Un’offerta che non potevo rifiutare.* [o anche: “Sono figo, so un sacco di cose e scrivo bene.” (ma non ho un lavoro)]

9 maggio 2006 § 13 commenti

Oggi sono stato in un centro commerciale (ogni tanto vado pure a fare la spesa, certo) dove si vendeva cultura a peso, nello specifico libri. Di lato al reparto edicola/libreria c’era questo ammasso di libri ammucchiati uno sull’altro ch’era pure difficile da vederli bene, e in mezzo c’era proprio una bilancia per pesarli, una bilancia da cibo, pure un po’ sporca a dire la verità. Perplesso dalla cosa mi sono incuriosito, e l’hostess di turno (bionda e bona naturalmente, stava leggendo un libro sull’amour) se ne deve essere accorta (di questa mia perplessità) anche se avevo gli occhiali da sole messi per avere più carisma e sintomatico mistero, così mi si è avvicinata e sorridendo mi ha detto questi libri si vendono a peso, 5.50 euri al kilo (mica come l’Adelphi che per 5e50 ti vende un misero librettino striminzito). Tu pesi il libro sulla bilancia e ti esce un adesivo con peso (e relativo prezzo) del libro in questione, proprio come se stessi comprando frutta e/o verdura. Mi sono dato allo scavo.
Già avevo individuato un libro strano, quadrato, senza copertina, cioè piuttosto che titolo e foto/disegno/illustrazione c’erano delle cose scritte con una grafia molto bella e particolare sopra; libro che poi si è rivelato essere un libro fotografico di Björk, la stellina islandese, e non so perché all’inizio ho pensato che fosse un libro a edizione limitata (o fuori catalogo da anni) e io stessi per fare il colpaccio manco avessi trovato l’edizione originale di quella meraviglia che è il Codex Seraphinianus (altro che codicedavinci di quel fesso di Dan Brown!). Tanto che ero eccitato ho pensato addirittura di comprare tutte e due le copie presenti giusto per regalarne una magari (sì, ma a chi? alla prima che passa?) o di rivendere la copia in più su ebay (dice che oggi si fa così e allora volevo provare anch’io il brivido dell’immondo mercimonio speculativo). Il libro tanto per dirvi l’ho pagato 3 euro e mezzo, poi ho controllato su ibs e in originale costa poco più di 20 euro ma è scontato del 50% e non so se è esaurito però no, non ho comprato la copia in più ma ci sto ancora pensando. Ovviamente il momento che mi deciderò a tornare per comprarlo si verificheranno contemporaneamente queste tre cose: 1) sarà già stato venduto, 2) non verrà mai più ristampato e 3) raggiungerà quotazioni stellari su ebay (su cui ho già fatto anche un giro preventivo per vedere se c’è, ma non c’è). La vita va così.
E dire che a me Björk manco piace più di tanto (al test presente nel libro in questione: “Sei ossessionato da Björk?”, io probabilmente raggiungerei punti zero) e qui già sento il coro dei commentatori silenziosi urlare buuuu, non capisci un cazzo di musica, però ammetto che mi piacciono le sue collaborazioni (tra gli altri, sull’album “Vespertine” ) con i Matmos (duo elettronico/gay di cui è appena uscito il nuovo disco con il dolce Antony come ospite d’onore a quanto pare, disco del mese su Blow Up peraltro) e un suo vecchio disco (gling-gló) in cui ancora giovinetta la nostra si dilettava a cantare canzoni jazz nel suo originario idioma islandese… sono il solito snob musicale, è chiaro. Comunque non ritengo Björk totalmente da buttare (come dimenticare quel piccolo adorabile capolavoro di video-musical che è “It’s Oh So Quiet”?) non vi preoccupate (e chi si preoccupa?, penserà la maggioranza silenziosa di cui sopra), è solo che non capisco tutto questo strapparsi i capelli. Comunque.
Il libro (sfogliato mentre ascoltavo il quarto disco del magnifico cofanetto a edizione limitata “Lullabies To Violaine” dei Cocteau Twins, cofanetto che sì che sta raggiungendo quotazioni stratosferiche sul mercato dei collezionisti; però non ho ancora smesso di aspirare al monstruoso cofanetto doppio cd/dvd + libro dei Kraftwerk di cui posseggo solo il doppio dvd per adesso, ma che suoni/toni devono usare per avere tali effetti sulle mie sinapsi?) comunque è bello, pieno di foto (Araki, Mondino, Corbijn, CunninghamGondry eccetera eccetera), ha una sovraccoperta in simil-tessuto (mi sembra) con davanti un raccontino (appunto) e dietro una foto; l’ho parcheggiato con la parte fotografica rivolta verso il mio letto sul nuovo mobiletto quadricromo comprato(mi) da mia madre che (mi) compra le cose senza dir(mi) nulla (e io che avevo bisogno ancora di un nuovo mobile porta-cd/libri/dvd, piuttosto). Alla mia veneranda età dovrei andarmene a vivere da solo lo so, e voi pure c’avete ragione. Ma volete mettere la comodità di vivere ancora a casa dei genitori?
Così Björk mi guarda mentre dormo, ed è bellissima, come una monnalisa pop. In questa foto le sgorgano grosse lacrime verdi dagli occhi e dal naso e ha la bocca viola, magari ve la scannerizzo sì; poi c’è un’altra foto che mi piace molto: Björk è più giovane, frangetta e codini, vestita di rosa è di schiena a piedi nudi in ginocchio sul letto ma si è girata e ci guarda mentre suona quella che sembra essere una diamonica rossa in una camera tutta verdeblu nel cui unico specchio si riflette un cuore, questa non la scannerizzo perché rischierei di rovinare il libro mi spiace. Fatevi bastare la mia descrizione a perdifiato, quindi.
Poi ci sono anche un paio di foto del Kurt generazionale e di Michael Jackson, non capisco perché, e di un tizio che non so chi è, e poi le foto di una bambina che sembra proprio la figlia (???) di Björk; infine raccontini, poesiole, disegnini, saggetti, tutti con la loro brava traduzione in italiano a parte in fine di libro, su fogli gialli e sottili come quelli della bibbia. Evviva.
Ho comprato anche altri tre libri, libricini illustrati (scritti da Angela Carter, Max Jacob, Laura Esquivel) per l’infanzia in su, rispettivamente illustrati da Simona Mulazzani, Fabian Negrin, Francisco Meléndez. Favolette insomma, pagate poco più di 3 euro in tutto.
I disegni di Meléndez sono proprio belli, non so chi mi ricordano, forse Mark Ryden (di cui c’è una Björk disegnata nel libro di cui si parla in precedenza), ma adesso che ci penso assomigliano ai disegni dei wallpaper originali di “Big Fish” di Tim Burton, o forse più al tratto grottesco di un cartone animato ispirato alla metamorfosi di Franz Kafka che mi è capitato di vedere una volta.
I disegni che illustrano la storia del surrealista Jacob (la storia da cui mi aspetto di più) pure sono belli, sembrano i disegni di quel fumettista svizzero (mi pare) che graffia sul foglio nero per far uscire fuori il (di)segno bianco, magari è proprio lui, chissà.
I disegni dell’italiana sono quelli più normali al solito (però non è che mò tutte le ragazze italiane non sanno disegnare, date un’occhiata ai simpatici mamuozzi di questa mia amica, per esempio), carini ma niente di che, il libro l’ho comprato giusto perché era della stessa collana dei precedenti, anche se c’è da dire che è stato il primo che ho pensato di compare visto che parlava di un gatto che incredibilmente vive in fondo al mare: come andrà a finire?
Detto per inciso, sono tutti libri quadrati e Mondadori con il prezzo ancora in lire: che la Mondadori stia fallendo? Sarebbe la giusta punizione per non aver ancora (ri)pubblicato, a completamento dell’opera penta-galattica,  “Praticamente Innocuo” di Douglas Adams nella piccola biblioteca. Bastardi forte sì, ma non è il caso di lasciarsi prendere dal panico, lo pubblicheranno un giorno, almeno spero.
Comunque no, non credo, la spiegazione più semplice è che si stampano più libri di quanti effettivamente se ne leggano. Fondi di magazzino, quindi.
 
Parlando di libri e Mondadori, aggiungo che stamattina sono andato in una scuola (dopo essere passato in un’altra scuola per reclamare certi soldi che mi spettavano, ma per la realizzazione di alcuni spot progresso però) per uno di quei progetti precari (per me) dove io e un’altra leggiamo dei libri invitando – come si dice – i ragazzini prima alla lettura e poi al dialogo. In precedenza ero già stato in altre scuole, scuole medie dove ragazzi e ragazze assuefatti (d)alla playstation (attenzione, non è il mezzo ma l’uso che se ne fa a essere deleterio) e allevati dal mariadecostanzo nazionale (in modo che siano pronti i più “fortunati” a diventare nuovi berluschini e i più sfortunati a rimanere irrimediabilmente delusi dall’aspirazione costantinesca/velinesca) mi guardavano inebetiti non sapendo cosa dire e/o sognare. Fa sempre tristezza accorgersi di queste giovani generazioni d’oggi definitivamente perdute.
Invece la scuola di stamattina (un direttore giovanissimo!) era una scuola elementare, una vera scuola d’élite peraltro, piena di libri e giornali (gratuiti), con mobili antichi, privata e giustamente pure cattolica, incredibile a dirsi provvista anche di ristorante e giardino. I bambini, ispirati dalla storiella zoologica letta, hanno fatto la fila (ma davvero, eh) per venire a dire la loro e parlarci del loro piccolo animaletto domestico morto chissà quando e chissà come. Però sorridevano tutti mentre ce lo raccontavano, forse per loro è ancora possibile la salvezza. Il potere dei soldi, evidentemente. Chi ce l’ha va avanti, I suppose.
Un effetto strano.
 
Tornato a casa, prima di mangiare patate bollite e tonno al naturale (sì, sono a dieta e vado pure in palestra con tanto d’iPod d’ordinanza, perché la prova-costume si presenta per tutti, ma per ovvie ragioni affettive non riesco a rinunciare alla cioccolata: come devo fare?), ho ricevuto via msn (ah, questi tempi moderni talvolta mi commuovono) una proposta di matrimonio (per vedere com’è, ha detto) da una mia amica australiana, così da vero casanova le ho detto di sposarci in estate in modo che lei avrebbe potuto mettersi in bikini, ma essendo lei ossessionata dalla lingerie (sei cassetti pieni ha affermato di averne) preferirebbe l’abito classico per mettere la giarrettiera e così via. Okay da gran gentiluomo quale sono farò questo sacrificio e mi adeguerò, ma il dubbio è: dove sposarsi? Australia, o Italia? E se poi m’imbarco per l’Australia, l’aereo cade e faccio la stessa fine di quei fessi di Lost?
 
Poi ho visto “Mio padre ha 100 anni”, il corto (registrato oggi dietro “Freaks” di Tod Browning, purtroppo cancellando per sbaglio “La Jetée” corto apocalittico di Chris Marker a cui si è ispirato Terry Gilliam per “L’esercito delle 12 scimmie”) scritto da Isabella Rossellini (a cui un po’ assomiglia la mia amica disegnatrice di cui sopra) e diretto da Guy Maddin, corto dedicato appunto a Roberto Rossellini rappresentato come un pancione parlante e per questo motivo tanto odiato (il corto, non il padre) dalla sorella della Rossellini (Bergman chi?); boh, a me il corto è piaciuto, in una fumosa e rarefatta atmosfera blanc et noir Isabella (principale se non unica interprete di tutti i personaggi, registi perlopiù) si aggira triste e spaesata parlando di Cinema e biasimando l’oblio in cui è caduto il padre. Pollice in su quindi.
 
Se a questo punto c’è qualcuno che ancora non si è scocciato di farsi i fatti miei ed è ancora interessato, allora questo qualcuno si merita un premio… be’, più o meno.
Domani vado a vedere (per la seconda volta) gli Xiu Xiu (suoneranno dopo, ma anche insieme, a-gli italiani Larsen, con cui daranno vita al progetto XXL che ultimamente ha pubblicato “ Ciautistico!”; forse sarà presente anche una suicide girl amica di amico!), e se non avete ancora ascoltato il loro debutto “Knife Play” il consiglio da parte mia ci sta tutto: è un disco epocale, ascoltatelo prima dei soliti cofanetti di ristampe che fioccheranno quando il cantante si sarà suicidato definitivamente! Non vi dico che genere è ché senno pensate che non vi piace e non ve lo scaricate/comprate. Sappiatemi dire cosa ne pensate.
Visto che mi trovo, consiglio pure un altro disco di uno che è già morto però (necrofili che non siete altro!), “Cure For Pain” dei Morphine, un grande gruppo fatto solo di una voce, un sassofono, un basso a due corde, una cassa e un rullante, un charleston occasionale. Il morto in questione sarebbe Mark Sandman (nomen omen!), ovvero il cantante/bassista dei Morphine (poliziotto: «perché vi chiamate morphine?», mark: «perché ci piace il dio del sonno»), signorine lettrici ascoltate la sua voce e abbiate il coraggio di dire che non è eccitante. Anni fa il povero Mark schiattò proprio in Italia, d’estate, infarto sul palco (esiste un modo migliore di morire per un musicista?) in quel di Palestrina (Lazio). E pensare che io ci stavo pure andando a quel concerto. Non li vedrò mai più, proprio come i Nirvana.
 
 
 
 
 
*Per quelli che non hanno colto la [cit.] del titolo: è una parafrasi della battuta più famosa de “Il padrino” di Coppola. Il padrino fa sempre offerte che non si possono rifiutare, è una cosa lapalissiana. Venerdì scorso ho visto la prima parte (3 ore e mezza filate!) di “The Godfather 1902-1959: The Complete Epic”, ovvero i 3 film della saga completa del padrino montati in ordine cronologico. Grandioso. Venerdì vedrò la seconda (e ultima?) parte. Stasera invece mi guardo “Il resto di niente” della De Lillo ispirato al romanzo omonimo di Enzo Striano da cui i 24grana hanno tratto una canzone, e poi forse “Escoriandoli” (che comunque registrerò) di Rezza (di cui con tanta passione s’è discusso su queste pagine).
Be’, direi che dopo quest’altri inutili fatti miei inutilmente riportati qui, posso alfine salutare quell’unico dei quattro gatti che avrà resistito a leggermi fino in fondo.
 
 
Ciao.
 
 
p.s.: Chissà se dopo tutto questo scrivere a tempo perso riuscirò anche a stroncare come si deve l’ultimo (scialbo e dispersivo nella sua totale inconcludenza) Bellocchio. Speriamo. Già non mi è riuscito di stroncare quella ciofeca annegata nella melassa hollywoodiana tratta dal bellissimo, lirico e disperato “Chiedi alla polvere” di John Fante (Alighieri?).         
 
 
n.b.: I link messi sono casuali, non è che quelli a cui non ho dedicato un link non mi piacciono. Semplicemente non mi andava di metterli adesso, ma magari poi li aggiungo.
 

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§ 13 risposte a Un’offerta che non potevo rifiutare.* [o anche: “Sono figo, so un sacco di cose e scrivo bene.” (ma non ho un lavoro)]

  • garnant ha detto:

    Un bambino che conosco va alla scuola elementate privata. Fanno la settimana bianca e la settimana azzurra e leggono tonnellate di bellissimi libri illustrati. Non so se la cosa mi rallegra o mi intristisce.

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  • sand ha detto:

    a meno che uno di questi ricchi bimbi diventi un rivoluzionario che liberi i bimbi poveri dall’oppressione dovre(m)mo rattristarci, temo. io cmq la settimana azzurra non so nemmeno cos’è. e a scuola (comprese le superiori) ho fatto gite al massimo di un giorno.

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  • sand ha detto:

    però la mia scuola elementare era cattolica, in compenso. ci facevano dire le preghiere tutte le mattine, e anche a pranzo. anche se in realtà io in refettorio non ci andavo mai, visto che ero un bambinetto debole di stomaco che a mangiare insieme agli altri vomitava sempre.

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  • alegiuly ha detto:

    bel blog!!!!

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  • datewiththePat ha detto:

    dannatissimi xiu xiu. ahhhhh

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  • cabepfir ha detto:

    Riguardo a Elmore Leonard, ho solo dato un’occhiata alla prima pagina del racconto tradotto da me e dalle gemette (Quando le donne aprono le danze) e ho visto 3 verbi nello stesso tempo verbale tutti di seguito senza manco una virgola, e di sicuro non era così. Però non mi sono approfondita più di tanto.
    Il libro della Lubic l’ho trovato in mano a mio zio e mi sono sconvolta… Gli ho spiegato che ne avevamo corretto le bozze, e lui – che lo usa come libro da bagno (!) – mi ha detto che gli sembra un po’ infantile…

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  • anonimo ha detto:

    io avrei comprato solo la hostess

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  • sand ha detto:

    ma anche se non vogliamo tener conto del suo peso, penso che la hostess costi molto di più… caro anonimo!

    @cecilia: non so cosa significhi, ma penso che quel libro come libro da bagno (?!) sia perfetto.

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  • cabepfir ha detto:

    Oddio ho scritto gemette invece di gemelle! Che pessima dattilografa ç_ç
    Libro da bagno significa proprio quello che pensi, lo tiene in bagno con una pila di altre cose per momenti di necessità.

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  • anonimo ha detto:

    grassie per il link. gesù, carbonello a dieta, non si crede, no, e nemmeno la palestra. in tutto questo tempo, mai che mi avessi consigliato qualcosa di buono come i morphine, perché perché perché? monica

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  • garnant ha detto:

    Io invece ero una bambinetta di campagna che alla mensa dell’asilo mangiava persino gli spinaci bolliti.
    Neppure io avevo mai sentito parlare della settimana azzurra, alle elementari al massivo c’era la visita in mattinata ai vicini luoghi verdiani. La maestra era cattolica e ci faceva dire le preghiere (es. ti prego dio fa che le brigate rosse non ammazzino più nessuno, fa che iran e iraq facciano la pace, cose così). Un giorno arrivò un supplente, noi ci alzammo in piedi per pregare e lui disse tranquillamente “io le preghiere in classe non le faccio dire”. Ok, fu la nostra risposta. Fu una specie di rivelazione. Non era obbligatorio dire le preghiere!

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  • lug ha detto:

    no lu,
    mo non dirmi che diventi strafigo ed ambito dalle donne e non hai più tempo per aggiornare i tuoi blog!

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  • sand ha detto:

    lo si spera caro lug, lo si spera.

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