“sono un reazionario, ma per ridere”€. [cit.] (onirorama eccetera)

1 novembre 2006 § 16 commenti

Gli anziani soli nella metropolitana hanno sempre uno sguardo molto triste.

Ieri ce n’erano due, nel mio vagone, sono entrati insieme, vicini, ho pensato che fossero marito e moglie. Prima che potessi farlo io stesso qualcuno si è alzato e gli ha ceduto il posto.

La signora aveva degli occhiali molto grandi, con la montatura marrone tipica delle persone anziane e seduta di sbieco aveva gli occhi persi in chissà quali pensieri; il signore invece, un po’ più basso e tarchiato, aveva gli occhi di un azzurro bellissimo, chiaro, profondo, occhi tristissimi che non guardavano proprio niente, se non il pavimento o l’interno del propria anima.

Erano seduti tutti e due vicini, ma la signora è scesa prima, quindi niente marito e moglie, il signore invece è sceso con me, l’ultima fermata, in piedi mi sono accorto che aveva la gobba.

Nel mio vagone c’era un’altra signora che leggeva kenfollett, e un trentenne che leggeva hovogliadite, e io ho pensato vabbè, meglio stronzate che niente.

(ché poi da piccolo in realtà mi piacque molto i pilastri della terra, mentre invece l’unica cosa buona fatta da moccia è l’aver creato – anche se indirettamente – quel fantastico feticcio dell’amore adolescenziale in un lampione di ponte milvio, a roma, dalle parti della minimum)

Un altro ragazzo stanco e con la barba lunga seduto proprio di fronte a me ha dormito per tutto il viaggio, doveva essere un operaio o un muratore probabilmente, all’ultima fermata ha aperto gli occhi e s’è riscosso un attimo, ma non s’è alzato, non è uscito.

Avrei voluto dirglielo, guarda che è l’ultima fermata, ma non l’ho fatto.

C’è gente che non scende all’ultima fermata, ma riprende il giro, l’ho già visto, ma non ho mai capito perché.

 

Io ieri sono andato a vedere una mostra dedicata alla collezione di 78 giri di un anziano signore napoletano, Salvatore Friscia, questo signore (82 anni) nella sua vita ha collezionato 6000 dischi originali, 6000 vinili capite, li ha presi in giro per il mondo, e adesso questa sua collezione è stata mostrata nella Chiesa di San Severo al Pendino, vecchia chiesa sconsacrata (ma adesso rimodernata e devota alle mostre, appunto) dove tempo fa assistetti a un fantastico concerto di Antony and The Johnsons, quando era una drag queen accompagnata da una body artist nuda e non era ancora diventato famoso, il concerto era gratis e a inviti per gente aristocratica e bacucca e io mi ci imbucai all’ultimo, parlai anche con Antony, mi chiese se ero gay… è incredibile quanto i capelli lunghi e un viso sbarbato possano cambiare una persona.

Comunque, tornando alla mostra, è stato bellissimo perdersi in quell’archivio di canzoni che parlano di un tempo passato che non c’è più. Un archivio fatto alla buona, senza nemmeno i nomi precisi e con un risultato dal punto di vista sonoro (punto di vista sonoro? si può dire?) pessimo, eppure magnifico.

Mi ci sarei stato per ore lì, con quelle cuffie.

Fred Buscaglione! Natalino Otto!! Il Trio Lescano!!!

Addirittura una giovanissima Sofia Lorén.

Questi signori, guidati dalla sola passione, hanno riversato parte di questi vinili su “banda magnetica” (musicassetta?!?) e successivamente hanno riportato il tutto su computer. Fruscii, rumori, voci e fiati che uscivano a fatica dal magma sonoro. Eppure, eppure.

Anche i volantini scritti e tradotti alla buona (con un infame et ridicolo traduttore automatico, probabilmente) erano pieni di errori, ma non fa niente.

I signori promotori dell’iniziativa, con cui ho amabilmente conversato per un po’, hanno inoltre detto che avrebbero voluto regalare un demo audiovisuale a tutti i visitatori, ma la fottuta siae ovviamente non gliel’ha permesso.

Tra le migliaia di dischi comunque ce n’erano anche alcuni della serie del Fonografo Italiano, io alcuni di questi dischi ce li ho pure, la versione in cd intendo, perché qualcuno dall’udito fine ha creduto che tramandarli ai posteri sarebbe stata cosa buona e giusta e ha fatto bene, e così io a poco e niente ho comprato quelli a tema jazzistico (ba-ba-baciami piccina/sulla bo-bo-bocca piccolina) e poi certi tanghi romantici e struggenti cantati da tale Anacleto Rossi.

Nutrita, tra questi dischi, anche la collezione dedicata al ventennio fascista, con la versione originale di una canzone all’epoca censuratissima, ma non ho capito bene perché però, nel titolo è nominato il Piave.

Bellissimo anche un libro dal sapore inconsapevolmente dada pieno di collage fatti dallo stesso Salvatore Friscia… articoli di giornale, vignette, foto.

Ho anche ascoltato la voce di un Guglielmo Marconi alle prese con i primi esperimenti di registrazione sonora su cilindri di cera. E ascoltandolo m’è venuto in mente un certo Tom Waits… la cui voce roca risuona ancora una volta magnificamente nel suo ultimo magnifico cofanetto triplo fatto di canzoni fracassone, strillone e bastarde.

(«È fatto di brani duri e teneri. Rumbe e sirene, tarantelle sugli insetti, madrigali sull’annegamento. Canzoni orfane impaurite e dirette, che parlano di estasi e di malinconia. Canzoni che sono cresciute in modo difficile. Canzoni di origini dubbie ritrovate dal destino crudele e ora lasciate sole a desiderare qualcuno che si prenda cura di loro. Fate vedere che non avete paura e portatevele a casa. Non mordono, hanno solo bisogno di attenzione».)

Caro Tom, vieni in Italia, ti prego.

Che poi Tom Waits mica è l’unico, c’è gente illuminata che addirittura s’è messa a stampare 78giri in onore degli albori… bisogna essere pazzi per fare ciò, ma d’altronde ognuno si scegli la pazzia che gli è più congeniale no?

Ieri, oltre a fonovaligie e grammofoni, c’erano anche altri cimeli esposti e grazie a questi ho scoperto che a Napoli c’è un negozio, Il Trovarobe, che conserva e vende tutti questi oggetti dall’apparenza retrò, oggetti di modernariato si dice, credo, quando qualche fighetto markettaro si sveglia e decide di farci dei soldi su. Ma qui è tutto vero e originale, e badate che tutto questo non ha niente a che fare con certi stupidi, et vomitevoli, revival anni ’80 (un pomeglio con i revival anni ’60, come quelli dei dj Rano&Natale).

Il negozio era chiuso ieri, purtroppo, ma sicuramente ci tornerò… a quanto pare a Napoli, oltre alla munnezza e ai morti ammazzati (ci mandano l’esercito!!! ma forse è meglio dotarlo di scorta), qualcos’altro c’è… ieri mi sono addirittura quasi sentito a mio agio (ahahah) a camminare per quelle strade in cui si inizia già a sentire un sapore natalizio.

It’s wonderful, It’s wonderful… Lo spettacolo d’arte varia…

Un pomeriggio, quello di ieri, reso ancor più retropassatistico dal fatto che lì dove ho scattato la mia foto vincente, ovvero Via dei Tribunali, la rai ci stava girando una fiction, l’ennesima, quella su Giuseppe Moscati, protagonista Beppe Fiorello (il fratello meno famoso), pare di intendere.

E allora bancarelle con pesce fresco (finto?) e capocolli appesi (che i soliti scugnizzi hanno ben saccheggiato, sembra), comparse in costume e auto d’epoca. Al centro della scena c’è un giocoliere che lancia in aria torce infuocate, è un ragazzo che m’è capitato di vedere nei vari strit festival napoletani, è bravissimo in quella disciplina che fa uso di una sfera trasparente, contact si chiama, se non ricordo male. Lo faceva anche un giovane David Bowie in un film fantasy, se non ricordo male neanche questa volta.

Roba di artisti di strada insomma, that’s it.

Sono rimasto sul set a curiosare per un po’, cercando di scattare qualche foto, ma il regista non si muoveva – una farmacista carina mi ha informato che erano lì dalle 5 della mattina – la luce se n’è andata e così me ne sono andato anch’io.

Al ritorno non c’era più nessuno.

Ah, ovviamente è superfluo dire che alla collezione vinilica di cui sopra il comune di Napule non è interessato, a noi ci basta l’annuale arte contemporanea a piazzaplebiscito, certo… una vergogna più che un peccato, di sicuro.

Che tristezza.

 

Il mio lato onirico invece è molto ciarliero in questi giorni, sogno e addirittura ricordo ciò che ho sognato. Be’, più o meno.

Stanotte ho sognato di fantasmi, un fantasma di una ragazza morta da cui scappavo insieme a mio fratello, forse qualcuno voleva farci un film sopra, non ricordo bene, ma io ne ero davvero impaurito. E poi un bagno rosa caramella…

L’altro giorno invece ho sognato di essere amico del mitico Vinicio Capossela (2 magnifici cofanetti in arrivo anche per lui!), Vinicio – che vedrei bene pure a lui tra quei vinili e quegli aggeggi – era appena tornato da un trionfale (si dice sempre così) concerto a New York, e noi andavamo in giro insieme, mi faceva vedere la sua stanza, parlavamo, gli scattavo delle polaroid.

Anche stanotte ho sognato di scattare delle polaroid, vuol dire che devo proprio comprarmela questa cartuccia (13euri!!!)… spero tanto che la mia vecchia macchina funzioni ancora.

Poi ancora prima ho sognato che certe ragazze che conosco dormivano nella mia stessa stanza, sotto pesanti coperte, chiacchieravamo; poi uscivo fuori e c’era un carretto con tante fette fresche, rosse e verdi, di meloni, io ne prendevo e cominciavo a mangiarne…

Ma il sogno più bello è stato quello del giorno prima: ero nel paese di nascita di mia madre, credo, eppure quando uscivo e andavo in piazza codesta piazza era quella di un vecchio paese austriaco (o del nord-italia?) visitato parecchi anni fa, quando c’era ancora un camper (non ancora bruciato dalla camorra nel parcheggio in cui se ne stava a riposare placidamente inutilizzato) e la famiglia tutta faceva ancora le vacanze insieme (più o meno felicemente), e in questa piazza arrivava un auto d’epoca, tipo una Topolino, da cui scendevano tutti tipi vestiti all’antica, sì, l’auto e i vestiti erano proprio come quelli filmici di ieri, questi tipi che con fare strano e buffo alla Jacques Tati (di Playtime? ma allora tutto torna…) tiravano fuori un tavolino su cui cominciavano a disporre la propria mercanzia: vecchie macchine fotografiche a pellicola da cui io rimanevo affascinato…

(questa fotografia sta proprio diventando un’ossessione)

Il giorno prima ero stato a un matrimonio e la cosa che più mi aveva colpito, affascinato, intendo oltre ai dolci ovviamente, era stata vedere questo fotografo e questo cine-operatore, ambedue sui sessant’anni credo, usare queste vecchie, eppure bellissime, attrezzature: l’uno una vecchia Bronica con il mirino in alto, l’altro un’enorme e immagino pesantissima telecamera che minimo doveva risalire alla metà degli anni ’90…

Comunque uno dei tizi del sogno era un poeta estemporaneo che avevo incontrato, anche lui sì, a uno dei strit festival napoletani, un tizio chiamato Saverio se non sbaglio, i suoi capelli crespi si sono visti anche al mauriziocostanzoshow (prima che mauriziocostanzo si rincoglionisse, e il suo show diventasse stupido e volgare), poeta estemporaneo perché lui, elegante come il fidanzatino di Peynet, ti vedeva e ti scriveva una poesia sul momento… Io quel giorno ero con una mia amica, Simona, una di quelle ragazze che inizi ad amare quando lei già non ti ama più, lui ci guardò e scrisse: «Siete una sola goccia di sangue».

 

 

(lascia anche tu qui traccia di un mondo passato che sta scomparendo, sei ancora in tempo)

 

 

[seguiranno foto illustrative, abbiate pazienza]

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§ 16 risposte a “sono un reazionario, ma per ridere”€. [cit.] (onirorama eccetera)

  • Sgruf0letta ha detto:

    bellissimo post ero con te…sul treno sulla mostra sul set. La foto e le parole. Questo sand sorprendente ;).
    Baci dalla sgru

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  • RosaBentivoglio ha detto:

    Nel momento più cupo della mia adolescenza anchi’io facevo avanti ed indietro sui tram di Roma…Se le carrozze dell’8 potessero raccontare insieme a me quanti visi ho disegnato nella mia mente e quante parole si sono impresse sul mio inseparabile diario… Io lo facevo senza motivo, rispetto a molte altre persone ho sempre pensato che gli autobus o la metro fosse un luogo interessante e un posto dove poter pensare…
    beh sei libero di pensare che fossi pazza!

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  • bambinodellestelle ha detto:

    Ciao Sand. Bel blog.

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  • ailingamelie ha detto:

    Ciò che è sorprendente nelle cose che scrivi è l’incredibile quantità di nessi mentali che riesci a produrre! ma come fai???
    magico sand.

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  • sand ha detto:

    grazie mille, sgru… baci anche a te, la prossima volta che sei con me presentati. 😉

    rosa, e perché mai dovrei pensare che sei pazza?! 🙂 amo le metro anch’io, su ogni persona che vedo nel mio vagone comincio a fantasticarci su… il mio sogno sarebbe fotografare tutti passeggeri, ma sono ancora troppo timido per adesso… e così mi accontento delle parole.

    ciao a te, bambino delle stelle! 🙂 la qui presente amélie mi dice che ci conosciamo. e in effetti appena ho letto quel nick ho pensato alle zucchette…. e non perché ieri era halloween. 😉

    cara amélie, magico non me l’aveva mai detto nessuna! novello houdini prendo e porto a casa. =) come faccio? mah, sarà la rimanenza delle droghe passate!! ahah 😛 e troppo tempo perduto appresso a cinema, libri e musica. naturalmente. 😉

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  • bambinodellestelle ha detto:

    Quando si hanno gli stessi gusti musicali il mondo è ancor più piccolo 🙂

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  • lazarzamora ha detto:

    Sand, sono asia, finalmente mi sono registrata!
    mi piacerebbe tantissimo vedere la mostra a cui sei stato, sono sicura che mi piacerebbe… e poi mi incuriosisce questo Anacleto Rossi. 🙂

    devo dire che a volte mi perdo nelle tue parole… 😉

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  • katana78 ha detto:

    post lunghissimi …ma se un post è come questo…bhe allora è proprio necesseraio che siano lunghi perchè nn ci si stanca a leggerlo…em cmq devo appuntarmi da qualche parte di tonare per la seconda parte mi sono fermata al treno e alla mostra..

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  • sand ha detto:

    grazie katana… in realtà non sono i post a essere lunghi, è il carattere a essere grande! è tutta un’illusione ottica! 😛

    asia, ahhh, non ci credo, ti sei registrata! sono arrivato a tanto… poi mi spieghi che significa il tuo nick, eh! 😉
    (anacleto magari te lo masterizzo e te lo mando)

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  • CommBasettoni ha detto:

    logorroica sbrodolona il patetico resoconto delle tue malinconie metropolitane non fa di te una persona 1.sensibile 2.intelligente 3.buona, bensì una pendolare che si fa un pò tanto i cazzi degli altri.

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  • butterflywinged ha detto:

    lucio, se non ti scoccia leggo e commento a puntate. dunque, paragrafo primo: ken follet ha il grave difetto di usare descrizioni sempre uguali per qualsiasi cosa di cui stia parlando, un po’ come stephen king, ma i pilastri della terra non è male. nemmeno il terzo gemello, leggendolo a 14 anni rimasi sopresa (allora piacevolmente) dal fatto che citasse i nirvana a un certo punto. ma magari mi piacque solo per quello (eh sì, ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio ed io non mi sono mai preoccupata di nasconderli poi tanto) e col senno di poi non saprei dire.

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  • recel ha detto:

    commbasettoni, ma sand è un maschietto, sai?
    ed è anche tutte quelle cose che tu ignori…

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  • lazarzamora ha detto:

    hai visto che alla fine ce l’ho fatta?!
    Zarzamora significa mora di rovo in spagnolo, è una canzone di composta da Rafael de León, poeta andaluso.
    Fu cantanta anche da Lola Flores. io adoro questa canzone e le sue parole.
    Come puoi ben capire mi sono data al flamenco, ai tanghi e al paso doble! ecco perchè mi interessa tanto Anacleto Rossi 🙂 Se me ne fai una copia sarò felicissima di ascoltarlo…

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  • sand ha detto:

    rob, a me i pilastri piacque per l’argomento, le cattedrali, il medioevo, eccetera… e lo stesso discorso vale per king, che da “piccolo” ho letto parecchio… appunto all’epoca ero troppo “piccolo” per badare allo stile, ma credo che se rileggessi questi libri adesso troverei il loro stile abbastanza…. ehm…. “noioso”. (vedi codicedavinci, ma anche l’alchimista di cohelo). diciamo che le storie vanno pure, è lo stile che non va. (cmq i nirvana, anche se da ridimensionare, non li definirei uno scheletro… la loro parte l’hanno fatta, alla fine)

    asia… non ci credo!!! 😛
    eppure ti ci vedo a ballare il tango…. io cmq l’andalusia l’ho visitata, è una terra bellissima. cordova, siviglia, granada, salamanca…. adesso cerco questo poeta, poi nei prossimi giorni ti scrivo.

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  • anonimo ha detto:

    bene torno dopo 10 gg di computer scassato. Quindi sei stato a napoli, a vioa tribunali poi, e non ti sei fatto sentire, allora bisogna incazzarsi? 😉
    pensa che una volta in una piazza di un paesello della basilicata ho visto veramente una topolino e da quella topolino è veramente sceso un tipo vestito all’antica, ma non sognavo e quel tipo era Capossela (che stava con rumiz e una fotografa per un pezzo di repubblica; come ho scoperto poi)
    3 Certo che postare un commento come quello del bassettoni fa un po’ incazzare. Spero che tu non conosca sand.
    Lu’ ma hai rotto le scatole a qualcuno ultimamente 😉
    Ciao MrJones

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  • sand ha detto:

    mr. jones!
    in effetti quella volta che sono uscito è stata un’improvvisata, ma adesso sono più libero e anzi la settimana prossima scendo a napoli (devo andare alla biblioteca nazionale) e potremmo vederci. ti chiamo.
    di capossela che fotografava vecchietti a rapone ne avevi già parlato e quando ho poi letto il pezzo su repubblica (linkato anche qui) ho collegato le due cose e sappi che ti ho invidiato, e non poco. sigh!

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