Così lontano, così vicino. (09/06/2006)

29 giugno 2006 § Lascia un commento

go westLa quinta giornata del Napoli Film Festival si rivela un po’ fiacca, non solo perché la stanchezza inizia a farsi sentire ma anche perché i film visti (tranne uno, il secondo) non sono poi così tanto belli. Ma, al solito, andiamo con ordine.
Il primo film visionato è quello della sezione studentesca ovvero “Parole di Cinema”: dopo il forfait dato da Castellitto (a cui è dedicata un’altra retrospettiva, “Castellittò”, composta dei soli film francesi interpretati dal nostro) ecco presentarsi all’appello (anticipato) Giuseppe Rocca con il suo Lontano in fondo agli occhi (Italia, 2000) vincitore del Premio Solinas di qualche anno fa (il titolo originale del soggetto era “Il bambino che morì per troppo amore”, se ricordo bene).
Il regista introduce il film dicendo che è un film che non ha né il sapore della Nutella né quello della Coca-Cola, né un americanata né un film commerciale insomma, e ci chiede di avere la pazienza di seguirlo con attenzione.
Al centro del film c’è un bambino il cui padre lavora lontano e non riesce nemmeno a tornare a casa per Natale, il bambino è un po’ triste per questo ma forse segretamente anche un po’ felice, considerato il suo complesso di Edipo non risolto, come spiegherà dopo la proiezione il regista, il quale aggiungerà anche che questo film è una sorta di compendio di suoi ricordi personali, un film autobiografico che nasceva da esigenze e dolori personali (la morte della madre, l’abbattimento della casa natia). E il film è proprio questo, una serie di quadretti familiari, non c’è una storia precisa ma, appunto, vari ricordi: la scuola, la cameriera, le nonne, i cuginetti, le prime esperienze sessuali.
La fotografia è molto calda e bella, qualche trovata autoriale è sparsa qua e là, estemporaneamente, tuttavia il film, seppur suggestivo, alla fine risulta un po’ pesante, forse.
Il secondo film della giornata sarebbe dovuto essere un altro del regista spagnolo de la Iglesia ma purtroppo la proiezione viene annullata, e così si opta per il film in concorso Verso l’Ovest (Bosnia Erzegovina/Croazia, 2005) di Ahmed Imamovic, un film che ci parla di quelle terre così vicine a noi raccontate da un certo Emir Kusturica, ma questo racconto non si svolge proprio alla stessa maniera però.
Qui la guerra viene mostrata in tutta la sua durezza e pazzia e l’odio verso i musulmani in tutto il suo orrore e bestialità, ma il punto di vista del regista è ancora più particolare: egli ci narra la storia d’amore inter-razziale (uno è serbo, l’altro musulmano) di due omosessuali e il loro tentativo di fuggire verso ovest. Uno di loro, il più delicato, si fingerà donna per nascondere la sua circoncisione musulmana.
Sulla via verso l’ovest i due si fermeranno nel villaggio natale del più grande, serbo, ed è qui che il regista mostrerà tutto il male della guerra…
Peccato che la copia del film fosse danneggiata e non si sia potuto andare avanti fino alla fine del film, perché proprio questo è stato il film più bello della giornata.
Il terzo film, Cartoni Animati (Italia, 1997), è un altro della retrospettiva dedicata a Sergio Citti, però il film in realtà è del fratello Franco (qui anche attore) e Sergio collabora solamente.
Il protagonista di questo film è Fiorello, diciamo così, una strana figura di vagabondo che va in giro a regalare sogni (sotto forma di boccette colme di strani liquidi colorati) ai poveracci, perché nella vita è importante sognare; e il film va avanti così, mostrando di tanto in tanto diversi personaggi che vivono in una specie di comune hippie e relativi sogni, e soprattutto tornando continuamente alla strampalata storia di due sposi che non si capisce bene se sono morti o no.
Il film è noioso da seguire e davvero sconclusionato, non c’è altro da dire.
Prima della successiva proiezione ho un’ora libera e ne approfitto per vedere uno dei documentari in concorso per la sezione “Schermo Napoli”: La città perfetta (Italia, 2006) di Francesco Patierno, il regista di Pater Familias.
La città di cui ci parla Patierno è Seul, capitale della Corea del Sud, e questo documentario si rivela interessante soprattutto perché l’approccio è assai originale: il regista sceglie di raccontare la città attraverso non solo le riprese dal vero, ma anche attraverso un montaggio di scene tratte dai film coreani più famosi prodotti negli ultimi anni.
E allora ecco scorrere le immagini di film come Old Boy e relativa trilogia intrecciate a interviste a registi come Kim Ki-duk, e poi parole di gente comune; tra le altre cose si apprende così che la Corea è uno dei paesi più all’avanguardia dal punto di vista informatico e addirittura è molto avanti nel campo della ricerca genetica.
Il documentario si chiude con una fatidica domanda che rimbomba in testa: un giorno i Coreani riusciranno a clonare l’essere umano?
L’ultimo film della giornata è Yolda (Turchia/Bulgaria, 2005) di Erden Kiral, un film che rientra nella retrospettiva dedicata al regista turco Ylmaz Güney; tuttavia questo film non è girato dal regista in questione ma da un suo allievo, come omaggio.
È un film che mostra uno dei tanti trasferimenti da carcere a carcere a cui era sottoposto il regista turco, ed è un film lento anche se si svolge tutto sulla strada (“yolda” significa “sulla strada”, appunto). A seguire la macchina dei poliziotti ci sono la moglie e l’allievo del regista, per sapere dove verrà portato il regista.
Questo è un altro di quei film che ci ricorda come non sempre e comunque sia possibile esprimersi liberamente attraverso il cinema, e non solo. Ma non esiste nessun carcere che possa uccidere la forza sovversiva dei sogni, basta avere pazienza, questo il messaggio finale del film.
Mai dare per scontata la Libertà.   
 
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