comodo, ma come dire, poca soddisfazione.

2 agosto 2014 § 1 commento

Era da tempo che non vedevo dei coglioni a un concerto, li ho incontrati tutti ieri sera dagli EX-C.S.I. in quel di Zungoli (AV). Ma d’altronde c’era da aspettarselo, per un concerto gratuito (seppure abbastanza in Culonia, secondo alcuni addirittura in Puglia) di un gruppo così “vecchio” e trasversale (coglioni dai 15 ai 50 anni, insomma). Cori alcolici (evabbè, il male “minore”), richieste assurde (Mi ami?), urla insensate (“Canali, sei una Barbie!!”), rivendicazioni un po’ confuse (“Imparate capre, vi piace cantare le canzoni sui partigiani, abbasso Israele, Palestina libera”). Menzione speciale per un tizio che ha baciato una punkabbestia a caso e poi l’ha buttata via nel pogo violento; sì, proprio lo stesso tizio che per tutto il concerto, Peroni grande alla mano, ha blaterato di quanto quello stronzo di Ferretti gli avesse rovinato la vita. Mi sovviene che quest’ultimo, durante l’ultimo tour dei C.S.I., tenesse gli occhi chiusi da una treccia bionda, perché non voleva vedere il suo pubblico, e forse aveva ragione. Il titolo di questo pezzo non mi piaceva a vent’anni e non mi piace neanche adesso, però alla fine riassume abbastanza bene il concetto su tutto questo. Viva sempre la musica fatta bene, alè.

brian wilson.

22 giugno 2014 § 1 commento

Va bene (?) i Rolling Stones a 100 euri perso tra millemila persone, ma vuoi mettere la gioia infinita di comprare il “debutto” del geniale Brian Wilson a solo 1 euro? In vinile, per di più. Sulla copertina di fine anni ’80 c’è un Brian tagliato a metà, pensieroso e irriconoscibile: il nostro usciva da un lungo periodo di dipendenze (cibo, droghe) e chissà cos’altro, tanto che si dice che in quest’album abbia avuto un ruolo “fondamentale” il suo psicologo Eugene Landy, che lo teneva costantemente sotto psicofarmaci e metteva bocca perfino su scrittura e produzione delle canzoni («Brian, non è meglio se la mia ragazza dà un’aggiustatina al testo?»). Successivamente a Landy toglieranno la licenza per esercitare la professione di psicologo in California proprio per questa sua molto discussa relazione di tipo manipolatorio con Brian Wilson (si parlerà addirittura di “lavaggio del cervello”), il quale però si dichiarerà devastato dalla morte del suo ex-dottore e “collaboratore” avvenuta nel 2008. All’epoca questo disco non ebbe molto successo, ma alcuni critici illuminati lo definiscono come il Pet Sounds ’88. Altro che Rolling Stones, io avrei tanto voluto vedere te, Brian, il beach boy che non ha mai fatto surf, lo sfigato con il cappellino e la camicia a quadri… e chissà che un giorno questo non possa accadere. Brian, ti vorrò sempre bene.

ciao Lou, grazie per la musica e per le parole.

27 ottobre 2013 § 1 commento

ciao Lou, grazie per la musica e per le parole.

lo hanno voluto tutti e due.

15 gennaio 2013 § Lascia un commento

È stato molto facile. Si amavano a dispetto di tutti i musei. Mano destra con mano sinistra. Mano sinistra con mano destra. Piede destro con piede destro. Piede sinistro con la nuvola. Capello e pianta del piede. Pianta del piede e guancia sinistra. Oh, guancia sinistra! Oh, nord-ovest di bastimenti e formiche di mercurio! Dammi il fazzoletto, Genoveffa, sto per piangere. Piangerò fino a che dai miei occhi non usciranno corone e corone di semprevivi. Si coricavano. Non c’era spettacolo più tenero. Ha sentito? Si coricavano. Coscia sinistra con avambraccio sinistro. Occhi chiusi con unghie aperte. Cintura con nuca e con spiaggia. E le quattro orecchiette erano quattro angeli nella capanna della neve. Si desideravano. Si amavano. Malgrado la legge di gravità. La differenza che corre tra una spina di rosa e una Star è semplicissima. Quando lo scoprirono fuggirono in campagna. Si amavano. Dio mio! Si amavano davanti agli occhi dei chimici. Schiena con terra, terra con anice. Luna con spalla addormentata e le cinture si intrecciavano l’una con l’altra con un brusio di vetri. Io le vidi tremare le sue guance quando i professori dell’Università le portavano aceto e miele su di una spugnetta minuta. Spesso erano costretti ad allontanare i cani che guaivano a causa delle bianchissime edere del letto. Ma loro si amavano.
Erano un uomo e una donna, ossia un uomo e un pezzetto di terra, un elefante e un bimbo, un bimbo e un giunco. Erano due giovani svenuti e una gamba di nichel. Erano i barcaioli! Sì. Erano i barcaioli del Guadiana che assiepavano con i loro remi tutte le rose del mondo.

Federico García Lorca, da Amanti assassinati da una pernice.

La Top 100 di Sempre – Settimana #08

21 novembre 2012 § Lascia un commento

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#49 Grizzly Bear – “A Good Place”
per la paris di quest’anno, e per la barcelona di qualche anno fa, per quei (bei) posti che più che altro sono stati mentali, insomma… rarefazione uguale bellezza.

#50 Colapesce – “Bogotà”
perché non esistono né indie né hipster, ma solo belle canzoni… “io la notte ancora sto sveglio/a pensare al tempo che ho perso/e ne accumulo altro”

#51 Neutral Milk Hotel – “Oh Comely”
questa canzone è solo lui e la chitarra, ma sembra un’orchestra, non mi stancherò mai di ripeterlo… e tante altre cose ci sarebbero da dire su questo disco, tipo che suona come se syd barrett l’avesse fatta finita con gli acidi e avesse cominciato a suonare insieme ai beatles di sgt. pepper, senza mega-produzioni e virati folk però… ma alla fine a che serve paragonare una musica così bella a qualcosa di già sentito, fermatevi un attimo e ascoltate, provate poi a non emozionarvi… io da parte mia non posso far altro che augurarvi di poter assistere almeno una volta nella vita a un concerto di jeff mangum, pura magia

#52 Nick Drake – “Things Behind The Sun”
don’t be shy/you learn to fly

#53 Tortoise – “TNT”
una volta sono partito alle dieci e mezza di sera e sono arrivato lì dove dovevo arrivare alle sei della mattina dopo… be’, posso dire con abbastanza sicurezza di aver ascoltato lungo tutto il tragitto quasi solo questo disco, esasperando non poco i miei compagni di viaggio… ormai quando parte la prima canzone è come un ritorno in uno spazio/tempo che esisterà per sempre, queste musiche sono indimenticabili e questo disco è seminale: all’epoca non sapevi dire se fosse jazz, rock, o addirittura electro, ambient, minimalismo… alcuni dicevano post-rock, altri parlavano di new prog, ma non per forza bisogna etichettare le cose… perché “tnt” è tutte queste cose insieme, forse uno dei pochi dischi, se non proprio l’unico, a suonare così, questo è un suono che si apre su nuove dimensioni… un gran disco per un grande gruppo che purtroppo ho visto solo due volte, una a quel fantastico festival gratuito chiamato “enzimi” (chi se lo ricorda?), l’altra nella dimensione più intima del circolo degli artisti, esperienze mistiche… e poi vogliamo parlare della copertina/grafica di questo disco (chissà perché tutti i miei amici mi chiedevano se il disegno l’avessi fatto io, io avevo solo aggiunto i numerini alle canzoni), come a dire: conta solo la musica… meditate gente, meditate…

#54 June Of ’44 – “Doomsday”
un altro di quei dischi che aiutarono ad aprire la mente di un piccolo appassionato di musica, quando ancora i dischi si compravano dopo aver letto una recensione su un giornale e sentito un paio di canzoni in un negozio…

La Top 100 di Sempre – Settimana #07

28 ottobre 2012 § Lascia un commento

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#38 Elliott Smith – “Say Yes”
una canzone in memoria di elliott smith, lui che si innamora del mondo attraverso gli occhi di una ragazza e spera ci sia ancora il giorno dopo, “dici sì”, mai canzone più dolce… elliott sarebbe stato poi trovato morto circa un mese dopo questa esibizione…

#39 Morphine – “You Look Like Rain”
i morphine sono uno di quei gruppi che quando li senti la prima volta ti chiedi che roba è, jazz, rock’n’roll, punk, boh, ma chi se ne frega… un basso a due corde, una batteria minimale, un sax, e una delle voci più sexy mai incise su disco, quanto basta insomma per scrivere delle grandi canzoni… il frontman si chiamava mark sandman, e ancora oggi non so se era il suo vero nome o meno, so solo che quando un poliziotto gli chiese se aveva a che fare con le droghe lui rispose che semmai aveva a che fare con morfeo, il dio del sonno… sandman, come il mio fumetto preferito (di neil gaiman) da cui ho preso anche il nickname… da quello che so i morphine sono l’unica band ad aver imposto il colore alla confezione dei propri cd, una sorta di verde acqua, e so anche che non smetterò mai di pentirmi di non essere andato a quel maledetto concerto di tanti anni fa a palestrina, in provincia di roma, dove un infarto si è portato via il povero mark, sul palco mentre suonava, così come ogni musicista sogna di morire…

#40 Nirvana – “All Apologies”
mai stato un grande fan dei nirvana, anzi ricordo benissimo che al momento di scegliere tra “dirty” dei sonic youth e “nevermind” scelsi i sonici, non so perché, forse era tutta la gente che ci girava intorno, che da un momento all’altro si era cominciata a vestire grunge, in effetti sì, c’è stato un periodo che tutto il mondo ascoltava, e purtroppo suonava anche, i nirvana, s’è visto poi com’è andata a finire… ma i nirvana restano tuttavia un gruppo fondamentale, ne riconosco l’importanza, anzi ritengo proprio che nella musica esista un pre- e un post- nirvana: il primo gruppo “underground” sfruttato massicciamente dall’industria discografica, che a un certo punto ha capito che poteva fare tanti bei soldi con la “teenage angst” dei tanti emo/indie là fuori e quindi… kurt cobain era un puro, perciò disse no a tutto questo, ricordo ancora quando seppi della sua morte, era un sabato mattina, decisi di non andare a scuola… “ma di questa vita menzognera cancella l’untuoso rossetto / e anche non vedendo l’avvenire, di’ no ai giorni del presente”, scriveva il poeta…

#41 Alice In Chains – “Rooster”
ancora più sfortunato layne staley, quasi bistrattato in vita (era un tossico, dio ce ne scansi eh), nessuna celebrazione per lui dopo morto, anzi mi sa che i suoi cari compagni l’hanno pure rimpiazzato… eppure la sua voce era bella e particolare come poche, era la voce della disperazione…

#42 Pearl Jam – “Even Flow”
i pearl jam, uno dei pochi gruppi sopravvissuti – alle droghe e a tutto il resto – dell’epoca, oggi si fanno il loro bel rock e ancora riempiono le venue, ormai in pace con se stessi… eppure guardatelo eddie vedder che si butta sul pubblico com’era incazzato, sicuramente meno punk di kurt cobain, ma probabilmente il malessere era lo stesso, forse solo meno ostentato… scommetto che se a un sedicenne di oggi chiedi di scegliere tra nirvana o pearl jam, la risposta è senza dubbio nirvana, troppo normalizzati ormai i pearl jam e  kurt cobain è stato forse una delle ultime – se non proprio l’unica – rockstar suicide dei nostri anni, che dire, il mito aiuta le vendite… eppure all’epoca nei dischi dei pj io trovavo tanta rabbia, e pace allo stesso tempo, e si può dire che i primi 3 l’abbia consumati… gli amici mi dicevano che assomigliavo a stone gossard, e l’unico video che mi interessava nel jukebox del bar vicino alla scuola era “oceans”, lo vedevo ogni mattina prima di entrare in classe… avevo anche la maglietta di “alive”… emozionante è stato vederli dal vivo (a proposito, ricordate la loro battaglia contro la maledetta ticketone?), tanti anni fa, essere lì ha significato essere parte di e concludere qualcosa, chissà come sarebbe vederli oggi… nonostante non li ascolti quasi più, “all that’s sacred comes from youth”…

#43 Soundgarden – “Rusty Cage”
non so che pensare della loro reunion, e meglio non commentare quello che ha combinato chris cornell negli anni dello scioglimento… però quest’album spaccava di brutto, e in particolare questa canzone l’ha rifatta anche il grande johnny cash, non so se mi spiego…

#44 Temple Of The Dog – “Hunger Strike”
ed eccoli qui, eddie vedder e chris cornell che cantano insieme, accompagnati proprio da membri di pearl jam e soundgarden… in un disco dedicato alla memoria del cantante dei mother love bone, andrew wood, una delle tante vittime dell’eroina dell’epoca…

#45 Mad Season – “Long Gone Day”
un altro super-gruppo dell’epoca, “ciao, siamo un tossico e un alcolizzato”, come si presentavano sul palco layne staley (alice in chains) e mike mcready (pearl jam), poi c’era barrett martin, il batterista degli screaming trees, e un bassista sciolto, john baker saunders… su questo pezzo, oltre a uno spiritato sassofono, compare anche un ispiratissimo mark lanegan, sempre screaming trees… nient’altro da aggiungere, momento nostalgia finito… “See you all from time to time/Isn’t it so strange/How far away we all are now/Am I the only one who remembers that summer?”

#46 Nick Cave & The Bad Seeds – “O’ Malley’s Bar”
è stato questo il primo disco di nicola caverna che ho comprato, ispirato da recensioni entusiaste e attirato dalla confezione (copertina+libretto), e devo dire che a un primo ascolto la voce di nick mi sconvolse, e non certo in modo positivo… così profonda, cavernosa appunto, così diversa da tutte le voci ascoltate fino a poco prima, eppure superata la difficoltà iniziale mi si aprì un mondo: quello degli omicidi raccontati in questo disco… deve essere stato con questo disco infatti che ho cominciato a pensare quanto la musica potesse essere proprio letteratura: appunto qui il disco è accompagnato proprio da un libro, e questi “testi” non hanno niente da invidiare a un più classico scrittore… leggete la storia di questa carneficina, non vi sembra di vedervelo proprio davanti agli occhi questo folle omicida, “bello, sotto una certa luce”, che lucidissimo conta tutte le sue vittime… attenzione, potreste ritrovarvi a rabbrividire… la chiusa della canzone poi, che colpo da maestro… il buon nick, se non ricordo male, l’ho visto tre volte: la prima tanti anni fa a jesolo, con i bad seeds al completo, saltò l’impianto e lui fece un macello, continuò a cantare senza amplificazione, accompagnato solo da una batteria western, sbattendo il microfono a destra e a manca, io ero in prima fila; la seconda volta a napoli, era da solo con il pianoforte, e fu emozionante in modo diverso, le ballate del signor cave possono sembrare dolci, ma sul fondo nascondono sempre l’inquietudine, a un certo punto sul palco si arrampicò un tizio che uno sbalordito nick (“questo deve essere più pazzo di me”, avrà probabilmente pensato) fece accomodare accanto a lui; la terza volta a barcelona, insieme ai grinderman, colpevolmente e stupidamente vidi poco della sua esibizione, per poco coinvolgimento causa lontananza dal palco e per andare a vedere chissà quale altro gruppo, eppure feci in tempo a vedere il re inchiosto buttare all’aria una chitarra facendo subito dopo letteralmente capitombolare davanti a migliaia di persone un esterrefatto warren ellis con tutto il violino… questo sarebbe stato uno degli ultimi concerti dei grinderman, ahimè… bisognerebbe sempre godere dell’irruenza del grande nick cave, ogni volta che se ne ha l’occasione…

#47 The Smiths – “There Is A Light That Never Goes Out”
anche morrissey non mi fece subito una buona impressione: voglio dire, la sua voce mi sembrava così impostata, così teatrale… ma è bastato poco perché sbocciasse l’amore, è bastato leggere le parole… e poi la musica, penso che le canzoni di “the queen is dead” siano davvero tra le più belle mai scritte… è sempre così, le cose che non ci piacciono subito sono quelle che finiamo per amare di più… morrissey l’ho visto questa estate, uno dei concerti più emozionanti dell’anno… chissà se gli smith si riuniranno mai…

#48 Jeff Buckley – “Mojo Pin”
una voce magica, troppo presto perduta.

La Top 100 di Sempre – Settimana #06

25 ottobre 2012 § Lascia un commento

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#31 Tom Zé – “Elaeu”
il piccolo tom zé è un musicista brasiliano per me grande, sempre a metà fra tradizione (samba, pagode, etc) e futurismo (numerose collaborazioni lo hanno addirittura portato a comporre con un telefonino), basta questa canzone per rendersi conto del suo genio, un coro ondulato come solo le onde del mare possono essere… emarginato in passato dagli altri tropicalisti per essere troppo radicale e avanguardistico nel suo rileggere la musica tradizionale brasiliana, se non fosse stato “riscoperto” da david byrne a quest’ora starebbe a fare il benzinaio in chissà quale favela sperduta.

#32 Placebo – “Pure Morning”
inevitabile che nella mia personalissima classifica entrino pure i placebo, sono parte della mia vita, in passato ho speso/perso tanto di quel tempo sul loro forum, uno degli ultimi forum da me frequentati, leggendo e discutendo di tutto, traducendo i testi, addirittura cercando gli accordi per suonarne le canzoni… grazie a loro ho anche trovato amicizie e (non-)amori, ma pure tante rotture, ce ne sarebbe di roba da raccontare… senza considerare i festival, i placebo sono stati l’unico gruppo per cui sono volato all’estero (londra!), e nonostante oggi li ascolti pochissimo, i primi due album sono da avere, canzoni bellissime, perfetto connubio di musica e testi, li conosco a memoria… ma poi naturalmente si cresce e tutto cambia, placebo don’t work…

#33 Aphex Twin – “Windowlicker”
di pezzi di aphex twin ne metterei almeno una decina, a partire da “come to daddy” per finire con quelli più tranquilli da “drukqs”, ma scelgo questa semplicemente perché la prima volta che l’ho sentita ho sentito qualcosa di mai sentito prima, ah, il buon vecchio richard d. james, che genio… scrissi perfino a radio2 per chiedere che canzone fosse, l’avevo sentita di sfuggita, e dopo aver scoperto nome e artista corsi a comprare il singolo, forse uno dei primi cd singoli che ho comprato… inquietante aphex twin (avete visto “rubber johnny”? in effetti molto importante è anche il suo alter ego visuale, chris cunningham), ancora ricordo quella notte al link di bologna finita al mattino tra gli zombie, io continuavo a chiudere gli occhi, ma solo perché avevo sonno, una ragazza cercò anche di abbordarmi e portarmi a casa sua decantando le lodi di tutte le droghe che aveva in corpo, io ovviamente troppo fesso per capire… comunque ancora oggi non sono sicuro di aver visto e sentito il vero aphex twin, o il suo gemello buono, ché durante il suo set mica ho visto frullatori volare giù dal palco… l’ho rivisto poi anni dopo, proprio l’anno scorso, cattivissimo (ve lo ricordate quando madonna voleva collaborarci insieme e lui: “okay, fai il verso della scrofa”, naturalmente non se ne fece più nulla) come da copione… torna richard, queste cuffie aspettano a te…

#34 The Blues Brothers – “Jailhouse Rock”
questa perché alla mia prima lezione di chitarra quando il maestro mi chiese che musica volessi fare, risposi: “non so che musica è, ma voglio fare la musica dei blues brothers“… e poi perché questo è uno dei film più belli e divertenti che abbia mai visto (salutami le cavallette, john!) e, appunto, la cassetta della colonna sonora l’ho consumata…

#35 The Jon Spencer Blues Explosion – “Wail”
“ma suonano tutti scordati!”, questo il commento divertito del mio maestro di chitarra quando gli portai a sentire quel gran capolavoro che è “now i got worry”, fu lì che capii che quello che piaceva a me poteva anche suonare strano ad altre orecchie, a me questo elvis presley sotto anfetamina mi faceva proprio impazzire… me lo ricordo ancora quel concerto a roma di svariati anni fa, un invasato jon spencer che mi passa davanti urlando “this is blues power!!” e io che gli rispondo “ROCK’N’ROLL”… forse fu allora che scrissi la mia prima recensione di un concerto, per non dimenticare le emozioni provate…

#36 Marlene Kuntz – “Nuotando nell’aria”
okay, un po’ me ne vergogno a dirlo, ma il mio gruppo si chiamava “catartica”, e facevamo anche questa canzone, una delle poche cover che siamo riusciti a mettere su… nonostante non li ascolti quasi mai, penso che i primi due album dei marlene siano piuttosto apprezzabili, al di là delle varie scopiazzature da sonic youth e nick cave… e questa canzone resta comunque bella ed emozionante, per me…

#37 Afterhours – “Ossigeno”
suonavamo anche “germi”, anche se io avrei voluto fare questo pezzo qui, e da qualche parte ancora devo avere una videocassetta di una nostra esibizione in un ex-manicomio, dove io facevo l’assolo “noise”… a me gli after sono sempre piaciuti più dei marlene, il loro album “germi” mi folgorò e anche tutti gli altri con xabier iriondo (un grande, interessante in ogni sua forma musicale, ma soprattutto umile e gentile, sempre disponibile a una chiacchiera post-concerto) sono molto belli, senza dimenticare però “quello che non c’è”… devo dire che ancor oggi me li rivedrei con piacere, nonostante li abbia visti moltissime volte, addirittura vestiti da bambine cattive… a un loro concerto fui addirittura scambiato per manuel agnelli

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