono un solido punto di appoggio. La maggioranza, ovviamente, sta con l’assessore. Così nessuno ha mai chiesto al sindaco le dimissioni di Gennaro Mola. E i soldi in aggiunta che gli italiani spenderanno per salvare Napoli, dovranno vedersela con il suo potente ufficio. È vero che da 13 anni in Campania la questione immondizia è affidata al commissario di governo. Ma la realizzazione dei progetti dipende dalla collaborazione dei Comuni, dalle aziende municipalizzate, dai subappalti ai privati, dai netturbini, dal criterio con cui sono stati assunti. E Mola, dal suo posto, controlla il Comune e la municipalizzata più importante.

    Eppure l’assessore alla Nettezza urbana ha fatto davvero l’impossibile. Non è ironia. Basta passeggiare in questi giorni nel centro ricco di Napoli. Posillipo, Mergellina, Vomero. Strade pulite come quelle che nel 1994 hanno ospitato il vertice del G7 (per non scomodare i soliti paragoni nordisti con Lugano e la Svizzera). E non dev’essere stato facile far girare i camion, con le discariche ingolfate come tombini sotto il diluvio. Chi non è andato a Napoli a vedere di persona, può visitare il sito dell’Asia spa, l’Azienda servizi di igiene ambientale di proprietà del Comune. Mola è anche assessore per i Rapporti con la municipalizzata. Indirizzo: http://www.asianapoli.it.

    La prima pagina è già una fantasia: ‘Napulita, la nuova raccolta differenziata per te’. Non si dice che l’unica raccolta differenziata a Napoli e dintorni riguarda solo due tipi di immondizia: quella dentro i cassonetti e quella abbandonata lungo le strade. Forse bisogna aspettare la fine dell’emergenza. Ma quando sarà? Sul sito della Protezione civile, ordinanza 3.481 del presidente del Consiglio, una delle tante, firmata il 29 dicembre 2005 da Silvio Berlusconi, c’è scritto: “Termine emergenza: primo gennaio 1900”. Proprio così: 1900, ma di quale era?
    Un’altra visita la merita il sito della Fibe spa (www.fibespa.it), la società del gruppo Impregilo che avrebbe dovuto realizzare il ciclo dei rifiuti in tutta la Campania. Un costoso appalto privato, smontato pezzo per pezzo dalle proteste dei sindaci contro i cinque termovalorizzatori previsti dal piano e contro le discariche che dovrebbero raccogliere i residui dello smaltimento. La pagina si apre con lo slogan: ‘Per la nostra Campania più bella e più pulita’. I grafici, le spiegazioni, i disegni raccontano un paesaggio che non esiste. Come se Napoli fosse la capitale di Second Life, il mondo immaginario in voga su Internet. E i suoi amministratori, una banda di avatar.

    L’odore del disastro aspetta appena fuori i quartieri della borghesia. Con i cumuli di sacchetti putrescenti e colorati che si fanno più alti a mano a mano che si sale verso i rioni di periferia. Fino a Scampia e Secondigliano, che a Mola hanno regalato il pieno di preferenze. Il più votato dei Ds a Secondigliano, nel 2001 e nel 2006. Secondo a Scampia nel 2001 e primo nel 2006. La conferma di una carriera in crescita. Anche se fuori dai due quartieri più turbolenti della città lo scelgono in pochi. Mola si piazza soltanto ottavo nella classifica cittadina dei candidati Ds. Ma il sindaco sceglie proprio lui per gli incarichi più delicati. Occuparsi di sicurezza: nella città appena uscita dalla guerra tra i clan di Scampia, con la criminalità che non risparmia nemmeno i turisti. E affrontare l’emergenza rifiuti: in una metropoli ormai destinata al fallimento. Rosa Russo Iervolino, dopo la presentazione della sua giunta, non ha mai rivelato quale forum le abbia suggerito il nome. Forse ha scelto Mola perché di mestiere si occupa di sicurezza e vigilanza privata. Sicuramente non perché sia un esperto di smaltimento e riciclaggio.

    L’Asia ha 3 mila dipendenti. Da una municipalizzata così un assessore dovrebbe pretendere molto. A cominciare dall’avvio della raccolta differenziata. Invece è il caos. Un episodio fra tutti, pochi giorni fa. In una piazza vicino alla stazione Centrale c’è da raccogliere un cumulo di cartoni. Arrivano quattro ditte. Tutte incaricate dall’Asia. Nello stesso giorno. Stessa ora. Una è il consorzio Napoli 5, istituito dal commissariato di governo con l’assunzione di 362 dipendenti ed esautorato dalla giunta Iervolino. Le altre sono una cooperativa e due subappaltatrici private. “Succede spesso”, rivelano i netturbini del consorzio Napoli 5. Di solito vengono pagati per non fare nulla. Da quando il Comune non li vuole, hanno perso i camion: comprati dallo Stato e regalati in blocco all’Asia.

    Ovvio che l’assessore Ds e il sindaco non siano responsabili del passato. Ma il presente è già un bel fardello. Napoli è la lente che ingrandisce i malanni d’Italia. E proprio per questo, la sua giunta dovrebbe essere il biglietto da visita della buona amministrazione. Mola però non ha sempre i rifiuti al primo posto dei suoi pensieri. Il 31 agosto 2006 sale le scale della direzione provinciale Nuove politiche per l’occupazione. Davanti ai funzionari pubblici lui, assessore del Comune più influente della Provincia, rappresenta una società di sicurezza privata in una vertenza sindacale per un appalto in una Asl napoletana. Se il conflitto di interessi non è un problema solo per Silvio Berlusconi, dovrebbe dimettersi da uno dei due incarichi. Non lo fa e nessuno glielo chiede. La società, tra l’altro, è la Mondial Security, proprietà al 40 per cento di Carlo Buglione, finito sotto inchiesta con il fratello Antonio e insieme assolti: secondo il Tribunale di Nola, i contatti con Antonio Buglione confessati dal boss Carmine Alfieri non costituivano reato.

    Sette mesi fa la Iervolino è alle prese con una nuova impennata di omicidi. E non si arrende davanti a chi l’accusa di aver fallito. In quei giorni, a Nola la Guardia di finanza controlla un’altra società della famiglia Buglione, la Iss-International security service. Tra le irregolarità, i finanzieri scoprono che nel caveau l’istituto di trasporto denaro ha “superato il limite massimo di giacenza dei valori custoditi fino a un massimo accertato di 71 milioni 112 mila 165 euro”. In cortile vengono trovati “cumuli di monete metalliche coperti con teloni di plastica… E due container aperti, colmi anch’essi di monete metalliche (euro di vario taglio)”. Sembra il deposito di Paperon de’ Paperoni.
    La legge obbliga a consegnare i soldi in eccedenza alla Banca d’Italia. Giusto per mettere al riparo l’azienda dal rischio che qualche dipendente o dirigente infedele usi quel capitale per propri scopi: come comprare società, corrompere funzionari pubblici, ordinare carichi di droga, ripulire denaro mafioso. Non è sicuramente il caso della Iss. Ma Napoli, nonostante le apparenze dimesse, è la città con la più alta circolazione di contante illecito in Italia. E nessuno deve abbassare la guardia. La precauzione sfugge a Mola. Perché non è solo rappresentante dei Buglione. È anche in affari con loro: insieme alla Iss, Mola è socio di maggioranza nella Vigilanza partenopea, un istituto di cui l’assessore è amministratore unico. La quota l’ha comprata poco dopo la campagna elettorale da una società dell’onorevole di An, Antonio Pezzella. Il terzo socio, con Pezzella prima e con Mola poi, è un’altra agenzia di polizia privata, La vigilante, conosciuta a Napoli per avere ottenuto con la Iss…

    Mi piace

  • anonimo ha detto:

    non temere continua…

    Ma Napoli, nonostante le apparenze dimesse, è la città con la più alta circolazione di contante illecito in Italia. E nessuno deve abbassare la guardia. La precauzione sfugge a Mola. Perché non è solo rappresentante dei Buglione. È anche in affari con loro: insieme alla Iss, Mola è socio di maggioranza nella Vigilanza partenopea, un istituto di cui l’assessore è amministratore unico. La quota l’ha comprata poco dopo la campagna elettorale da una società dell’onorevole di An, Antonio Pezzella. Il terzo socio, con Pezzella prima e con Mola poi, è un’altra agenzia di polizia privata, La vigilante, conosciuta a Napoli per avere ottenuto con la Iss importanti appalti dal consiglio regionale. E anche per essere di proprietà del figlio del testimone di nozze di uno che conta: Eduardo Contini, 52 anni, boss di Vasto, Arenaccia e Poggioreale.

    Per la permalosità degli interessati, va aggiunto che essere compare d’anello non è reato. Nemmeno se l’azienda dei familiari si occupa di protezione di banche e negozi. Tra marzo e aprile di quest’anno i tre soci depositano la fine, almeno ufficiale, della loro collaborazione. Il posto di amministratore unico nella Vigilanza partenopea, l’assessore Ds lo cede a un sindacalista della Cisal. Nel frattempo vengono promossi i rappresentanti di Cgil, Cisl, Cisas e Ugl. Diventano manager della società per la quale hanno accettato il licenziamento e la messa in mobilità a carico dello Stato di 130 colleghi. Nessuno si scandalizza. Nessuna segreteria nazionale. Nessun funzionario della Prefettura. Nessun assessore. Nemmeno Gennaro Mola. Che accanto al sindaco che l’ha nominato, ancora promette di salvare i napoletani dal malaffare chiamato monnezza.

    ciao cià Luci(d)O

    che ne pensi di Shannon Wright

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo non solidarietà, ma opere di bene. su granelli.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: