Sguardi diversi, terre lontane e straniamento. (06/06/2006)

29 giugno 2006 § Lascia un commento

u-carmenAnche il secondo giorno del Napoli Film Festival parte in ritardo, come parte in ritardo qualsiasi cosa abbia a che fare con l’università (italiana); infatti gli incontri fatti a prima mattina – “Parole di Cinema” – sono organizzati da un prof universitario appunto, e la platea è perlopiù composta da studenti: prima della proiezione del film bisogna mettere la firma per dimostrare di aver seguito la lezione, e così la proiezione inevitabilmente slitta di una buona mezzora.
L’ospite di questa mattina è Ugo Gregoretti, ovvero la mitica “G” finale del film a episodi Ro.Go.Pa.G., e anche il film (suo) proiettato questa mattina è un film a episodi, come si era solito fare negli anni ’60, per risparmiare, spiega il regista stesso.
Il film si chiama Le belle famiglie (Italia/Francia, 1964), e il tema declinato è appunto quello della famiglia, il registro è soprattutto ironico, se non grottesco; insomma questo è un film comico, tanto è vero che nell’ultimo episodio, in quella che sarà una delle sue ultime apparizioni su grande schermo, fa la sua comparsa anche Totò.
Oltre a lui i protagonisti dell’episodio in questione sono un piuttosto giovane Jean Rochefort (nella parte di un fantino malato che – ironia della sorte – non può non ricordare la sfortunata lavorazione del film – rimasto purtroppo incompiuto – di Terry Gilliam su Don Chisciotte) e un’ancora piacente Sandra Milo nella parte di una donna che riesce ad amare (giulivamente come solo Sandrocchia avrebbe potuto fare) solo amanti malati e/o moribondi; poi c’è un episodio che parla di teutoniche coppie aperte e relativo scandalo da parte di un playboy nostrano colpito nell’onore, un episodio che – incredibile per l’epoca – parla di un amore omosessuale, e infine il primo episodio (forse proprio il più divertente) che ci mostra una “piccola meridionale bastonata” interpretata magistralmente da una sognante ed esilarante Anne Girardot alle prese con una famiglia ostile e arretrata.
L’impressione finale dopo aver visto questo film è sempre la solita dopo aver visto film vecchi: perché prima c’erano sguardi così puri e veri? Adesso è tutto così finto.
Peccato che questi “sguardi” non vengano preservati, anche materialmente: la copia proiettata era rovinatissima.
Chissà cosa ha raccontato Gregoretti nel dibattito seguito, purtroppo io sono dovuto scappare: in un giorno particolare come questo (06/06/06), dove per l’occasione sembrava essere tornato l’inverno a Napoli, era d’obbligo vedere un film “satanico”.
Il film visto è El Dia Della Bestia (Spagna, 1995) dello spagnolo Alex de la Iglesia, a cui il Napoli Film Festival dedica un’ampia retrospettiva.
In una Madrid allucinata e sanguinante è il giorno di Natale e secondo i calcoli di un prete studioso di teologia proprio in questo giorno nascerà l’Anticristo. Lui è deciso a trovarlo per poi ucciderlo, e per far ciò cerca di essere più cattivo possibile e le sue svariate malefatte si rivelano piuttosto divertenti. Ben presto per cercare il luogo dove deve nascere il demonio si uniranno a lui, con le buone o con le cattive, un appassionato di death metal obeso e un mago televisivo da strapazzo, mentre nel frattempo Madrid brucia messa a ferro e fuoco da un gruppo di fascisti decisi a ripulire la città.
I nostri alfine riusciranno a invocare il demonio e anche a trovarlo e…
Da segnalare la comparsata di una Maria Grazia Cucinotta del tutto incapace di essere anche minimamente sexy, che poi sarebbe il motivo per cui l’hanno ingaggiata e messa addirittura nei titoli di testa no? Divertentissimo invece Gianni Ippoliti nel ruolo di un produttore senza scrupoli. In definitiva questo film, nella sua estetica da horror b-movie, si rivela assai godibile, anche se forse è troppo lungo e la fine è un po’ tirata via.
Nel pomeriggio invece si torna al concorso sezione “EuroMed” con il film Ryna (Romania, 2005) di Ruxandra Zenide, un film che ancora una volta ci permette – come tutti quelli di questa sezione – di dare uno sguardo a terre che non sono poi così tanto lontane da noi.
La terra di questo film si chiama Romania, dove vive una ragazza chiamata Ryna cresciuta e trattata come un ragazzo dal padre che non ha mai fatto mistero del fatto che avrebbe voluto un figlio maschio. Ma Ryna ormai ha sedici anni e, anche se il padre si ostina a tagliarle i capelli corti, sta diventando donna, così inizia a covare sentimenti di ribellione verso questo padre che pure ama tanto: continua a lavorare nell’officina/distributore di benzina con il padre, però di nascosto coltiva anche la propria femminilità e la passione della fotografia.
Quello di Ryna è ancora un mondo analogico (la macchina fotografica a pellicola, il walkie-talkie al posto del cellulare) ma non è di questo che si lamenta, è dormire nella stessa stanza dei genitori che inizia a starle stretto, vuole andare via e un drammatico evento la porterà infine lontana da casa, verso la sua vita. Un film piccolo ma bello, proprio come la sua protagonista.
Belle e significative anche le citazioni truffatiane (I 400 colpi, Jules et Jim).
L’ultimo film della giornata è l’evento speciale U-Carmen eKhayelitsha (Sud-Africa, 2005) di Mark Dornford-May, ovvero la Carmen di George Bizet (basata sulla novella di Prosper Mérimée) calata – musiche, lingua e tutto il resto – in un sobborgo sud-africano, con tutto ciò che ne consegue. I colori dominanti di questo film sono il rosso degli abiti e della passione bruciante e il nero della pelle dei protagonisti e della morte inevitabile.
Certo può apparire strano, se non straniante, ascoltare voci e musiche liriche in questo contesto così apparentemente lontano da ciò che probabilmente raccontava Bizet, ma forse che l’Amore non è presente ovunque, in ogni epoca e luogo?
E allora è inutile farsi tante domande e operare tanti distinguo, il film – anche se può essere parecchio impegnativo da seguire, ma proprio come tutta l’Opera no? – è bello e le canzoni (con testi adattati al contesto) e le musiche e tutto il resto anche.
Questo è un film che coinvolge e mette gioia e tristezza insieme, proprio come l’Amore, proprio come dovrebbero fare tutti i bei film.
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