attendiamo mappe dalla cracovia. (nel frattempo baciatevi baciatevi)

17 settembre 2006 § 14 commenti

L’altro giorno è stato un giorno strano. Ci ho messo due ore e mezza per fare circa venti chilometri. Dovevo andare a San Giorgio a Cremano (per il Kaleidoskope Festival 02), la strada pareva semplice, eppure a volte capitano cose strane, si continua a girare in tondo, sbagliare strada, svincolo. Non se ne capisce bene la ragione.

Un po’ come quella volta che andai a vedere Beck, anche lì fu incredibile, un incubo, sudori freddi. Continuavo a girare intorno, ero vicino, ma non ci arrivavo.

(A causa di ciò mi persi anche gli amati Raveonettes, ahimè.)

Ecco anche l’altro giorno è stato così, ma forse un po’ meglio fortunatamente.

Forse anche perché era giorno.

Comunque ho ufficialmente litigato con superstrade e uscite autostradali.

 

Parto di casa già con il mal di testa, sono le 16.40 circa, ma ho le mie indicazioni scritte, San Giorgio è vicino, non dovrebbe essere difficile ad arrivare. Quanto ci vorrà, mezz’ora al massimo.

E invece no.

Sbaglierò strada più volte, al primo svincolo mi fermerà la polizia, vedrò un incidente mortale di un motociclista, arriverò addirittura al centro di Napoli e poi tornerò indietro perché un simpatico benzinaio si rifiuta di darmi un’indicazione, pagherò circa 10euro di autostrada, di cui 3euro rubati da una fottuta macchinetta automatica.

Arrivato a San Giorgio (enorme! e chi se lo immaginava) girerò un po’ di volte per trovare parcheggio e finalmente arriverò in villa, dove scoprirò che la cosa era iniziata con qualche ora di ritardo (viva la napoletanità!); mi metto a sedere, saluto J., A..

A condurre l’intervista ai Matmos c’è P. N., il ragazzo con cui ho collaborato per il pezzo sul Neapolis, finalmente lo vedo, per scoprire che in realtà lo avevo già visto in disparate occasioni, anche all’università. Lui mi saluta, io vorrei pure presentarmi, ma non ne avrò l’occasione.

Nell’intervista vengono citati vari autori che non conosco, ma come al solito la mia mente vaga troppo per cogliere qualcosa d’interessante. Eppure di cose interessanti ce ne sono eccome, i Matmos sono delle persone molto intelligenti. Va bene, vorrà dire che cercherò di recuperare la videocassetta da A.

Comunque alla fine riesco a entrare gratis almeno, D. e G. decidono di non farmi pagare.

Visto che ho pagato quasi 10euro di autostrada direi che tutto torna, no?

 

Il concerto dei Matmos è un gran concerto. Loro sono in due ma sul palco vengono coadiuvati da una Zeena Parkins (camuffata da una parrucca nera, rispetto al suo live di poco precedente di cui poi si parlerà) e da un chitarrista di cui ignoro il nome. Uno dei Matmos, Drew il moro, si occupa del tappeto elettronico, beats&loops insomma, l’altro, il biondo Martin, produce musica concreta, maneggiando oggetti tra i più disparati da cui trae i suoni più vari.

I Matmos sono famosi proprio per questo in effetti, fare una musica che unisce l’elettronica a “rumori” presi dal vero; così, a seconda dei “rumori” sfruttati, ogni loro album sembra assomigliare a un concept: oggetti in sé, il mito del vecchio west, la medicina (la chirurgia plastica, l’eterno memento mori), la guerra civile americana, gli intellettuali di ogni tipo.

Il lato più spettacolare del loro concerto è proprio quello di Martin perché, sì, i Matmos dal vivo suonano, non mettono semplicemente le basi. E allora ecco Martin alle prese con un palloncino che si sgonfia, un tubo di plastica, del ghiaccio secco, dei petali (e anche dei mazzi) di rosa. Ogni cosa viene usata e reinventata allo scopo di creare musica.

Certo, probabilmente niente di originale, la musica concreta è una musica di futuristica memoria, quando i fischia(n)ti e rivoluzionari “intona-rumori” erano davvero qualcosa di straordinariamente mai visto et sentito, eppure i Matmos coinvolgono e stupiscono non solo un certo tipo di pubblico, ma anche quell’altro tipo, di pubblico.

Basti dire che al concerto è presente pure quel fighetto di Paolo Sorrentino, “appassionato di musica elettronica” si definisce, e questo appunto è tutto dire.

La scaletta del concerto attinge soprattutto al materiale più recente, ovvero vengono presentati e suonati pezzi presi soprattutto dall’ultimo disco dell’elettronico duo, disco titolato a seguito di una frase di Ludwig Wittgenstein, e le danze vengono aperte da uno scritto di Valerie Solanas provocatoriamente declamato da una rabbiosa Parkins.

È uno scritto contro l’uomo (inteso come genere maschile), di cui la frase più gentile è «L’uomo ha un cromosoma incompleto, è un aborto che cammina, quindi non serve a nulla», o qualcosa del genere.

Si passa poi ai più delicati, eppure possenti e voraci, mazzi di rose (di cui sopra) del filosofo austriaco, fino ad arrivare, attraverso ghiaccio e pezzi più vecchi suonati al triangolo, in una lontana terra burroughsiana, terra i cui ipnotici fumi d’oppio rischiano di stordire pesantemente.

Il concerto dura un’ora scarsa, ma l’impressione è stata quella di un lungo viaggio.

Nessuna foto è stata scattata, come se si fosse inchiodati alla sedia, troppo affascinati per fare anche solo un passo. È per questo che ci si affida alle parole, per ricordare.

Prima dei Matmos c’è stata Zeena Parkins, a riscaldare l’ambiente… o a raffreddarlo, dipende dai punti di vista. Zeena, le cui infinite collaborazioni vanno da Björk (ma anche gli stessi Matmos, del resto) fino alla Gioventù Sonica, è sola in scena, sola con la sua piccola arpa di produzione probabilmente artigianale, arpa su cui sono montati una serie di pick-up per chitarra e il cui suono viene riprocessato da una serie di effetti, non più solo per chitarra a questo punto.

Zeena pizzica le corde con le dita, talvolta le sfrega con una piccola catena, e ne tira fuori suoni aspri e ostici, ostici anche per l’orecchio più affinato e abituato a tali sonorità, sì.

In questi casi un grosso rischio è la noia, ma la Parkins è brava a non strafare e suona per non più di una mezz’oretta, senza cadere in quella che sarebbe poi sembrata una vuota masturbazione fine a se stessa. Di lì a poco raggiungerà poi i Matmos, di cui si è già scritto.

Ma prima ancora della Parkins c’era stato un trittico di gruppi napoletano (Ether – Kiò – Retina.it) che s’è diligentemente alternato sul palco, creando un flusso ben variato di corpi sonori elettronici.

Il corpo umano è quello che sta al centro del progetto Kiò infatti, non foss’altro perché in scena ci sono due attori, lo spiritato Michelangelo Dalisi e una da lontano irriconoscibile Monica Nappo, il cui canto notturno doppio risulta ben incorniciato dalle basi elettroniche amalgamate da Marco Messina, ex della posse più famosa di Napoli (e non solo).

Vengono declamati giornali, poesie, libri, parole… critiche e moderne.

A un certo punto il destino di una minestra di farro, da rigirare costantemente perché non si attacchi, si incontrerà/scontrerà con il destino della popolazione palestinese vessata dallo stato israeliano; il tutto mentre un maialino rosa fatto di peluche e plastica ci osserva appollaiato su una spia, facendo suo il nostro sguardo e ricambiandolo.

Signore e signori è questo, il mondo moderno.

Molto diversa – ma non per questo assolutamente disprezzabile – risulta invece l’offerta dei Retina.it (senza Marco Messina, e quindi non Resina) che propongono una musica elettronica serrata e tesa i cui veloci battiti sconfinano quasi nell’industrial, talvolta, e quella degli Ether, un trio che si fa apprezzare per atmosfere lounge (ma anche hip-hop) e allo stesso tempo inquietanti, quasi si stesse vedendo un film di David Lynch.

 

Naturalmente il concerto di Vinicio Capossela, due giorni prima, è stato molto diverso, e per atmosfera e per musica.

Un concerto partito male, con un Capossela scocciato che come un bambino capriccioso si lamenta dei tecnici che gli hanno rotto l’organetto Farfisa e la chitarra elettrica. Non riesce a suonare, si agita, va avanti e indietro, nervoso, e su e giù dal palco. Interromperà anche Lanterne Rosse, non si ricorda parole e/o musica, e gli spartiti non ne vogliono proprio sapere di stare fermi.

«Non c’è niente da ridere, ragazzi», sibila un Capossela fumante di rabbia a un pubblico divertito prima, ammutolito poi.

Va bene, si passa al prossimo pezzo. Corvo Torvo, e mai pezzo fu più appropriato.

A un tecnico che si avvicina per fissargli il microfono, Capossela gracchia e mulina le braccia come ali, impazzito, proprio come un corvo torvo. Non vorrei essergli stato vicino quel momento, sai l’umiliazione. Si sa come sono questi folletti pazzi.

Capossela si gratta di continuo, dev’essergli venuta la rabbia, nomina il nome di Cristo invano e fuma addirittura, cioè io non lo avevo mai visto fumare sul palco.

«Anche al vulcano lì di fronte gli piacerebbe fumare, sicuro», dice tirando una boccata con soddisfazione.

Vinicio stasera è quasi cattivo, rancoroso quando rifiuta applausi e cori, perché è lui la stella, e nessun altro, e quando ancora una volta interrompe un altro pezzo per ordinare di non fare foto.

«Affidatevi al ricordo, signori», dice severo.

Poi si parte in direzione della signora Luna (via Mosca, naturalmente: «Adesso faccio un pezzo techno-porno», ci avverte il nostro simpatico astronauta post-sovietico e posticcio), e il concerto comincia a riprendersi, a carburare come una vecchia volvo, e vedere Vinicio finalmente sorridere felice e fare il pagliaccio è impagabile. Deve essere l’alcool biondo, bevuto in quantità, a sciogliere Vinicio, e a renderlo il peronista convinto e buffone che è, e poi il calore del pubblico, certo.

La bolgia si scatenerà (infine) durante la marcia verso il camposanto infatti, così come è lecito che sia, e nessuno riuscirà più a mantenersi seduto e a rimanere lontano dall’uomo vivo e buffamente benedicente.

Beata gioventù!

I concerti di Vinicio sono sempre così, partono epici e lenti, e poi il delirio.

Il vero Vinicio è quello dei bis, quello ormai completamente ciucco di birra e di chissà cos’altro e totalmente gioioso, quello che canta Che Cossè l’Amor senza mai ricordarsi – e dico mai – le parole, quello che si mette a suonare pezzi popolari virandoli mariachi anche se forse li ha provati solo una volta prima, quello che si versa liquidi non ben identificati in testa, quello che finisce all’1.35 circa con l’inno alcolico ai musicisti da bar, ma invitando sempre tutti a guidare con prudenza, premuroso, alla volta di Ciccillo naturalmente.

Questa sera ho visto un Vinicio strano e magnifico che prima si è negato e poi si è dato tutto, con perle quasi mai suonate, conscio che il destino crudele è sempre dietro l’angolo, pronto a ghermirti e prenderti per sempre, così come s’è preso Leandro Misuriello, il povero bassista di Carmen Consoli (che avrebbe dovuto suonare la sera stessa in altro loco, ma sempre a Caserta) a cui un serio e commosso Capossela ha dedicato in fine il concerto tutto.

 

Ancora più diverso è stato il concerto di Paolo Conte, i biglietti per il quale li si è dovuti conquistare con grinta e decisione.

Ambientato nella magnifica cornice dell’Arena Flegrea (si dice sempre così, ma quanto scomode sono quelle gradinate!) il concerto è stato inevitabilmente un po’ “freddino”, vista la distanza tra pubblico e musicisti. Ma le canzoni sono belle lo stesso, e l’acustica è perfetta (anche questo si dice sempre, e in effetti è proprio così).

Paolo Conte ci accompagna per un’oretta e mezza in un mondo – il mondo di Razmataz – fatto di jazz e di anni ’20, quando le donne ballavano freneticamente balli luccicanti di lustrini e di paillettes, e gli uomini erano gentiluomini duri ma gentili. All’incontrè oggi viviamo in un mondo dove gli avvocati la fanno da padrone, e le parole d’amore sono scritte a macchina. Il passo è quindi claudicante, e non si ha nemmeno più voglia di andare al cine (za-za-za-za-za-zà).

Dove sono andate a finire le nuvole?

Che voglia di piangere ho.

 

Ma, in verità vi dico, il concerto che avrei voluto vedere più di tutti è quello dei Tv On The Radio; anche se il loro secondo disco mi ha deluso abbastanza, il primo (Desperate Youth, Blood Thirsty Babes… che titolo!!!) rimane comunque un capolavoro.

Non ci sono potuto andare, perché a Roma erano il giorno del matrimonio di D., e per Bologna non ho trovato nessuno.

Così sono andato in Puglia per questo matrimonio, due giorni, e tra viaggio e regalo non voglio nemmeno scrivere quanto ho speso perché me lo voglio proprio scordare, cosa non si fa per gli amici eh.

Io mi sono perso un concerto a cui tenevo molto (che dico molto, moltissimo!) e ho speso una barca di soldi, fesso che sono.

Che poi Vinicio lo continua a ripetere: «La vita è bellissima… e poi ti sposi!».

Quanta ragione che c’hai caro Vinicio, maestro di vita!

Quest’anno sono al quarto matrimonio, ne sono in vista altri due e già non mi sento tanto bene.

Che cazzo vi sposate a fare tutti? …Sìsì, tutta invidia la mia.

Poi dice che uno inizia a soffrire di solitudine, con tutti questi amici che si sposano.

Questi amici che sembrano degli adolescenti, per come ancora parlano delle donne, delle ragazze, questi ricchi amici berlusconiani che mettono in mostra lo scontrino di ogni cosa comprata, questi amici carabinieri dentro (e anche fuori) che ti classificano come «eversivo» o, peggio (per loro), «nannimoretti», solo perché ti sei fatto crescere la barba (che manco a farlo apposta è uscita pure rossiccia!).

Al giorno d’oggi uno non è nemmeno libero di farsi crescere la barba.

 

D’altronde Vinicio ha detto pure un’altra cosa riguardo ai matrimoni, qualcosa che aveva a che fare con la falsa testimonianza, ma non ricordo bene, però poi ha continuato parlando di riso, quello da matrimonio e quello vero, riso che non ammuffisce mai… mah, chissà cosa voleva dire.

Non ricordo e perciò mi fermo qui.

 

 

 

 

 

p.s.: Ma quindi la notte bianca di Roma consiste nel camminare a vuoto per ore facendosi largo tra migliaia di persone?

Bastava dirlo subito che la commozione sarebbe arrivata solo con il Vinicio finale che ovunque protegge e all’alba vincerà.

Annunci

§ 14 risposte a attendiamo mappe dalla cracovia. (nel frattempo baciatevi baciatevi)

  • sand ha detto:

    chi legge per intero, batta un colpo! 🙂

    Mi piace

  • mozzie ha detto:

    toc toc! che invidia! quanti concerti! però dì la verità,dai,la barba l’hai tinta di rosso moretti ,eh?

    Mi piace

  • sand ha detto:

    ahhhh cara mozzie, mi sa che sei stata l’unica ad esserti sorbita tutto! grazie! 🙂 ho visto vari concerti sì, però c’è da dire che questo è anche un periodo di magra… chissà quando riaprirà il duel! cmq vedi che dalle tue parti stasera inizia adunata sediziosa, ingresso a sottoscrizione. forse che sabato ti può interessare caparezza? c’è anche alea, una rapper molto brava (già) vista al neapolis. (tingermi di rosso la barba?!? aspirerei al blu in realtà!! 😛 ) (seconda parentesi: un giorno risponderò a tutte le mie mail arretrate, abbi fede!)

    Mi piace

  • FridaFriday ha detto:

    c’ho messo quei 12 anni per leggere tutto.

    ma quante cose fai, ma a quanti concerti vai, ma quanto tutto fai! [e.. ma quanto scrivi!]

    di sicuro non ti sei annoiato.. ma ‘sta zeena parkins com’è? mi procurerò qualcosa!

    uh se non le dispiace l’aggiungo tra i miei link 😉

    Mi piace

  • sand ha detto:

    ah, povero frida anche tu ti sei sorbito tutto! 🙂

    è che a volte capitano questi giorni impegnati di fila che coincidono con attacchi di grafomania compulsiva… comprendi che devo tentare di sfruttare al meglio queste fortunate coincidenze! 😛

    zeena parkins non so, dal vivo è stata strana, seppur interessante… non mi ha proprio convinto del tutto… però certo, devo sentirla su disco per un parere preciso. anche io non ho mai ascoltato niente, di lei.

    ah, ti linkai anch’io!

    Mi piace

  • butterflywinged ha detto:

    ho letto tutto perchè sei una delle pochissime (l’unica?) anima gentile che si sorbisce i miei mega-post per intero (credo)
    però ho dovuto mettere in moto tutti i miei neuroni, ne sono spossata e adesso non mi vengono commenti intelligenti. più che mandarti un bacio non posso fare. ciauu..

    Mi piace

  • sand ha detto:

    ahah rob, scusa se ti ho fatto affaticare i neuroni!! cmq grazie! 🙂

    Mi piace

  • butterflywinged ha detto:

    per te questo ed altro 😛

    Mi piace

  • anonimo ha detto:

    io posso dirti nel mio piccolo che è stato un peccato grosso perdere i raveonettes, hai visto sicuramente gruppi più grossi ma personalmente loro sono uno di quelli che vedrei una volta a settimana
    junkiepop

    Mi piace

  • sand ha detto:

    sì lo so, m’è dispiaciuto molto perderli…. shit happens. 😦
    spero che ripasseranno da queste parti, un giorno.

    Mi piace

  • katana78 ha detto:

    ..IO NON CE LA FACCIO A LEGGERE TUTTO MI SPIACE , SAI IERI IN PISCINA HO DIMENTICATO GLI OCCHIALINI E HO GLI OCCHI ARROSATI PER VIA DEL CLORO :O) CMQ LA NOTTE BIANCA ANCHE PER ME è STATA UNA GRAN FATICATA E DELUSIONE E MI SONO PERSA PUTROPPO ANCHE VINICIO :O(

    Mi piace

  • sand ha detto:

    vabbè allora torna quando gli occhi saranno più riposati, io qua sto… ma la prossima volta non urlare, per favore! *ouch* 😉

    Mi piace

  • katana78 ha detto:

    em.. ok cercherò di scrivere in silenzio..non è che urlo, ora non voglio inventare un’altra scusa come quella degli occhialini(em.. non era un scusa) giuro…però quando sono a lavoro devo per forza scrivere ad alta voce per intimorire i clienti e farci pagare… ;o)

    Mi piace

  • sand ha detto:

    essì, se uno non urla e mò li vede i soldi… lo so, lo so.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo attendiamo mappe dalla cracovia. (nel frattempo baciatevi baciatevi) su granelli.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: