ciao Lou, grazie per la musica e per le parole.

27 ottobre 2013 § 1 commento

ciao Lou, grazie per la musica e per le parole.

lo hanno voluto tutti e due.

15 gennaio 2013 § Lascia un commento

È stato molto facile. Si amavano a dispetto di tutti i musei. Mano destra con mano sinistra. Mano sinistra con mano destra. Piede destro con piede destro. Piede sinistro con la nuvola. Capello e pianta del piede. Pianta del piede e guancia sinistra. Oh, guancia sinistra! Oh, nord-ovest di bastimenti e formiche di mercurio! Dammi il fazzoletto, Genoveffa, sto per piangere. Piangerò fino a che dai miei occhi non usciranno corone e corone di semprevivi. Si coricavano. Non c’era spettacolo più tenero. Ha sentito? Si coricavano. Coscia sinistra con avambraccio sinistro. Occhi chiusi con unghie aperte. Cintura con nuca e con spiaggia. E le quattro orecchiette erano quattro angeli nella capanna della neve. Si desideravano. Si amavano. Malgrado la legge di gravità. La differenza che corre tra una spina di rosa e una Star è semplicissima. Quando lo scoprirono fuggirono in campagna. Si amavano. Dio mio! Si amavano davanti agli occhi dei chimici. Schiena con terra, terra con anice. Luna con spalla addormentata e le cinture si intrecciavano l’una con l’altra con un brusio di vetri. Io le vidi tremare le sue guance quando i professori dell’Università le portavano aceto e miele su di una spugnetta minuta. Spesso erano costretti ad allontanare i cani che guaivano a causa delle bianchissime edere del letto. Ma loro si amavano.
Erano un uomo e una donna, ossia un uomo e un pezzetto di terra, un elefante e un bimbo, un bimbo e un giunco. Erano due giovani svenuti e una gamba di nichel. Erano i barcaioli! Sì. Erano i barcaioli del Guadiana che assiepavano con i loro remi tutte le rose del mondo.

Federico García Lorca, da Amanti assassinati da una pernice.

La Top 100 di Sempre – Settimana #08

21 novembre 2012 § Lascia un commento

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#49 Grizzly Bear – “A Good Place”
per la paris di quest’anno, e per la barcelona di qualche anno fa, per quei (bei) posti che più che altro sono stati mentali, insomma… rarefazione uguale bellezza.

#50 Colapesce – “Bogotà”
perché non esistono né indie né hipster, ma solo belle canzoni… “io la notte ancora sto sveglio/a pensare al tempo che ho perso/e ne accumulo altro”

#51 Neutral Milk Hotel – “Oh Comely”
questa canzone è solo lui e la chitarra, ma sembra un’orchestra, non mi stancherò mai di ripeterlo… e tante altre cose ci sarebbero da dire su questo disco, tipo che suona come se syd barrett l’avesse fatta finita con gli acidi e avesse cominciato a suonare insieme ai beatles di sgt. pepper, senza mega-produzioni e virati folk però… ma alla fine a che serve paragonare una musica così bella a qualcosa di già sentito, fermatevi un attimo e ascoltate, provate poi a non emozionarvi… io da parte mia non posso far altro che augurarvi di poter assistere almeno una volta nella vita a un concerto di jeff mangum, pura magia

#52 Nick Drake – “Things Behind The Sun”
don’t be shy/you learn to fly

#53 Tortoise – “TNT”
una volta sono partito alle dieci e mezza di sera e sono arrivato lì dove dovevo arrivare alle sei della mattina dopo… be’, posso dire con abbastanza sicurezza di aver ascoltato lungo tutto il tragitto quasi solo questo disco, esasperando non poco i miei compagni di viaggio… ormai quando parte la prima canzone è come un ritorno in uno spazio/tempo che esisterà per sempre, queste musiche sono indimenticabili e questo disco è seminale: all’epoca non sapevi dire se fosse jazz, rock, o addirittura electro, ambient, minimalismo… alcuni dicevano post-rock, altri parlavano di new prog, ma non per forza bisogna etichettare le cose… perché “tnt” è tutte queste cose insieme, forse uno dei pochi dischi, se non proprio l’unico, a suonare così, questo è un suono che si apre su nuove dimensioni… un gran disco per un grande gruppo che purtroppo ho visto solo due volte, una a quel fantastico festival gratuito chiamato “enzimi” (chi se lo ricorda?), l’altra nella dimensione più intima del circolo degli artisti, esperienze mistiche… e poi vogliamo parlare della copertina/grafica di questo disco (chissà perché tutti i miei amici mi chiedevano se il disegno l’avessi fatto io, io avevo solo aggiunto i numerini alle canzoni), come a dire: conta solo la musica… meditate gente, meditate…

#54 June Of ’44 – “Doomsday”
un altro di quei dischi che aiutarono ad aprire la mente di un piccolo appassionato di musica, quando ancora i dischi si compravano dopo aver letto una recensione su un giornale e sentito un paio di canzoni in un negozio…

La Top 100 di Sempre – Settimana #07

28 ottobre 2012 § Lascia un commento

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#38 Elliott Smith – “Say Yes”
una canzone in memoria di elliott smith, lui che si innamora del mondo attraverso gli occhi di una ragazza e spera ci sia ancora il giorno dopo, “dici sì”, mai canzone più dolce… elliott sarebbe stato poi trovato morto circa un mese dopo questa esibizione…

#39 Morphine – “You Look Like Rain”
i morphine sono uno di quei gruppi che quando li senti la prima volta ti chiedi che roba è, jazz, rock’n’roll, punk, boh, ma chi se ne frega… un basso a due corde, una batteria minimale, un sax, e una delle voci più sexy mai incise su disco, quanto basta insomma per scrivere delle grandi canzoni… il frontman si chiamava mark sandman, e ancora oggi non so se era il suo vero nome o meno, so solo che quando un poliziotto gli chiese se aveva a che fare con le droghe lui rispose che semmai aveva a che fare con morfeo, il dio del sonno… sandman, come il mio fumetto preferito (di neil gaiman) da cui ho preso anche il nickname… da quello che so i morphine sono l’unica band ad aver imposto il colore alla confezione dei propri cd, una sorta di verde acqua, e so anche che non smetterò mai di pentirmi di non essere andato a quel maledetto concerto di tanti anni fa a palestrina, in provincia di roma, dove un infarto si è portato via il povero mark, sul palco mentre suonava, così come ogni musicista sogna di morire…

#40 Nirvana – “All Apologies”
mai stato un grande fan dei nirvana, anzi ricordo benissimo che al momento di scegliere tra “dirty” dei sonic youth e “nevermind” scelsi i sonici, non so perché, forse era tutta la gente che ci girava intorno, che da un momento all’altro si era cominciata a vestire grunge, in effetti sì, c’è stato un periodo che tutto il mondo ascoltava, e purtroppo suonava anche, i nirvana, s’è visto poi com’è andata a finire… ma i nirvana restano tuttavia un gruppo fondamentale, ne riconosco l’importanza, anzi ritengo proprio che nella musica esista un pre- e un post- nirvana: il primo gruppo “underground” sfruttato massicciamente dall’industria discografica, che a un certo punto ha capito che poteva fare tanti bei soldi con la “teenage angst” dei tanti emo/indie là fuori e quindi… kurt cobain era un puro, perciò disse no a tutto questo, ricordo ancora quando seppi della sua morte, era un sabato mattina, decisi di non andare a scuola… “ma di questa vita menzognera cancella l’untuoso rossetto / e anche non vedendo l’avvenire, di’ no ai giorni del presente”, scriveva il poeta…

#41 Alice In Chains – “Rooster”
ancora più sfortunato layne staley, quasi bistrattato in vita (era un tossico, dio ce ne scansi eh), nessuna celebrazione per lui dopo morto, anzi mi sa che i suoi cari compagni l’hanno pure rimpiazzato… eppure la sua voce era bella e particolare come poche, era la voce della disperazione…

#42 Pearl Jam – “Even Flow”
i pearl jam, uno dei pochi gruppi sopravvissuti – alle droghe e a tutto il resto – dell’epoca, oggi si fanno il loro bel rock e ancora riempiono le venue, ormai in pace con se stessi… eppure guardatelo eddie vedder che si butta sul pubblico com’era incazzato, sicuramente meno punk di kurt cobain, ma probabilmente il malessere era lo stesso, forse solo meno ostentato… scommetto che se a un sedicenne di oggi chiedi di scegliere tra nirvana o pearl jam, la risposta è senza dubbio nirvana, troppo normalizzati ormai i pearl jam e  kurt cobain è stato forse una delle ultime – se non proprio l’unica – rockstar suicide dei nostri anni, che dire, il mito aiuta le vendite… eppure all’epoca nei dischi dei pj io trovavo tanta rabbia, e pace allo stesso tempo, e si può dire che i primi 3 l’abbia consumati… gli amici mi dicevano che assomigliavo a stone gossard, e l’unico video che mi interessava nel jukebox del bar vicino alla scuola era “oceans”, lo vedevo ogni mattina prima di entrare in classe… avevo anche la maglietta di “alive”… emozionante è stato vederli dal vivo (a proposito, ricordate la loro battaglia contro la maledetta ticketone?), tanti anni fa, essere lì ha significato essere parte di e concludere qualcosa, chissà come sarebbe vederli oggi… nonostante non li ascolti quasi più, “all that’s sacred comes from youth”…

#43 Soundgarden – “Rusty Cage”
non so che pensare della loro reunion, e meglio non commentare quello che ha combinato chris cornell negli anni dello scioglimento… però quest’album spaccava di brutto, e in particolare questa canzone l’ha rifatta anche il grande johnny cash, non so se mi spiego…

#44 Temple Of The Dog – “Hunger Strike”
ed eccoli qui, eddie vedder e chris cornell che cantano insieme, accompagnati proprio da membri di pearl jam e soundgarden… in un disco dedicato alla memoria del cantante dei mother love bone, andrew wood, una delle tante vittime dell’eroina dell’epoca…

#45 Mad Season – “Long Gone Day”
un altro super-gruppo dell’epoca, “ciao, siamo un tossico e un alcolizzato”, come si presentavano sul palco layne staley (alice in chains) e mike mcready (pearl jam), poi c’era barrett martin, il batterista degli screaming trees, e un bassista sciolto, john baker saunders… su questo pezzo, oltre a uno spiritato sassofono, compare anche un ispiratissimo mark lanegan, sempre screaming trees… nient’altro da aggiungere, momento nostalgia finito… “See you all from time to time/Isn’t it so strange/How far away we all are now/Am I the only one who remembers that summer?”

#46 Nick Cave & The Bad Seeds – “O’ Malley’s Bar”
è stato questo il primo disco di nicola caverna che ho comprato, ispirato da recensioni entusiaste e attirato dalla confezione (copertina+libretto), e devo dire che a un primo ascolto la voce di nick mi sconvolse, e non certo in modo positivo… così profonda, cavernosa appunto, così diversa da tutte le voci ascoltate fino a poco prima, eppure superata la difficoltà iniziale mi si aprì un mondo: quello degli omicidi raccontati in questo disco… deve essere stato con questo disco infatti che ho cominciato a pensare quanto la musica potesse essere proprio letteratura: appunto qui il disco è accompagnato proprio da un libro, e questi “testi” non hanno niente da invidiare a un più classico scrittore… leggete la storia di questa carneficina, non vi sembra di vedervelo proprio davanti agli occhi questo folle omicida, “bello, sotto una certa luce”, che lucidissimo conta tutte le sue vittime… attenzione, potreste ritrovarvi a rabbrividire… la chiusa della canzone poi, che colpo da maestro… il buon nick, se non ricordo male, l’ho visto tre volte: la prima tanti anni fa a jesolo, con i bad seeds al completo, saltò l’impianto e lui fece un macello, continuò a cantare senza amplificazione, accompagnato solo da una batteria western, sbattendo il microfono a destra e a manca, io ero in prima fila; la seconda volta a napoli, era da solo con il pianoforte, e fu emozionante in modo diverso, le ballate del signor cave possono sembrare dolci, ma sul fondo nascondono sempre l’inquietudine, a un certo punto sul palco si arrampicò un tizio che uno sbalordito nick (“questo deve essere più pazzo di me”, avrà probabilmente pensato) fece accomodare accanto a lui; la terza volta a barcelona, insieme ai grinderman, colpevolmente e stupidamente vidi poco della sua esibizione, per poco coinvolgimento causa lontananza dal palco e per andare a vedere chissà quale altro gruppo, eppure feci in tempo a vedere il re inchiosto buttare all’aria una chitarra facendo subito dopo letteralmente capitombolare davanti a migliaia di persone un esterrefatto warren ellis con tutto il violino… questo sarebbe stato uno degli ultimi concerti dei grinderman, ahimè… bisognerebbe sempre godere dell’irruenza del grande nick cave, ogni volta che se ne ha l’occasione…

#47 The Smiths – “There Is A Light That Never Goes Out”
anche morrissey non mi fece subito una buona impressione: voglio dire, la sua voce mi sembrava così impostata, così teatrale… ma è bastato poco perché sbocciasse l’amore, è bastato leggere le parole… e poi la musica, penso che le canzoni di “the queen is dead” siano davvero tra le più belle mai scritte… è sempre così, le cose che non ci piacciono subito sono quelle che finiamo per amare di più… morrissey l’ho visto questa estate, uno dei concerti più emozionanti dell’anno… chissà se gli smith si riuniranno mai…

#48 Jeff Buckley – “Mojo Pin”
una voce magica, troppo presto perduta.

La Top 100 di Sempre – Settimana #06

25 ottobre 2012 § Lascia un commento

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#31 Tom Zé – “Elaeu”
il piccolo tom zé è un musicista brasiliano per me grande, sempre a metà fra tradizione (samba, pagode, etc) e futurismo (numerose collaborazioni lo hanno addirittura portato a comporre con un telefonino), basta questa canzone per rendersi conto del suo genio, un coro ondulato come solo le onde del mare possono essere… emarginato in passato dagli altri tropicalisti per essere troppo radicale e avanguardistico nel suo rileggere la musica tradizionale brasiliana, se non fosse stato “riscoperto” da david byrne a quest’ora starebbe a fare il benzinaio in chissà quale favela sperduta.

#32 Placebo – “Pure Morning”
inevitabile che nella mia personalissima classifica entrino pure i placebo, sono parte della mia vita, in passato ho speso/perso tanto di quel tempo sul loro forum, uno degli ultimi forum da me frequentati, leggendo e discutendo di tutto, traducendo i testi, addirittura cercando gli accordi per suonarne le canzoni… grazie a loro ho anche trovato amicizie e (non-)amori, ma pure tante rotture, ce ne sarebbe di roba da raccontare… senza considerare i festival, i placebo sono stati l’unico gruppo per cui sono volato all’estero (londra!), e nonostante oggi li ascolti pochissimo, i primi due album sono da avere, canzoni bellissime, perfetto connubio di musica e testi, li conosco a memoria… ma poi naturalmente si cresce e tutto cambia, placebo don’t work…

#33 Aphex Twin – “Windowlicker”
di pezzi di aphex twin ne metterei almeno una decina, a partire da “come to daddy” per finire con quelli più tranquilli da “drukqs”, ma scelgo questa semplicemente perché la prima volta che l’ho sentita ho sentito qualcosa di mai sentito prima, ah, il buon vecchio richard d. james, che genio… scrissi perfino a radio2 per chiedere che canzone fosse, l’avevo sentita di sfuggita, e dopo aver scoperto nome e artista corsi a comprare il singolo, forse uno dei primi cd singoli che ho comprato… inquietante aphex twin (avete visto “rubber johnny”? in effetti molto importante è anche il suo alter ego visuale, chris cunningham), ancora ricordo quella notte al link di bologna finita al mattino tra gli zombie, io continuavo a chiudere gli occhi, ma solo perché avevo sonno, una ragazza cercò anche di abbordarmi e portarmi a casa sua decantando le lodi di tutte le droghe che aveva in corpo, io ovviamente troppo fesso per capire… comunque ancora oggi non sono sicuro di aver visto e sentito il vero aphex twin, o il suo gemello buono, ché durante il suo set mica ho visto frullatori volare giù dal palco… l’ho rivisto poi anni dopo, proprio l’anno scorso, cattivissimo (ve lo ricordate quando madonna voleva collaborarci insieme e lui: “okay, fai il verso della scrofa”, naturalmente non se ne fece più nulla) come da copione… torna richard, queste cuffie aspettano a te…

#34 The Blues Brothers – “Jailhouse Rock”
questa perché alla mia prima lezione di chitarra quando il maestro mi chiese che musica volessi fare, risposi: “non so che musica è, ma voglio fare la musica dei blues brothers“… e poi perché questo è uno dei film più belli e divertenti che abbia mai visto (salutami le cavallette, john!) e, appunto, la cassetta della colonna sonora l’ho consumata…

#35 The Jon Spencer Blues Explosion – “Wail”
“ma suonano tutti scordati!”, questo il commento divertito del mio maestro di chitarra quando gli portai a sentire quel gran capolavoro che è “now i got worry”, fu lì che capii che quello che piaceva a me poteva anche suonare strano ad altre orecchie, a me questo elvis presley sotto anfetamina mi faceva proprio impazzire… me lo ricordo ancora quel concerto a roma di svariati anni fa, un invasato jon spencer che mi passa davanti urlando “this is blues power!!” e io che gli rispondo “ROCK’N’ROLL”… forse fu allora che scrissi la mia prima recensione di un concerto, per non dimenticare le emozioni provate…

#36 Marlene Kuntz – “Nuotando nell’aria”
okay, un po’ me ne vergogno a dirlo, ma il mio gruppo si chiamava “catartica”, e facevamo anche questa canzone, una delle poche cover che siamo riusciti a mettere su… nonostante non li ascolti quasi mai, penso che i primi due album dei marlene siano piuttosto apprezzabili, al di là delle varie scopiazzature da sonic youth e nick cave… e questa canzone resta comunque bella ed emozionante, per me…

#37 Afterhours – “Ossigeno”
suonavamo anche “germi”, anche se io avrei voluto fare questo pezzo qui, e da qualche parte ancora devo avere una videocassetta di una nostra esibizione in un ex-manicomio, dove io facevo l’assolo “noise”… a me gli after sono sempre piaciuti più dei marlene, il loro album “germi” mi folgorò e anche tutti gli altri con xabier iriondo (un grande, interessante in ogni sua forma musicale, ma soprattutto umile e gentile, sempre disponibile a una chiacchiera post-concerto) sono molto belli, senza dimenticare però “quello che non c’è”… devo dire che ancor oggi me li rivedrei con piacere, nonostante li abbia visti moltissime volte, addirittura vestiti da bambine cattive… a un loro concerto fui addirittura scambiato per manuel agnelli

La Top 100 di Sempre – Settimana #05

17 ottobre 2012 § Lascia un commento

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#25 Erik Satie – “Trois Gymnopédies”
niente parole, solo carezze.

#26 Metallica – “Creeping Death”
a sedici anni, sull’autobus che mi avrebbe portato a scuola, sentivo i metallica e leggevo cose come “il castello di otranto” di horace walpole: ecco perché sono un disadattato. (che poi quando li ho visti live, prima fila, ho anche pensato seriamente di morire, con tutto quel finto ambaradan del palco che crollava e di gente che bruciava)

#27 Guns’n’Roses – “Paradise City”
va bene, pensate pure quello che volete adesso, ma quando ero piccolo ho visto anche loro, e per molti anni ho considerato quel giorno come il più felice della mia vita… allora ai concerti c’erano gli accendini, al posto dei telefonini… a ripensarci ancora mi vengono i brividi.

#28 The Beatles – “Help”
non sono un grande esperto dei beatles, mea culpa, un giorno recupererò, ma pur non conoscendo tutte le loro canzoni ne conosco abbastanza da avere l’imbarazzo della scelta, come si  fa a sceglierne una sola… potrei metterne una da “sgt. pepper”, il primo loro album che ho comprato, perché ascoltarlo è stato spettacolare…  o potrei scegliere tra john e paul… oppure potrei metterne una d’amore… ma a scrivere canzoncine d’amore tutti bravi, provate voi a scrivere una richiesta d’aiuto così sentita et sincera… e poi c’era una volta un programma chiamato così che al di là di tutto portava bella musica in tivù, e quindi…

#29 The Beach Boys – “Barbara Ann”
ci sono i beach boys malinconici e i beach boys gioiosi, le loro canzoni malinconiche sono sicuramente le più belle, le preferisco… eppure è questa la canzone che scelgo, perché è una canzone che mi parla di pomeriggi passati sullo skateboard con il walkman nelle orecchie, di una vecchia compilation copiata da un amico che ho ancora, di videocassette registrate alla tivù ormai ammuffite… del tempo che va via, lasciando comunque un sogno…

#30 Cat Power – “Maybe Not”
perché questa è una canzone bellissima, così come l’album a cui appartiene, uno di quegli album a cui ti aggrappi, e finisci per ascoltare e riascoltare più volte al giorno… e anche perché questo video mostra il momento storico esatto in cui avrei voluto vedere la cara chan, quando fragile e insicura saliva sul palco per poi probabilmente scendere in lacrime… e invece niente, chan marshall l’ho vista tanto tempo prima in un centro sociale, quando ancora non era cat power, suonava la batteria in un gruppo e nemmeno ricordo se cantava, e poi tanto tempo dopo, al primavera, ma non era già più la chan che ricordavo…

 

La Top 100 di Sempre – Settimana #04

11 ottobre 2012 § 1 commento

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#18 Atlas Sound – “Terra Incognita”
perché semplicemente a volte ci si sente così, sperduti… e c’è sempre una canzone che te lo dice, mostrandoti la strada… o abbracciandoti e tenendoti stretto, almeno…

#19 Mercury Rev – “Holes”
ascoltare la prima volta quest’album è stato come entrare in un mondo drogato di sogno, ed è ancora così più o meno a ogni ascolto, cosa rara… un canto delle sirene che illude, ma non fa male.

#20 Devo – “Satisfaction”
perché a volte certe cover sono anche meglio delle originali… e, sì, oggigiorno la devoluzione sembra molto più accettabile dell’evoluzione.

#21 Sparklehorse – “Apple Bed”
ci sarebbero varie cose da dire su mark linkous, a.k.a. sparklehorse… a partire dall’infruttuosa ricerca di quel disco dal titolo lunghissimo, per arrivare poi a un suo concerto quasi perduto, passando per tizi come daniel johnston e david lynch… ma ne ho già scritto altrove, vi basti quindi la fragilità della sua voce e musica… qualcuno potrà anche dire che le sue sono canzoni troppo tristi, ma ditemi pure una (bella) canzone felice che vi viene in mente e poi ne riparliamo…

#22 Sparklehorse & Danger Mouse feat. The Flaming Lips – “Revenge”
anche in questa canzone c’è lo zampino del grande mark linkous, ma qui entrano in gioco anche danger mouse e i grandi flaming lips, con un commuovente wayne coyne… “dark night of the soul”, progetto che coinvolgeva svariati artisti venne bloccato poco prima della pubblicazione per non so qualche stupidaggine burocratica di diritti, e venne pubblicato quindi solo il libro fotografico di david lynch accompagnato da un cd vuoto che invitava al download illegale… poi dopo il suicidio di mark e vic chesnutt (un altro dei musicisti coinvolti) venne (ri)pubblicato in pompa magna, dedicandolo ipocritamente alla loro memoria, ma guarda un po’… questa canzone parla di un tizio che cerca di vendicarsi, l’amore è la causa di questa vendetta, ma più cerca di fare del male, più sta male lui… non si può andare contro la propria natura, maledetta empatia…

#23 Dj Shadow – “What Does Your Soul Look Like (Part 4)”
il primo cd che ho comprato dove alla voce artista era presente anche il prefisso “DJ”, una rivoluzione epocale per chi veniva dal rock, e non solo… e poi ti vai a sentire il disco e dentro ci trovi addirittura un “campione” (che parola rivoluzionaria!) dei metallica… davvero sorprendente, ma ascoltate bene, c’è anche una voce italiana in questo disco… ecco, se josh davis mi ha insegnato qualcosa è che non importa che musica è, l’importante è che piace a te… il suo disco d’esordio, “endtroducing”, è stato davvero un disco spartiacque che metteva fine a un’epoca e ne introduceva un’altra, per chi voleva entrarci, certo… un disco costruito attraverso tanti dischi diversi eppure dal risultato originale: sentite questo pezzo, cosa vi ricorda… niente di mai ascoltato prima probabilmente, questo non è solo hip-hop, è jazz, è soul, è rock, è melodia, è oltre… semplicemente il suono della nostra vita, se volete… un giro di basso che dalle orecchie ti entra in mente e non ti lascia più, fino a scenderti giù, dentro, nel cuore… è a questo (disco) che somiglia la mia anima, sì…

#24 Antony And The Johnsons – “Cripple And The Starfish”
la prima volta che ho visto antony è stato qui a napoli, in una chiesa sconsacrata, probabilmente il suo primo concerto italiano, un evento per soli invitati a cui naturalmente io non ero stato invitato… ma avevo letto della cosa sul giornale, “travestito amico di lou reed dalla voce angelica per la prima volta a napoli”, una cosa del genere, tanto è bastato per andare fuori quella chiesa e pregare i tizi della security di lasciarmi entrare… sono stato per tutto il concerto in piedi, in disparte, al buio, per non lasciarmi scoprire dagli impellicciati snob presenti, neanche una foto ho fatto, ma d’altronde all’epoca avevo solo una misera macchinetta da 1megapixel, e quindi… eccomi lì, affascinato da questo gigante biondo vestito di bianco, accompagnato da un’orchestra da camera, a un certo punto è entrata anche una donna nuda coperta di sangue e vernice, un cervo… a fine concerto sono andato da antony a salutarlo ma soprattutto a ringraziarlo, imbarazzato, e a chiedergli la scaletta – colleziono scalette, lo sapete tutti – che lui mi ha firmato con la sua dolce calligrafia, ha scritto il suo nome proprio com’è scritto sui dischi… abbiamo chiacchierato un po’ e lui mi ha chiesto se l’amico che era con me era il mio ragazzo, allora avevo i capelli lunghi e il viso glabro… mi ha firmato anche il singolo, “i fell in love with a dead boy”, contenente addirittura una cover di david lynch, peccato non sia riuscito a comprare anche il suo disco d’esordio, esaurito in un soffio, evidentemente antony non aveva affascinato solo me, quella sera… disco che poi ho cercato per anni, riuscendo a comprarlo a un prezzo giusto solo quando è stato ristampato, e scoprendo che conteneva una canzone chiamata “blue angel”, proprio come mi ero firmato tanti anni prima su un giornale di musica, in cerca di amicizia, o amore… questa canzone qua sotto parla di un amore malato, come molte altre canzoni di antony del resto, di un tizio che per amore si taglia un dito, tanto poi ricrescerà, come una stella marina… ed è per questo che al collo porto una stella marina, perché è simbolo di guarigione e rinascita, sempre e nonostante tutto… il giorno dopo il concerto ero ancora sconvolto dalla voce e dalla musica di antony… ricordo che scrissi una mini-recensione che iniziava più o meno così, “ieri ho visto un angelo…”, beata ingenuità…

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