Traccia bonus, inedita et incompiuta. (ovvero qualche film dall’anno scorso)

29 giugno 2006 § 11 commenti

sunset boulevard
(Prefazione minima: parlando in generale dei film, una cosa che mi ha colpito è che nel Concorso “Euromed”, ovvero film arabi/egiziani/iraniani/albanesi/serbi/bosniaci, insomma “extracomunitari”, come piace dire ad alcuni simpaticoni, c’era sempre quest’idea da cartolina dell’Italia come meta agognata e terra dei sogni… Ora io mi chiedo: questa povera gente che sogni potrà mai trovare qui, se sogni non ne sono rimasti neanche per noi? Vabbè, malinconia portami via.)
 
 
 
Giovedì 9 giugno 2005
 
Ore 16.00: This Is An Adventure (Making of The Life Aquatic) (USA 2005, 52 min./colore)
Arrivo di buon’ora (ma davvero?) per il mio primo giorno di festival soprattutto per questo documentario: il film in questione (Le avventure acquatiche di Steve Zissou) è uno dei più divertenti che mi sia capitato di vedere ultimamente. Ma purtroppo questo documentario è una mezza delusione. Troppo sfocato? Mancanza di sottotitoli in italiano? Chissà. Comunque l’ho visto pure già un po’ iniziato.
Ore 17 (circa): Le formiche di Domenico Cantore (Italia 2004, 60 min./colore)
Ovvero quando ti vergogni di essere napoletano (in tutti i sensi). Eppure l’idea non è male: un piccolo nucleo di terroristi pianifica l’omicidio di un ingegnere implicato nella costruzione di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti, così recita il catalogo. Peccato che il tutto sia girato come Un posto al sole in versione neomelodica. Insomma, il peggio del peggio. Sono così imbarazzato che me ne esco dopo dieci minuti.
Orario imprecisato: Guerre Stellari (l’ultimo capitolo, le info le conoscete tutti no?)
Entro giusto in tempo per rendermi conto che i polpettoni soap li sanno fare pure al di là dell’oceano (però sono più bravi), ed esco per avviarmi al prossimo film. Però mi becco cinque minuti di primo piano (gigantesco) della mia amata Natalie Portman al massimo del suo splendore. Mica fichi.
Ore 18.30: Formaggio e Marmellata di Branko Djuric (Slovenia 2003, 90 min./colore)
Il primo dei vari film dei nostri vicini di mare che mi capiterà di vedere in questi cinematograficamente lunghi giorni. Questi sono film che hanno un sapore diverso, lo sguardo è più puro, qualcuno direbbe più povero, io preferisco dire più sincero. Ricordiamoci del nostro neo-realismo. C’è una coppia, lui bosniaco, lei slovena, che deve mandare avanti la casa: lei si scopre incinta, lui è uno scansafatiche sempre in pigiama, lei torna dai genitori che non lo vedono di buon’occhio, lui inizia a cercare lavoro. Si troverà immischiato in loschi affari di gente che specula sul sogno (di cui si parlava sopra) della povera gente di andare in Italia, coi soliti banditi “tarantiniani” (ormai un aggettivo a sé). Il regista all’inizio ci ha avvertito che questa è una storia che potrebbe succedere in qualunque sud del mondo. Ripeto, ricordiamoci del nostro neo-realismo. Commovente.
 
 
Venerdì 10 giugno 2005
 
Ore 16: Il volo di Theo Angelopoulos (Grecia 1986, 120 min./colore)
Èil primo dei film che vedrò della retrospettiva dedicata al regista greco. Un film che parla di partenze o, meglio, fughe: un anziano insegnante che fugge dalla sua vita, una giovane che fugge da se stessa. Le loro strade s’incontrano e si farà un pezzetto di strada insieme… Ma partire è sempre un po’ morire, è scontato dirlo.
Ore 18.30: Amo il cinema di Ossama Fawzi (Egitto 2004, 125 min./colore)
Sicuramente uno dei film più belli del festival, film autobiografico che racconta l’iniziazione cinefila di un ragazzino nell’Egitto degli anni ’60. Un film corale (oltre al ragazzino ruolo predominante hanno il padre bigotto e la madre artista repressa, nonché i vari parenti) bellissimo ed emozionante che ricorda molto il Woody Allen di Radio Days, con il cinema al posto della radio però, ma anche un certo Francois Truffaut, per le varie e divertenti monellerie di Naeem, il ragazzino protagonista.
Ore 20.45: La mia vita a Garden State di Zach Braff (USA 2004, 109 min./colore)
Film neo-generazionali come Donnie Darko e Le regole dell’attrazione iniziano a fare i primi proseliti, e dal punto di vista delle storie e dal punto di vista delle soluzioni filmiche, e questo Garden State né è la dimostrazione lampante. Il film alla fine è carino, storia bella anche se scontata, qualche simpatica trovata e la piccola Natalie Portman nelle panni di una smorfiosetta amabilissima come al solito, peccato che poi si scada troppo nel buonismo stile MTV.
Ore 22.30 End Of The Century: The Story Of Ramones di Jim Fields e Michael Gramaglia (USA 2003, 110 min./colore)
We Are A Happy Family, yeah, recitava il titolo di uno dei dischi dei grandi Ramones. Peccato che vedendo questo documentario (non film!) altro che happy family, qua pare si odiassero tutti: Dee Dee drogato ed egocentrico come non mai e Johnny il fascista che ruba la ragazza al sensibile Joey, il più dolce di tutti. Un documentario molto bello, a tratti toccante, perché alla fine questa è la storia di come un ragazzo timido e brutto, sofferente di sindrome ossessivo-compulsiva, riuscirà a diventare una grande rock’n’roll star. Sei il più grande di tutti Joey, rimarrai per sempre nei nostri cuori. Sul fatto che un dvd del 2003 ormai acquistabile in tutte le feltrinelli/fnac d’Italia venga spacciato per film in anteprima (!!!) meglio calare un velo pietoso. Peccato che l’affacendatissimo proiezionista non ci abbia fatto vedere anche i contenuti speciali. Gabba Gabba Hey!
 
 
Sabato 11 giugno 2005
 
Ore 12.30 (circa): Alta Tensione di Alexandre Aja (Francia 2003, 85 min./colore)
Qualcuno ha addirittura parlato di surrealismo e Buñuel per questo film, ma io non credo ci sia tanto da esaltarsi. Qualche buona scena sanguinolenta c’è pure (vedi il progressivo insanguinarsi dell’armadio a causa dell’omicidio che avviene fuori campo… davvero terrificante) e c’è anche parecchia sporcizia alla Texas Chainsaw Massacre, quanto basta, però l’impressione finale è che il tizio o abbia finito i soldi o a un certo punto, non sapendo come chiudere, abbia fatto finire il film nel modo più semplice (e stupido) possibile, e tanti saluti alle incongruenze (e non solo quelle finali: la tizia ha un lettore mp3 e non un cellulare per chiamare aiuto?!). Qualcuno obietterà che il genere horror non richiede coerenza e io sono pure d’accordo, però qui si raggiunge il colmo. Un’ultima cosa: tanti complimenti alla canzoncina italiana scelta… ottimo gusto davvero.
Ore 14.00: 9 Songs di Michael Winterbottom (Gran Bretagna 2004, 88 min./colore)
Un “film” che si potrebbe definire ridicolo se non fosse così noioso, algido, raggelato e raggelante. Il vero scandalo sta nel fatto che siamo costretti a vedere questo gran “capolavoro” annunciato su un dvx (questo ha mandato la casa di produzione… sarà legale?), per di più anche difettoso, altro che sesso esplicito. Un film che alla fine si riduce nel vedere questi due tizi (peccato mancassero anche i sottotitoli, sono sicuro della genialità delle loro conversazioni…) che o scopano o vanno ai concerti, ma il problema è che il film non regge né dal punto di vista sessuale (che palle! se uno vuole vedersi qualche buona scopata tanto vale fittarsi un pornazzo!) né dal punto di vista musicale (qualche cosa buona c’è pure, ma per la maggior parte è semplice mainstream). Da buttare, veramente. Credo che qui in Italia non lo distribuiranno mai e se i soliti intelligentoni diranno che è perché siamo bigotti, pazienza. Comunque per chi ci tiene a vederlo può sempre chiedere alla casa di produzione il dvx (magari non difettoso, ché purtroppo io mi so’ perso qualche fantastica scopata…).
Ore 15 (circa): Danny The Dog di Louis Leterrier (Francia/Gran Bretagna/USA 2005, 103 min./colore)
Un gran bel film d’azione che non disdegna i (buoni) sentimenti però. La storia di un ragazzino rapito da piccolo («Bisogna prenderli da piccoli…», insegna il bastardo di turno) e allevato come un cane a difendere il padrone (il bastardo di cui sopra) non appena questi gli toglie il collare. Ma la musica salva («I sogni non mi sono mai piaciuti», ripete il solito bastardo), e il ragazzo rinasce alla vita grazie all’aiuto di un vecchio e di sua figlia che gli insegnano a vivere partendo dall’abc. Una favola moderna che acquista quel qualcosa in più grazie al magnifico Jet Li, un dolcissimo Buster Keaton delle arti marziali.
Ore 16.30: L’addormentato di Yasmine Kassari (Belgio 2004, 95 min./colore)
Un uomo deve partire alla volta di un paese lontano per poter tornare con quella dignità che nel suo paese di origine non gli è permessa, una donna deve addormentare il feto che porta in grembo nella speranza che il padre ritorni da suo figlio. L’emigrazione in questo film è una videocamera, un videoregistratore, una videocassetta… per mantenere un contatto.
Ore 23 (circa, visione casalinga) La scuola del grande maestro di Takis Proietti Rocchi (Italia 2005, 9 min./colore)
Come se non bastasse un’intera giornata al cinema, me ne torno a casa e mi sparo questo simpatico corto distribuito gratuitamente su dvd dal regista stesso (complimenti per lo spirito d’iniziativa!). Si tratta di uno strano meta-film (vincitore nel 2005 del primo DAMS Film Festival di Roma, tra l’altro) che racconta la storia di un regista che gira un film sulla storia del Grande Maestro (di arti marziali) e che deve vedersela con certi produttori rompiscatole. Girato in un giapponese inventato e con attori che indossano tutti buffe maschere di animali come se fosse la cosa più normale del mondo, questo corto si presenta fresco e simpatico e ricco di trovate originali. Davvero carino.
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