Anna Zacco e le signorine moderne.

28 maggio 2007 § 17 commenti

Interrogato al riguardo il venditore ambulante risponde che Anna Zacco è quella signora là, quella che prima viveva alla fine della strada, proprio laggiù, ma che adesso ha traslocato, se n’è andata.

Se n’è andata svuotando e rovesciando tutti i suoi cassetti su questa bancarella, certo non proprio lei, ma disponendo a chi di dovere che tutte le cose di quella casa fossero date via, libri, lettere, carte, foto, tutta una vita lasciata indietro insomma.

Perché alla fine una vita si riduce a questo: una serie di cose, e di oggetti, che raccontano ciò che è stato e che adesso non è più, un qualcosa che è lontano nel tempo e, in questo caso, anche nello spazio.

Una cosa che continua a esistere, ed è, solo grazie al ricordo.

Memorie, che ci rassicurano della nostra esistenza.

E allora quello che mi chiedo io, che non butto via nemmeno i biglietti del cinema, è come fa una signora a disfarsi di tutto questo (o come fa qualcuno a disfarsi per poche euro di un’intera biblioteca francese, sfogliata e annusata su un’altra bancarella).

Tra queste carte c’era un quaderno che riguardava la pensione del marito, militare, e poi una lettera di ringraziamento da parte di una tale Superiora, nel convento della quale probabilmente studiavano le figlie della signora Zacco, un libretto di massime cristiane, delle cartoline, dei ritratti del Papa di allora, ma soprattutto foto.

Insomma, rispetto alla fatica fatta, niente che avesse così tanto valore, come ha fatto notare il sorridente venditore che in quella casa (ma la signora Zacco è stata sfrattata, o ha deciso di andarsene di sua sponte?) addirittura pensava di trovare dei soldi.

Ma questo venditore, tuttavia, si è messo a vendere queste cianfrusaglie a 1euro lo stesso, cianfrusaglie senza valore se non per un nostalgico del tempo che fu, o per la signora Zacco e parenti, certo.

Io ho comprato due foto, due foto per un euro, foto di gioventù della signora in questione.

Tutte e due in bianco nero, stampate su carta che sembra tela, appena un po’ ingiallite, hanno resistito bene al passare del tempo, immortalando per sempre persone che, almeno con questo aspetto, non esistono più.

E invece che fine faranno tutte le nostre foto, quelle digitali, mai stampate e salvate su dischetti che da qui a dieci anni non saranno, forse, più leggibili causa mancanza e/o mutamento dei lettori?

Che fine faranno, le nostre memorie?

 

La foto che ho scelto per prima ritrae una donna che io presumo, appunto, sia la signorina Zacco, nel fiore della sua gioventù o, come si sarebbe detto allora, in età da marito.

Questa donna non sta sorridendo, le labbra piene sono chiuse, lo sguardo è penetrante e malinconico, ha dei fiori tra i capelli. Questi le arrivano alle spalle, e lei è molto bella. In un impeto artistico il fotografo (il cui marchio in rilievo è impresso sulla foto, a mo’ di pubblicità) ha donato a questa donna una specie di aura ultraterrena, adagiandola su sfondo bianco e cancellando quasi tutto il suo corpo, forse è lui stesso che le ha detto di non sorridere per rendere il ritratto più importante.

Di questa foto c’era anche un’altra copia, un po’ più macchiata, in effetti la signorina Zacco è venuta molto bene e forse ha voluto mandare questa foto a qualche amica, o addirittura a uno spasimante, imprimendo segretamente l’evanescente segno delle sue labbra amanti sul retro della foto.

Sì, perché all’epoca quasi tutte le foto venivano stampate a uso di cartolina postale, sul retro c’erano righe per l’indirizzo, e spazio per il francobollo.

Nella seconda foto la signorina Zacco invece è in compagnia della sorella e del figlio di questa.

Le due sorelle hanno ambedue un vestito nero a motivo floreale che differisce solo nel collo, più elegante per la sorella maggiore e più sbarazzino per la signorina Zacco; quest’ultima ha anche un cappellino bianco, posto di sbieco sui capelli un po’ più corti rispetto all’altra foto.

In questa foto la signorina Zacco si vede subito che è più giovane, è una ragazza, sorride, e i suoi occhi brillano, forse il suo cuore non è stato ancora spezzato, e non ha ancora avuto modo di soffrire per le traversie della vita; ma anche l’altra sorella, più grande e più bruttina, sorride, seppur in modo meno naturale. Lei è seduta su una sedia senza schienale, una sedia che di sicuro ha un nome preciso, e accavalla le gambe da vera signora, mostrando scarpe di vernice e calze a rete; davanti a lei c’è suo figlio, tutto vestito di bianco, pettinato e serio. Immobile, fisso, così come gli ha ordinato il fotografo (un altro marchio anche qui, differente). Questa sedia poggia curiosa su una piccola pelle di leopardo, regalo del padre militare lontano, chissà.

 

 

bouquet

Intanto le ragazze di oggi, in metro, sfogliano tutte colorati cataloghi di paesi esotici e mai troppo lontani: Tunisia, Caraibi, Maldive, Sharm El Sheik; le vacanze si appressano e loro non vogliono certo farsi trovare impreparate.

Sfogliano, da sole o in compagnia di un’amica, questi compendi di sapori e afrori lontani che, attraverso precisi listini prezzi e foto vuote e irreali di villaggi non-luoghi in cui il cameriere di colore parla più italiano di te, promettono tiepidi bagni al cloro e bollenti serate house, baci salati con retrogusto di tabacco e sesso facile e veloce, da dimenticare il giorno dopo o magari anche qualche anno più in là, se si è più fortunate.

Quanto costa al giorno d’oggi una settimana lontana dalla solitudine e dalla munnezza opprimente?

Ci sono le offerte.

Alla fin fine lo sguardo di queste ragazze è uguale a quello della signorina inizio-secolo Anna Zacco: brillante e pieno di speranza, non ancora toccato – sporcato – dalla vita che verrà… per la maggior parte di loro.

 

scatole

Io, ovviamente, per mancanza di compagnia e/o risoluzione, non so ancora dove trascorrerò le mie vacanze, ma per intanto me ne vado al Primavera Sound, dove, tra i tanti altri, vedrò la Gioventù Sonica suonare per intero il sonico monolite Daydream Nation, il malinconico giramondo Beirut (ascoltate quel gioiellino pop che è Scenic World), i malinconirici Grizzly Bear, gli avanguardisti Battles, gli inventori del post-rock Slint, la sputazzante poetessa rock che non si depila, gli eroi della mia adolescenza indie-rock Girls Against Boys (cercate la grandiosa Let Me Come Back!), le zucche riunite addirittura.

     

 

                                                                                     «Ci vuole molto tempo per diventare giovani».

 

                                                                                            (pablo picasso)

 

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§ 17 risposte a Anna Zacco e le signorine moderne.

  • Volphoebe ha detto:

    che bello leggerti
    anch’io mi domando molte cose sul passato e sulle immagini che ci lasciamo dietro… ma perchè, guardando le tue vecchie foto della signora Zacco, mi sembra che noi manchiamo di poesia?

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  • sand ha detto:

    forse perché viviamo in un mondo che manca di poesia?
    un mondo creato e modificato da noi, sia chiaro… anzi, da loro.

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  • marieagnees ha detto:

    Forse la poesia è anche il segno del tempo, l’anacronismo che oggi non cogliamo nelle nostre immagini digitali e che vediamo nei ritratti delle nonne. Speriamo che i nostri nipoti facciano buon uso dei nostri ricordi fotografici.

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  • dhalgren ha detto:

    suonavo una canzone dei gvsb, chi si ricorda… sempre anni fa in una vecchia casa trovammo delle foto di famiglia, dell’inizio del secolo: su una c’era la dedica, col mio nome e cognome: queste persone, non siamo parenti, sono svanite.

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  • sand ha detto:

    dhalgren, io dei gvsb avrei sempre voluto suonare questa “let me come back” qua, che tra l’altro ha un riff semplicissimo, ma alla fine non l’ho mai suonata… di foto di famiglia inizio-secolo ne ho uno scatolo pieno anch’io, ma dubito che ci sia il mio nome, entrato in famiglia con me. comunque il ritrovarsi una dedica dal passato con proprio nome e cognome è piuttosto inquietante anzichenò. per quanto riguarda lo svanire… be’, inutile dirti che questa è la fine che ci aspetta tutti, no?

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  • abteilung ha detto:

    trovo affascinante il fatto che le nostre cose così importanti potrebbero essere messe in vendita a un euro l’una. conferma il poco valore che ho sempre dato alla vita umana.

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  • PequenaMariposa ha detto:

    Vedendo quelle vecchie foto, ho pianto un po’…

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  • aivasun ha detto:

    Che bello questo post!
    Qualche anno fa anch’io in un mercatino di Parigi ho comprato delle foto antiche, o meglio delle lastre di vetro impresse e un raccoglitore pieno di negativi, con tanto di didascalie scritte con calligrafia molto elegante su un lungo foglietto chiuso a fisarmonica. Ci ho passato le ore a guardare contro luce quelle immagini d’altri tempi e ad immaginare le storie di quelle donnine con l’ombrellino o al pianoforte, di quei capitani in divisa…Per parecchio tempo ho fantasticato di poter rintracciare e ricostruire le loro storie, ma poi, sempre il tempo, mi ha distratto…
    Grazie al tuo post so che oggi quando tornerò a casa avrò voglia di riguardarle…
    Grazie!

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  • sand ha detto:

    ciao aivasun, il tuo acquisto è ancora più magico… appena di ritorno da barcellona ho qualche vecchia foto in più… mi sono accorto che questa è una collezione parecchio affascinante, da fare, ma anche costosa. :-/

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  • anonimo ha detto:

    No, ci sarà sempre poesia finché navigando inciamperò nella bellezza dei blog come il tuo. E’ tutta la mattina che ti leggo con stupore e un profondo, inspiegabile, sentimento di riconoscenza. Non so niente di te, eppure so molto di te attraverso la scrittura che hai lasciato on line. E sono ‘granelli’ di zucchero che restano sul tavolo e uno poi passa a raccoglierli col polpastrello di un dito, lo stesso che da piccolo usava per sottolineare le prime parole di un sussidiario.
    E’ una bella mattina, ho messo il tuo link tra i miei preferiti. Avrei dovuto scrivere e lavorare e invece mi sono attardata nei cunicoli del tuo blog, ho preso anche una tua foto, quella del corridoio rosso e l’ho messa in cima al mio blog accostandola a una citazione che ci accomuna perché la lessi in altre circostanze, altrove.
    Ero tentata dalla scelta del silenzio, guardare ma non pronunciarsi. Ma, non so, volevo dirti grazie.
    Il mio nome è Luisa.

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  • sand ha detto:

    grazie a te, luisa….
    felice di averti colpito…. e scusami se non so dire altro…

    (la mia foto nel tuo blog non la vedo, cmq se vuoi usarla il mio nome preciso su flickr è (sand))

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  • anonimo ha detto:

    Figurati se non so qual è il tuo nome preciso. Quando qualcosa suscita il mio interesse, presto la massima cura. La foto e la citazione col tuo nome e il tuo contatto non l’hai trovata perché ho l’abitudine di cambiare la ‘scenografia’ di testa del mio blog ogni giorno, nevrosi che dura da 2 anni a questa parte.
    Ti leggo nelle retrovie, vedo che non aggiorni più come una volta. Del resto ci sono tempi e tempi, il blog è materia vivente, ha il suo speen.
    Ciao Sand,
    Lù

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  • Massimiliano ha detto:

    Viva i Zacco

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  • sand ha detto:

    queste cartoline sono state trovate a napoli, sarebbe interessante sapere se hai qualche parente qui.

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    • Max ha detto:

      Non ho parenti a Napoli ma ho un’amica conosciuto solamente su FB
      Ho parenti a Trento e un cugino in Argentina ma sono tutti di Giarratana provincia di Ragusa
      Su facebook esiste un gruppo “Zacco iln the world” e ho condiviso questo links
      🙂

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