Di sogni, lingua inglese e varie amenità.

8 febbraio 2006 § 3 commenti

Ieri notte ho sognato i Kraftwerk, erano a casa mia, nella mia stanzetta. C’era anche altra gente, come se i Kraftwerk (i due più anziani) fossero lì per una presentazione o visita, e la cosa fosse aperta al pubblico. La mia camera era uguale a com’è adesso, solo che c’erano degli elementi estranei, degli oggetti di arredamento di stile medioevale/barocco che mio fratello, mentre giocava a playstation, diceva di aver comprato non so dove, su una bancarella. Nell’insieme spiccava un uccello di ferro dalle lunghe penne blu poggiato sul televisore, una specie di pavone.
A un certo punto un ragazzo si lamentava di non riuscire a trovare i vecchi album dei Kraftwerk, proprio i primi, quelli omonimi, e allora io tutto contento dicevo a uno dei Kraftwerk (curiosamente somigliante a Ian Holm versione Jack lo Squartatore), ma guarda che io ce l’ho, e quindi tutto orgoglioso mostravo il mio cd di mp3 (realmente esistente) con la discografia completa (tedesca e inglese) dei Kraftwerk (di cui però ancora desidero ardentemente il doppio cofanetto cd/dvd live), e forse il Kraftwerk in questione era un po’ imbarazzato dalla cosa, chiaro, e allora io continuavo, ma guarda che ho anche gli originali, e sorridendo iniziavo a scavare tra le mie pile di cd intralciato dalle piume azzurre di cui sopra fino a ricordare che in realtà io di disco originale ne ho solo uno: The Man-Machine; è che aspetto le ristampe con tanto di bonus track. La scena finiva qui.
 
Mentre in mattinata sono andato a chiedere informazioni riguardo eventuali corsi di conversazione inglese, così, giusto per sgranchirmi un po’ la lingua. La prima scuola sulla lista è sita in Piazza Vanvitelli, questi tizi mi avevano già chiamato circa due anni fa, per una fantomatica borsa di studio assegnatami, ma allora si trattava di corsi di computer; sì, perché i tizi si occupano di inglese e di informatica, come esige il fantastico mondo moderno in cui viviamo.
Dopo una piccola attesa vengo introdotto nell’ufficio del consulente di turno, qualche anno in più di me, sovrappeso, pelato, ma già sposato. Carta e penna alla mano il tizio inizia a spiegarmi il loro metodo – esercizi al computer, insegnante madrelingua, conversazioni guidate –  totalmente indifferente al mio curriculum in campo linguistico non del tutto inesistente se proprio vogliamo essere sinceri. Il tizio mi propina un piccolo test standard per testare la mia conoscenza della lingua inglese e pur rispondendo correttamente a tutte le domande il Sistema mi dice lo stesso che ho bisogno (di pagare per) altri cinque livelli di apprendimento, ma guarda un po’.
L’incontro dura un’oretta, con il consulente che si mostra affabile, gentile e preciso nel suo lavoro, ovviamente per quanto può essere affabile, gentile e preciso un venditore che utilizza una tecnica di vendita studiata a tavolino. Addirittura mi fa fare una visita guidata della scuola, anche se ricordo che l’altra sede in cui ero stato (sita al Corso Umberto, dichiarata poi inagibile) era molto più bella causa enorme cupola di vetro a sovrastare gli studenti.
Tuttavia la gentilezza del tizio dura fino al momento della (non-)conclusione dell’affare naturalmente, si tratta di lavoro e se la vendita non va in porto non si è mica tenuti a essere gentili; finita la presentazione il tizio infatti freme, allora accetti? condizioni così non le trovi da nessuna parte… Le vantaggiose condizioni sarebbero l’accesso dalle 9 alle 21, 6 giorni su 7, la (fantomatica) borsa di studio riservata in via del tutto straordinaria (proprio come due anni fa?!?) a studenti universitari e/o disoccupati, il pagamento dilazionato in comode rate mensili, un certificato di garanzia del raggiungimento del risultato (a mo’ di contratto con gli italiani).
Non avendo nessuna intenzione di firmare alcun contratto accenno timidamente, questa è la prima scuola a cui vengo, io sono abituato a fare confronti prima di prendere delle decisioni sai, sono un tipo un po’ indeciso, non sono nemmeno convinto di fare il corso (che mi serva passare due anni e mezzo così, cioè) anche se, certo, la vostra scuola mi sembra molto buona… Al che il preparato consulente, arretrando sulla sedia a rotelle, strabuzza gli occhi e inizia a guardarmi come se fossi uno che non ci sta con la testa a rifiutare un’offerta del genere. Ma scusa che hai da pensare, incalza, noi siamo i migliori, il nostro metodo è garantito, le altre scuole non sono buone… Ma, vedendo che io non mi smuovo dal mio non voler firmare, aspetta un attimo, continua poi, vado a vedere che dice la direttrice, e mi lascia da solo, illudendosi che le sue patetiche tecniche di pressione psicologica possano avere un qualche effetto di sorta su di me.
Tornato dopo poco più di cinque minuti, inizia di nuovo a guardarmi con uno sguardo come a dire, sei pietoso a non accettare subito la nostra fantastica offerta… Ma dopo un po’ (finalmente) capisce che non c’è niente da fare, voglio andare a informarmi in altre scuole, e allora si alza e mentre mi stringe la mano allo stesso tempo mi mostra la porta; posso prendere gli appunti con i prezzi e il metodo e tutto, faccio io, così ci penso meglio, e lui, e no, che te li prendi a fare, mi stai chiedendo di riservarti l’offerta straordinaria, mica posso, non sarebbe corretto nei confronti degli altri, ciao, nel caso chiamami in giornata, vedrò quello che posso fare.
Complimenti per la gentilezza, e tanti saluti alle tue simpatiche tecniche da venditore perfetto.
 
Passo anche al più blasonato istituto di lingua inglese della città, in Via Morghen, lì sì che ci tengono alla diffusione della cultura inglese: quattro mesi costano quanto un anno della precedente scuola e per fare il test d’ingresso bisogna prendere un appuntamento…
 
Poi all’uscita della metropolitana, un cane inizia a seguirmi, dopo un po’ mi accorgo che mi sta annusando la gamba ed è proprio deciso a venire a casa con me, chissà perché.
Lo scaccio gentilmente, facendogli capire che non ha niente da aspettarsi da uno come me che già ha un cane e una gatta da trascurare.
 
Al semaforo di Via Bakù invece aziono subito i tergicristalli, in modo che il lavavetri di turno non si metta all’opera pretendendo poi l’obolo. Però il ragazzo mi viene accanto, dal lato guidatore, inizia a parlarmi, proprio a me, con il finestrino chiuso e le cuffiette negli orecchi, che non lo degno nemmeno di un’occhiata.
Apro il finestrino, libero un orecchio, gli do 20 centesimi raccattati nel portaoggetti, guarda ho solo questo, tieni, ma riprenditi i fazzoletti, lui sorride, felice, una ventina d’anni e tutti i denti cariati, no, ma quando mai, tu grande amico mio, mi hai fregato, la prossima volta che passi mi dai qualcosa di più però eh?
 
Arrivato a casa, i miei genitori litigano con me colpevole solo del fatto di non avere come amico (pure intimo) tale Maurizio che aveva telefonato in mattinata chiedendo di me e del mio lavoro; io dico, ma voi non dite sempre che uno deve prendere bene le telefonate, nome e cognome, io a questo non lo conosco, e così subito partono gli strilli, ma come questo sembrava proprio amico tuo, ti conosceva, adesso vuoi fare tu la predica a noi, così ammutolisco e mi ritiro, solo, nella mia cameretta, davanti al computer, a scrivere.
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§ 3 risposte a Di sogni, lingua inglese e varie amenità.

  • anonimo ha detto:

    dopo sogni come quelli che fai vuoi che la giornata ti fili dritta?

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  • anonimo ha detto:

    Beh, la storia dell’inglese è tremenda. Io dopo essere uscito dalla WW del rettifilo mi sentivo un ignorante. Cavolo domande semplici e quasi tutto sbagliato. Poi, vabbè…trucchetti con la pala. E pensa che poi sono andato anche una seconda volta, così per fare un piacere a un amico (comune). La cosa bella è vedere come se la prendono quando dici che no, proprio non ti interessa e allora tutta la mielosità va a farsi benedire. Mah…
    Dai ammettilo, quella parentesi del doppio live è un’esplicita richiesta di regalo. Non si sfugge. Vergogna! ; )
    Ciao Mr Jones

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  • sand ha detto:

    esatto mr. jones sono proprio quelli della ww, dei camorristi incredibili. e pensare che io cercavo giusto qualche ora di conversazione. sul live ci hai visto giusto eheh! 😛 ma mi sa che alla fine me lo regalerò da solo sigh sob!

    deb un saluto anche a te! appena ho un po’ di tempo e voglia leggerò l’intervista al manuel nazionale, ho visto che è abbastanza lunga… ma mancano le mie domande cattivelle però! 😛

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