leni.

6 gennaio 2007 § 11 commenti

Nel centro commerciale vicino casa sono tornati i libri venduti a peso, evviva.

Io questa volta scovo (scavo) un libro fotografico di Leni Riefenstahl, pesa un bel po’ (è il catalogo di una mostra di dieci anni fa) e lo pago 5 euro, un bel risparmio rispetto ai 19 euro che strilla un odioso adesivo in copertina, e considerando anche che si tratta di un libro fotografico e il prezzo originale, 75.000 lire addirittura. Come non ritenersi più felici?

Leni, che negli ultimi anni di vita è sfuggita alle chiacchiere del mondo moderno immergendosi nelle amate profondità marine, è stata spesso indicata come la regista di Hitler, a causa di film come Il trionfo della volontà e Olympia, film con cui a detta di molti ha magnificato l’estetica nazista, e forse questo pure è vero, ma lei ha sempre negato quest’appartenenza politica, spiegando che alla sua epoca o lavoravi per/con Hitler o non lavoravi affatto… L’arte di Leni sarebbe stata diversa senza Hitler, forse? Chissà.

A questa domanda non può esserci risposta, perché i se non esistono in Storia, certo è che, anche dopo Hitler, Leni ha continuato a lavorare e a produrre opere bellissime, fino all’ultimo, basta guardare le sue foto sottomarine o, meglio, le magnifiche foto che ha fatto al popolo dei Nuba.

Come si può accusare di Nazismo una donna che scrive «L’Africa mi ha abbracciata per sempre» e scatta foto ammirate a un popolo fermo all’età dell’innocenza? Foto da brividi, piene d’amore.

Certo di fronte a queste foto si potrebbe anche tirare fuori tutto l’armamentario ideologico del colonizzatore eurocentrico che rimane affascinato dal buon selvaggio e che quindi guardando l’altro non fa altro che guardare con nostalgia a un se stesso perduto, ma a questo punto dove sarebbe la malafede? In Leni o nel suo accusatore?

A volte, anzi quasi sempre, l’arte bisogna prenderla così come viene, per quello che è, senza farsi troppe domande.

 

Il grosso libro suscita curiosità comunque, la commessa, anche questa volta bionda, mi chiede carinamente «cos’è Riefenstahl», ma a una mia confusa (imbarazzata, forse?) spiegazione non si mostra molto interessata però, mentre la cassiera finto-giovane/iper-abbronzata dà uno sguardo attento alla copertina e «Credevo fosse Jim Morrison», poi dice. Ognuno ha i riferimenti culturali che si merita.

E magari c’è anche qualcuno che pensa che Leni sia solo una (bella) canzone dei Placebo.

 

 

Ero ballerina con anima e corpo.

Il mio sogno di fare l’attrice non si è realizzato.

Sono diventata fotografa solo perché dopo la guerra fui boicottata,

 e per questo non potei fare più i miei film.

 

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§ 11 risposte a leni.

  • Iduegeni ha detto:

    Insomma, tra noi ci dev’essere una specie di telepatia. Placebo tu, Placebo noi.
    Buona Epifania.

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  • sand ha detto:

    eheh io ho un bel passato placebiano… da nascondere?!?
    se si fossero fermati al secondo album sarebbe stato molto meglio, però.
    buona befana anche ai due geni!

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  • abteilung ha detto:

    perché negare il passato della riefenstahl? è stata profondamente ed entusiasticamente nazista, basta pensare al trionfo della volontà, che è uno dei film più belli e sconvolgenti che io abbia mai visto. nessuno che non fosse profondamente convinto e coinvolto in quell’ideologia avrebbe potuto girarlo. inoltre ricordiamoci che il nazismo attinge il suo armamentario mistico proprio da quei popoli che la riefensthal ha studiato nel dopoguerra. lo stesso hitler riconosceva come cultura antichissima e superiore alla nostra quella indiana da cui era affascinato (al punto da attingervi perfino il simbolo del suo partito). forse non fa comodo pensare che dal male più profondo possa nascere qualcosa di bello, tuttavia nascondere la testa sotto la sabbia e negare l’evidenza perché questo potrebbe sconvolgere le nostre convinzioni non mi pare un’atteggiamento che si confà alla tua acuta intelligenza.

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  • Mangy ha detto:

    Non conoscevo Leni fino ad adesso. Mi affascina molto il periodo storico legato alla seconda guerra mondiale. In realta’ mi affascina la storia in generale. Comunque i libri fotografici sono delle vere opere d’arte! Complimenti per il tuo acquisto e buona domenica!

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  • sand ha detto:

    ma no abt, io non nego né mi nascondo. anzi ammetto la mia ignoranza riguardo all’ideologia nazista e confesso anche che non ho ancora avuto modo di vedere i film della riefenstahl, purtroppo. il mio è solo un semplice post di “presentazione”, e anzi ammetto anche che “forse” la riefenstahl era davvero una nazista, come scrive (non molto correttamente dal punto di vista dell’informazione, secondo me) l’anonimo estensore della voce di wikipedia (“…la r. cantò il nazismo…”). che dal male profondo possa nascere qualcosa di bello certo che sono d’accordo, d’altronde qualcuno cantava che dalla merda nascono i fiori, però spesso se da un lato qualcuno tende a negare una cosa (in questo caso il nazismo della r.) dall’altro lato subito qualcuno cerca di appropriarsi ideologicamente di qualcosa (i film della r.) che è pura arte e basta. altro esempio (banale) oltre a leni: céline era un grande scrittore, perché allora fermarsi al suo (supposto) anti-semitismo per supportarlo, o al contrario denigrarlo? e tolkien? perché “il signore degli anelli” deve essere definito di destra? è una stupidaggine. sono le opere a sopravvivere, e non certo gli autori (con relative ideologie). è che pare che ognuno voglia portare acqua al suo mulino, ragione alla propria parte politica… ma perché? questi meccanismi meschini non fanno altro che portare a cose come il boicottaggio sofferto nel dopoguerra da leni. bada che non mi sto arrabbiando o che, né nego che leni (e relativa arte) possa essere (stata) nazista… bene, era nazista, non fa niente, io la amo lo stesso. è solo che non capisco perché si debba dare un’etichetta politica all’arte, ma soprattutto quello che mi chiedo è: come fa una nazista ad andare in mezzo ai selvaggi e innamorarsene?

    @mangy: contento che te l’abbia presentata io… buona domenica anche a te!

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  • sand ha detto:

    p.s.: a quanto leggo su wikipedia la riefenstahl, seppur nel pieno del (suo) nazismo, in “olympia” volle comunque cantare anche le gesta di un atleta afro-americano, jesse owens, nonostante il parere contrario di goebbels…

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  • lug ha detto:

    ehy lu,
    buon anno!
    ne avrei di cose da scriverti ma ahimè, l’ora è tarda…

    a presto

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  • abteilung ha detto:

    certo che s’era capito, ma questo è il tuo blog e mi sembrava giusto lasciarti l’ultima parola.

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  • sand ha detto:

    ma no abt, non c’è problema, se hai altro da aggiungere fai pure, ché a me la discussione piace, sono solo l’umile scrittore di questo blog, mica il portatore della verità. 🙂

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  • anonimo ha detto:

    Che bello questo tuo post, accompagna i miei spunti di riflessione. Ieri ho guardicchiato in TV il film sugli ultimi giorni di Hitler. E voglio leggere la storia di Eva Braun, o di queste controverse donne che hanno visuto e operato attorno e dentro al Nazionalsocialismo. Voglio leggere della loro etica ed estetica. Ciao Sand.

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  • sand ha detto:

    grazie deb… è inevitabile farsi domande riguardo a queste donne, a queste persone. come si può amare un uomo come hitler? mistero… c’è etica in questo? estetica? mah….

    (non sapevo del tuo nuovo blog, appena ho un po’ di tempo me lo giro un po’)

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