patti.

14 settembre 2014 § Lascia un commento

io e zia pattiio e zia patti ci incontriamo spesso, almeno ogni due anni. ci raccontiamo cose, leggiamo poesie, ascoltiamo musica. io ho perso qualche capello, lei è diventata strabica (o lo è sempre stata?), ma siamo belli, e lo sguardo resta sincero. è lei la più grande rocker del pianeta, ma questo lo sapete già, no? ciao zia, alla prossima. ti voglio bene.

sogno, gioventù.

12 settembre 2014 § Lascia un commento

sognare di parlare con passione di un disco, rispondere “guarda, tu pensa agli anni in cui è stato pubblicato, pensa a che rivoluzione fu, a chi lo sentì per la prima volta: suoni nuovi per orecchie nascenti”; e poi ricordarsi improvvisamente dei numeretti aggiunti a penna sullo spartano libretto accanto alle canzoni, e di un viaggio di quasi mille chilometri per la gioventù sonica finito proprio con questo disco, alle sei di mattina, sulla spiaggia… i dischi consumati a vent’anni sono sempre i migliori, parlo di quei dischi che quando finisce una canzone dentro di te senti già l’eco di quella successiva, e di certo questa non è solo nostalgia, perché un sogno ti ricorda sempre chi sei, nel profondo: “all that’s sacred comes from youth”.

comodo, ma come dire, poca soddisfazione.

2 agosto 2014 § 1 commento

Era da tempo che non vedevo dei coglioni a un concerto, li ho incontrati tutti ieri sera dagli EX-C.S.I. in quel di Zungoli (AV). Ma d’altronde c’era da aspettarselo, per un concerto gratuito (seppure abbastanza in Culonia, secondo alcuni addirittura in Puglia) di un gruppo così “vecchio” e trasversale (coglioni dai 15 ai 50 anni, insomma). Cori alcolici (evabbè, il male “minore”), richieste assurde (Mi ami?), urla insensate (“Canali, sei una Barbie!!”), rivendicazioni un po’ confuse (“Imparate capre, vi piace cantare le canzoni sui partigiani, abbasso Israele, Palestina libera”). Menzione speciale per un tizio che ha baciato una punkabbestia a caso e poi l’ha buttata via nel pogo violento; sì, proprio lo stesso tizio che per tutto il concerto, Peroni grande alla mano, ha blaterato di quanto quello stronzo di Ferretti gli avesse rovinato la vita. Mi sovviene che quest’ultimo, durante l’ultimo tour dei C.S.I., tenesse gli occhi chiusi da una treccia bionda, perché non voleva vedere il suo pubblico, e forse aveva ragione. Il titolo di questo pezzo non mi piaceva a vent’anni e non mi piace neanche adesso, però alla fine riassume abbastanza bene il concetto su tutto questo. Viva sempre la musica fatta bene, alè.

brian wilson.

22 giugno 2014 § 1 commento

Va bene (?) i Rolling Stones a 100 euri perso tra millemila persone, ma vuoi mettere la gioia infinita di comprare il “debutto” del geniale Brian Wilson a solo 1 euro? In vinile, per di più. Sulla copertina di fine anni ’80 c’è un Brian tagliato a metà, pensieroso e irriconoscibile: il nostro usciva da un lungo periodo di dipendenze (cibo, droghe) e chissà cos’altro, tanto che si dice che in quest’album abbia avuto un ruolo “fondamentale” il suo psicologo Eugene Landy, che lo teneva costantemente sotto psicofarmaci e metteva bocca perfino su scrittura e produzione delle canzoni («Brian, non è meglio se la mia ragazza dà un’aggiustatina al testo?»). Successivamente a Landy toglieranno la licenza per esercitare la professione di psicologo in California proprio per questa sua molto discussa relazione di tipo manipolatorio con Brian Wilson (si parlerà addirittura di “lavaggio del cervello”), il quale però si dichiarerà devastato dalla morte del suo ex-dottore e “collaboratore” avvenuta nel 2008. All’epoca questo disco non ebbe molto successo, ma alcuni critici illuminati lo definiscono come il Pet Sounds ’88. Altro che Rolling Stones, io avrei tanto voluto vedere te, Brian, il beach boy che non ha mai fatto surf, lo sfigato con il cappellino e la camicia a quadri… e chissà che un giorno questo non possa accadere. Brian, ti vorrò sempre bene.

ciao Lou, grazie per la musica e per le parole.

27 ottobre 2013 § 1 commento

ciao Lou, grazie per la musica e per le parole.

lo hanno voluto tutti e due.

15 gennaio 2013 § Lascia un commento

È stato molto facile. Si amavano a dispetto di tutti i musei. Mano destra con mano sinistra. Mano sinistra con mano destra. Piede destro con piede destro. Piede sinistro con la nuvola. Capello e pianta del piede. Pianta del piede e guancia sinistra. Oh, guancia sinistra! Oh, nord-ovest di bastimenti e formiche di mercurio! Dammi il fazzoletto, Genoveffa, sto per piangere. Piangerò fino a che dai miei occhi non usciranno corone e corone di semprevivi. Si coricavano. Non c’era spettacolo più tenero. Ha sentito? Si coricavano. Coscia sinistra con avambraccio sinistro. Occhi chiusi con unghie aperte. Cintura con nuca e con spiaggia. E le quattro orecchiette erano quattro angeli nella capanna della neve. Si desideravano. Si amavano. Malgrado la legge di gravità. La differenza che corre tra una spina di rosa e una Star è semplicissima. Quando lo scoprirono fuggirono in campagna. Si amavano. Dio mio! Si amavano davanti agli occhi dei chimici. Schiena con terra, terra con anice. Luna con spalla addormentata e le cinture si intrecciavano l’una con l’altra con un brusio di vetri. Io le vidi tremare le sue guance quando i professori dell’Università le portavano aceto e miele su di una spugnetta minuta. Spesso erano costretti ad allontanare i cani che guaivano a causa delle bianchissime edere del letto. Ma loro si amavano.
Erano un uomo e una donna, ossia un uomo e un pezzetto di terra, un elefante e un bimbo, un bimbo e un giunco. Erano due giovani svenuti e una gamba di nichel. Erano i barcaioli! Sì. Erano i barcaioli del Guadiana che assiepavano con i loro remi tutte le rose del mondo.

Federico García Lorca, da Amanti assassinati da una pernice.

La Top 100 di Sempre – Settimana #08

21 novembre 2012 § Lascia un commento

https://www.facebook.com/LaTop100DiSempre

#49 Grizzly Bear – “A Good Place”
per la paris di quest’anno, e per la barcelona di qualche anno fa, per quei (bei) posti che più che altro sono stati mentali, insomma… rarefazione uguale bellezza.

#50 Colapesce – “Bogotà”
perché non esistono né indie né hipster, ma solo belle canzoni… “io la notte ancora sto sveglio/a pensare al tempo che ho perso/e ne accumulo altro”

#51 Neutral Milk Hotel – “Oh Comely”
questa canzone è solo lui e la chitarra, ma sembra un’orchestra, non mi stancherò mai di ripeterlo… e tante altre cose ci sarebbero da dire su questo disco, tipo che suona come se syd barrett l’avesse fatta finita con gli acidi e avesse cominciato a suonare insieme ai beatles di sgt. pepper, senza mega-produzioni e virati folk però… ma alla fine a che serve paragonare una musica così bella a qualcosa di già sentito, fermatevi un attimo e ascoltate, provate poi a non emozionarvi… io da parte mia non posso far altro che augurarvi di poter assistere almeno una volta nella vita a un concerto di jeff mangum, pura magia

#52 Nick Drake – “Things Behind The Sun”
don’t be shy/you learn to fly

#53 Tortoise – “TNT”
una volta sono partito alle dieci e mezza di sera e sono arrivato lì dove dovevo arrivare alle sei della mattina dopo… be’, posso dire con abbastanza sicurezza di aver ascoltato lungo tutto il tragitto quasi solo questo disco, esasperando non poco i miei compagni di viaggio… ormai quando parte la prima canzone è come un ritorno in uno spazio/tempo che esisterà per sempre, queste musiche sono indimenticabili e questo disco è seminale: all’epoca non sapevi dire se fosse jazz, rock, o addirittura electro, ambient, minimalismo… alcuni dicevano post-rock, altri parlavano di new prog, ma non per forza bisogna etichettare le cose… perché “tnt” è tutte queste cose insieme, forse uno dei pochi dischi, se non proprio l’unico, a suonare così, questo è un suono che si apre su nuove dimensioni… un gran disco per un grande gruppo che purtroppo ho visto solo due volte, una a quel fantastico festival gratuito chiamato “enzimi” (chi se lo ricorda?), l’altra nella dimensione più intima del circolo degli artisti, esperienze mistiche… e poi vogliamo parlare della copertina/grafica di questo disco (chissà perché tutti i miei amici mi chiedevano se il disegno l’avessi fatto io, io avevo solo aggiunto i numerini alle canzoni), come a dire: conta solo la musica… meditate gente, meditate…

#54 June Of ’44 – “Doomsday”
un altro di quei dischi che aiutarono ad aprire la mente di un piccolo appassionato di musica, quando ancora i dischi si compravano dopo aver letto una recensione su un giornale e sentito un paio di canzoni in un negozio…

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