Tè, caffè, me. (ovvero: riflessioni post-viaggio e un pizzico di saudade)

13 gennaio 2006 § 10 commenti

Questa volta da Londra mi sono portato il tè a prima colazione, la mattina, ché la mia amica questo prendeva, non caffè né tanto meno latte. Lo preparava per tutti e due, mettendo a scaldare la tazza colma d’acqua nel microonde (ma sarà salutare?), e poi giù, la bustina di earl grey  nell’acqua bollita, per tanto tempo quanto uno vuole, dipende da come gli piace il tè; poi io ci aggiungevo zucchero, lei no.
Ma la cosa strana è che non metteva mai le due tazze insieme nel microonde, no, le metteva una alla volta, raddoppiando i tempi quindi, figuriamoci, si fa tanto per dire, si faceva in un attimo; e quando le ho fatto notare questa cosa anche lei se n’è stupita, non ha saputo dare una spiegazione al suo comportamento e si è messa a ridere, con la risata dolce che fanno le ragazze quando non sanno cosa dire. Quel giorno che gliel’ho detto ha poi messo le due tazze insieme, nel microonde, ma successivamente ha continuato a fare come prima, una tazza alla volta.
E una cosa che ho scoperto è che con il tè si è molto più lucidi e svegli, certo dopo pranzo lo sbadiglio c’è sempre, ma un’apposita tazza (è dotata di colino) di tè (con un po’ di latte) a prima mattina è differente da una mezza tazza (da latte) di caffè con aggiunta di latte (un caffèlatte o un cappuccino? da cosa è data la differenza?), gli effetti sono diversi: ci si sente molto più leggeri e lo stomaco ringrazia, inoltre manca (per adesso) il senso di dipendenza dato dal caffè, poi il risveglio è molto più – appunto – lucido.
In sostanza basta una tazza di tè la mattina, non come il caffè, che richiede di essere sorseggiato anche a metà pomeriggio quando la mente si annebbia per questa piccola dipendenza e chiede la classica tazzina per ri-svegliarsi quindi: ma in realtà ben presto si scopre che il sentirsi più svegli grazie alla caffeina è solo un’illusione. E poi chi è, che vuole sentirsi più sveglio?
 
Eppure, a proposito di svegliarsi e di caffè, un’altra cosa strana è che da Londra mi sono portato anche un sogno: aprirmi un Caffè Nero (per chi non c’è mai stato: una catena di caffè paraitaliani) proprio lì, a Londra, o almeno trovarci un lavoro decente, magari in uno locale carino già avviato nei pressi del centro. Certo, uno stupido sogno, un’aspirazione scherzosa, ma mica tanto poi: perché – seriamente – questa non potrebbe essere un’alternativa di vita possibile forse?
Lavorare nel tepore di un caffè, servendo (?!) torte al cioccolato e cappuccini mica poi così male, tra avventori di ogni genere, con il fumo delle sigarette (ancora permesse al di là della Manica, sì) che si spande nella sala (tanto da dover aprire le porte per arieggiare, ogni tanto) e le discussioni a fare da sottofondo e collante tra le persone. Un posto così caldo che per una volta tanto non devi porti tante domande su come facciano queste cacchio di inglesi ad andare in giro semi-spogliate con il freddo che fa: ma certo, una ragazza così può anche apparire sexy, ma se poi al tatto risulta fredda mi dici che te ne fai? Rabbrividiamo.
E poi uscire dal lavoro e passare da Borders, libreria enorme articolata su più piani dove si va a fare la spesa di cultura, ma figurata (piccoli cestini pronti all’uso corrono in aiuto del famelico lettore) però: si legge tutto quello che si vuole, ma non si è mica obbligati a comprare nulla. Ci si stravacca sulle poltrone di velluto viola gentilmente offerte dalla Starbucks (concorrente americana di Caffè Nero che però serve cose molto meno buone c’è da dire, that’s it) e si resta lì, a sfogliare l’opera formidabile dell’incredibile Banksy (impavido situazionista museale, tra le altre cose) magari, insieme a un nero che mangia pollo fritto direttamente dalla busta take-away e a delle giapponesi che discutono di architettura d’interni tutto il tempo, sembra di capire.
Una cosa così sarebbe impossibile in qualsivoglia libreria d’Italia, che certo non mette a disposizione sedie e/o poltrone, ma d’altronde ogni popolo ha la cultura che si merita no? E pazienza (anzi tristezza) per le eccezioni.
Poi, all’orario di chiusura, uscire e andare a mangiare qualcosa, indiano o arabo va bene uguale, ma anche un salto a Chinatown è fattibile, ché è proprio lì vicino.
 
anywhere graffiti courtesy of the mighty banksy!E un’ultima cosa che volevo dire, una cosa – indovinate un po’? – davvero strana, è che uno fa millemila foto per cercare la foto perfetta e poi capita che la foto più bella è proprio l’ultima, una foto estemporanea fatta quasi distrattamente, per caso, quando i saluti già si intrecciano agli inviti e alle promesse di ritorno, una foto fatta senza nemmeno guardare nel display, perché si tratta di un auto-foto di commiato – ci facciamo l’ultima foto, insieme? – quando le ruote del trolley sono già a terra e il bagaglio a mano è a tracolla, una foto fatta giusto un momento prima di separarsi, underground, una foto imperfetta sicuramente, un primo piano imperfetto che distorce e arrossa il viso, lo sfondo sfocato, ma una foto bella però, una foto in cui gli occhi sono velati da un po’ di malinconia, anche se si sta sorridendo.

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§ 10 risposte a Tè, caffè, me. (ovvero: riflessioni post-viaggio e un pizzico di saudade)

  • cabepfir ha detto:

    Che bella una lode al thé, tra i due (the e caffè) è l’unico che bevo. Ma col latte non mi piace, preferisco il limone.
    Ieri ho visto Match Point di Allen, l’ho trovato bellissimo.

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  • sand ha detto:

    grazie cecilia! 🙂 io caffè non ne sto prendendo più, chissà se dura.
    woody allen, per ovvi motivi che immaginerai, andrò a vederlo anch’io. 😉
    per adesso visto “memorie di una geisha” (apprezzabile ma troppo lungo e lento) e “me and you and everyone we know” (davvero dolce e carino). ciao!

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  • emmedimarina ha detto:

    …che inguaribile romantico! 🙂
    (x fortuna ;D)

    M.

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  • lefleurnoire ha detto:

    buono il the…anzi è più corretto dire tè..amo aspettare che l’acqua bolla sulla fiamma…aspetto i 70- 80 gradi se il tè è verde…altrimenti se è breakfrast lascio bollire fino ai 100..tazza rigorosamente bianca e poco zucchero…una fettina di cedro se c’è..e poi guardo riflessi i miei occhi sulla superficie liquida che emette vapore..mi riscaldo con la mia tazza di tè..

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  • sand ha detto:

    grazie mari! e io che pensavo che questo post fosse un po’ patetico…..

    @fleurnoir: io non sono ancora tanto esperto da calcolare la temperatura ma sono appena agli inizi!! per adesso mi godo my cup of tea, poi imparerò! 🙂

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  • cabepfir ha detto:

    Non credo che troverò il coraggio di vedere Memorie di una geisha. E’ piaciuto a tutti quelli che l’hanno visto (specialmente a ragazze che avevano già letto il libro), ma considerato il mio punto di vista “giapponese” non so se lo apprezzerei.
    Piuttosto aspetto Brokeback Mountain che esce il prossimo venerdì.

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  • sand ha detto:

    di “brokeback mountain” leggerò proprio oggi il raccontino in originale uscito in allegato con timeout che ho comprato a londra, poi magari lo andrò a vedere.

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  • lug ha detto:

    lucio facciamo cosi’,
    vieni a londra, ti cedo il mio posto a Starbucks e poi ti faccio vedere che dopo un paio di giorni corri subito a cancellarla la parte sul “tuo sogno” in questo post…

    poi, a proposito di Borders, incrociamo le dita…

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  • sand ha detto:

    ma io voglio andare da caffè nero, non da starbucks! 😛

    in bocca al lupo per borders! 🙂

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  • ramonaletale ha detto:

    un saluto al tuo blog sempre legante e delicato . bye

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