precarietà.

4 aprile 2006 § 8 commenti

«È come stare in una stazione dove gli altoparlanti continuano ad annunciare treni che non arrivano. Tu stai lì, con la valigia in mano. Dentro la valigia c’è tutta la tua vita. Assieme a te altre persone aspettano. Hanno la tua età. Anche loro stanno aspettando. Anche loro hanno una valigia. Dentro le loro valigie anche loro hanno la loro vita. Anche loro sentono gli altoparlanti che annunciano i treni. Anche loro aspettano da anni. Tutti fanno finta che va tutto bene. Ai primi segni d’impazienza gli altoparlanti raccontano che in realtà i treni sono già partiti, tu e gli altri ci siete sopra e ci state viaggiando. Pensi che non è vero, che sei ancora alla stazione, e che stai aspettando. Riconosci il meccanismo del sogno, la forma dell’incubo. Capisci che quello che stai vivendo non è reale mentre passano i mesi e trascorrono gli anni. Aspetti di svegliarti mentre gli altoparlanti giurano che quella è la realtà, ti dicono che la realtà è il racconto stupendo che ti stanno facendo. Quel racconto dice che hai 40 anni e sei felice, vivi in un paese soddisfatto di sé e pieno di entusiasmo, e tu ne fai parte. Tutti ascoltano lo stesso racconto e non ci credono ma non sanno cosa dire. Tutti vorrebbero dire che la loro vita è l’esatto contrario di quello che il racconto ti vuole dimostrare. Tutti dimostrano un’evidente irritazione. Tutti aspettano il treno che non arriva».
 
                                                                                                              (aldo nove)
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§ 8 risposte a precarietà.

  • abteilung ha detto:

    e così ti sei visto il concerto delle client, eh? porcello! almeno ti hanno coinvolto in un triangolo bisex?

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  • sand ha detto:

    ahah caro abt purtroppo, come puoi ben vedere dalle foto qui a lato, erano già troppo impegnate tra di loro!! 😉 ma le conosci? a me dal vivo hanno stupito molto positivamente, anche se i dischi……

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  • anonimo ha detto:

    Ciao Lucio! Torno al pc dopo che è stato in coma per tre giorni.
    Sto leggendo V per vendetta, mi restano ancora una trentina di pagine. Per quanto certo più profondo e interessante, io personalmente non lo trovo una cosa condivisibile, cioè: gli ideali di V saranno pure giusti, ma i metodi non sono giustificabili. E’ vero che nel fumetto non si mette l’accento sulle esplosioni provocate da V (l’esplosione all’inizio passa quasi inosservata e si svolge in una vignetta sola), ma sempre di violenza si tratta. Cmq ne riparleremo quando lo finisco (sempre che il computer mi assista).
    Cecilia

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  • sand ha detto:

    sì, certo, i metodi di v non sono giustificabili…. ma sono solo una (giusta?) risposta a quelli usati dallo stato in cui si trova a vivere v, no? poi naturalmente si tratta di un “fumetto” e quindi il tutto è portato all’estremo….

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  • ramonaletale ha detto:

    Condivido in pieno.
    Ciao Sand. Buon voto!

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  • serbugo ha detto:

    io invece ringrazio aldo nove.

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  • sand ha detto:

    e io ringrazio te della visita, serbugo.

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  • abteilung ha detto:

    certo che le conosco, il primo post di macchinasoffice era su di loro…

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