cose morte.

30 giugno 2007 § 18 commenti

L’uccellino giace riverso nella bacinella colma d’acqua, di prima mattina. Annegato.

Non è riverso sul dorso ma ha il becco affondato nell’acqua, è per questo che ha il capino asciutto.

È rimasto al sole per chissà quanto, ma basta girarlo ed ecco le zampe, rigide; la gola, rosa, è gonfia, forse perché piena d’acqua.

Questo uccellino ha passato tutto il giorno precedente a zampettare nel piccolo giardinetto, nascondendosi tra fiori e piante grasse, sfuggendo miracolosamente ai gatti di passaggio, e al mio cane (ma non alla bacinella dove si abbevera, a quanto pare); ancora troppo piccolo forse è caduto dal nido, non ancora pronto a volare. Sembrava si fosse formato completamente, ma evidentemente doveva avere qualcosa che non andava nelle alette.

Saltellava, volava, ma solo per pochi centimetri e sempre basso. Forse se fossi riuscito a prenderlo, se mi fossi impegnato di più, magari avrebbe resistito, strappato alla Natura avrebbe potuto imparare a volare poi, forse, dimostrando così che certe volte non è un fatto di selezione naturale, ma solo di tempo. E invece non ce l’ha fatta, e non ha passato la notte.

Un segno come questo mi avrebbe dovuto dare subito da pensare, un uccellino morto nell’acqua, voglio dire. C’è gente che ci avrebbe costruito tutta la simbologia di un film, sopra, o come minimo scritto un’elegia da postare sul blog. Tuttavia il fatto non mi ha dato da pensare più di tanto.

Eppure, adesso, a fine giornata mi ritrovo con mobili sbagliati nella mia stanza.

Ci sono due letti nuovi, e l’ennesima libreria da riempire, ma le misure non sono quelle giuste e l’armadio non si apre. Che cosa vuol dire?

Oltre al fatto che c’è gente che fa il suo lavoro distrattamente, certo.

La signorina è venuta in camera con il suo metro laser a misurare e progettare e il risultato è che l’operaio appena entrato, un metro classico, di quelli di alluminio, in tasca, qua staremo un po’ stretti, subito dice, ed è proprio così, il progetto per forza di cose deve essere cambiato e i letti sono vicini, troppo vicini, per il momento, tanto vicini che basta girarsi, per toccarsi, e adesso non c’è altra alternativa che tagliare a metà la libreria, perché così non va, modificarla, rimpicciolirla, diminuire quindi la possibilità di acquisto libri, cd, e quant’altro. (come se fosse vero)

 

nascondersi

La morte dell’uccellino mi ha ricordato il parto di una gatta nel mio giardino anni fa, invece; questa gatta aveva partorito quattro, cinque, sei gattini. Erano grigi a strisce nere e bianche, ce n’era anche uno totalmente grigio che sembrava un persiano, bellissimo e cieco. Forse fu proprio questo, il primo a morire.

Mi alzavo la mattina e ne trovavo un altro morto, in quella scatola che avevo messo a disposizione della gatta; era inverno e tra il freddo e la mancanza di cibo (non tutti riuscivano a raggiungere la mammella materna) quei gattini morirono tutti, la cosa andò avanti per tre, forse quattro, mattine.

Mi ero ormai abituato a toccare quei corpicini gonfi e irrigiditi, era solo la Natura che seguiva il suo corso alla fine.

È strano vedere, toccare, un animale morto, e ancora più strano pensare che potresti fotografarlo…

Ma a inizio secolo c’era la consuetudine di fotografare i morti, sapete?

Sono cose che si chiamano ricordi, memorie, cose morte.

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§ 18 risposte a cose morte.

  • ailingamelie ha detto:

    Io provo un insano terrore di fronte agli animali morti. Non so esattamente come mai. E’ una cosa che mi turba molto emotivamente, li immagino felici e vivi mentre li guardo freddi e in decomposizione.
    Vorrei riuscire a pensare che è il corso della natura, ma non riesco.

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  • anonimo ha detto:

    L’uccellino della foto sopra…è possibile che io l’abbia visto sulla copertina di un libro??
    Comunque è assai triste vedere un essere così piccolo e indifeso come un cucciolo di gatto ad esempio, aggrapparsi disperatamente alla vita e poi…in fondo però quella della sopravvivenza del più forte, del più evoluto è una legge naturale spietata ma necessaria. E anche noi esseri umani ne paghiamo le conseguenze…
    E’ vero fotografare le persone morte era una consuetudine, tempo fa avevo letto qualcosa al riguardo ma ci credi che ho odiato a morte quelli che filmavano e fotografavano Giovanni Paolo cadavere A san Pietro?I ricordi sono un conto, altra cosa invece è il cattivo gusto…

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  • anonimo ha detto:

    uhuhuh non ho firmato il post sopra! che sbadata!

    madhyadesa

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  • AleksKuntz ha detto:

    Ferma il mondo… quella è la copertina di Ninna Nanna… li morivano in culla i bambini… ma si comandava la morte con una ninna nanna…
    Che grandissimo libro quello.
    Sempre un piacere passare di qui e leggerti!
    Un bacione e notte
    Aleks

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  • paintedword ha detto:

    Ho avuto molti gatti e dopo un po’ ci si abitua anche a vederli morire. E non perché si è insensibili. Ci si abitua anche a rispettare la loro natura e non tentare di salvare l’ennesimo passerotto finito nelle loro fauci. Quello a cui non mi abituerò mai è vedere morire un animale per mano di un essere umano. Perché non è più la natura che fa il suo corso, è solo ignoranza che disgusta più della vista di mille animali morti.

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  • sand ha detto:

    esatto aleks, quella è la copertina di “ninna nanna” di palahniuk, di cui, ahimè, mia mancanza, ho letto solo “fight club”, ma il tempo è tiranno…. mad, riguardo al fotografare il papa morto credo che entrino in gioco meccanismi più complessi relativi alla celebrità e alla società dello spettacolo in cui purtroppo viviamo, la stessa diretta di ore del suo funerale potrebbe essere considerata poco rispettosa, se non fosse per la sua funzione di “servizio” (servizio che a me non serve, però)…. painted, completamente d’accordo con te….

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  • aivasun ha detto:

    E’ vero, si fotografavano i morti. Ho visto una mostra di foto di persone morte al museo d’orsay a Parigi e mi aveva davvero colpito!

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  • aivasun ha detto:

    Io di palahniuk ho letto survivor: gran bel libro! Te lo consiglio!

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  • druga1940 ha detto:

    vi sono due modi di ricordare, da noi.
    La storia della gatta che vede morire uno ad uno i suoi gattini, mi riporta alla mente la fiaba africana che racconta del “Griot” (il consigliere del Re): A cagione sua, poichè il Re non prendeva decisione alcuna senza il suo consiglio, venne imprigionata una donna, mamma di sette figli in età puberale.
    Ed essa non confessò (sin da piccola mi sono chiesta cosa ella dovesse confessare). E nemmeno cedette alle lusinghe del consigliere. Cosicchè le vennero tolti uno alla volta, e dal cuore e dalla memoria, i sette figli.
    Il tipo di memoria che storna da sè il ricordo, da noi viene chiamata “memoria malleabile”.
    Io sono africana e nacqui a Sumarte, Africa Equatoriale, dove il tempo passa solo a scatti: Hai adesso, per esempio, 10 anni e tac!, improvvisamente, senza che rimanga memoria del tempo trascorso, adesso ne hai 20.
    Ma ciò che più mi ha fatto riflettere del tuo bel post, è la storia dell’uccellino morto affogato.
    Noi, al mio villaggio, abitiamo case non come le vostre, costruite col cemento e suddivise in più locali; perlopiù le nostre abitazioni sono capanne costruite solo per dormirci o, al massimo per berci il thoach (specie di tè). Tutto il tempo lo trascorriamo nella foresta, dove adempiamo ai nostri riti ed alle nostre mansioni domestiche e non.
    Vi sono decine di varietà di uccelli di tutte le dimensioni, razze e colori.
    Il più ricercato tra questi, sia per la bellezza del piumaggio e la coda lunghissima, sia per la buona sorte che tocca a colui che per primo ha la ventura di vederlo la mattina, è il Pigliamosche del Paradiso. Noi piccoli avevamo sempre un desiderio in mente quando la mattina presto uscivamo nella foresta; che si sarebbe realizzato se avessimo avuto la fortuna di scorgere per primi l’uccello sopra detto.

    Ciao e scusami se ti ho tediato, ma tanto a me non me ne importa; quando dico quello che penso sono contenta a prescindere dalla noia o dall’interesse che suscito negli altri^_^

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  • abteilung ha detto:

    i morti vestiti e fotografati come vivi. dove l’ho già sentita sta storia? era in the others?

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  • druga1940 ha detto:

    Beh, che i morti siano vestiti e fotografati come vivi non è affatto una storia. E’ la pura verità. Iniziò a parlarne qualche tempo fa proprio quel Rory Carroll rapito e poi liberato in Iraq.
    Il giornalista del The Guardian ha sempre sostenuto che i regimi dittatoriali usano questo escamotage per mascherare od evidenziare avvenimenti eclatanti bene o male a conoscenza del grande pubblico.

    Ma questa è realtà.

    Poi vi sarebbe un altro aspetto da sviscerare a proposito dei morti vestiti e fotografati come vivi. Ma si andrebbe a cadere sul magico e sul rituale, e quindi è ancora un’altra storia.

    orqcie2020

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  • sand ha detto:

    orqcie, ma io parlavo dei morti vestiti e fotografati come fossero vivi in un altro senso… a inizio secolo era usanza comune fare questo tipo di fotografie per serbare il ricordo del congiunto, parente, etc… ci sono molte foto di bambini di questo tipo (nei gruppi “vintage” di flickr se ne trova qualcuna) perché i bambini morivano spesso e così il genitore si faceva fotografare insieme al suo cadavere per ricordarlo… abt, sì, se non sbaglio in “the others” si parla di questa pratica… aivasun, mi sarebbe piaciuto molto vedere quella mostra… druga, non ti preoccupare non mi hai tediato, anche se non riesco a capire se quello che hai scritto è vero, o solamente raccontato…

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  • druga1940 ha detto:

    Sand, è talmente vero ciò che ti ho descritto delle nostre usanze, che alle volte vorrei essere riavvolta nel clima di creduloneria in cui ho vissuto fino a che l’influenza occidentale mi ha indotto a credere invece alla parola “scetticismo”.
    Per raccontare delle storie che superino in realismo la verità della cultura tribale ce ne vorrebbe di fantasia… E per quanto sviluppata quest’ultima dovesse essere, non basterebbe nemmeno.

    Ciao!
    druga1940

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  • sand ha detto:

    per chi è “interessato” ho aggiunto un link a un sito con varie foto post mortem

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  • fatinascalza ha detto:

    scritto bene ma è triste….
    ciao

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  • sand ha detto:

    la tristezza fa parte della vita…

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  • emmedimarina ha detto:

    che sfizio vedere la copertina di un libro che conosco e leggere un post che non assomiglia a quel che nel romanzo era raccontato 🙂
    (o forse un senso c’è e io sono stupida..)

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  • sand ha detto:

    no marina, non sei stupida… io il libro non l’ho nemmeno letto, quindi non so se c’entri qualcosa col mio post. ho rubato solo l’illustrazione.

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