festa.

1 gennaio 2007 § 11 commenti

E quindi c’è stata questa festa ai Quartieri (Spagnoli) a casa di un fumettista d’autore (ci tiene a precisare) dove a un certo punto si sono cominciati a registrare fenomeni di bradisismo al pavimento con crepatura di mattonelle eccetera, tanta la gente presente e danzante. È per questo che abbiamo deciso di andarcene, mentre una decina di sfigati ancora premeva alla porta (chiusa, sbarrata) per entrare, meglio sarebbe stato leggere della tragedia sul giornale del giorno dopo, piuttosto che essere al centro dell’azione (in questo caso).

Che comunque già si era preso il dovuto, dalla festa, si era lì dalle ventuno e trenta più o meno, le libagioni erano state abbondanti, e così i vini e le risate (diciamo). Ma tuttavia anche quest’anno non si sono mangiate lenticchie (con relativo zampone di porco), dopo il picco (negativo) londinese raggiunto l’anno scorso: salame e formaggio per cena, ma il cibo non era proprio la cosa più importante di quella serata eh.

Che poi ieri si credeva (/sperava?) che tutto si sarebbe trasformato in una scena eyes wide shut, «Assomigli a un attore, non ricordo chi» mi dice una ragazza, ma così non è stato, strano, eppure il materiale era ottimo (si fa per dire) e abbondante, con tanto di longilinee dottorande sexy (con grandi stelle rosse per pendenti) e ventenni dal caschetto nero esistenzialista e gli occhi azzurri birichini (cintura nera di taekwondo addirittura, ma senza tette).

E così l’unica verità eterna et imperitura è che tutti ci si prepara e ci si mette in tiro, ma per cosa?

Tutte queste femmine le cui forme si accomodano in vestitini optical e stretch e il cui trucco è iridescente, tutti questi sorridenti maschi finti trascurati e leggermente palestrati: alla fine si parla poco (è impossibile parlare normalmente, figuriamoci con le orecchie riempite di decibel) e al contatto si preferisce il ballo, solitario e scomposto naturalmente.

Il dj è tecnologicamente avanzato e ha a sua disposizione nientedimeno che un lettore dvd e lì lancia i suoi video che vanno a proiettarsi sulla parete bianca, e tutti guardano e sentono, muovono le mani, si dimenano. Il repertorio è arr’n’bi del più stomachevole con rari momenti di stile hip-hop, ma soprattutto improvvise virate alla dance più o meno becera della metà degli anni novanta, il suono tamarro la fa da padrone insomma e il divo (o la diva) di turno provoca delirio e facili entusiasmi, ed è giusto che sia così, è la notte di capodanno, vanno dimenticati affanni e dispiaceri, come mi scrive un amico in un tristissimo sms preconfezionato, di quelli che si scaricano da internet.

Nel frattempo su Napoli è calata una nebbia fitta e intensa, bianca e lattiginosa, densa, l’atmosfera è irreale, il fumo dei botti si è mescolato alla bassa pressione, il freddo è umido e questo è il risultato: si viaggia ma non si vede nulla. E dire che l’inizio serata era stato illuminato da un incendio di un esercizio commerciale, ma purtroppo nemmeno il tempo di fare una foto che già i pompieri si scapicollavano a spegnere tutto, peccato. Anche sulla strada del ritorno un cassonetto della munnezza andava allegramente in fiamme (per dimenticare gli affanni) ma i carabinieri di passaggio (neapolitan lifestyle) non hanno ritenuto opportuno intervenire, pazienza.

L’ultima tappa del viaggio al termine della notte avviene in un localino del centro storico dove irriducibili ventenni ballano e bevono ancora, e dov’è presente anche un trittico (ma una è munita di fidanzato) di ultratrentenni femminili dalle scollature vertiginose (è un luogo comune) ma eleganti, ballano e bevono anche loro, e quello che mi chiedo io è quanto si debba essere sole, nonostante la bellezza, per essere in un localino così giovanilista alle cinque di mattina del primo gennaio duemilaesette (a proposito: siamo nel 2007 e delle astronavi nemmeno l’ombra!) a questa età, ma forse si tratta solo di paranoie mie personali: dove sono io, d’altronde?

Si torna a casa allora, e sono ormai le sette della prima mattina di un nuovo splendido anno.

Il tragitto di ritorno avviene con il finestrino del passeggero tutto abbassato, mio fratello al solito deve vomitare e imbratta il bianco della fiancata dell’utilitaria giapponese di imprecisati grumi di cibo e vino mescolato a tequila o quello che è, il colore dominante di questa massa indefinita è il viola, nel caso vi interessasse.

Fa davvero freddo e lui ha la testa poggiata sulla portiera, dorme, o riposa semplicemente il mal di testa, con gli occhiali che stanno lì lì per cadere e sfracassarsi al suolo, sotto le ruote di una macchina a caso, lo avverto anche, dell’imminente pericolo, ma purtroppo non sortisco effetto alcuno, niente, devo continuare a sorbirmi tutto questo freddo a causa sua. Sono sempre il lucido della situazione, io.

 

Buon anno a tutti mi pare che sia arrivato il momento di dire, adesso.

 

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§ 11 risposte a festa.

  • Mangy ha detto:

    Complimenti per il tuo racconto che ben racchiude tutta l’ironia ed il cinismo del classico capodanno (neapolitan lifestyle)!
    Tanti auguri!

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  • MasterServant ha detto:

    era meglio se lavoravi, come me, almeno mi sono divertita e non ho speso nulla (in effetti mi hanno anche pagato..) e cmq che hai da dire sul capodanno a londra???? ti sei dovertito, no??? 🙂

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  • ailingamelie ha detto:

    Le feste o i festeggiamenti mi provocano una serie di domande infinite ogni volta che si ripresentano.
    Dai classici “ma perché?” “ma per come?” Ai più svariati. “Auguri perché?” “Auguri de che?” “Buon anno di cosa?” “Si festeggia esattemente cosa/chi/dove?”
    Quando mi immetto in questi sistemi di formalità mi sento un po’ cretina, faccio auguri solo se me li fanno e spesso non rispondo perché ogni tanto mi sento preda del mio senso logico. Uscire e divertirsi però è stato terapeutico, decisamente, al di là del non-senso del festeggiamento in sé.
    Scusa sto blaterando.

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  • sand ha detto:

    ma io sono stato bene… non traspare dal racconto?
    divertito è una parola grossa, ma stare bene sì, sempre meglio che stare a casa a dormire, o sveglio in preda alla solitudine.
    il resto sono osservazioni sul genere umano.

    alè, l’appunto londinese riguarda solamente il cibo, visto che noi italiani siamo abituati a strafocarci di tutto e di più, ma come ho poi scritto non era il cibo la cosa più importante di quella sera, no? tranqui, che mi sono divertito… be’, un po’ meno il giorno dopo, forse!

    mangy, grazie dei complimenti! tanti auguri anche a te!

    amélie, scusarti di cosa?
    il blaterare è assai terapeutico, anch’io lo faccio spesso come ognuno può ben arguire.

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  • MasterServant ha detto:

    e volevo ben vedere se non ti divertivi (anche se il giorno dopo avevi una faccia da schifo, lol). io per evitare feste e o serate in locali pseudo cool ho lavorato. e mi sono proprio divertita…

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  • nuisance ha detto:

    buon anno anche a te!

    devo dire che al mio capodanno sono mancate le donnine con grandi stelle rosse per pendenti, ma del passeggero vomitante ho fatto volentieri a meno (sarà che il 2006 già me ne regalò uno, negli ultimi mesi…)! però la nebbia era uguale uguale. 🙂

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  • recel ha detto:

    davvero, eh? ma quanto devono essere sole, quanto devo esserlo io?
    nonostante la bellezza, s’intende.
    bacio, buon anno

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  • anonimo ha detto:

    l’anno scorso causa ripetuti brindisi sul lavoro entro le sei del pomeriggio avevo già avuto tempo e modo di fare tutto ciò che normalmente si fa entro la nottata del 31, ovvero ubriacarmi, addormentarmi e riprendermi. pena del contappasso: ho passato la nottata a vegliare ubriachi che si erano convinti del fatto che io fossi una play-station. pensa che divertimento 😀 quest’anno invece pesantemente ubriaca (di aulin, causa influenza) a mezzanotte ho abbracciato una bottiglia ed ho affermato che si chiamava manuel (non ne conosco nessuno) e che era il mio fidanzato.
    ciao luci(d)o, buon anno!!!
    butterflywinged, scongelata e rediviva e ingiustamente ananimata da splinder.

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  • sand ha detto:

    ma come non conosci nessun manuel?
    e manuel agnelli?!?!
    vedi che la spiegazione è questa… 😛

    ma per prenderti per una playstation cosa avranno mai dovuto bere?
    come esperienza, com’è stata?

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  • butterflywinged ha detto:

    bah, infatti stavo anche ascoltando “quello che non c’è” (iniziamo l’anno in allegria, dai!!), ma poichè non reputo manuel agnelli appetibile ho sperato con tutte le mie forze che il mio cervello inebriato dall’aulin non si riferisse a lui. però non vedo altra spiegazione purtroppo:…(
    essere scambiata per una play-station è un’esperienza interessante (“oh, facciamo che roberta è una play-station, le dita sono i comandi e la faccia è lo schermo!”), ma poichè ogni giocatore decideva quale gioco io dovessi interpretare, a fine serata ero alquanto alienata e interdetta.

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  • MasterServant ha detto:

    madò butterfly, per playstation?? chissà che si sono bevuti! 🙂

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