Della serie “facciamoci del male”: Ma una città come Napoli davvero si merita un festival musicale? (Neapolis, 27-28/07/07)

13 agosto 2007 § 9 commenti

emanuel (i'm from barcelona)Il concerto degli I’m From Barcelona del 27 luglio 2007, Napoli, in occasione della decima edizione del Neapolis Festival, rimarrà nella storia di questa disgraziata città, è meglio metterlo in chiaro da subito, a scanso di equivoci.

Ma evidentemente un gruppo così è troppo per una città come questa che ha le antenne drizzate solo per l’ennesima new sensation sanremese di turno: all’entrata, nel pomeriggio, una ragazza ci avvisa che ragazzi, è tutto chiuso, stanno montando ancora tutto, i Tiromancino suonano alle nove e mezza…(AAARGHHH)

Un segno che non lasciava presagire niente di buono, non c’è che dire.

Bisognava dirlo all’accorta ragazza che a noi del corpulento Tiromancino non frega proprio nulla di nulla ma poi si è pensato: a ognuno il suo.

Degli I’m From Barcelona, si diceva… Immaginate un pigiama party dove tutti cantano e si divertono spensierati fregandosene di tutto il mondo fuori e avrete una seppur vaga idea del concerto di questi fantastici svedesi: non si sa perché (saranno state le stravaganti mise delle stravaganti coriste?) ma è questo che è venuto da pensare ieri, al loro concerto, mentre il piedino batteva il tempo e il corpo si dimenava all’impazzata.

Una macchina che spara bolle di sapone a ripetizione (you will know us from the trail of the bubbles, afferma il cantante), coriandoli lanciati come fuochi d’artificio, mega- e mini- palloncini volanti… La cornice del concerto degli barcelloneti-wannabe è pazza e colorata come loro, come se non bastasse già il loro puro spirito pop e i loro coretti pazzerelli a farci divertire come pazzi.

Sul palco pare di contarne 17 e magari non ci crederete ma ognuno di loro davvero dà il suo contributo allo spettacolo: dal simil-ballerino, ai fiati(sti), fino alle scenografiche coriste al cui abbigliamento fuori dal comune s’è già accennato… Questo senza parlare del leader, certo, uno sghembo pel-di-carota con baffetti che va avanti e indietro, addirittura giù per il palco, in mezzo al pubblico, suonando la chitarra, cantando e dirigendo le danze.

Lo sghembo baffetto dedicherà anche una canzone a una certa Britney, una delle sue eroine ci confesserà, e dal lisergico flusso di una delle sue canzoni sorgerà addirittura una Like A Prayer della cantante più affarista di tutte nel business moderno, avete capito tutti chi è, giusto?

E tutti insieme a cantare, perché davvero il vero pop non ha confini…

I nostri nuovi amici svedesi, come testimoniato dalla scaletta prontamente agguantata (e simpaticamente autografata), ci sciorinano quasi tutto l’album per più di un’ora di spettacolo e, lo diciamo chiaro e tondo, se avessimo pagato questi quindici euro solo per loro saremmo stati più che contenti, felici, appaciati, estasiati, esaltati, folli di felicità, anche se il Neapolis fosse finito proprio cinque minuti dopo la loro performance, ma così non è stato, dato che di gruppi buoni ce ne sono stati e prima e dopo questi grandiosi (s’è capito che sono piaciuti?!?) di cui si è parlato fino adesso e che hanno colpito addirittura quelli convenuti al festival per tutt’altro (ma chi sono questi?).

 

i'm from barcelona 14Ma passiamo a parlare proprio dei primi a esibirsi sul palco neapolitano: The Gentlemen’s Agreement del buon Raffaele Giglio che, permetteteci di dirlo, in quanto ad arrangiamenti pop non ha nulla da invidiare a certi altri gruppi… stranieri. Sì, perché, noi crediamo fermamente che se questi gentiluomini napoletani fossero nati in terra anglo-americana saremmo tutti qui a strapparci i capelli da testa per i loro piccoli gioielli di pop campagnolo, e invece.

Invece questi contadini gentili si esibiscono alle sei di pomeriggio davanti a un piccolo et sparuto gruppo di persone, le solite persone sempre presenti ai loro sempre più frequenti concerti, c’è da dire, purtroppo.

Come dicevano i latini? Nemo propheta in patria…vabbè.

Rispetto a certi gig autunno/invernali il trio country-pop sembra aver indurito leggermente il tiro comunque, proponendo anche canzoni più “rock” rispetto a certo pop intimista con puntate negli anni ’20 (qualcuno ha detto Charlie Chaplin?) addirittura.

Bravi Giglio e soci quindi, ma non dimenticate cavaquinho e Chet Baker eh!

 

i'm from barcelona 11E altri profeti non apprezzati in patria, almeno non quanto meriterebbero, sono quei Player 1 e Player 2 meglio conosciuti sotto il nome di Atari… e c’è bisogno di ripeterlo anche in quest’occasione?

Se questo gruppo fosse nato in più fortunate lande straniere, già tutti i fantomatici giornali italici et stranieri starebbero qui a gridare al nuovo miracolo di rock’n’dance… e invece.

Invece i grandiosi Atari si esibiscono, e stupiscono ancora una volta, davanti a un misero gruppetto di persone perché, certo, poco prima si è esibito quel gruppo italiano famoso di cui qui è inutile parlare (perché sapete già tutti quanto siano belli, bravi e fighi, no? e non dimenticate di fittare il capolavoro filmico del cantante, mi raccomando!) e la gente che ha pagato quindici euro preferisce tornare di corsa a casa sul divano davanti alla tivvù, piuttosto che godersi altri tre gruppi per divertirsi un altro po’. Tutto normale a Napoli, no?

Ma non facciamoci il sangue amaro per cose che sono difficili da cambiare… ché tanto noi si è qui a godersi gli Atari che oltre a loro vecchi cavalli di battaglia ci propongono anche nuovi pezzi dimostrando che sono sempre più prossimi al passo importante: il disco italiano di pop elettronico definitivo, that’s it.

E dire che tutto questo lo fanno solo in due: un bassista/cantante e un batterista/tastierista/cantante che a un certo punto suona anche un joystick (!!!)… come faranno mai?

 

frida (i'm from barcelona)Subito dopo di loro è il turno dei Who Made Who, il cui rock-funk futuristico riporta alla mente altre grandi realtà (i Trans-Am?) e che sono molto bravi a coinvolgere il pubblico napoletano (sempre più misero, sigh), e non solo perché il trio si presenta su questo palco sotto le (non-)mentite spoglie della più famosa maschera partenopea conosciuta all’estero come Mr. Punch alias Pulcinella!

Fluide linee di basso si intrecciano a chitarristici fraseggi futuristi, il tutto supportato da una batteria ora dance ora rock ora addirittura tunz-tunz: è questo il caso della fantastica cover di Satisfaction di Benny Benassi!!!

E se l’orecchio non ci inganna i nostri scatenati punchinelli danesi ripropongono addirittura quella canzone di Mr. Oizo ascoltata in un fortunato spot della Levi’s di qualche anno fa. Delirio.

 

Il compito di chiudere questa prima giornata del festival napoletano spetta ai Digitalism che, a causa dello smarrimento degli strumenti da parte di qualche fottuta compagnia aerea (maledetta!), sono costretti a un forzato et sfortunato dj set che allinea uno dietro l’altro i più fortunati successi indie-dance dell’ultima stagione… peccato che ormai non sia rimasto più nessuno a ballare e le loro viniliche tunes si perdano nel vuoto cosmico generale. Pazienza.

 

I'MFROMBARCELONA@napoli_27_07_07Da segnalare, infine, gli altri due gruppi che si sono esibiti il pomeriggio e che, causa sole caldo e mancanza di gente, non hanno (forse) avuto l’attenzione che meritavano: The Holloways, inglesi, e i Disco Drive, italiani.

Quest’ultimi si presentano con una line-up parzialmente rinnovata rispetto a un paio d’anni fa quando li apprezzammo (e pure molto) in altri lidi: cambiato il bassista, e aggiunta una batteria, propongono il loro energico punk-funk d’esordio, ma con venature più noize-wave, sembra.

I nostri faticano a coinvolgere la trentina di persone accorse, già debilitate dal caldo infame, perché le loro canzoni a tratti sembrano fredde, semplici basi dance che scorrono piatte, eppure a volte qualche buona idea fa capolino, e per un attimo si viene coinvolti, chissà forse il disco sarà (molto) meglio?

Degli inglesi che dire, in cappello di paglia e bermuda, presentano il solito rock inglese, un onesto indie-rock inglese che non è niente di che, ma che si apprezza, se non si chiede molto per passare una mezzoretta così… Bravi(ni) sì, ma basta con questa esterofilia, ché ormai certe cose le sappiamo fare pure noi, e anche meglio… o no?

 

 

the horrors 01Abbastanza omogeneo invece il secondo giorno del Neapolis, tutto all’insegna del più classico dei rock, più o meno normale… questo senza tener conto delle superstar d’oltremanica della serata, ovviamente: The Horrors!

Ecco, se per i barceloneti svedesi abbiamo immaginato un pigiama party per questi cinque allampanati inglesi facciamo lo sforzo di immaginare tutti insieme un film horror, ma un horror di quelli buoni, anni ’50, non le stronzate patinate che si producono al giorno d’oggi.

Le nostre eroiche creature della notte sembrano arrivare dritte dritte da uno di questo film, magrissimi e neri sembrano proprio dei Jack Skeleton (Timmy, pensa a loro per il tuo prossimo film!) in carne d’ossa, e quando escono sul palco, complice una luna piena mai così bianca, l’effetto è straniante.

Esce prima la band e poi il cantante che, capelli sul viso a nascondere un naso adunco e gatto nero et pipistrelli tatuati sul braccio, per tutto il concerto non farà altro che dimenarsi come un ossesso, un epilettico che non potrà non ricordare certi “balli” portati in voga dal più famoso impiccato di Manchester.

A un certo punto il tizio comincerà anche a tirare una catena trovata “casualmente” a bordo palco, e se la metterà addosso a mo’ di sciarpa, pericolosamente, quasi a simulare l’uscita da chissà quale oscura prigione; e poi, ancora, dopo aver mangiato un pezzo di carta e versato dell’acqua in un cappello, scenderà in mezzo al pubblico, seguito da un preoccupatissimo e sempre più incazzato (con lui) servizio d’ordine, tutto proteso ad abbracciare un gazebo che stava lì ad aspettare nessun altro che lui, certo.

E poi ad accompagnarlo nella sua lucida follia il tastierista, uno dal taglio di capelli che più vittoriano non si può, uno che quando non è impegnato a stuprare a caso la sua tastiera imitandone la caracollante camminata farà simpaticamente finta di essere uno di quei zombie non ancora del tutto morti che solo una pallottola in testa può fermare, come insegna Dylan Dog.

E infine il bassista, immobile e dallo sguardo da pazzo, e il chitarrista, uscito direttamente dai più gloriosi anni ’80, l’unico ad avere uno sprazzo di giallo nei capelli; del batterista invece è difficile dire qualcosa, nascosto com’è dietro la sua batteria, ma siamo sicuri che non è da meno dei suoi scuri sodali. Certi tipi così non puoi certo confonderli, e infatti già poco prima del concerto si erano visti aggirarsi tra il pubblico, ignorati da tutti, eppure non capita tutti i giorni vedere un tizio alto due metri andarsene in giro con una borsetta a forma di bara: che poi cosa ci avrà dentro? Fialette di sangue vergine e ossa umane in polvere?

La mezzora scarsa degli orrori ambulanti è devastante, non c’è respiro tra un pezzo e l’altro, è tutto un unico magma sonoro denso e abbagliante come una luce strobo che il nostro ululante amico girerà direttamente sul pubblico, un punk fine ’70 (cuozzi al rogo –  punk al pogo, recita una gran maglietta vista in prima fila) che più marcio (ancora di più che sul disco, assai “pulito” da un certo punto di ascolto) non si può, mica come certi fighettini inglesi di oggi, l’orrore (l’orrore!) non si ferma e i pezzi in verità si distinguono solo per scampoli di parole colte per caso, come un parassita che si nasconde sottopelle, ma va più che bene così.

Quando si assiste a un concerto del genere è difficile emozionarsi per altro e il discorso dei quindici euro fatto per i barcellonesi del Regno di Svezia vale anche per quest’orrore inglese, ma ancora una volta il pubblico napoletano (a proposito, tra le frangette indie-rockers sembra essere di gran voga il ventaglio ultimamente) non apprezza più di tanto; pubblico composto in maggioranza da punkettine dark, per di più, un pubblico che ti saresti aspettato lì proprio per gli orrorifici inglesi, ma nessuna supposizione fu più sbagliata visto che appena scemata l’ultima rumorosa nota di paura subito lì tutti a urlare il nome dei “divi” italiani di turno… Alberto, Albertoooo… Luca, Lucaaaa… Roberta, Robertaaaa…        

 

I Verdena, partiti come quasi-cloni dei ben più apprezzabili Motorpsycho, sembrano essersi affrancati da questo fastidioso paragone: il loro suono è massiccio e potente, sorprende, le canzoni all’inizio sembrano pure godibili… All’inizio, sì, perché poi come si fa a sopportare un’ora e passa di una musica che di originale non ha più niente da dieci anni e più?

Quasi impossibile se non sai tutte le canzoni a memoria come le ragazzine urlanti in prima fila, o non ti dedichi a fotografare la schiena della rosa-crinita Roberta.

 

the horrors 09La serata si chiude con i toscani Negrita, che propongono il loro onesto rock ancor più vecchio di quello verdenico… ma essendo stati già penalizzati, e nella durata del concerto e nel volume, non vogliamo infierire oltre, anche se non possiamo nascondere che il fatto che c’è gente venuta solo per loro ci stupisce assai!!! Diciamo solo che a fine concerto s’è tirato comunque un sospiro di sollievo, come a dire: anche per quest’anno è finita.

A certi festival devi sorbirti certi gruppi  che non ti sogneresti mai di andare a vedere anche se fossero l’ultima live band del pianeta, questo si mette sempre in conto; gruppi come quelli che hanno suonato nel pomeriggio di questo secondo giorno del Neapolis per esempio, gruppi italiani emergenti che propongono tutti un certo tipo di rock, un rock – un punk, a volte – bello e carino pure, ma che non è proprio la nostra tazza di tè.

 

the horrors 02C’è da dire che però qualche gruppo ha parecchia grinta da vendere… Grinta espressa dalla voce della cantante degli O.D.R. (che significherà questo acronimo?) per esempio, cantante che a tratti ricorda la prima Courtney Love, quella giovane e incazzata non ancora siliconata; grinta espressa anche dalle chitarre (niente note basse!) potenti degli Styles, in cui per un attimo sentiamo addirittura reminescenze di certi folletti americani, possibile?

Dei Joeblow purtroppo (?) niente da dire, visto che ce li perdiamo in attesa di entrare… Anche se le ultime note dell’ultima canzone ci dicono che non ci siamo persi poi molto, è solo crossover.

 

A queste band vanno aggiunti poi i ben più famosi e affermati EPO, forse proprio il gruppo napoletano più famoso del momento, il cui visibilmente emozionato cantante non si sottrae nemmeno all’oggigiorno obbligatorio appello anti-camorra.

Anche il rock degli EPO è un rock onesto, debitore di certi lontani anni ’90 (a ognuno il revival che gli pare), oggi ci sono parecchie band che fanno un rock onesto non c’è che dire, eppure nella loro musica c’è mestiere e passione e chi apprezza questo tipo di musica non rimane certo deluso dalla voce calda e passionale del succitato Ciro Tuzzi.

 

the horrors 14 (color)Le ultime personali considerazioni vanno spese infine per gli altri due gruppi inglesi che hanno suonato a serata inoltrata: i 1990s (senza “The” e senza apostrofo, come precisano perentoriamente dal loro oggigiorno indispensabile myspace) e i White Rose Movement.

I primi si distinguono per un cantante disegnato da Picasso e il saper coinvolgere il pubblico che non li conosce per niente con dei coretti molto coinvolgenti, i secondi per una new wave classicamente ’80 (pare che dagli anni ’80 ne siano usciti vivi veramente in parecchi a discapito di quello che afferma una certa persona) e una canzone dal ritornello veramente catchy, nonché per un cantante incrocio quasi-perfetto tra il già evocato Ian Curtis e un kraftwerk preso a caso.

 

E anche per quest’anno è andata, alla prossima.

Annunci

§ 9 risposte a Della serie “facciamoci del male”: Ma una città come Napoli davvero si merita un festival musicale? (Neapolis, 27-28/07/07)

  • anonimo ha detto:

    Però,tiromancio e verdena a parte,leggendo la tua recensione
    mi sa che mi sono persa un neapolis abbastanza decente.
    Uff.
    Ci sarei andata in realtà ,soprattutto per vedere gli horrors,gli i’m from barcelona e gli atari (che non guastano mai)
    Dei gentlemen’s agreement conosco solo il nome,non li ho mai ascoltati..
    ma rimedierò presto ^___^
    ciao -Maf-

    Mi piace

  • sand ha detto:

    sì, diciamo un neapolis da sei e mezzo/sette.
    cmq i gentlemen sono grandi, sentili, ci sono anche le foto sul mio flickr!

    Mi piace

  • MasterServant ha detto:

    ma davvero ti sono piaciuti gli holloways? io nn li sopporto…pensa che il cantante abita vicino a casa (ex, a dirla tutta) nostra a highgate, mi aveva anche chiesto di partecipare al video… cmq male i tiromancino! che palle, sempre ste band del menga invitano alle kermesse italiane…

    Mi piace

  • anonimo ha detto:

    Ed un altro e’ andato.

    Il mio unico Neapolis e’ stato quello dei Kraftwerk.

    E poi niente, la perfida Albione venne…

    Mi piace

  • tage ha detto:

    ….interssante il palinsesto a parte i soliti scontati….1990s sono favolosi

    Mi piace

  • sand ha detto:

    alessia, macchè… è solo che mi pareva brutto scrivere chiaro che non mi avevano fatto né caldo né freddo, volevo essere obiettivo… dei gruppi italiani che dire, ai festival stranieri non l’invitano mai (una ragione ci sarà) e così dobbiamo sorbirceli sempre noi…

    rob, be’, grandi kraftwerk… perfida albione? non tanto perfida, dai… 😉

    tage, provvederò a un ascolto più attento dei 1990s…

    Mi piace

  • ladyofshalott ha detto:

    ma ciao!!passavo sul blog di Alessia e ho visto il link al tuo…chissà se ti ricordi di me!Sono secoli che non passo sul forum dei pla!! bacioni.Simona

    Mi piace

  • MasterServant ha detto:

    infatti mi sembrava strano potessero piacerti.. 🙂

    devi aggiungermi al tuo flickr…

    Mi piace

  • Opheliaie ha detto:

    Neapolis a parte, ho ritrovato le sensazioni che si provano ai concerti stando in una città che, come dici tu, ha le antenne drizzate solo per l’ennesima new sensation sanremese di turno. Lieta di non essere la sola a lamentarsi.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Della serie “facciamoci del male”: Ma una città come Napoli davvero si merita un festival musicale? (Neapolis, 27-28/07/07) su granelli.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: